lucasart Posted August 19, 2009 Author Share Posted August 19, 2009 non ne avevo sentito parlare, quindi, andando alla ricerca tra polverosi tomi dimenticati dal tempo, ecco un resoconto dettagliato dell'automahttp://www.ancientandautomata.com/ita/lavori/leone.htm http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
Guardian of Irael Posted August 19, 2009 Share Posted August 19, 2009 (edited) In questo video inglese fanno vedere qualcosina in più, ma nulla di esaustivo (giusto quando si carica con la manovella). Vero non ha senso che rimanga un segreto, professore ci illumini...ci illumini! ^ ^ EDIT: ottimo mi hai anticipato, Lucasart XD Edited August 19, 2009 by Guardian of Irael (\_/)(^ ^) <----coniglietto rosso, me! (> <) Il mio Tumblr dove seguire i miei progetti, i progetti della Reverie : : Project ^ ^ http://i.imgur.com/KdUDtQt.png disponibile su Google Play, qui i dettagli! ^ ^ http://i.imgur.com/FwnGMI3.png completo! Giocabile online, qui i dettagli! ^ ^ REVERIE : : RENDEZVOUS (In allenamento per apprendere le buone arti prima di cominciarlo per bene ^ ^) Trovate i dettagli qui insieme alla mia intervista (non utilizzerò più rpgmaker) ^ ^ 🖤http://www.rpg2s.net/dax_games/r2s_regali2s.png E:3 http://www.rpg2s.net/dax_games/xmas/gifnatale123.gifhttp://i.imgur.com/FfvHCGG.png by Testament (notare dettaglio in basso a destra)! E:3http://i.imgur.com/MpaUphY.jpg by Idriu E:3Membro Onorario, Ambasciatore dei Coniglietti (Membro n.44) http://i.imgur.com/PgUqHPm.pngUfficiale"Ad opera della sua onestà e del suo completo appoggio alla causa dei Panda, Guardian Of Irael viene ufficialmente considerato un Membro portante del Partito, e Ambasciatore del suo Popolo presso di noi"http://i.imgur.com/TbRr4iS.png<- Grazie Testament E:3Ricorda...se rivolgi il tuo sguardo ^ ^ a Guardian anche Guardian volge il suo sguardo ^ ^ a te ^ ^http://i.imgur.com/u8UJ4Vm.gifby Flame ^ ^http://i.imgur.com/VbggEKS.gifhttp://i.imgur.com/2tJmjFJ.gifhttp://projectste.altervista.org/Our_Hero_adotta/ado2.pngGrazie Testament XD Fan n°1 ufficiale di PQ! :DVivail Rhaxen! <- Folletto te lo avevo detto (fa pure rima) che nonavevo programmi di grafica per fare un banner su questo pc XD (ora ho dinuovo il mio PC veramente :D) Rosso Guardiano dellahttp://i.imgur.com/Os5rvhx.pngRpg2s RPG BY FORUM:Nome: Darth Reveal PV totali 2PA totali 16Descrizione: ragazzo dai lunghi capelli rossi ed occhi dello stesso colore. Indossa una elegante giacca rossa sopra ad una maglietta nera. Porta pantaloni rossi larghi, una cintura nera e degli stivali dello stesso colore. E' solito trasportare lo spadone dietro la schiena in un fodero apposito. Ha un pendente al collo e tiene ben legato un pezzo di stoffa (che gli sta particolarmente a cuore) intorno al braccio sinistro sotto la giacca, copre una cicatrice.Bozze vesti non definitive qui.Equipaggiamento:Indossa:60$ e 59$ divisi in due tasche interneLevaitanSpada a due mani elsa lungaGuanti del Defender (2PA)Anello del linguaggio animale (diventato del Richiamo)Scrinieri da lanciere (2 PA)Elmo del Leone (5 PA)Corazza del Leone in Ferro Corrazzato (7 PA) ZAINO (20) contenente:Portamonete in pelle di cinghiale contenente: 100$Scatola Sanitaria Sigillata (può contenere e tenere al sicuro fino a 4 oggetti curativi) (contiene Benda di pronto soccorso x3, Pozione di cura)CordaBottiglia di idromeleForma di formaggioTorcia (serve ad illuminare, dura tre settori)Fiasca di ceramica con Giglio Amaro (Dona +1PN e Velocità all'utilizzatore)Ampolla BiancaSemi di Balissa CAVALLO NORMALE + SELLA (30 +2 armi) contentente:66$Benda di pronto soccorso x3Spada a due maniFagotto per Adara (fazzoletto ricamato) Link to comment Share on other sites More sharing options...
Derpy Posted August 19, 2009 Share Posted August 19, 2009 Ah... mo capisco perchè è "segreto" il leone esposto è diverso rispetto quello di Leonardo, è... migliorato, ha snodi su ogni zampa, e non ha meccanismi per farlo sedere, il dono per il re è costudito sulla groppa, e non sul petto. ...Si vede nel link di Lucas, efficente come sempre. Quest'uomo, Leonardo, non Lucas, era incredibile... sto pensando ora a cosa non fosse 'sto leone... impressionante a dir poco. Leonardo... era un illuminato, un genio a tutti gli effetti. http://imageshack.com/a/img843/4272/gv9v.pngCrede che riuscirà a rispettare un marito che, forse, ha preso la più grossa cantonata scientifica di tutti i tempi? Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted August 24, 2009 Author Share Posted August 24, 2009 Le enigmatiche linee e strutture di Asukahttp://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_004asuka.jpgAd Asuka, a sud di Nara, Giappone, sono venuti alla luce particolari manufatti come la pietra chiamata Sakafune Ishi che ha incisioni che sembrano essere allineate con il movimento del sole, ma cosa ancora più curiosa sono in linea con una misteriosa struttura chiamata: Iwafune Masuda. Si trova tra le colline che circondano la montagna Miva e presenta un' insolita forma e due grandi fori quadrati. Viene citata da G. Hancock nel libro del 2002, Underworld, come esempio di enigmatica tecnologia primitiva. La pietra di Sakafune Ishi presenta profonde incisioni e conche artificiali e si pensa sia stata creata nel periodo Edo, VII secolo, ma se da una parte la sua origine rimane incerta, il suo scopo è sicuramente un mistero. Alcuni pensano possa essere stato una sorta di raccoglitore di umidità, altri che sia stato utilizzato per la preparazione di olio o di medicine. Tuttavia, vi è anche la teoria che la pietra fosse collegata ad una sorta di macchinario per il giardino. In ogni caso sembra che fosse utilizzata con l'acqua, non a caso, resti di condotti e tubi di argilla, sono stati scoperti poco lontani a 40 metri di altezza sul livello del mare ad est e a circa 400 metri a sud-ovest, sulla riva orientale del fiume Asuka, i ricercatori hanno trovato due pietre che, per gli archeologi, sono state progettate per convogliare il flusso d'acqua. Queste pietre e i resti dei tubi sono attualmente visibili al museo di Kyoto. Vi è anche una ricerca che si discosta parecchio dalle teorie ordinarie, poichè ipotizza come la pietra forse abbia avuto la funzione di predire il solstizio e spiega così il legame che vi è tra essa e la struttura chiamata Iwafune Masuda.Questa pietra rimane comunque uno dei più intricati misteri dell'intero Giappone, a cui non sembra esserci una soluzione, almeno finchè non vi saranno ulteriori scoperte nel sito di Asuka o nella zona circostante. http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_004asuka_1.jpgLa struttura di Masuda Iwafune è in un luogo quasi inaccessibile, ed è una misterioso blocco di pietra. La pietra è di circa 11 metri di lunghezza, 8 metri di larghezza e quasi 5 metri di altezza. L'artefatto è fatto di granito ed il suo particolare aspetto in parte è dovuto ai due fori sulla sommità . La parte superiore della pietra è liscia, mentre in basso vi sono delle linee verticali ed orizzontali ma tutt'ora non si sa se siano state effettivamente fatte dall'uomo o sono erosioni naturali, quest'ultima ipotesi seppur improbabile spiegherebbe almeno in parte la loro esistenza.Perché la pietra è qui in questo luogo inospitale è un mistero, come lo sono i suoi buchi con angoli acuti e il loro scopo originario.Vi sono solo alcune teorie, per alcuni studiosi è una base di un monumento, altri pensano che si trattasse di un monumento per commemorare il missionario e attivista sociale Kobo Daishi che ha intrapreso i lavori di costruzione del Masuda Stagno,ma vi sono ricerche che la identificano come una tomba antica, una piattaforma per la divinazione, uno strumento per osservare il cielo notturno, un tetto di pietra di un mausoleo imperiale o una dimostrazione di una tecnologia superiore.Ma in realtà l'epoca in cui è stata fatta, il costruttore e il suo scopo rimangono un mistero.http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_004asuka_2.jpgUn articolo di Steve Renshaw e Saori Ihara scritto nel marzo 1997 cita lo studio del 1980 di Kunitomo Sakurai il quale ha concluso che la funzione primaria di Sakafune Ishi e Masuda Iwafune è quella astronomica. Sakafune Ishi da molti è considerato una roccia usata per antichi culti oppure una sorta di condotto di acqua o semplicemente un una fontana da giardino; potrebbe invece essere stata utilizzata per l'osservazione astronomica non a caso sembra che l'interpretazione di Sakurai su Sakafune Ishi sia stata effettuata sulla base del presupposto che la roccia sia stata posizionata in tempi antichi, nell'angolo della centrale "valle" a circa 13 gradi a nord, creando una linea est-ovest e parallela alla linea di cresta della Masuda Iwafune. Questo allineamento corrisponde al luogo in cui il sole, durante gli equinozi, sorge e tramonta all'orizzonte. Inoltre non sarebbe pura coincidenza neanche il parallelismo con Masuda Iwafune, che si trova vicino alla cima di una collina a poche centinaia di metri ad ovest della stazione Okadera, anzi farebbe tutto parte di un antico osservatorio astronomico. Sebbene le sue interpretazioni siano le più svariate, una base per un grande monumento non finito, una costruzione per commemorare la costruzione del vicino Lago di Masuda, alcuni storici ritengono che può semplicemente essere i resti di una tomba progettata per due persone di stirpe regale.Ufficialmente, Masuda Iwafune, come Sakafune Ishi, non sono riconosciute come una antica stazione di osservazione astronomica, ma nessuno ha mai smentito i dati raccolti da Sakurai ne è riuscito a dimostrare che la sua tesi sia errata. http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_004asuka_8.jpghttp://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_004asuka_4.jpg Fonti:oopart.itwww2.gold.com http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted August 31, 2009 Author Share Posted August 31, 2009 Atlit Yam, un villaggio neolitico sommersohttp://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_004aaaaaaaaatlit.jpgAtlit Yam è un villaggio neolitico sommerso al largo della costa di Atlit, Israele. Atlit-Yam fornisce la prima evidente prova di un agglomerato agro-pastorale sulla costa, la datazione è avvenuta grazie alla ceramica trovata nel sito e databile tra il 6900 e 6300 aC. Oggi le rovine, si trovano tra 8-12 m sotto il livello del mare del golfo di Israele alla foce del fiume, sulla costa di Oren Carmelo. Si estende su una superficie di circa 40.000 mq. Scavi subacquei hanno portato alla luce case rettangolari, un pozzo e varie sepolture. La StoriaIl sito è stato coperto dalla crescita del livello del mare dopo la fine dell'era glaciale. Si presume che l'attuale linea di costa era di circa 1 km a ovest della costa attuale. I cumuli di pesci pronti per il commercio o di stoccaggio hanno portato gli scienziati a concludere che il villaggio è stato abbandonato improvvisamente. Uno studio italiano condotto da Maria Pareschi dell'Istituto Italiano Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Pisa, indica che un collasso vulcanico sul fianco orientale del vulcano Etna circa 8.300 anni fa, avrebbe probabilmente causato uno tsunami che travolse alcuni paesi mediterranei e le città costiere in poche ore.Insediamenti sommersi e relitti sono stati trovati sulle coste di Carmelo dal 1960. Resti di case rettangolari e insediamenti sono stati rinvenuti, insieme ad un pozzo, che si trova attualmente 10,5 metri sotto il livello del mare. Vi sono anche muri a secco, con un diametro di 1,5 metri e una profondità di 5,5 m. Lo strato superiore del sito conteneva le ossa di animali, che presumibilmente sono stati gettati nel pozzo dopo che è andato fuori uso, forse a causa della crescente salinità delle acque. Altre strutture circolari sul sito possono essere rovine di altri pozzi.Dieci sepolture sono state rinvenute, sia dentro le case che nelle loro vicinanze; sono state trovate anche stele antropomorfe di pietra, punte di freccia, lame di falce e asce. Ossa animali e resti vegetali si sono conservate bene. Le ossa degli animali provengono principalmente da specie selvatiche mentre le coltivazioni erano: uva selvatica, papavero e semi di cumino, infine un granaio indica la presenza di grano immagazzinato.http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_004aaaaaaaaatlit_1.jpgLa fine si Atlit-Yamhttp://www.cataniacultura.com/130-iaa-ingv.htm La città megalitica di Atlit-Yamhttp://www.cataniacultura.com/121megaliti.htm Fonti:oopart.itcataniacultura.com http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted September 7, 2009 Author Share Posted September 7, 2009 I Giganti di Monte Pramahttp://www.oopart.it/images/stories/gian/prama/monte-prama.jpgI Giganti di Monte Prama sono sculture sarde scoperte casualmente nel marzo del 1974 presso un terreno agricolo del comune di Cabras, in provincia di Oristano. Dimenticati o occultati per lunghi anni... attualmente sono in corso di restauro mediante l’assemblaggio di circa 5172 frammenti, tra i quali 15 teste, e 17 busti. A seconda delle ipotesi la datazione, oscilla dal VIII secolo a.C. al IX o addirittura al X secolo a.C., ipotesi che ne fanno comunque le più antiche statue del bacino mediterraneo occidentale, ed antecedenti ai famosi Kouroi greci. Dalle valutazioni più recenti si stima che i frammenti appartengano a circa 40 statue diverse di figure umane. Sono inoltre stati rinvenuti diversi modelli di Nuraghe e dei betili del tipo cosiddetto “Oraggiana”.La statuaria antropomorfa sarda è antichissima. Un primo esempio è dato dalla Venere di Macomer, in stile non finito (peculiarità distintiva rispetto all'area tessalica nel periodo Seskloe) risalente secondo il Giovanni Lilliu al 3750-3300 A.c. Mentre secondo Edoardo Atzeni risalirebbe addirittura al Neolitico antico. Successive ma sempre attinenti all'iconografia della dea madre sono i numerosi idoli in stile volumetrico, finemente decorati e ricchi di particolari. Uno degli esempi più significativi è l'idolo di Perfugas (loc. Sos Badulesos), nel quale è raffigurata la dea nell'aspetto di nutrice, infatti porta in grembo, stretto con entrambe le braccia, un bambino, messo di traverso al proprio corpo per succhiare il latte dalla mammella sinistra . Questa simbologia sarà poi ripresa nella civiltà nuragica con le c.d pietà nuragiche. Successivi sono gli idoli di stile planare o geometrico, sepre raffiguranti la dea madre.Una diversa iconografia per temi e stilemi ci è offerta poi dalle Statue-menhir, o statue-stele, dotate di un essenziale resa frontale: personificate dagli schematici rilievi anatomici del volto a T – in unico blocco naso/sopracciglia, ma senz’occhi né bocca – e dai muliebri seni conici o a pastiglia; Per la prima volta in esse è raffigurata un'arma a doppio pugnale simili agli esempi della cultura di Remedello, nonché dall’emblematico pittogramma pettorale del cosiddetto "capovolto", raffigurato in forma a tridente e a candelabro, nella rappresentazione del mondo dell’aldilà, sulle pareti interne dei sepolcri a domus de janas.Probabilmente di epoca successiva sono poi le interessanti sculture rinvenute a Viddalba, Ossi (custoditi al Museo Sanna di Sassari) e Bulzi, e dei quali non si conosce ne datazione, ne provenienza esatta. In particolare il reperto di Bulzi (esposto presso il museo di Perfugas) consiste in una testa antropomorfa calcarea con tipico schema a T del volto,che rispetto alle predette Statue-menhir recano due fori a rappresentare gli occhi. Questa scultura è inoltre sormontata da un elmo crestato a visiera frontale dotato di due incavi, nei quali furono inserite ad incastro le corna calcaree e delle quali residua un breve tratto. Se la cresta ricorda gli elmi dei bronzetti nuragici l'incavo in cui alloggiare delle corna è comune alle statue-menhir di Cauria e Filitosa in Corsica(datate tra il 1800 a.C. e il 1600 a.C.), attribuiti alla cosiddetta Civiltà Torreana, strettamente imparentata con quella Nuragica. Tale tecnica comune, la resa frontale del volto tramite lo schema a "T", nonchè le somiglianze tra le spade (ed anche agli elmi e alle armature) scolpite a Filitosa e rinvenute nella tomba santuario di S.Iroxi hanno portato alcuni autori ad ipotizzare un collegamento tra la statuaria sardo-corsa e le raffigurazioni egiziane degli Shardana o Sherden.http://www.oopart.it/images/stories/gian/prama/monteprama_016.jpgDescrizioneL’altezza delle statue varia dai due metri ai due metri e mezzo. Sono state scolpite su pietra di arenaria estratta da cave nei pressi di Oristano. Raffigurano arcieri, pugili e forse un guerriero, tutti in posizione eretta. La loro altezza non è mai inferiore ai 2 metri e talvolta giunge ai 2,50 metri. Nel complesso sono statue fortemente stilizzate e geometriche improntate a quello che gli studiosi definiscono lo “stile dedalico”, che le rende un modello unico nel panorama mediterraneo e mondiale. Il volto delle statue segue lo schema a “T” tipico della scultura bronzistica sarda. L’arcata sopracciliare e il naso sono quindi marcatamente definiti. Gli occhi incavati, sono resi con un doppio cerchio concentrico creato con un compasso o uno strumento analogo. La bocca infine, è resa con un breve tratto inciso, che può essere rettilineo o angolare. I capelli sono in genere raccolti in lunghe trecce. In una testa è visibile la pettinatura a “lisca di pesce”. I piedi poggiano su basi sub-quadrate e sono ampi e larghi, con le dita bene definite; i torsi sono appiattiti, come due prospetti, frontale e posteriore, giustapposti senza la minima ricerca di plasticità. Colori e motivi ornamentaliLe incisioni ripetono i simboli e le decorazioni della ceramica sarda e dei bronzetti creando un filo diretto tra le sculture bronzee e i Giganti. Infatti, i motivi disegnati derivano la propria matrice dalla peculiare tecnica del trattamento a punta di bulino propria della bronzistica, le cui sporgenze e rilievi non potendo esser resi su pietra sono stati ricreati con la soluzione dell’incisione. Sono presenti i cerchi concentrici largamente utilizzati nei vasi nuragici tra i quali ad esempio gli Askos. Altri segni sono appena incisi sulla superficie della candida arenaria gessosa, formando motivi a chevron e zig-zag finissimi. Dalle tracce recentemente rinvenute si ritiene che le statue fossero dipinte di rosso e di nero. Il materiale organico utilizzato per i colori potrebbe essere utilizzato per determinare la datazione delle statue attraverso il metodo del carbonio 14. Luogo del ritrovamentoLe statue furono rinvenute presso quella che poi si rivelerà una necropoli formata da 33 tombe a pozzetto irregolare e prive di corredo funerario eccetto che per uno scarabeo. La necropoli di Monte Prama si trova in un territorio che registra un'altissima densità di monumenti nuragici. Quasi ogni rilievo collinare ha sulla sua sommità un nuraghe, di dimensioni variabili. Il colle Monte Prama ne ha uno; immediatamente di fronte, spostato a Sud di poche centinaia di metri, si trova il Nuraghe Cann’e vadosu dopo pochi altri centinaia di metri un altro e così via. Non di molto distante c’è poi un monumento imponente e gigantesco: il nuraghe S'Uraki di San Vero Milis, spostato a circa km 13 a Nord-Est rispetto alla necropoli. Di questi nuraghi non sappiamo però assolutamente niente non essendo stati ancora oggetto di studio. La necropoli ha una forma allungata, un poco sinuosa, che si potrebbe definire a serpentina, e che, nel suo aspetto originario poteva ricordare allusivamente l’aspetto allungato delle Tombe dei Giganti, aiutata in ciò dalla presenza dei betili, molto di frequente elemento associato con tale tipo di sepoltura. Le tombe sono praticamente l’una attaccata all’altra e collocate entro alcuni recinti, i quali a loro volta suddividono il terreno in diverse aree sepolcrali, tra le quali quella nella quale furono rinvenuti i frammenti. Il problema della datazioneIl problema della datazione di tali opere è determinato dal fatto che con tutta probabilità esse furono spostate dalla loro sede originaria già in antichità ad opera dei loro distruttori. Attestano questi fatti (dei quali erroneamente si ritengono autori i Fenici) , l’estrema frammentazione e il rinvenimento di tracce d’incendio nella pietra, il quale inoltre proverebbe che esse erano un tempo inserite in una struttura lignea. Le tombe a pozzetto sopra le quali furono rinvenuti i frammenti sono contenute da una serie di recinti tra i quali uno di essi offre un'indicazione fondamentale: le tombe erano poste in fila, e a causa del ristretto spazio interno al recinto le ultime tre di esse, sono state affiancate alle precedenti. Si hanno quindi, 33 tombe che vanno dalla n°1 verso la n° 33 in ordine cronologico progressivo. In sostanza l’ordine delle tombe è dettato dal fatto che si provvedeva a scavare una nuova tomba man mano che se ne presentava la necessità, affiancandola a quella più recente. Nella tomba n° 25 è stato ritrovato uno scarabeo egiziano dell'età del Ferro con raffigurato un doppio fiore di loto schematizzato; una tipologia nota a partire dagli ultimi secoli del II millennio fino a parte del I. La presenza di uno scarabeo identico ad un altro rinvenuto a Tiro, in uno strato dell'VIII secolo a.C. ci da una prima indicazione del periodo al quale le statue che vanno dalla tomba numero n.1 alla n. 24 risalgono, quindi non prima dell VIII-IX secolo a.C. Ma non si tratta di un calcolo definitivo. Infatti come si è detto i Giganti di Monte Prama sono legati a doppio filo alla bronzistica sarda. Sappiano che iconograficamente sono praticamente uguali ai bronzetti ritrovati nei santuari di Abini-Teti e Santa Vittoria-Serri. Con buona approssimazione i vari studi affermano che i bronzetti sono dell'età del ferro, non oltre comunque il IX secolo a.C. In tutto il mediterraneo i bronzetti delle varie culture seguono la statuaria, riproducendola in forma ridotta come nel caso dei Kouroi greci. Non si vede quindi il motivo per cui solo in Sardegna sarebbe avvenuto il contrario. Quindi è plausibile l’ipotesi che ammette i presupposti per retrodatare ancora una volta le statue di Monte Prama al IX secolo a.C. Possibili tecniche di lavorazioneRecentemente il professor Peter Rockwell ha potuto analizzare personalmente le sculture riscontrando l’uso di vari strumenti in metallo, probabilmente in bronzo. In particolare si è potuto osservare l'uso di: subbia, scalpello con lama di varie misure, uno strumento simile ad un raschietto utilizzato per levigare la superficie al pari o insieme ad abrasivi, una punta secca per incidere linee fini di dettaglio, uno strumento per produrre fori che può essere assimilato al trapano, il cui uso da parte degli antichi sardi è infatti provato dai rinvenimenti archeologici. Inoltre è evidente l’uso di uno strumento simile al compasso con il quale sono state realizzate le linee circolari come quelle degli occhi. Le tracce più interessanti sono quelle lasciate da una gradina anche se quest’ultima compare “ufficialmente” in Grecia solo nel VI secolo a.C. Simile alla subbia ma dal bordo dentellato e affilato, la gradina(adatta in modo particolare alla scultura su marmo), veniva colpita sulla superficie tenendola obliqua, per creare una sorta di prima levigatura a scanalature più o meno fitte.http://www.oopart.it/images/stories/gian/prama/iconografie.jpgGli arcieriI frammenti appartenenti a questa tipologia di statue, dovrebbero appartenere a circa 12 figure di arciere. Le caratteristiche di tali statue, essendo pressoché ricalcate dalle statuette bronzee, sono assai varie. L’iconografia maggiormente attestata vede il guerriero che indossa una corta tunica che giunge a coprire l’inguine, su cui pende la placca pettorale a lati leggermente concavi. Talvolta invece la tunica lascia scoperti i genitali. Sembra che il tipo di resa del petto fra i lacci della placca possa indicare che questi reggevano anche una sorta di goliera, peraltro visibile in alcuni bronzetti. La testa in miglior stato di conservazione mostra il tipico elmo cornuto. Sono stati rinvenuti diversi frammenti di piccoli elementi cilindrici, terminanti in piccole sfere che possono esser ricondotti alle parti terminali delle corna degli elmi, come nei bronzi. I diversi frammenti di arti superiori presentano spesso il braccio sinistro munito di brassard che tiene l’arco mentre la mano destra è tesa in segno di offerta. Altri arti presentano la mano destra che tiene uno scudo. Nei busti di alcune figure di arciere è visibile una corazza; un'altra presenta sulla schiena una fascia che termina con una frangia avente una decorazione ricamata; Taluni arcieri hanno, sulla schiena, la faretra con la spada a fianco. Infine un polpaccio è difeso con uno schiniere avente profilo a 8. I PugiliI ‘pugilatori’ sono, più uniformi degli arcieri, variando solo nelle dimensioni. Il torso è nudo ed i lombi cinti da un breve gonnellino svasato posteriormente a “V” visibile nella bronzistica dei pugili ma anche nell’arciere di Serri. Talora sul gonnellino si percepiscono ben conservati i lacci che lo tenevano legato, raffigurati con cordoncini a bassissimo rilievo, solcati. Il capo è rivestito da una calotta liscia i cui due lembi ricadono ai lati del collo, al di sotto della quale escono le lunghe trecce. Il braccio destro è rivestito da una guaina verosimilmente di cuoio, che parte dal gomito e termina ad avvolgere il pugno, sul taglio del quale è raffigurato un elemento romboidale sporgente. Il braccio sinistro tiene lo scudo a coprire il capo [11]. Lo scudo è di forma ellissoidale e doveva essere composto da cuoio o di un altro materiale flessibile. La figura del pugilatore è molto rappresentata anche nella bronzistica, tra le quali si segnala oltre agli esemplari sardi, anche il bronzetto rinvenuto presso Vetulonia nella Tomba del capo. Appare insoddisfacente ritenere che i pugili fossero un particolare reparto di guerrieri, vista la pochezza del loro armamento. Più plausibile è ritenere che fossero dei sacerdoti o degli officianti di particolari giochi legati al culto, che si esclude possano essere anche di tipo funerario, cioè giochi in onore del defunto. http://www.oopart.it/images/stories/gian/prama/pugilatori/pugilatori.jpgIl guerrieroDi questa tipologia iconografica, molto rappresentata nella bronzistica, pare sia ricostruibile a partire dai frammenti solo un esemplare. I modelli di NuragheI modelli di Nuraghe ritrovati con le statue a tutto tondo si possono dividere in due gruppi: otto modelli di nuraghi complessi e tredici di nuraghi singoli o mono torre. La prima tipologia è raffigurata da una cortina esterna con otto torri unite da spalti, sormontate da un alto mastio centrale. Gli spalti sono rappresentati tramite l’incisione di tratti verticali. Il secondo gruppo (Nuraghi mono torre) è composto dalle parti terminali alte delle torri nuragiche. Queste variano ampiamente di dimensione: si passa da cm 13 sino a cm 70 di diametro. Pur nel variare delle misure rimangono costanti alcuni elementi caratteristici, e cioè la resa del parapetto con una fila di triangoli incisi (che negli esemplari di maggiore dimensione può duplicarsi) ovvero con tratti verticali; la concavità del parapetto medesimo e la quasi assolutamente costante presenza nella parte piana superiore di un elemento conico, riconosciuto come la copertura della scala di accesso al terrazzo superiore. http://www.oopart.it/images/stories/gian/prama/nuraghi/nuraghi.jpg Fonti:oopart.itluoghimisteriosi.itmonteprama.it Bibliografia:* Giovanni Lilliu, Arte e religione della Sardegna prenuragica. Idoletti, ceramiche, oggetti d'ornamento, Sassari, Carlo Delfino, 1999. ISBN 8-871-38175-0* Giovanni Lilliu, La civiltà nuragica, Sassari, Carlo Delfino, 1999. ISBN 8-871-38132-7* Le tombe e gli eroi. Considerazioni sulla statuaria di Monte Prama in P. Bernardini, R. Zucca (a cura di) Il Mediterraneo di Heracles, Roma, Carocci, 2005. pp. 145-167 ISBN 8-843-03479-0* Enrico Atzeni, Laconi. Il museo delle statue-menhir, Sassari, Carlo Delfino, 2004. ISBN 8-871-38315-X http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted September 14, 2009 Author Share Posted September 14, 2009 Le statue titaniche di Campanahttp://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_003campelf.jpgVicino alla Fossiata a Campana (Cosenza), vi sono formazioni di rocce molto particolari. Nel 2002 fu evidenziato da Domenico Canino, un fatto molto curioso: almeno due massi di esse evidenziavano figure che difficilmente potevano avere un origine naturale. Il primo masso è detto l'elefante per l'incredibile somiglianza con questo mammifero, mentre il secondo è detto il guerriero. Ma se fossero veramente delle statue chi le avrebbe create?, quando le costruirono? e a quale scopo? Scherzo della natura o scoperta archeologica? Articolo di Domenico Canino Una particolarissima roccia solleva degli interrogativi riguardo attitudini preistoriche ancora insospettate.Quella che sembra una scultura ha forme e misure praticamente simili a quelle dei Mammuth. L’autore segnala la roccia e sollecita studi in proposito.Se non è un falso fatto con il "black and decker", è forse una scoperta archeologica di valenza internazionale. Trattasi di una singolarissima conformazione rocciosa sita ai confini della Sila Grande, nel territorio di Campana (CS), composta da due grandi blocchi, distanti tra loro circa tre metri, costituiti da diversi strati di roccia in sovrapposizione, probabilmente scolpiti. La prima figura è un elefante alto circa 5 metri, splendidamente scolpito La seconda è di interpretazione più difficile, ma forse rappresenta due gambe umane fino alle ginocchia, poi la statua si interrompe poiché mutilata della sua parte superiore). I blocchi mancanti sono in parte andati perduti, in parte giacciono sul terreno circostante a qualche decina di metri di distanza. Sotto le due figure nel blocco di roccia sottostante sono state scavate due piccole grotte, testimonianza forse di una civiltà cavernicola. Le due statue sono lì da secoli, all’aperto in una radura assolata, i contadini del luogo se le ricordano da sempre. L’emozione è forte di fronte ai due colossi e presto lascia il campo agli interrogativi: Chi li ha scolpiti? E quando? Sono una testimonianza millenaria di una straordinaria civiltà preistorica della Calabria, o un falso medievale o giù di lì? Analizziamole un po’ meglio. http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_003campelf_4.jpgLa roccia delle sculture mostra i segni della corrosione del tempo e delle intemperie, in alcuni tratti le statue sono state consunte, e molti sono i particolari mutilati o mancanti, un po’ come accade in genere per le statue greche o romane dell’antichità. L’elefante è bellissimo, imponente e dinamico allo stesso tempo. Con le zampe posteriori in una flessione ponderale che lo fa sembrare in movimento Gli occhi, la proboscide e le zanne sono molto ben marcati, indubbiamente l’opera di un grande artista. La cosa strana (tra le altre) è che l’elefante non rappresenta un esemplare africano o indiano, poiché le zanne sono scolpite diritte verso il basso, caratteristica questa dell’Elephans Antiquus, loro progenitore diretto estintosi alla fine del Pleistocene, circa 12.000 anni fa! Provo a misurare una zanna e seppur mutilata essa raggiunge la lunghezza di 180 centimetri. Completa sarebbe lunga circa 220 cm, esattamente la lunghezza delle zanne fossili di Elephans Antiquus, ritrovato nel rione Archi di Reggio Calabria, alcuni anni fa. Dietro la zanna c’è un’altra protuberanza cilindrica mutilata che si protende verso il basso, e dà l’impressione della gamba di un uomo a cavallo dell’animale, ma la statua nella sua parte alta è incompleta. Ancora più colossale la figura della seconda statua, poiché se quelle che sembrano due gambe umane dalle ginocchia in giù raggiungono quasi i sei metri di altezza, vi lascio immaginare quanto alta sarebbe stata la figura intera. Alcuni blocchi di roccia caduti dalla sommità dei colossi (non tutti purtroppo) giacciono sul pianoro circostante a poca distanza dalle statue, e forse sarebbe possibile riconoscerne la collocazione nella posizione originale! Gli elefanti sono scomparsi dalla Calabria da molte migliaia di anni, la sola testimonianza di un passaggio in questi luoghi in epoca storica lo abbiamo con transito delle armate di Annibale, nel 200 a. C., circa. Come mai queste statue colossali rappresentano l’elefante e non il grande bisonte o il grande orso, animali sicuramente più diffusi nelle selve europee, come testimoniano numerose altre rappresentazioni rupestri? Se tali giganti fossero opera umana, saremmo di fronte alla scultura preistorica più grande d’Europa. http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_003campelf_3.jpg...di recente ho scoperto... continua Domenico Canino .."che la seconda statua, quella chiamata in dialetto il ciclope, rappresenta le gambe di un uomo seduto, alla maniera delle statue di Memnone di Tebe, o dei templi di Abu Simbel in Egitto, prova ne sia che in sommità delle gambe tra le due ginocchia appare la solita barra di unione che rappresenta il seggio sottostante, esattamente come nei sopra citati colossi egizi, che questo possa far pensare ad una origine orientale del popolo degli scultori"..... Tante domande che attendono altrettante risposte....che il tempo ed il lavoro certamente ci riveleranno... Da un altro articolo di Domenico Canino apparso sul quotidiano "La provincia Cosentina" I colossi di Campana erano noti nell'antichità. Da quando sono stati segnalati al grande pubblico i colossi di Campana hanno suscitato un grande interesse dei media e degli appassionati di storia antica.Nei numerosi sopralluoghi effettuati sul sito dei colossi, sono di volta in volta emersi nuovi elementi di discussione. La mia opinione è che si tratti di sculture litiche zoomorfe (elefante) e antropomorfe (gambe umane) e non frutto di erosione naturale. Le forme dei particolari anatomici sono così precise che tutti gli scultoriche hanno visto le statue non hanno avuto alcun dubbio ad attribuire alla mano dell'uomo. E poi perchè obbiettivamente la possibilità che la natura casualmente scolpisca non una ma ben due statue colossali a pochi metri una dall'altra è una su un miliardo...Alla domanda che ho posto a Mario Tozzi, noto geologo e divulgatore giunto sul sito per Gaia, su quanto tempo impiegano le intemperie a creare dei fori profondi (detti marmitte fossili) sui pezzi crollati dalle due statue, la risposta è stata: "diverse migliaia di anni"! E allora mi sono chiesto come è possibile che di questi colossi non ci sia traccia nelle fonti , negli itinerari di viaggio, nelle carte geografiche antiche? Ho dunque cercato sui testi dei due maggiori esperti mondiali di cartografia del mezzogiorno: il prof. Ilario Principe docente di storia dell'Urbanistica all' Unical, ed il prof. Marco Iuliano docente di Storia presso la facoltà di Architettura di Napoli. Ebbene lo stupore è stato grande quando sulla Mappa del 1606 della Calabria Citra di Giovanni Antonio Magini, ho trovato tra Campana e Verzino l'inequivocabile toponimo "Cozzo delli Gigante"!!! Allora queste statue erano così note nell'antichità da essere addirittura disegnate sulle mappe geografiche! http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_003campelf_1.jpgLa mappa del Magini del 1606 si rivela essere molto precisa per l'epoca,con toponimi di città fiumi e montagne molto ben delineati, essa fu talmente famosa nel 1600 da essere ricopiata con piccole variazioni da tutti i geografi europei del tempo.Troverete dunque il "Cozzo delli Gigante" su una infinita serie di mappe olandesi, francesi, belghe, inglesi, dal 1600 al 1769, ma la matrice primigenia era la mappa del Magini.Ma il Magini, astronomo e geografo di Padova, che lavorava per i duchi d' Este, non venne mai in Calabria!Il prof. Ilario Principe formula l'ipotesi che il Magini abbia copiato almeno in parte la sua carta da mappe e rilievi preesistenti, probabilmente dalla Cartapecore Aragonesi. Queste splendide mappe incise tra il 1470 ed il 1515 per fini militari dai re aragonesi di Napoli, sono molto precise, ed il prof. Marco Iuliano che le ha studiate nei dettagli conferma che esse furono con ogni probabilità la fonte del Magini. Di queste mappe ci restano alcune copie depositate a Parigi ed altre all' Archivio di Stato di Napoli. Purtroppo il quadrante riguardante la Sila, dove avremmo dovuto trovare il nostro toponimo è andato perduto...Ulteriori indagini del prof. Iuliano ci dicono che il sito dei colossi continuò a essere segnalato sulle mappe di epoche successive come cozzo delli Gigante, cozzo del Gigante, Mole Gigante,Cozzo di Callimaco ossia del Gigante, fino al 1827, poi più nulla chissà forse un terremoto od altro evento naturale, le cancellò dalle mappe...Abbiamo comunque accertato che il sito era noto nell'antichità, almeno dal 1606, ed il suo toponimo non lascia dubbi: lì c'era la rappresentazione di uno o più giganti...Ma chi li ha scolpiti e sopratutto che forma avevano dal 1470 al 1827,quando erano certamente più integri ed intelligibili di adesso?La matassa si ingarbuglia sempre di più...http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_003campelf_2.jpgTeoria di PetrungaroEsistono altre interessanti ipotesi da parte di Carmine F. Petrungaro che non vedrebbe le statue di origine preistorica, ma più vicine alla nostra civiltà. Secondo i suoi studi è difficile che sia una scultura di un mammuth, dato che quando i grandi mammiferi si erano spinti fin nel nostro continente, la glaciazione era già in stato avanzato e quindi i primitivi non avrebbero avuto motivo di impegnarsi in un'opera così straordinaria. Inoltre Petrungaro ha saputo trovare una nuova interpretazione della statua che la collocherebbe al periodo delle invasioni di Pirro, che per primo portò gli elefanti in Italia. Questo generale aveva ereditato la tecnica degli "elefanti da guerra" dagli eserciti dei Diadochi e dalla dinastia seleucide, fondata da Seleuco I, generale di Alessandro il Grande. Secondo Petrungaro l'elefante avrebbe sembianze "indiane", con orecchie piccole, testa larga e zanne quasi verticali. Il re Pirro sbarcò in Puglia nel 281 a.C. con 26.000 uomini e 26 elefanti indiani da combattimento. I Romani che vedevano questi grandi mammiferi per la prima volta, ne furono spaventati ma anche affascinati a tal punto che li chiamarono "i grandi buoi lucani".Il primo scontro avvenne nei pressi di Eraclea, dove Pirro ebbe la meglio anche se con grosse perdite. Poi passò in Calabria nel 278 a.C. per contrastare i Cartaginesi alleati con i Romani.Vinse nuovamente nominandosi re di tutta la Sicilia, battendo moneta con il proprio nome. A questo punto si potrebbe ipotizzare la motivazione delle statue come autentico omaggio a Pirro "il liberatore". Due statue megalitiche che ricordassero il grande re ma anche quegli strani animali quasi divini che il nostro antico popolo aveva avuto modo di incontrare, cosìcchè, una volta tornati nella loro terra, non fossero mai dimenticati.Quelle di Canino e di Petrungaro sono due visioni molto diverse ed entrambe interessanti che aprono la mente nei confronti di questi reperti unici nel loro genere. Finchè non verranno effettuate ulteriori ricerche sul campo che scoprano monili o addirittura monete che possano datare le statue, ci aggrappiamo alle ipotesi di questi due appassionati studiosi che hanno saputo dare degne spiegazioni di ciò che è a noi incomprensibile. Per concludere riporto un pensiero di Petrungaro che è a mio avviso davvero molto bello: "Gli "Antichi" e basta? Qualcuno che conosceva la storia si era già posto delle domande nei decenni trascorsi, ma fu deriso o non ascoltato dalla gente che sosteneva e sostiene ancora oggi che, si trattasse soltanto di rocce scolpite dal vento e dall'acqua piovana. I tempi non erano ancora maturi. Quell'elefante era sempre lì ad aspettare il giorno del suo riscatto. Intanto le amministrazioni continuarono ad ignorarlo, come hanno sempre fatto per la ormai consueta abitudine, di ignorare ciò che è caro al cittadino campanese e, il migliore esempio lo si può osservare nel centro storico greco/normanno e nella Cavesea...la speranza resta nei giovani che su larga scala stanno già dando segno di reagire a livello politico, sociale e culturale." Fonti:oopart.itluoghimisteriosi.itcampanaelefante.it http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted September 21, 2009 Author Share Posted September 21, 2009 L'astrario l'orologio astronomico del 1300http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_003astrario.jpgL'astrario è stato da sempre considerato una meraviglia della tecnica. Creato da Giovanni Dondi nella seconda metà del '300, l'astrario era un orologio, un astrolabio comprendente un calendario, e gli indicatori del sole, della luna e dei pianeti. Prevedeva una visualizzazione continua dei principali elementi del sistema solare e dei calendari giuridici, religiosi e civili. L' intenzione del Dondi era di aiutare la gente, anche comune, a comprendere i concetti base astronomici e astrologici. Nel 1360, Galeazzo II Visconti ordina di costruire il Castello Visconteo di Pavia, un gran quadrato di cento passi (140 m) di lato, con quattro torri agli angoli, tutto finemente elaborato, su progetti dell'architetto Bernardo da Venezia, come un capolavoro dello spirito geometrico dell'epoca.La costruzione è fatta di mattoni, ce ne vogliono tanti che occorre aprire diverse fornaci, per garantire i materiali necessari nei tempi voluti. Si narra che la costruzione sia completata in cinque anni, dopo che il Duca ha fatto giustiziare almeno un impresario corrotto che ne rallentava i lavori.Nel Castello viene installato uno dei più perfetti e famosi meccanismi dell'epoca: il meraviglioso orologio astronomico (astrarium) citato dallo storico Stefano Breventano, posto nella sala d'una torre, concepito e fabbricato dal medico, scienziato e artista padovano Giovanni Dondi, al quale è costato sedici anni d'intenso studio e lavoro (1365-81).Secondo Philippe de Mezières, cancelliere del re di Cipro, autore di Le songe du vieil pélerin (1389), l'astrario sarebbe stato costruito negli anni 1348-64; tale datazione fu corretta da E. Poulle, nell'edizione critica del Tractatus astrarii, grazie all'osservazione che tutte le informazioni astronomiche utilizzate per il progetto facevano riferimento all'anno 1365 e che in quell'anno il Dondi iniziò i calcoli per la costruzione dell'astrario. Tale data si adatta maggiormente alla considerazione che, proprio allora, la costruzione del Castello Visconteo si avviava a compimento. http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_003astrario_6.jpgGiovanni Dondi, nato a Chioggia verso il 1330, studia medicina, astronomia, filosofia e logica a Padova. Dal 1354 insegna medicina, astrologia e logica presso lo studio padovano.Nel 1362 è chiamato a Pavia, come astrologo alla corte viscontea, e sino al 1365 insegna presso la locale Università, poi nel 1367 va ad insegnare a Firenze. Durante un viaggio a Roma, raccoglie notizie e abbozza descrizioni di lapidi e monumenti antichi, in una precoce curiosità di tipo archeologico. Giovanni Dondi si trasferisce definitivamente a Pavia nel 1379, come medico di corte e astrologo, e vi rimane sino alla morte.Il complesso meccanismo ha sette facce, ciascuna delle quali descrive il moto d'uno dei pianeti conosciuti.L'astrario del Dondi rimase in funzione nella residenza viscontea sino al 1440. In quell'anno si guastò e fu molto difficile trovare un orologiaio in grado di ripararlo. Finalmente si fece ricorso a un certo Guglielmo l'Olandese (Zelandenus), che abitava in Francia, a Carpentras. Egli riuscì a farlo funzionare ancora per qualche tempo, ma verso la fine del sec. XV esso giaceva abbandonato in una sala del castello di Rosate. L'imperatore Carlo V nel 1529 vide l'astrarium ormai irrimediabilmente in avaria e ne fece eseguire una copia dal maestro orologiaio cremonese Gianello Torriano. Questa è l'ultima notizia che possediamo di quel capolavoro originale. Esistono oggi almeno sei repliche dell'astrario; ne ricordiamo qui solo alcune. L'inglese Alan Lloyd ricostruì per primo nel 1960 l'astrarium sulla base dei progetti del Dondi e lo cedette alla Smithsonian Institution di Washington. L'esatta riproduzione, così materializzata, ci mostra un oggetto di alta tecnica, complesso e sofisticato come i più raffinati prodotti della nostra epoca.Un'altra replica del capolavoro del Dondi fu realizzata nel 1963 dall'orologiaio milanese Luigi Pippa per il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.Nel 1989, nel sesto centenario della morte del Dondi, un gruppo pluridisciplinare, coordinato dal Poulle, realizzò presso l'Observatoire di Parigi l'unica ricostruzione esistente in dimensioni uguali all'originale.È giusto definirlo un "deterrente strategico".Siamo infatti in un'epoca in cui la capacità di sviluppare previsioni astrologiche è determinante, soprattutto per un principe potente.Con l'astrario, la corte dei Visconti si dota d'una macchina capace di stabilire in ogni istante l'esatta posizione dei pianeti del cielo (e quindi di "fare un oroscopo in tempo reale", diremmo noi). L'astrario anticipa di secoli diverse soluzioni meccaniche.È mosso da contrappesi, con un sistema a scappamento per la regolazione esatta. Ciò permette di misurare 24 ore uguali l'una all'altra (ore equinoziali), lungo tutto l'arco del giorno e della notte, e di unificare la misura del tempo.Si tratta d'una vera e propria rivoluzione meccanica, ma anche culturale, per le conseguenze a lungo termine sul modo di vivere, di pensare, di concepire il tempo, il lavoro e la vita stessa, sul commercio, sull'industria e sugli sviluppi sociali dell'Occidente. Prima d'allora si contavano dodici ore dall'alba al tramonto, e dodici dal tramonto all'alba. Le ore risultavano così di diversa durata, a seconda delle stagioni e delle latitudini.Giovanni Dondi eterna il proprio orologio astronomico in un volume con 180 disegni, il Tractatus astrarii o Planetarium, in cui descrive tutti i progetti e le fasi di costruzione, nonché i metodi di regolazione dei vari quadranti, gli accorgimenti di lettura, le istruzioni per la manutenzione del meccanismo.Mentre gli altri orologi dell'epoca sono di ferro, quello del Dondi è realizzato in ottone e bronzo.Il manoscritto ne offre un esame dettagliato, indica lo spessore delle lastre, la lunghezza dei bulloni, la posizione dei fori. Esistono undici copie del manoscritto, realizzate in tempi successivi e sparse in diverse biblioteche europee.Oltre ad essere medico, astrologo ed abile inventore, Giovanni Dondi è anche poeta.Sono noti i suoi severi sonetti. È amico personale di Francesco Petrarca, il quale scrive di lui: "il maestro Giovanni de Dundis, il filosofo naturale e probabilmente il migliore degli astronomi, detto 'dall'Orologio' per via dell'ammirevole lavoro del planetario da lui costruito, che il volgo ritiene essere un orologio".Giovanni "dall'Orologio" muore ad Abbiategrasso nell'ottobre 1388. In quel periodo la corte viscontea di Pavia è in pieno splendore, risuona di musiche e delle risa galanti delle dame.Gian Galeazzo raccoglie la successione del padre Galeazzo II, estende il Parco Ducale e intraprende la costruzione della Certosa.http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_003astrario_2.jpgIl manoscritto AstrariumIl manoscritto contiene il progetto esecutivo, estremamente dettagliato e corredato da disegni tecnici, del più antico planetario mosso da un meccanismo di orologio che ci sia pervenuto. Alle carte 12v-13r, ruota motrice dell'epiciclo e strumento del pianeta Venere.L'astrario di Dondi costituisce il più antico orologio che raffiguri il movimento di tutti i pianeti conosciuti nel Medioevo, oltre al Sole e alla Luna. Un unico motore, azionato da un peso, dà impulso ai sistemi meccanici che mettono in movimento i sette astri, le cui traiettorie vengono visualizzate da altrettanti quadranti. Il manoscritto di Giovanni Dondi contiene il progetto esecutivo estremamente dettagliato dell'astrario, grazie al quale è stato possibile realizzare un modello fedelissimo e perfettamente funzionante dell'originale perduto di questo straordinario orologio planetario, che fu considerato come un miracolo della meccanica non solo dai contemporanei, ma anche da illustri rappresentanti delle generazioni successive.http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_003astrario_4.jpghttp://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00aa_003astrario_5.jpg Fonti:brunelleschi.imss.fit.itliutprand.it http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted September 28, 2009 Author Share Posted September 28, 2009 Le Pietre di Icahttp://www.oopart.it/immagini/pietre-ica.jpgIl deserto di Ocucaje, in Perù, è un territorio arido e sabbioso posto ai piedi della catena delle Ande, vicino all’altopiano di Nazca, celebre per i suoi disegni, e non lontano da Paracas, località nota per il suo “candelabro di sabbia”. Il deserto ha una grande rilevanza archeologica, in quanto, all’inizio del 1900, furono scoperte vastissime necropoli delle culture Nasca e Paracas (datate fra il 400 a.C. e il 400 d.C.), contenenti centinaia di mummie e migliaia di oggetti in oro, elementi del corredo funerario dei sepolti. La Storia La valle, infatti, insieme a quelle di Pisco e Nazca, faceva parte dell’impero Chincha, impero precedente a quello Inca. In questa zona, nel 1961, furono compiuti, mediante l’utilizzo di numerose ruspe, dei lavori di scavo per la costruzione di una cisterna per la raccolta di acqua per l’irrigazione. Qualche tempo dopo, sempre nella stessa zona, il fiume Ica, nelle vicinanze del quale si trova un villaggio con lo stesso nome, ingrossò e finì per inondare le zone circostanti; erodendo i versanti delle colline delle Haciendes, di Ocucaje e di Callago, l’esondazione portò alla luce una grande quantità di pietre di dimensioni assai varie, da piccoli ciottoli a massi di oltre due quintali, che mostravano incisioni molto interessanti.Nel mese di maggio di cinque anni dopo, un contadino della zona, Felix Llosa Romero, donò una di queste pietre ad un suo amico d’infanzia, il dottor Javier Cabrera Darquea, medico chirurgo all’ospedale di Ica, docente di biologia e di antropologia all’Università di Ica, archeologo per hobby, uomo di grande cultura e di notevole apertura mentale, perché questi la usasse come fermacarte. Il dottor Cabrera, ovviamente, non riteneva “una pietra”, seppur dal caratteristico colore scuro e dalla forma incredibilmente tondeggiante (troppo tondeggiante persino per un ciottolo di fiume), un regalo da considerare troppo prezioso. Tuttavia, alcune caratteristiche di questa lo fecero ricredere sull’importanza del suo regalo. Innanzitutto, Cabrera rimase impressionato dal peso del ciottolo di fiume, eccessivo e spropositato rispetto alle piccole dimensioni della pietra; inoltre, quando osservò la pietra con maggior attenzione, notò su di essa una strana incisione, raffigurante un “pesce sconosciuto”, per usare le stesse parole di Cabrera. Incuriosito da quello strano disegno, Cabrera condusse alcune ricerche e, con evidente stupore, scoprì che il pesce rappresentato su quella pietra era un agnathus, una specie estinta da varie migliaia di anni. Sorpreso dalla sua scoperta, Cabrera chiese al suo amico Romero la provenienza del suo dono: quella pietra, insieme a molte altre, erano vendute per pochi soldi dai contadini di Ocucaje. I contadini di Ocucaje, infatti, erano soliti arrotondare i guadagni derivanti dalla lavorazione della terra dedicandosi ad un’attività clandestina, ma molto più redditizia: il saccheggio delle tombe, che, come detto prima, in quella zona abbondano per numero e ricchezza. In quechua, l’antica lingua del luogo, si indica con il termine huaca ogni oggetto sacro: siccome i doni lasciati a corredo dei defunti sono considerati sacri, viene chiamato huaquero chi li ruba. Quando gli haqueros, visitando quelle antiche tombe, trovarono inaspettatamente centinaia di pietre con disegni totalmente diversi da quelli delle ceramiche e di qualsiasi altro reperto Nasca o Paracas, pensarono, evidentemente, che si trattasse di sassi privi di valore archeologico e cominciarono a venderli nei loro mercatini ai turisti. Ma torniamo a Cabrera. Spinto da un irrefrenabile spirito indagatore e da una enorme curiosità per l’oscura origine di quelle pietre, Cabrera venne a sapere che anche il Museo Regionale di Ica ne possedeva alcuni esemplari, i quali, però, non erano esposti in quanto ritenuti dei falsi ad opera degli huaqueros, i contadini del deserto Ocucaje. Rifiutata, da parte del direttore del museo Adolfo Bermúdez, l’ipotesi di verificarne l’autenticità, Cabrera decise di muoversi per conto proprio e studiare da solo le pietre. Cabrera cominciò, allora, a raccogliere quante più pietre possibile, acquistandole sul mercato e ricercandole personalmente nella zona di Ica, a studiarle e catalogarle. Alla fine, riuscì a mettere insieme una collezione lapidea di circa 15.000 pietre, che decise di esporre a proprie spese presso la Casa della Cultura di Ica, alla cui direzione era stato chiamato da poco. Prima di procedere e di affrontare la “storia della storia delle pietre”, vediamo di dare loro un’occhiata più ravvicinata. Dal punto di vista scientifico, le pietre sono fatte di andesite di matrice granitica, una roccia di fiume semi-cristallina formatasi nel corso del Mesozoico (circa 250 milioni di anni fa, dunque) dalla disintegrazione del massiccio andino. Le loro dimensioni sono diverse: le più piccole non sono più grandi di una decina di centimetri, le più grandi arrivano circa ad un metro di larghezza; sono di colore grigio, a causa dell’ossidazione naturale, avvenuta circa 12.000 anni fa, e con una durezza calcolata in 4.5 punti sulla scala Mohs. Lo strato di ossido è presente su tutta la superficie della pietra, anche all’interno dei solchi: questo ci fa supporre, abbastanza logicamente, che i solchi siano stati praticati in un periodo antecedente al momento in cui è iniziato il processo di ossidazione. Insomma, se la datazione geologica è esatta, si può concludere che i solchi hanno almeno 12.000 anni. Conclusione, inutile dirlo, sconvolgente: infatti, le prime popolazioni (primitive) si stanziarono in America tra i 10.000 ed i 20.000 anni fa e risulta difficile immaginare che una di queste abbia avuto la conoscenza tecnologica per incidere un materiale come l’andesite, la cui durezza relativa è molto vicina a quella del diamante. A supportare l’inesattezza di questa ipotesi, poi, concorre un altro fattore, probabilmente quello fondamentale e, contemporaneamente, il più sconvolgente: i temi dei disegni. Sulle pietre, infatti, sono presenti raffigurazioni di dinosauri, animali estinti, operazioni chirurgiche, strumenti e tecnologie di recente o recentissima messa a punto e molti altre conoscenze che, certamente, non potevano essere in possesso di civiltà così antiche. Utilizzando la classificazione di Cabrera, le incisioni sono suddivisibili nelle seguenti categorie: - animali preistorici - astronomia ed astronautica - antichi continenti - cataclismi planetari - medicina - razze presenti sul pianeta - flora e fauna - esodo di uomini sulla Terra - strumenti musicali Vediamo di analizzarne brevemente alcune. Per quello che riguarda la prima categoria, va detto, innanzitutto, che molte pietre appaiono molto simili, differenziandosi soltanto per piccoli particolari: alla luce di questo, Cabrera ipotizzò (e lo studio diretto lo confermò) che determinate pietre dai disegni simili potessero appartenere ad una stessa serie. Per esempio, in una serie composta da ben 205 pezzi, Cabrera trovò descritto il ciclo riproduttivo e lo sviluppo dell’Agnato (un pesce paleozoico sprovvisto di mascelle, estinto da 400 milioni di anni); un’altra serie rappresenta il ciclo evolutivo dello Stegosauro, un’altra del Triceratopo (che provano che questi animali si riproducevano come gli anfibi), un’altra ancora, formata da 48 pietre, rappresenta l’evoluzione del Megachirottero, una sorta di antenato gigante del pipistrello, che le pietre dimostrano essere stato oviparo e non viviparo, come da molto tempo si pensa. Ancora, troviamo molte raffigurazioni di dinosauri del periodo Mesozoico, come per esempio il Tyrannosaurus Rex. Altre pietre raffigurano uomini (dalla testa spropositata rispetto al corpo) a cavallo di quelli che sembrano dinosauri (per esempio, su una pietra si possono osservare due uomini che cavalcano uno Pterodattilo mentre, con un cannocchiale, osservano uno Stegosauro); altre ancora in atteggiamenti simili a quelli che, oggi, noi potremmo tenere con i nostri animali domestici. Queste raffigurazioni fanno pensare che, in passato, ci sia stato un periodo in cui uomini e dinosauri siano vissuti insieme e contemporaneamente. Tale ipotesi, oltre che dalle pietre di Ica, come appena visto, è stata “confermata” dal ritrovamento, presso Acambaro, nella Sierra Madre, in Messico, dove sono state rinvenute strane statuette che raffigurano uomini, in abiti di foggia orientale e provvisti di varie armi, in compagnia di animali preistorici. Nel 1945 Waldemar Julsrud, commerciante tedesco, durante un giro a cavallo nel suo ranch trovò una figurina di ceramica rossastra di questo tipo. Con l’aiuto del suo collaboratore indigeno, Julsrud riuscì a metterne insieme ben 33.000. Queste statuette raffiguravano dinosauri, brontosauri, serpenti, cammelli, con personaggi con volti, statura e vestiario ogni volta differenti tra loro; rappresentavano figure femminili che giocano con coccodrilli e stegosauri, in atteggiamenti che si assumono nei confronti degli animali domestici. Nel 1972 queste statuette furono esaminate nei laboratori americani e datate al 2500 a.C. Circa cinquemila anni fa, però, non esistevano i dinosauri e, cosa assai più misteriosa, nessuno sapeva che fossero esistiti. A confermare la convivenza di umani e dinosauri anche impronte umane fossilizzate insieme a quelle dei dinosauri, molti esempi delle quali si trovano nel libro di Michael Cremo e Richard Thompson intitolato Archeologia proibita: la storia segreta della razza umana.A Carson City, nel Kentuky sono state ritrovate impronte di piedi e di calzature in uno strato antico di 110 milioni di anni. A Laetoli in Tanzania, le tracce fossili umane sono mescolate a quelle dei dinosauri. A Macoupin nell’Illinois orme umane fossilizzate si trovano in uno strato del Carbonifero e risalenti quindi a 300 milioni di anni fa. Nel Canyon Havasupai si trovano le pitture murali di un T-Rex, nel Big Sandy River quelle di uno Stegosauro. Nel Turkmenistan una impronta umana è accanto a quella di un animale preistorico. Dalla posizione delle impronte sembra che l’uomo stesse cacciando l’animale. Nel letto del fiume Paluxy, in Texas, paleontologi dell’Università della California hanno considerato autentiche le tracce di impronte di dinosauri e di piedi umani. Altre impronte umane fossili in Messico, Arizona, Texas, Illinois, New Messico, Kentucky e altri stati in rocce vecchie di 250 milioni di anni. Carl Baugh, della Pennsylvania State University, in Texas rinvenne, in uno strato di roccia databile 140 milioni di anni fa, le impronte dei piedi di un uomo accanto a quelle di un dinosauro. L’incredibile scoperta fu presto bollata come un clamoroso falso; ma nel 1984, a seguito di ulteriori scavi nella stessa zona condotti dall’archeologo Hilton Hinderliter, gli scettici furono costretti a ricredersi in virtù del ritrovamento delle impronte di due sauri e di un umano in uno stesso strato geologico risalente come minimo a 65 milioni di anni fa. Nella stessa Ocucaje, dal Dottor Jimenez del Oso sono stati scoperti scheletri umani vicino a quelli di dinosauri. Volendo fare un’ipotesi razionale, si potrebbe ipotizzare che la rappresentazione di uomini in compagnia di dinosauri sia frutto di una jungiana fantasia archetipica: gli antichi incisori hanno immaginato l’esistenza di esseri enormi e giganteschi e, per esorcizzarli e per “imbonirli”, li hanno rappresentati in loro compagnia, come a voler comunicare la disponibilità a convivere. Oppure, si può ipotizzare che già 12.000 anni fa siano esistiti uomini che, rinvenuti casualmente e studiati fossili di dinosauri, abbiano cercato di ricostruire l’aspetto di quegli antichi mastodonti. Insomma, si può ipotizzare che siano esistiti dei “paleo-paleontologi” i quali abbiano rappresentato, sulle pietre, le loro ricostruzioni, ipotizzando, loro, che uomini e dinosauri, in passato, siano vissuti insieme. A questo proposito, riportiamo un brano di una leggenda degli indiani Zuni (nativi del Nuovo Messico) che sembra descrivere, con terminologia semplice e mirata, il processo di fossilizzazione: «[...] vivevano sulla terra mostri enormi [...]. Poi gli abitanti del cielo dicono a questi animali: “Vi trasformeremo in pietra, così non potrete più fare male agli uomini e recherete loro conoscenza e giovamento.Dopo che ciò fu detto la crosta terrestre si indurì e gli animali diventarono di pietra [...].» Si è osservato che molte specie di dinosauri rappresentati sulle pietre non erano presenti nella zona del ritrovamento, dunque le pietre sono sicuramente un falso successivo, e che la qualità delle incisioni e delle rappresentazioni migliora nelle pietre scoperte in tempi più recenti. Una risposta ad ogni obiezione. Neanche oggi, noi, possiamo sapere come fossero gli stadi evolutivi degli animali studiati da Darwin, eppure, utilizzando criteri biologici ed evoluzionistici, questa ricostruzione è stata possibile ed ora abbiamo immagini abbastanza precise. Considerando, poi, il clamore suscitato dalla “faccenda” è ovvio che molti falsari si siano impegnati a realizzare pietre che, per essere appetibili dai turisti di quelle zone, dovevano anche essere “belle” da vedere … Per quello che riguarda la seconda categoria, cioè astronomia ed astronautica, alcune pietre di Ica rappresentano alcuni uomini intenti a scrutare il cielo notturno per mezzo di telescopi. Come si sa, il telescopio fu inventato dai navigatori olandesi e perfezionato da Galileo Galilei nel XVII secolo. Sempre su queste pietre, è possibile osservare, in altro a sinistra, uno strano oggetto sferico seguito da quella che sembra una “scia”: secondo Cabrera è possibile che si tratti della raffigurazione stilizzata di una cometa. In questa stessa incisione sono rappresentati anche i pianeti di Giove e Venere e un’eclissi di Sole. Altre pietre rappresentano 13 diverse costellazioni, incluse le Pleiadi. Un’altra pietra, ancora, rappresenta un calendario astronomico di 13 mesi, probabilmente basato sui cicli lunari. Su altre pietre, ancora, possiamo osservare le figure tracciate sulla piana di Nazca, come detto, non troppo lontana da Ica: su questo torneremo tra poco. Oltre al “volo su Pterodattilo”, che abbiamo visto prima, altro mezzo di locomozione aerea rappresentato sulle pietre è una sorta di uccello meccanico, a bordo del quale sono riconoscibili uomini che osservano o cacciano dinosauri o mentre scrutano il cielo, solcato da corpi celesti. Passiamo dalle stelle alla nostra Terra e vediamo di analizzare alcune pietre le immagini delle quali rientrano nella terza categoria, quella degli antichi continenti. Secondo la teoria della Tettonica a zolle o a placche, illustrata da Hapgood, i continenti poggiano su zattere di materiale galleggiante su un mare di magma; i movimenti di questi continenti, oltre a determinare, ovviamente, il loro spostamento (la famosa teoria della “deriva dei continenti”, elaborata da Wegener), sono causa di terremoti, eruzioni vulcaniche e della formazione ed innalzamento di catene montuose, aperture di mari, di laghi e quant'altro. Secondo questa teoria, anticamente la posizione dei nostri continenti non era uguale a quella che questi hanno attualmente. Per esempio, il Sud America era unito all’Africa occidentale, come la forma delle coste del Brasile, perfettamente “incastrabile” con quella del Golfo di Guinea, dimostra. Ora, una carta degli antichi continenti terrestri è presente su una delle pietre di Ica. L’incisione rappresenterebbe la disposizione degli antichi continenti di Atlantide, Mu, Lemuria e del continente americano. I geologi, servendosi dell’aiuto del computer, hanno confermato che la forma dei continenti e delle terre emerse raffigurate nelle pietre riproducono con precisione la Terra come doveva apparire 13 milioni di anni fa. Le pietre di Ica non sono gli unici documenti che attestano l’esistenza di “continenti perduti”. Nello Yucatan, in Messico, per esempio, William Niven trovò un petroglifo che riportava inspiegabili masse di terra nell’Oceano Atlantico e nell’Oceano Pacifico; ancora, il ricercatore James Churchward ritrovò, in Tibet, una tavoletta raffigurante “due continenti sconosciuti”. Ma torniamo ad Ica. Questa precisione nel tracciare quella che possiamo tranquillamente definire “la prima carta geografica della storia dell’uomo” ha fatto supporre che coloro che la realizzarono, evidentemente, potevano vantare un punto di vista privilegiato dal quale rilevare l’esatta posizione dei continenti: insomma, tanta precisione fa supporre che i realizzatori dell’incisione fossero in grado di viaggiare nello spazio. Questa ipotesi troverebbe conferma nelle figure presenti su altre pietre: su queste, sono raffigurate navi volanti, sospese in aria. Alcuni hanno ipotizzato che la loro capacità di volare (sempre se di questo si tratta) sia dovuta ad un campo elettromagnetico o ad un propulsore antigravitazionale. La fantasia, in questi casi, scavalca la scienza. Comunque sia, dando per buona questa ipotesi, troverebbe conferma l’ipotesi di Cabrera secondo cui Nazca altro non sarebbe che un antico porto spaziale per navi volanti. Secondo Cabrera, i tracciati andini sarebbero stati ricoperti, in passato, da un materiale sconosciuto, superconduttore e resistente alle alte temperature, che permetteva alle navi spaziali di atterrare in caduta libera senza alcun danno. Conferma di queste teorie venne nel maggio del 1975, quando il geologo Klaus Dikudt dell’Università di Lima disse di avere rintracciato, lungo le linee, “frammenti di un materiale scuro, traslucido, infrangibile, leggero ma estremamente duro, tanto da rigare il quarzo. Il materiale analizzato aveva reagito in modo anomalo a tutti gli esami, ed era rimasto intatto perfino sottoposto ad una temperatura di 4000 gradi. Non si trattava di frammenti di meteoriti. La composizione e la provenienza di questo materiale resta ignota …”. La conferma della reale funzione di Nazca, per un circolo vizioso, confermerebbe la possibilità, per gli antichi geografi di Ica, di volare oltre i limiti dell’atmosfera e spiegherebbe, così, l’esattezza dei contorni degli antichi continenti terrestri tracciati sulle pietre. L’incredibile precisione delle carte è anche confermata da un “addetto ai lavori”. Alcune pietre sono tuttora esposte al Museo Nazionale dell’Aviazione Peruviana, a Lima, il cui ex direttore, il colonnello Omar Chioino, fece riportare su carta da esperti cartografi dell’aviazione i motivi incisi sulle sessanta pietre del museo. Alcuni disegni erano incredibilmente simili alle figure incise nel deserto di Nazca. “Solo chi è pratico di procedimenti di rilevamento topografico può comprendere che tipo di modello sia necessario per riportare in misure gigantesche un disegno originale in piccola scala, con assoluto rispetto delle proporzioni. I primi devono aver posseduto strumenti e sussidi di cui non sappiamo nulla […]. Inoltre escludo la possibilità di una contraffazione […]: il dottor Cabrera è stato sotto la sorveglianza del Servizio d’Informazione negli anni settanta e per un lungo periodo di tempo. Non è emerso nulla che lo potesse incastrare. La sua serietà è oggi al di sopra di ogni sospetto.” Per parlare delle incisioni raffiguranti “cataclismi planetari”, ossia la quarta categoria di Cabrera, dobbiamo fare nuovamente riferimento alla cosiddetta “pietra degli astronomi”, che abbiamo analizzato poco fa. In essa si possono notare, come già evidenziato prima, due persone intente ad osservare il cielo per mezzo di un telescopio: un oggetto volante sale verso il cielo mentre tre comete precipitano verso la Terra; le stelle sono ritratte con un insolito brillio, mentre un’immensa nuvola striata, che simboleggia la pioggia, segue la coda di una grossa cometa. I continenti appaiono semi sommersi mentre una stella precipita su quello che appare come un continente, oppure una grande isola. Per alcuni studiosi, questa incisione raffigurerebbe il grande cataclisma che fa da fil rouge a tutti i miti dei popoli della Terra (dall’Antico Testamento ai racconti mitologici dell’antica Mesopotamia, giusto per fare un paio di esempi) e che interessò la Terra migliaia di anni fa. Le prove concrete del suo verificarsi si troverebbero nello strato d’iridio presente nel suolo in notevole quantità, presenza che denota un incremento spiegabile unicamente con la caduta di meteoriti e non semplicemente con un incremento di attività vulcanica. La fascia del minerale è spessa ben cinquanta centimetri, il che fa ipotizzare che un grosso asteroide, o uno sciame di asteroidi, o la coda di una cometa, abbiano incrociato la traiettoria della terra. Altri indizi di un eventuale cataclisma ci arrivano dalla pietra raffigurante gli antichi continenti della Terra, che abbiamo analizzato poco fa. Sul perimetro esterno si possono notare gruppi di piramidi, i vertici delle quali sono rivolti verso i continenti, e, tutt’intorno, una larga striscia di linee ondulate che sembra indicare un accumulo di vapore nell’atmosfera. Sapendo che le piramidi erano il simbolo di sistemi che servivano per captare, conservare e distribuire energia (come vedremo di seguito), è evidente che l’uso incongruo di tali sistemi doveva aver provocato una situazione di squilibrio. Il pianeta, ricevendo calore dal sole e non potendolo dissipare a causa di quell’enorme strato di vapore, era diventato un sistema termico chiuso. Giunto al punto di massimo accumulo, il vapore si deve essere convertito in acqua, precipitando sulla terra sotto forma di una pioggia interminabile, un vero diluvio, con conseguenze spaventose. Nello stesso tempo, l’eccesso di energia calorifica poteva avere intaccato anche lo scudo di Van Allen, l’involucro magnetico che circonda la terra e che la protegge dalle particelle ionizzate emesse dal sole. Quest’insieme di fattori doveva aver provocato un aumento di intensità nel campo gravitazionale della terra, con la conseguente cattura di corpi celesti che, penetrando attraverso le falle aperte nelle fasce di Van Allen, colpirono la terra con effetti catastrofici. Cataclismi di questo tipo (è stato confermato da geologi ed astronomi) sono una cosa avvenuta con buona certezza, nel passato del nostro pianeta. Riportiamo un fatto curioso. Tanto per non lasciare intatta nessuna via di indagine, si decise di far eseguire ad una sensitiva in stato di trance un esame psicoscopico su una pietra incisa, di cui ella non conosceva né la provenienza né la storia. Questo il risultato: "Vedo due individui. Un occhio vigile che guarda; un pungolo nella mano dell’altro. Com’è veloce il disegno! Quasi nemmeno pensato ed è già finito. è l’occhio di chi guarda, però, che sta guidando. La pietra mi dice: pazienza e osservazione. La vedo in mezzo ad altre. Non a caso i disegni sono ripetuti in tutta una serie. La soluzione è nella serie: non c’è il tre senza il due, non c’è il quattro senza il tre. Io vado dentro la terra … vado a segnare. Io segno, tu mi guardi. Tu con gli occhi mi dici quello che devo segnare e io segno quello che tu dici, perché tu sei che sai. Io non so. Io eseguo con la mano quello che tu mi dici con gli occhi, perché tu sai. Tu sai la vita: tu sai il prima e il dopo; tu sai dirmi come sarà, tu sai dirmi quello che è stato. Io solo segno. Altri ancora segnano: altri già prima hanno segnato”. Improvvisamente la sensitiva comincia ad agitarsi e a respirare affannosamente. “Acqua … vedo acqua. Acqua che bagna e liscia … acqua che lava … lava anche il ricordo! Lava tutto. Quanta acqua! Quanta acqua al passaggio di chi è stato! Basta! Non posso più tenere questa pietra! Non la voglio più! Toglietemela! … Ah, la mia testa! Che strano … la mia testa è una pietra nera come quella che avevo in mano …". Come detto all’inizio, molte delle pietre di Ica rappresentano anche operazioni chirurgiche. E le operazioni erano veramente di qualunque genere: trasfusioni, agopuntura con funzione anestetica, parti cesarei, rimozione di tumori, operazioni a cuore aperto (ricordiamo che siamo in anni antecedenti alle prime operazioni di Christian Barnard), a polmoni e reni, addirittura al cervello. Altre figure mostrano come i pazienti, prima di essere operati, fossero intubati e collegati a macchinari di alimentazione cardiaca; altre ancora mostrano strumenti chirurgici di estrema precisione; in altre ancora i corpi sono stati raffigurati in trasparenza, in modo che possano essere visibili gli organi interni, a testimonianza dell’avanzata conoscenza e a sottolineare che la struttura fisica degli individui era uguale alla nostra. Si tratta di raffigurazioni tali, è pleonastico dirlo, da far supporre un’estrema conoscenza medica da parte degli autori delle incisioni. Per far capire come questa conoscenza fosse stupefacente, faremo soltanto un paio di esempi. Come detto, molte incisioni rappresentano operazioni di trapianti d’organo. Una costante di ogni rappresentazione è la presenza, nella scena di una donna incinta: in ogni scena, la donna è collegata, tramite una sorta di cannula inserita nell’arteria radiale, sia al cuore rimosso dal donatore, sia al paziente ricevente. è evidente che la donna sta trasfondendo il proprio sangue sia al donatore che al ricevente. Riflettendo su questo punto Cabrera ipotizzò che nel sangue delle donne in gravidanza vi fosse una sostanza (un ormone, un enzima) capace di bloccare o limitare il problema principale dei trapianti, cioè il rigetto. Nel 1980 due medici, Ronald Finn e Charles St. Hill di Liverpool, condussero una serie di esperimenti legati alle intuizioni di Cabrera. Operarono trapianti di fegato, di reni e di cuore in animali trasfusi con plasma prelevato da femmine gravide e notarono un sensibile regresso dei fenomeni legati al rigetto. I due dottori non riuscirono ad identificare la sostanza che bloccava il rigetto, ma ipotizzarono che si trattasse di un ormone immuno-depressorio, cioè un ormone diverso dal progesterone (un ormone femminile fondamentale durante la gestazione e la gravidanza) conosciuto ed utilizzato già dal 1934 e non sempre rivelatosi efficace per prevenire l’aborto, che altro non è che un rigetto. Questo processo, come detto, ci è noto soltanto dal 1980; gli autori delle incisioni, invece, lo conoscevano già. Altro esempio: su una delle pietre è rappresentato, in tutte le sue fasi, un trapianto di cervello. Per noi si tratta di un’operazione impossibile da eseguirsi: al nostro livello di tecnologia, siamo in grado di mantenere le funzioni vitali cerebrali, ma non di unire il cervello trapiantato al bulbo rachideo, al midollo spinale, ai numerosi nervi presenti. Gli autori delle incisioni, però, pare fossero in grado di farlo. La conclusione di Cabrera fu che gli autori di quelle pietre avevano raggiunto una vasta e profonda conoscenza della scienza medica. Le cinquanta pagine del V capitolo del suo libro sono dedicate alla spiegazione di come venivano eseguite operazioni chirurgiche molto complesse, soprattutto quelle di trapianto di vari organi. Quanto alle terapie mediche, unendo le conoscenze desunte dalle incisioni con quelle acquisite dalla moderna medicina occidentale, Cabrera ha proposto un nuovo ordinamento molecolare che ha descritto in una tesi dal titolo Teoria Biomicrofisica di Immunologia del Cancro, a cui ha collaborato il suo assistente, il dottor Luíz Cáhua Acuña. Per quello che riguarda la “flora e fauna”, su alcune pietre si possono osservare, oltre ai dinosauri, molte specie animali comparse molti anni dopo i grandi sauri e non tutti appartenenti alla fauna delle Americhe, quali struzzi, canguri, pinguini, cammelli e altri. Tra gli “altri”, vi è la rappresentazione di cammelli e lama con zampe di cinque dita. Esaminando le incisioni, Cabrera si ricordò che un archeologo peruviano, Julio C. Tello, aveva pubblicato uno studio sui queros (stoffe con figure intessute) di stile Tiahuanaco in cui erano rappresentati lama con cinque dita, come nei lama preistorici e a differenza di quelli attuali, che hanno zoccoli bipartiti. Alcuni studiosi avevano giudicato quei disegni come il prodotto della fantasia di artisti pre-colombiani che avevano voluto umanizzare i lama. Ma, a distanza di pochi anni, lo stesso Julio Tello aveva scoperto scheletri di lama con cinque dita. Questo ritrovamento, che avrebbe dovuto interessare archeologi e paleontologi, passò del tutto inosservato, così come era stata ignorata la scoperta di antropologi indiani, comunicata alla Accademia delle Scienze dell’U.R.S.S. nel 1973, di fossili umani estratti da rocce mesozoiche (fra i 230 e i 63 milioni di anni fa). Cabrera ebbe questa notizia dal dottor A. Zoubov, antropologo russo e membro dell’Accademia delle Scienze, in occasione di una sua visita per una serie di conferenze nei paesi latino americani. Parlando, invece, delle razze della Terra, su alcune pietre si possono distinguere esseri all’apparenza simili agli uomini, ma dotati di coda. Secondo un importante ricercatore, Charroux, che incontreremo anche in seguito, si tratterebbe di una civiltà a metà fra uomini e sauri. Un’ipotesi che trova conferma in molti racconti mitologici antichi, i quali narrano e riportano di “uomini simili a lucertole”. Viste più da vicino “le pietre dello scandalo”, torniamo ora a tracciarne per sommi capi la storia. In effetti, parlando delle pietre di Ica, si è soliti far cominciare la loro “storia” dallo studio condotto da Cabrera. Le cose, però, non stanno proprio così. Le pietre e le incisioni su di esse, infatti, erano conosciute dagli abitanti della zona dell’Ocucaje fin dal ‘500, come ci testimonia il cronista indio Juan de Santa Cruz Pachacuti Llamqui: nella sua opera, Juan descrive le piedras manco, ossia “pietre di potere” con estrema precisione, scrivendo anche come, durante il regno del re inca Pachacutec, in base ad un’antica tradizione, esse facessero parte del corredo funerario dei nobili. Un altro riferimento compare anche nel Noticias Historiales, opera dello spagnolo Pedro Simon conservato presso la Biblioteca Nazionale di Parigi e risalente al 1626. In tempi più vicini ma sempre antecedenti a Cabrera, poi, furono Pablo e Carlos Soldi ad interessarsi alle pietre ed ai loro misteriosi disegni. Proprietari di grandi haciendas vicine a Ocucaje, incuriositi dai disegni, che giudicarono opera di fantasia di artisti sconosciuti, cominciarono a raccogliere quante più pietre possibile, tanto che nel giro di pochi anni collezionarono migliaia di pezzi. Altri seguirono il loro esempio e, tutti convinti di trovarsi di fronte a qualcosa di eccezionale, chiesero alle autorità di avviare delle indagini per scoprire il luogo del ritrovamento, luogo che gli huaqueros mantenevano ben segreto, e di iniziare uno studio scientifico delle pietre. Ma inspiegabilmente, fin dall’inizio, ci fu un atteggiamento ostile da parte degli organi competenti, che poi diede origine a due opposti gruppi in lotta accanita: quello dei sostenitori dell’autenticità delle pietre, e quello degli oppositori. Dopo i Soldi, venne Cabrera. Mentre il dottore organizzava la propria collezione presso la Casa della Cultura di Ica, Cabrera lesse un articolo di Santiago Agurto Calvo, rettore del Politecnico di Lima, e Alejandro Pezzia, archeologo peruviano, comparso sul supplemento scientifico del quotidiano di Lima El Commercio: nell’articolo, i due studiosi affermavano di aver trovato, nell’agosto di quell’anno, pietre simili a quelle di Cabrera in tombe databili ad un periodo antecedente a quello della civiltà Inca, tombe nelle quali le pietre erano probabilmente utilizzate come portafortuna o come rappresentazioni di divinità, come già indicato da Juan de Santa Cruz Pachacuti Llamqui nella sua cronaca. La scoperta di Calvo e Pezzia fu ripetuta dallo stesso Calvo a Max Uhle Hugel, una zona archeologica protetta. Lì, in una tomba risalente al I secolo a.C., Calvo raccolse oltre cento pietre e le fece analizzare dall’Istituto di Mineralogia del Politecnico del Perù, ottenendo il primo risultato di un certo rilievo: le pietre, in base allo stato di ossidazione che ricopriva la superficie, erano databili ad almeno 12.000 anni prima. Una ulteriore conferma giunse dal vecchio collega di Calvo, Pezzia, il quale rinvenne, in un’altra tomba pre-incaica, una pietra incisa simile alle Pietre di Ica. L’articolo pubblicato da Calvo e Pezzia attirò presso Ica numerosi scienziati ed eminenti studiosi. Molti di loro, anche senza aver esaminato le pietre, sentenziarono che si trattava sicuramente di falsificazioni, e neanche troppo ben elaborate, preparate dallo stesso Cabrera. Il sostenitore principale di questa linea fu Roger Ravinez, archeologo e membro dell’Istituto Nazionale di Cultura del Perù, il quale ammise che solo le due pietre estratte dalle tombe da Calvo e Pezzia erano autentiche, mentre le altre, in tutto simili, erano soltanto falsi. Che non tutte e settantamila (tante si stima siano state vendute, fino al 1980, dai contadini di Ocucaje) siano certamente autentiche, è cosa sicuramente plausibile: dopo il clamore destato dal caso, il valore commerciale delle pietre era cresciuto vertiginosamente, dunque la loro vendita, per i contadini, era ottima fonte di ricchezza. Tra i più importanti “falsificatori” (in spagnolo campesinos, abili incisori pronti a vendere finti reperti archeologici per raggranellare qualche soldo con i turisti) di Ica, stando a quanto da loro stesso affermato, ci sono due contadini, Basilio Uchuya e Irma Gutierrez, che, in un’intervista rilasciata a A. Rossel Castro per una rivista archeologica peruviana nel 1977, si dichiararono autori delle incisioni. I soggetti, dichiaravano i due, arrivavano dalle fonti più varie (fumetti, illustrazioni, libri scolastici e giornali); a lavoro finito, bastava mettere le pietre nel pollaio e le galline provvedevano a depositarci sopra una patina d’antico. Un’ipotesi plausibile, ma impossibile per vari motivi. Tanto per cominciare, come detto prima, le pietre erano conosciute fin dal ‘500; in secondo luogo, per realizzare settantamila incisioni, i due contadini avrebbero dovuto lavorare giorno e notte per almeno trent’anni, ad un ritmo di una pietra al giorno! Se si considera poi la durezza relativa delle pietre, vicina a quella del diamante, il loro presunto lavoro di incisori va incontro ad una difficoltà maggiore. Considerando, ancora, le analisi geologiche ed il fatto che i due contadini erano praticamente analfabeti e, di fatto, sprovvisti di conoscenze scientifiche anche elementari (fondamentali per la realizzazione della maggior parte delle incisioni e certo non rinvenibili solamente dalle fonti da loro citate), le affermazioni di Uchuya e Gutierrez sono definitivamente smentite. Non tutti, naturalmente, sostenevano la falsità delle pietre. Robert Charroux, per esempio, nel 1977 condusse un’indagine all’insaputa di Cabrera, andando a intervistare i due contadini presunti autori delle incisioni. Dopo essersi convinto che questi mentivano, nel suo libro L’Enigme des Andes, confermò l’eccezionalità della scoperta di Cabrera: “Accettando l’autenticità delle pietre la storia del mondo dovrebbe essere riscritta da capo, ma gli uomini di scienza non accetteranno mai di fare una simile rivoluzione”. Dalla parte di Cabrera, anche il ricercatore francese Francis Mazière, famoso per il pionieristico lavoro svolto sulla cultura polinesiana dell’isola di Pasqua: dopo un accurato lavoro di reperimento e studio, nel 1974 Mazière ha definito le pietre come “l’enigma archeologico più sconcertante del sud-America”, escludendo la possibilità di falsificazioni. Incurante della campagna denigratoria che gli veniva mossa da ogni parte, Cabrera trasformò il proprio studio medico in museo e continuò lo studio e la classificazione delle pietre. Come avevano fatto Calvo e Pezzia prima di lui, anche Cabrera richiese a due enti competenti, la Compagnia di Ingegneria Mineraria Mauricio Hochshild e l’Istituto di Mineralogia e Petrografia dell’Università di Bonn, analisi sui suoi reperti; le analisi dell’Università di Bonn furono condotte dal dottor Eric Wolf, il quale fornì un risultato identico a quello della Compagnia di Ingegneria Mineraria Mauricio Hochshild e a quello di Calvo e Pezzia: le incisioni sulle pietre risalivano a 12.000 anni fa. Va detto, per inciso, che, recentemente, il ricercatore spagnolo, Vicente Paris, ha ottenuto una pietra dal professor Cabrera facendola analizzare a Barcellona da José Antonio Lamich del gruppo di ricerca Hipergea. Le analisi purtroppo hanno dato esito negativo, rilevando segni di carta abrasiva e lavorazione recente. Cabrera ha ammesso che parte della sua collezione viene dal campesino Basilio Uchuya, uno dei principali falsificatori delle pietre, dunque è possibile che la pietra analizzata da Paris sia un falso. Confortato da questo risultato, Cabrera continuò lo studio delle sue pietre. Analizzandole, abbiamo già visto quali furono le sue incredibili scoperte. Non abbiamo ancora parlato, però, della teoria di Cabrera circa gli uomini rappresentati nelle pietre, probabili autori delle incisioni. Per introdurre queste teoria, e per completare l’analisi degli studi di Cabrera, dovremo osservare ancora una volta le pietre da vicino.Studiando sistematicamente un gruppo di circa 500 pietre, Cabrera si accorse che certi segni (spirali, triangoli, rombi, reticoli, foglie, frecce, linee) si ripetevano in posizioni diverse, a seconda delle diverse situazioni. Ne dedusse che si doveva trattare di una qualche forma di crittografia. Alla fine, con una buona dose di intuizione e di fortuna, riuscì a interpretare il significato di un buon numero di segni e arrivò a decodificare quella specie di linguaggio simbolico: la foglia era il simbolo della vita e indicava la trasformazione dell’energia solare in energia elettronica; le linee parallele erano il simbolo della vita vegetale, di un’energia organica e biologica di grado inferiore; le quadrettature oblique e le losanghe indicavano la vita animale; le linee verticali e orizzontali, la vita umana; le piramidi, complessi energetici di assorbimento, accumulo e distribuzione di energia. L’elemento di questo oscuro linguaggio fu individuato da Cabrera nella foglia. In molte pietre, gli individui impegnati in attività importanti portavano dei copricapo apparentemente formati da piume (ma un più attento esame rivelò trattarsi di foglie), mentre altri individui, nelle stesse scene, ne erano sprovvisti, quasi a suggerire la presenza di vari tipi con caratteristiche diverse. Cabrera contò più di cento posizioni in cui la foglia era collocata all’interno delle composizioni, evidentemente per suggerire differenti interpretazioni a seconda di come era accostata ai vari elementi. Cabrera si chiese se la costante presenza di foglie non indicasse una funzione particolare. In molte incisioni, i raggi di sole si insinuavano fra le foglie dei copricapo dei personaggi importanti e terminavano alla base delle loro teste, proprio nella zona della ghiandola pineale, o epifisi, presente alla base del cervello, in prossimità della nuca. Oggi sappiamo che l’epifisi è responsabile della produzione della melatonina, un ormone legato al sistema delle endorfine, che presiede ai ritmi del sonno e della veglia, e quindi all’alternanza energetica senza la quale un organismo non può reggere. Benché si trovi all’interno della scatola cranica, riceve la luce del sole attraverso un circuito nervoso che trasmette la luce dalla retina fino alla ghiandola. Più di venti anni fa, quando l’epifisi veniva ancora definita inutile, Javier Cabrera rilasciò queste dichiarazioni alla rivista argentina El Insolito: "Si sa che le foglie si sviluppano per mezzo della fotosintesi e perché la fotosintesi avvenga è necessaria la luce del sole, fonte primaria di energia. Allo stesso modo la ghiandola pineale cattura l’energia solare cosmica e la trasforma in un altro tipo sconosciuto di energia, che io chiamo energia conoscitiva. Le foglie che compaiono sulle teste di alcuni individui sono una rappresentazione simbolica di un mezzo che permetteva loro di stimolare il cervello, per sviluppare le loro funzioni conoscitive, così come di convertire l’energia solare e cosmica in un tipo di energia conoscitiva. Sfruttando l’attività della loro ghiandola pineale, quegli esseri erano in grado di trasformare il corpo organico in corpo puramente energetico. Mi chiedo se la nostra umanità sarebbe in grado di gestire una simile fonte di energia. Guardando a quanto accade oggi con il nucleare, direi di no." Un altro dettaglio a conferma del ruolo che l’epifisi doveva avere nel fornire non solo energia conoscitiva ma anche organica appare nelle medesime incisioni con gli individui trafitti dai raggi di sole. Le teste, disegnate di profilo, hanno una bocca piccolissima, chiusa dietro da una specie di graffa, chiara allusione al fatto che quegli esseri non si alimentavano per via orale. Stupefatto dall’enorme sapere di quegli strani esseri, come testimoniato dalla varietà di conoscenze rappresentate sulle pietre, Cabrera decise di chiamare quegli antichi esseri “Antenati Superiori” e definì la loro civiltà “Glittolitica”. E riguardo il loro aspetto inconsueto (corpi piccoli e tondi da bimbi e teste grandi con profili adunchi da vecchi): "Per quanto riguarda le figure umane rappresentate nelle incisioni, anche se è probabile che non vi sia una estrema fedeltà ai modelli, dato che si tratta di disegni simbolici, penso tuttavia che per certi aspetti non fossero diversi da come appaiono. è evidente la sproporzione fra la testa, il corpo e gli arti. La testa è voluminosa, e ancor più il ventre; gli arti superiori sono lunghi, le mani hanno dita sottili e il pollice non è in posizione opposta. Gli arti inferiori sono robusti e corti. Dato che la finalità dell’umanità glittolitica era l’aumento delle qualità intellettive per incrementare e conservare le conoscenze acquisite, la conformazioni fisica degli individui dovette adattarsi al costante esercizio delle funzioni conoscitive. Pertanto il cervello doveva avere dimensioni notevoli; le braccia potevano non essere robuste e le mani, non dovendo assolvere a funzioni meccaniche, non avevano bisogno di un pollice in posizione opposta. Le gambe corte e forti e il ventre pesante, spostato in basso, bilanciavano il peso della testa, sproporzionatamente grossa." I vari individui appartenenti a un diverso livello evolutivo, che Cabrera identificò in cinque tipi differenti, sono riconoscibili da certi segni caratteristici che rivelano le loro diverse capacità e attitudini. Ma da dove arrivavano le conoscenze di questa antica civiltà? Per rispondere a questa domanda, che si ricollega ai cinque gruppi evolutivi di cui appena più sopra, osserviamo ancora le pietre. In una incisione appare, in forma simbolica, il processo di trasmissione di codici di conoscenza fra esseri di diversa struttura ed evoluzione. Su un lato della pietra, si può osservare il disegno di un individuo dal copricapo di foglie (perciò un essere superiore), mentre, sull’altro lato, si nota un essere dall’aspetto quasi animalesco. Una delle foglie che coronano la testa dell’essere superiore si allunga fino a inserirsi nella testa dell’altro individuo: ricordando che la foglia è il simbolo della carica energetica e dell’evoluzione intellettiva, è evidente, in questa incisione, l’allusione alla possibilità di trasmettere informazioni da soggetto a soggetto. Le incisioni suggerirebbero, insomma, che l’evoluzione umana non sarebbe stata un processo naturale e spontaneo, ma sarebbe stata programmata e diretta da individui appartenenti a una civiltà più avanzata su soggetti biologicamente e intellettualmente inferiori. Secondo Cabrera, gli autori delle incisioni sarebbero stati proprio gli individui che, una volta ricevuti i codici di conoscenza, furono in grado di tramandare quanto era stato loro trasmesso. Visti tutti questi fatti, cerchiamo di tirare le somme di quanto detto finora. Secondo Cabrera, in base a quanto riportato dalle pietre, almeno 12.000 anni fa (ma forse anche 65 milioni di anni fa) sulla Terra sarebbe esistita una razza, la razza Glittolitica, in possesso di conoscenze scientifiche al di là di ogni nostra immaginazione. L’origine di questa razza rimane, naturalmente, avvolta nell’oscurità. Per Cabrera potrebbe trattarsi di una razza di origine extraterrestre, insediatasi in Perù ed entrata in contatto con i primi ominidi, i quali sarebbero stati oggetto di esperimenti per un’evoluzione guidata del genere umano. Questa teoria conferma quella espressa nel volume Perù, incidents of travel and explorations in the lands of Incas, pubblicato a New York nel 1887. L’autore, Ephraim George Squier, un archeologo nord americano, dopo aver studiato minuziosamente le civiltà dell’antico Perù, si era convinto che nella storia peruviana erano esistite due distinte epoche culturali: una situata in un tempo molto lontano, detentrice di una conoscenza scientifica molto avanzata, e l’altra, quella degli Incas, di un livello culturale molto più basso. Squier pensava che fra queste due culture doveva essere intercorso un tempo difficile da precisare, ma enorme. Era anche convinto che le gigantesche costruzioni sparse nel territorio peruviano erano la testimonianza di una tecnologia avanzatissima, patrimonio di una umanità sconosciuta. Trovandosi nelle vicinanze di un’immane catastrofe planetaria (forse quella che ha causato l’estinzione dei dinosauri, causata da un evento naturale o da un uso sbagliato della propria tecnologia), questa civiltà, consapevole della propria fine, avrebbe affidato a delle pietre la memoria della propria esistenza, della propria cultura e della propria sapienza ed un monito a non commettere gli stessi errori. Scomparsi i glittolitici (estintisi o, più probabilmente, ripartiti verso il proprio mondo di origine, che Cabrera individua nelle Pleiadi, [coincidenza: in Perù, il giorno di San Giovanni si festeggia l’Inti Raimi, il dio Sole: ricordando il momento in cui la Terra si trovava perfettamente allineata con il Sole e le Pleiadi]), la Terra sarebbe ripiombata nella preistoria, facendo diventare ciò che era realtà un mito, un racconto di fantascienza, un’assurda fantasticheria. E siamo alla conclusione della storia. Anche perché il suo più importante personaggio, il dottor Cabrera, è scomparso di recente e, con lui, è venuto scemando anche l’interesse per le pietre di Ica. Quale sia la verità, probabilmente non lo sapremo mai. Però, osservando quelle pietre, non si può non pensare che il passato, a volte, potrebbe dover ancora venire. http://alieniemisteri.altervista.org/83.jpghttp://alieniemisteri.altervista.org/iavi_14g.jpghttp://alieniemisteri.altervista.org/iavi_16g.jpghttp://alieniemisteri.altervista.org/49.jpgFonti:oopart.itedicolaweb.itHera (rivista) http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
Derpy Posted September 28, 2009 Share Posted September 28, 2009 L'ultima volta che ne ho sentito parlare però avevano svolto degli accertamenti sulle pietre che le rivelarono come dei falsi storici... non so, francamente a queste pietre non ho mai creduto molto. http://imageshack.com/a/img843/4272/gv9v.pngCrede che riuscirà a rispettare un marito che, forse, ha preso la più grossa cantonata scientifica di tutti i tempi? Link to comment Share on other sites More sharing options...
Seph Posted September 28, 2009 Share Posted September 28, 2009 Dando una rapida occhiata sul web anch'io ho letto che furono etichettate come false, ad ogni modo ci sono parecchie persone che pensano si tratti di reperti originali...Mah :P Membro n° ??? http://i62.tinypic.com/35bdr3c.gif ____________ - Incline Mind - 100% (2002-2003) - Demo - Download- Incline Mind II - 100% (2004) - Completo - Download- Incline Mind III - ??% (work in progress) - Topic del progetto Rpg2s RPG ::: Sophie ::: Oggetti Abito Elegante Pugnale comuneArmatura di cuoioDiademaBorsa comuneCordaTorciaPenna e CalamaioUn libro vuotoCannochiale 3 monete Descrizione http://img151.imageshack.us/img151/7092/sophieg.jpg Sophie è una graziosa bimba, dimostra si e no 9-10 anni. Carnagione bianchissima, viso pulito, due grandi occhioni rossi, lunghi capelli lisci, color argento, che scendono in parte sulla schiena e in parte dinanzi al viso.Veste con dei pantaloni bianchi e una pregiata veste, sempre bianca, orlata con motivi di colore nero.Ricamato sulla veste, sul petto, uno scudo con due ascie incrociate.Infine, bene in vista e appeso in vita, un piccolo pugnale dall'impugnatura color oro. Link to comment Share on other sites More sharing options...
Derpy Posted October 3, 2009 Share Posted October 3, 2009 Lucas, qui bello! Fammi un favore, ascolta la mia storia: Da un pò di tempo sky news... no, sky, boh qualche canale di quel cazzo di sky trasmette programmi culturalmente... uhm... fuorvianti.Diciamo qualche documento sulla fine del mondo ora... io mi ricordo robe assurde del tipo "le armi del futuro" et simila... e davvero... è naturale che quando hai un programma del genere DEVI enfatizzare tutto, a costo di passare per un coglione http://www.picusonline.it/public/Image/varie/giacobbo.jpg Bene... mettiamo che se non lo sai te lo dico, vai in libreria?Ultimamente in libreria spopolano libri sul 2012 e io... io lo so di quanto ti possa spappolare le palle l'argomento, ma infatti... non ti dico di affrontarlo per forza.Adesso ti racconto la mia situazione, ultimamente un mio amico che è una specie di Borg con sky collegato 24 ore al giorno credo si sia un pò... esagitato con 'ste notizie sul 2012, e letture sul 2012... e davvero... se nel 2012 muoio ti giuro, è la volta buona che mi incazzo. Non ci puoi uscire insieme che ti parla di 2012, ora... veniamo a noi, mi salta fuori con una storia sul "libro segreto di nostradamus", una tribù di indigeni del cavolo e una croce da qualche parte in europa.Tutti che parlano di un allineamento planetario atteso per il 2012 Veramente ne ho piene le balle, perchè non puoi uscire con lui ultimamente che ogni due minuti sei lì a grattarti i coglioni. Esprimiti, metti via i sassolini di ica e parlami una volta per tutte de 'sta storia e del libro segreto di nostradamus (illustrato dal figlio)Non è archeologia, ma in fondo non lo erano nemmeno i teschi di cristallo di indy 4... per non parlare dei frigoriferi di piombo. Please, svelami l'arkano, quanto c'è di credibile nel 2012 quanto no, quanto sia fantasia e quanto no... perchè personalmente non ho preoccupazioni per quella data, ma almeno se deve succedere qualcosa di brutto disdico gli impegni http://imageshack.com/a/img843/4272/gv9v.pngCrede che riuscirà a rispettare un marito che, forse, ha preso la più grossa cantonata scientifica di tutti i tempi? Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted October 4, 2009 Author Share Posted October 4, 2009 ecco che lucas, fedele misterologo come sempre, ritorna portando tra le fauci l'arcano odierno allora, penso che il tuo amico abbia visto un documentario su history channel, fatto un po' di tempo fa ma replicato in continuazione, proprio sulle predizioni di catastrofi varie e 2012 Ebbene si, nella biblioteca di Roma hanno trovato un libro, attribuito a Nostradamus, questo libro, a differenza delle quartine e delle profezie, e’ una raccolta di disegni, 80, che ci guidano attraverso i tempi, c’è chi ci ha trovato dentro il Papa durante la prima guerra mondiale che depone la sua la corona, Papa Giovanni Paolo II, assediato dai guerriglieri della mezza luna, una torre in fiamme, che hanno subito ricollegato all’11 Settembre (un po’ forzata secondo me, ma nel contesto ci può anche stare). Poi c’è una figura, Papa Benedetto XVI che, secondo gli esperti, guiderà la chiesa verso tutta una serie di problemi, in un disegno è raffigurato con un uomo che fugge dal Papa mentre delle donne gli voltano le spalle, il Papa tiene in mano un bastone con una croce doppia, il simbolo della vita, che dal basso prende fuoco, 2 dadi raffiguranti il numero sei . Si sono soffermati parecchio su questa immagine, dicono che il discorso di Ratisbona, e le polemiche sull’aborto potrebbero essere l’inizio dell’avverarsi della profezia, dicono… Poi chi ha esaminato il libro, e gli studiosi di Nostradamus, hanno continuato, esaminando disegno per disegno notando sempre la presenza della ruota a 8 raggi. La punta della freccia del sagittario e la coda dello scorpione formano i due punti di una retta, che se trasformata nel diametro di un cerchio finirà con il racchiudere esattamente il centro della nostra galassia. La cosa più stupefacente è che Nostradamus conosceva questo punto, come i Maya prima di lui, ma a differenza dei Maya sapeva di un 13esimo segno zodiacale, il quale teneva in mano un serpente, simbolo del male, corrispondente al segno di Ofiuco. Tracciando 4 rette, due dal centro della galassia, e 2 dal centro della terra, si ottengono gli 8 raggi, simbolo del tempo, che sta per finire. Secondo alcuni studiosi di Nostradamus, quando i due punti, quello del centro della galassia e quello della terra combaceranno sarà l’inizio di una rivoluzione, come questa sarà dipenderà da noi, loro dicono che non è un caso che questo libro sia giunto a noi adesso e che dipenderà da noi il nostro futuro, ma Nostradamus ci ha dato la possibilità di vedere quello che ci aspetta, inondazioni, mutamenti climatici, siccità, guerre e distruzioni, la possibilità di un conflitto/invasione da parte dei mussulmani. incredibile a dirsi ma... per quanto riguarda gli allineamenti planetari ti dico che...Con allineamento planetario si indica quella configurazione dinamica in cui i pianeti del Sistema Solare si trovano allineati tutti sulla stessa retta (e sullo stesso semiasse) se visti dal Sole. Questa configurazione ideale non si verifica praticamente mai, tuttavia ci sono stati (e ci saranno) dei periodi in cui i pianeti giacciono entro un settore di 90 gradi centrato sul Sole. È con questi limiti che si parla (impropriamente) di "allineamento planetario".Tuttavia, anche quando un pianeta ne supera un altro nella sua orbita intorno al Sole, si forma quello che si definisce un allineamento tra il sole e i due pianeti. Immaginando di guardare il sistema solare dall'alto, possiamo ipotizzare tanti raggi che escono dal centro del Sole, uno di questi raggi sarà un allineamento quando due o più pianeti lo attraversano contemporaneamente.Quella della relazione allineamenti catastrofismi sembra una teoria alquanto campata in aria, sia perchè non esistono prove concrete al riguardo, sia perchè quelle sporadiche occasioni sono dovute sostanzialmente al caso.Tuttavia esiste una certa realtà per quanto riguarda la relazione allineamenti/picchi solari.Si parte dal presupposto che il famoso vento solare, un flusso di elettroni che dalla nostra stella si dirige in tutte le direzioni raggiungendo ogni pianeta del sistema, possa essere in qualche modo amplificato da queste disposizioni geometriche. In pratica ogni allineamento indurrebbe nell'atmosfera solare un'intensificazione del flusso tale da produrre intensi brillamenti, violente esplosioni sulla superficie del sole.Gli allineamenti planetari sembrerebbero essere alla base anche del ciclo undecennale delle macchie solari ma quel che conta è che anche durante una fase di minimo solare (poche macchie solari) un allineamento può produrre un'improvvisa intensificazione dell'energia della durata di qualche giorno che di fatto si traduce in un'attività simile a quella registrabile nei periodi di massimo.Le macchie solari aumentano e il vento solare si intensifica, un maggiore numero di elettroni e ioni di vario genere viene spinto verso lo spazio e di conseguenza anche verso l'atmosfera terrestre dove, udite udite, queste particelle sembrano essere in grado di intensificare la formazione dei sistemi nuvolosi e quindi dei temporali (forse catastrofi in questo senso).Il tutto accadrebbe a circa una settimana di distanza dall'allineamento. Dopo ogni importante allineamento si verificherebbe dunque a circa una settimana di distanza un'intensificazione dei sistemi frontali, delle perturbazioni, secondo lo schema tipico della circolazione su scala globale. In sostanza verrebbero amplificati gli effetti della circolazione già presente. La lunga ondata di freddo del Febbraio 2005 secondo questi studi sarebbe da ricondurre all'allineamento del 27 Gennaio 2005 tra Mercurio, Venere ed il Sole. Sembra infatti che più gli allineamenti siano vicini alla nostra stella (pianeti interni) più il risentimento sulle turbolenze atmosferiche della Terra sia maggiore. http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
Derpy Posted October 4, 2009 Share Posted October 4, 2009 Ma in fondo qui tu parli di acqua, mentre profezie e storie varie si riferiscono al fuoco. Non mi risulta di aver mai sentito, ad esempio che dio abbia mai promesso all'uomo che non avrebbe mai più usato l'acqua, ma il fuoco... anzi, ciò che dio promette è invece la pace tra regno dei cieli e regno della terra per sempre, e mai più abuserà della sua influenza per ferire l'uomo. Tu mi parli di acqua, il filmato di fuoco. Ciò che rende tutte queste disquisizioni (interessanti, non dico di no) sul 2012 così "balzane" è il fatto che i Maya sono lì da millenni. Capisco perfettamente se "salta fuori "un libro" dal nulla, un libro lo puoi nascondere, lo puoi "perdere" ma una civiltà è una cosa diversa. E i Maya non sono cosa nuova, nè sono così sconosciuti come piace far credere. Di fatto perchè solo "ora" a cinque sei anni dalla catastrofe si salta fuori parlando delle inquietanti rivelazioni di un calendario che è sempre stato lì alla mercé di tutti, perchè adesso tutti se ne parli. L'impressione è l'isteria collettiva che comunque abbiamo già affrontato anche in altri casi. 2000 o millennium bug... ce n'è per tutti i gusti, all'avvicinarsi di certe date la gente inizia a sentire il fuoco che gli scalda la poltrona... però per il 2012 la sensazione è diversa. Io sono abbastanza certo che qualcosa succederà nei prossimi anni, e non dico 2012, dico "prossimi anni" perchè è indubbio che l'equilibrio del nostro pianeta faccia veramente schifo e se lo sia ridotto a un colabrodo. E anche l'intensificazione dell'attività solare la posso capire, nulla da ridire... ma da qui al vedere uno sterminio di massa... ce ne passa. Nostradamus, o chi per lui parla di un futuro (SE parla di un futuro) così come fanno e hanno fatto molti altri "profeti" molte altre persone che "sia vero e meno" hanno detto di poter vedere "oltre"La cosa che mi lascia perplesso, e non la considero sempre una legge dei grandi numeri, è il fatto che molti di quelli "credibili" parlano anche di fatti che vanno oltre il 2012... la Bibbia stessa (se uno vuole) affronta una fine del mondo ben lontana da quella di cui si parla in certe profezie, quindi... la questione non è se credere o meno ma... su CHI sia (ammesso ve ne sia uno) che ha formulato il futuro "reale". Io credo molto in energie, forze e influenze anche occulte, ma sul 2012 sono molto scettico. Non è la questione che non pensa che tutto può finire in così breve lasso di tempo, ma più che altro, sul fatto che solo "adesso" la gente ne parli. Perchè non trenta anni fa? Perchè non "prima"? E' questo quello che non capisco e che per me piega questa faccenda al livello di un qualunque film di fantascienza spicciola. Oltre ciò... aggiungo una cosa che quindici anni fa non avevamo, e che è internet. La rete, in sé è ormai alla portata di tutti, e con la rete è facile creare, anche involontariamente, psicosi di massa. Il fatto è che per quanto ci piaccia o meno o lo si usi o meno, tutti siamo connessi alla rete e direttamente o indirettamente (ad esempio per "sentito dire") riceviamo notizie più o meno vere. Basti pensare a certi tg che usano filmati di youtube spacciandoli per scoop. La rete informatica lega e trasmette miliardi di informazioni a miliardi di persone, e questo mezzo un tempo non esisteva, ed è un mezzo potentissimo, che è facile che sfugga di controllo. Ad esempio se io prendo per vere tutte 'ste storie sul 2012, come posso più prendere per vere quelle su nibiru, o quelle sul nemesi cosmico? Ci sono troppe incognite, senza contare che... il libro pare dire "avete una scelta" ooook... ma a parte che non ho capito la domanda, se tu hai visto quelle cose nel futuro significa che è quello il futuro, no? Altrimenti se posso cambiarle (e quindi sfatare il tuo mito o le tue profezie) non sarebbe auspicabile anche la teoria secondo cui fin dall'inizio ho solo dato bado ai vaneggiamenti di un folle?Dimostrami il contrario. http://imageshack.com/a/img843/4272/gv9v.pngCrede che riuscirà a rispettare un marito che, forse, ha preso la più grossa cantonata scientifica di tutti i tempi? Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted October 5, 2009 Author Share Posted October 5, 2009 c'è da precisare una cosa, l'attendibilissimo calendario maya (che aveva previsto una eclissi, verificatasi nel 11 luglio 1991, con soli 11 secondi di ritardo, oppure l’eclisse totale di Sole dell’11 agosto del 1999) non parla di nessuna fine del mondoSecondo i Maya e i loro calendari ci furono cinque Ere cosmiche, corrispondenti ad altrettante civiltà. Le precedenti quattro Ere (dell’Acqua, Aria, Fuoco e Terra) sarebbero tutte terminate, pare, con degli immani sconvolgimenti ambientali o con sconvolgimenti culturali e socialiSecondo il calendario Maya, l’attuale Età dell’Oro (la quinta, governata dal dio Quetzalcoatl) terminerà nel 2012 e avrà inizio l'era dell'acquario Sono più che altro alcuni studiosi a pensare a catastrofismi, inversione dei poli e altro(per quanto mi riguarda neanch'io sono propenso a pensare a catastrofi mondiali che spazzerebbero il genere umano da un momento all'altro, anche se sarebbe ora,per questo pianeta)Non è la questione che non pensa che tutto può finire in così breve lasso di tempo, ma più che altro, sul fatto che solo "adesso" la gente ne parli. Perchè non trenta anni fa? Perchè non "prima"?non c'è una risposta certa per questa domanda...bisogna dire che l'attenzione su questi fatti è stata portata grazie ad una serie di libri, più o meno seri, e alcune ricerche, più o meno serie, che avallano o distruggono queste teorieche ci sia un po' di speculazione (potrei citare giacobbo ma sarebbe scontato) non ci piove, c'è stata con dan brown sul caso maria maddalena (ci ha aggiunto una serie di esagerazioni per rendere il tutto più sensazionale), c'è stata con il millenium bug e ci sarà anche per le prossime teorie catastrofiche (se non succederà niente per il 2012, vuoi vedere che non ne spunteranno fuori altre?) http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
Cosmo Posted October 5, 2009 Share Posted October 5, 2009 (edited) La diatriba sul 2012 e sull'idea del "fuoco" e dell'"acqua" può essere risolta prendendo attenta lettura de "Il Mulino di Amleto", famoso testo di tal Santillana. Lucasart ha ragione nel focalizzare l'attenzione sul "cambio di era", poichè di questo si tratta. Nel 2012 avverrà il cambio di Eone, cioè di Era basata sulla precessione degli equinozi, cioè il periodico cambiamento dei punti di intersazione fra il piano dell'equatore terrestre e quello della sua orbita. Ogni Eone vede, in base a questo, il sole posizionato durante l'equinozio di primavera all'interno di un segno della fascia zodiacale. Nel 2012 passeremo dall'era dei pesci (qualcuno ha parlato di Cristo? XD) a quella dell'acquario. Nella mitologia antica, spesso e volentieri, questi avvenimenti cosmologici di immane rilevanza erano rappresentati allegoricamente con i miti di distruzione del mondo. ^_^ Edited October 5, 2009 by Cosmo cmq scusate se lo dico ma fatevi na sega...io sn single e vabbè ma fare un topic per vedere ragazze mamma mia... Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted October 14, 2009 Author Share Posted October 14, 2009 interessante articolo di oggi, su republica.it LONDRA - Bolt? Qualunque aborigeno della preistoria l'avrebbe surclassato. Il record mondiale del salto in alto è stato, almeno fino a un secolo fa, alla portata di buona parte dei giovani Tutsi, del Ruanda, che nelle cerimonie di iniziazione all'età adulta saltavano 2,50 metri e più, contro i 2,45 di Sotomayor. Questi ed altri esempi si possono trovare in un libro dell'antropologo australiano Peter McAllister, intitolato "Manthropology", dove lo studioso smitizza sistematicamente il mito del progresso fisico-atletico della nostra specie, e in particolare del genere maschile. Il sottotitolo, che suona come "La scienza dell'inadeguatezza dell'uomo moderno" è di per sé eloquente premessa della tesi dello studioso: il maschio dei nostri giorni è una mezza cartuccia. "Se stai leggendo questo libro - scrive McAllister nella sua prefazione - o se sei il 'lui' per cui qualcuna ha comprato questo libro, sei il peggior maschio della storia. Senza 'se' e senza 'ma': il peggior periodo del maschio: come categoria, infatti, siamo la più penosa coorte di maschi di Homo sapiens ad aver calpestato il pianeta Terra". Attingendo a una gran quantità e varietà di fonti, lo studioso ha trovato, sostiene, evidenze che attestano l'inferiorità dell'uomo moderno rispetto ai suoi predecessori in numerosi campi. Tra questi, alcune discipline dell'atletica leggera. Le sue conclusioni sulla velocità degli aborigeni australiani vissuti 20mila anni fa si basano su alcune impronte, rinvenute su un terreno fossilizzato nel suo Paese. Le tracce appartengono a sei uomini, ed è stato possibile accertare che si tratta di individui che inseguivano una preda animale. Ma McAllister è andato oltre e, analizzando le tracce di un singolo uomo, denominato T8, ha provato che doveva correre ad una velocità di 37 km orari. Bolt durante il suo record mondiale ottenuto a Berlino, ha superato quota 44: ma si tratta di una velocità di punta, di un atleta che corre su un terreno ideale, con scarpe ultraspecializzate e annessi tacchetti. Lo studioso ipotizza che quel particolare aborigeno, che correva a piedi scalzi su un terreno "molle", avrebbe comunque potuto raggiungere i 45 orari. E non necessariamente si trattava del Bolt dei suoi tempi... "Possiamo affermare che T8 ha accelerato fino alla fine della sua corsa, e dare per certo che corresse vicino ai suoi limiti, dal momento che inseguiva una preda - ha spiegato McAllister a Cambridge, Inghilterra, dove temporaneamente lavora e risiede -. Ma lo faceva in condizioni ben diverse da quelle che si riescono a creare su una pista di atletica. Oltretutto non ci sono ragioni per pensare che molti dei suoi coevi non fossero in grado di correre altrettanto veloci: fossilizzazioni come quella su cui sono stati eseguiti i test sono talmente rare che le probabilità di aver trovato proprio quella dell'uomo australiano più veloce del suo tempo (e del più rapido del mondo) sono estremamente rare. McAllister va oltre e racconta che foto scattate da un antropologo tedesco all'inizio del Novecento mostrano giovani Tutsi che saltano fino a 2,52 metri. Anche qui, ovviamente, senza tacchetti, e senza Fosbury... "Si tratta di un rituale di iniziazione, che consisteva nel saltare almeno la propria altezza. Lo dovevano fare tutti per entrare nell'età adulta - spiega McAllister -. Saltavano sin dai primissimi anni di vita per farsi trovare pronti a quell'appuntamento, sviluppando grandi capacità atletiche e tecnica specifica". McAllister cita altri confronti. Gli aborigeni lanciavano lance di legno duro a 110 metri, contro i 98,48 metri dell'attuale record mondiale del giavellotto. "E' vero che si tratta di strumenti diversi (oltretutto il giavellotto è stato via via appesantito negli anni perché i lanci diventavano troppo lunghi rispetto agli stadi n.d.r.) -. Ma siamo comunque di fronte a un'altra evidenza delle enormi capacità atletiche degli antichi aborigeni, tali che, se per assurdo qualcuno di loro potesse esser fatto partecipare a una moderna competizione di giavellotto, sarei sorpreso di vederlo eliminato dopo i primi lanci". Ancora: le legioni romane riuscivano a percorrere una maratona e mezzo al giorno (oltre 60 km) con addosso un equipaggiamento che pesava circa la metà di loro; Atene aveva nel suo esercito 30mila vogatori che avrebbero potuto surclassare i vari Abbagnale e Redgrave. Una donna Neanderthal (qui per la verità si tratta di un'altra specie, vissuta in parallelo alla nostra) possedeva il 10 per cento di massa muscolare in più dell'uomo moderno. Allenata al meglio avrebbe quasi eguagliato il miglior Schwarzenegger. "Ma per la diversa conformazione dell'avambraccio, a braccio di ferro l'avrebbe umiliato". Insomma un declino fisico netto e inarrestabile, contro il quale nulla possono - sembra - i criteri di allenamento ai limiti della fantascienza di cui l'uomo moderno, e solamente lui, è in possesso (e, a quanto pare, neppure il doping, dove presente). Con una sola spiegazione. "In questi tempi, siamo spaventosamente inattivi, lo siamo dai tempi della rivoluzione industriale - spiega McAllister - Prima di quel tempo, l'uomo era molto più robusto e muscoloso. Noi vediamo i progressi dell'atletica dell'ultimo secolo, e degli ultimi 30 anni in particolare, frutto di migliorie tecnologico-scientifiche nella capacità di allenare l'organismo umano. Ma se potessimo andare più indietro, le cose cambierebbero". "Le statistiche su quanto lavorasse più di oggi l'uomo pre-Rivoluzione industriale sono note a tutti - continua l'autore di 'Mantropologist' - Abbiamo perso il 40 per cento della diafisi, della parte centrale delle ossa lunghe perché abbiamo molto meno massa muscolare collocata su quelle ossa. Semplicemente, non siamo esposti agli stessi carichi di lavoro, alle stesse sfide che quotidianamente gli uomini dell'antichità dovevano sostenere e affrontare, e come diretta conseguenza i nostri corpi si sono sviluppati meno. Neanche il livello di allenamento di un superatleta, evidentemente, è in grado di replicare quei carichi di lavoro". Un invito a tornare al passato? "Tutt'altro - conclude, un po' laconicamente McAllister - Nessuno vuole riproporre la brutalità di quei giorni, ma ci sono cose che potremmo fare meglio, e trarne profitto". http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
Guardian of Irael Posted October 14, 2009 Share Posted October 14, 2009 Quanto mi piace questo articolo! Siamo troppo debolucci Grazie Lucasart ^ ^ (\_/)(^ ^) <----coniglietto rosso, me! (> <) Il mio Tumblr dove seguire i miei progetti, i progetti della Reverie : : Project ^ ^ http://i.imgur.com/KdUDtQt.png disponibile su Google Play, qui i dettagli! ^ ^ http://i.imgur.com/FwnGMI3.png completo! Giocabile online, qui i dettagli! ^ ^ REVERIE : : RENDEZVOUS (In allenamento per apprendere le buone arti prima di cominciarlo per bene ^ ^) Trovate i dettagli qui insieme alla mia intervista (non utilizzerò più rpgmaker) ^ ^ 🖤http://www.rpg2s.net/dax_games/r2s_regali2s.png E:3 http://www.rpg2s.net/dax_games/xmas/gifnatale123.gifhttp://i.imgur.com/FfvHCGG.png by Testament (notare dettaglio in basso a destra)! E:3http://i.imgur.com/MpaUphY.jpg by Idriu E:3Membro Onorario, Ambasciatore dei Coniglietti (Membro n.44) http://i.imgur.com/PgUqHPm.pngUfficiale"Ad opera della sua onestà e del suo completo appoggio alla causa dei Panda, Guardian Of Irael viene ufficialmente considerato un Membro portante del Partito, e Ambasciatore del suo Popolo presso di noi"http://i.imgur.com/TbRr4iS.png<- Grazie Testament E:3Ricorda...se rivolgi il tuo sguardo ^ ^ a Guardian anche Guardian volge il suo sguardo ^ ^ a te ^ ^http://i.imgur.com/u8UJ4Vm.gifby Flame ^ ^http://i.imgur.com/VbggEKS.gifhttp://i.imgur.com/2tJmjFJ.gifhttp://projectste.altervista.org/Our_Hero_adotta/ado2.pngGrazie Testament XD Fan n°1 ufficiale di PQ! :DVivail Rhaxen! <- Folletto te lo avevo detto (fa pure rima) che nonavevo programmi di grafica per fare un banner su questo pc XD (ora ho dinuovo il mio PC veramente :D) Rosso Guardiano dellahttp://i.imgur.com/Os5rvhx.pngRpg2s RPG BY FORUM:Nome: Darth Reveal PV totali 2PA totali 16Descrizione: ragazzo dai lunghi capelli rossi ed occhi dello stesso colore. Indossa una elegante giacca rossa sopra ad una maglietta nera. Porta pantaloni rossi larghi, una cintura nera e degli stivali dello stesso colore. E' solito trasportare lo spadone dietro la schiena in un fodero apposito. Ha un pendente al collo e tiene ben legato un pezzo di stoffa (che gli sta particolarmente a cuore) intorno al braccio sinistro sotto la giacca, copre una cicatrice.Bozze vesti non definitive qui.Equipaggiamento:Indossa:60$ e 59$ divisi in due tasche interneLevaitanSpada a due mani elsa lungaGuanti del Defender (2PA)Anello del linguaggio animale (diventato del Richiamo)Scrinieri da lanciere (2 PA)Elmo del Leone (5 PA)Corazza del Leone in Ferro Corrazzato (7 PA) ZAINO (20) contenente:Portamonete in pelle di cinghiale contenente: 100$Scatola Sanitaria Sigillata (può contenere e tenere al sicuro fino a 4 oggetti curativi) (contiene Benda di pronto soccorso x3, Pozione di cura)CordaBottiglia di idromeleForma di formaggioTorcia (serve ad illuminare, dura tre settori)Fiasca di ceramica con Giglio Amaro (Dona +1PN e Velocità all'utilizzatore)Ampolla BiancaSemi di Balissa CAVALLO NORMALE + SELLA (30 +2 armi) contentente:66$Benda di pronto soccorso x3Spada a due maniFagotto per Adara (fazzoletto ricamato) Link to comment Share on other sites More sharing options...
Annoyed Grunt Posted October 14, 2009 Share Posted October 14, 2009 Mo non vorrei continuare a rompere le palle con il 2012,ma mi pare di ricordare che nel documentario si dicesse anche che i disegni erano diversiDiversiSe i primi (forse) erano già stati disegnati dal figlio di Nostradamus,i seguenti erano stati disegnati molto probabilmente da altri autori As I peeked through the window to observe the wretched things lurking in the shadows beyond, I could only think of one thing, "Truly, these are Days of Despair". Messaggio gentilmente concesso da Annoyed Grunt. Che la forza sia con voi e state attenti agli accenti circonflessi. Ed agli OT ^ ^ ^ ^http://i.imgur.com/ZKYj69N.png Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted October 19, 2009 Author Share Posted October 19, 2009 Il Bigfoot e il filmato Pattersonhttp://www.oopart.it/images/stories/diego/9978_bigfoot.jpgUna delle creature più leggendarie del Nord America nonche uno dei più grandi misteri della criptozoologia è sicuramente il Bigfoot. Questo essere anche chiamato Sasquatch, Momo o Piedone è tutt'ora avvolta nel mistero, già gli indiani d'America ben prima dell'arrivo dell'uomo bianco narravano leggende sul Bigfoot, ma tutt'oggi non vi è certezza della sua esistenza, vi sono solo prove, molte di esse però si sono rivelate false. Ma un filmato sembra autentico, è il video girato da Patterson e Gimlin. Il Bigfoot dovrebbe essere alto dai 2 ai 2,70 metri (dai 7 ai 9 piedi), con folta peluria scura che varia dal rosso scuro al nero e grandi piedi (da cui il nome) che lascerebbero tracce di 40-46 cm sul terreno. Il Bigfoot è descritto come un grande ominide o primate bipede; i testimoni dicono che ha dei grandi occhi e una cresta abbassata sulla testa. In base alle descrizioni peserebbe intorno ai duecento chilogrammi.Nel 1974 nell'Oregon del Sud è stata costruita una trappola per la cattura di un Bigfoot, che a più di trent'anni di distanza non è riuscita nel suo intento. Oggi come oggi più che altro funziona come attrazione turistica. Sono varie le teorie sostenute a più riprese dalla comunità criptozoologica. Si parla di esemplari sconosciuti di primati, creature aliene, mammiferi della famiglia Megatherium sopravvissuti all'estinzione. Nel libro Hunting the Grisly and Other Sketches (1900), presentato da Theodore Roosevelt, viene citata l'esperienza di due cacciatori alle prese con un violentissimo orso bruno fuori dalla norma. Il caso verrà successivamente trattato come uno dei primi concreti rapporti sull'esistenza del Bigfoot. Il primatologo John Napier e l'antropologo Gordon Strasenburg hanno proposto una tesi alternativa, secondo cui i Bigfoot potrebbero essere esemplari di ominidi sopravvissuti all'estinzione, più in ristretto dei Australopithecus robustus, a discreditare la teoria v'è il fatto che i resti di questa famiglia ominide siano stati trovati unicamente nell'Africa meridionale. Alcuni sostengono che questo leggendario primate possa essere imparentato con lo Yeti del Tibet e l'Alma della Mongolia. Mentre per lo Yeti si aveva un cranio in un tempio tibetano nell'Himalaya, poi rivelatosi un falso, per lo Sasquatch non si dispone di alcun elemento che ne attesti l'esistenza. Sono molti i video circolanti che dovrebbero provare la sua esistenza, ma si sono rivelati dei falsi.La prova più reale dell'esistenza di questo animale è un video girato il 20 ottobre 1967 dai cacciatori Roger Patterson e Bob Gimlin; la pellicola fa vedere un Bigfoot femmina molto alto, dai seni cadenti e una folta peluria nera/grigia, che cammina con passo malandato vicino al fiume Bluff Creek, si gira verso i due uomini e si addentra nella foresta. A distanza di molti anni nessuno ha accertato la veridicità di tale filmato. Patterson fino alla sua morte (1972) ha sostenuto l'autenticità del suo filmato.Si parla del Bigfoot anche nelle leggende dei Pellerossa: di questo essere si inizia a parlare dal 1958, quando un operaio trovò delle orme gigantesche durante degli scavi. Nel 2002, in Germania viene prodotto un film, The Untold, tratto da un resoconto di tre esploratori nelle foreste nordamericane. Il film narra le vicende di due uomini e una donna alle prese con un animale, forse un grizzly. Secondo uno degli esploratori gli attacchi da loro subiti furono opera di un Bigfoot, poiché secondo i suoi resoconti, questo animale avrebbe preso massi e tronchi con le mani, era bipede, corpo scimmiesco, ma coda assente. Gli altri due esploratori negarono apertamente un attacco da parte di uno Sasquatch. http://www.oopart.it/images/stories/diego/9978_bigfoot_1.jpgMolto è stato detto, spesso a sproposito, circa questo filmato e l'attenzione di chi lo considera autentico, si è focalizzata nel corso degli anni su tre punti fondamentali: 1) La realizzazione tecnica del presunto costume, necessario per ottenere lo stesso risultato mostrato in pellicola, era non solo al di sopra delle capacità di Roger Patterson, ma anche dell'industria cinematografica del tempo. 2) Le proporzioni fisiche esibite dalla creatura non sono compatibili con quelle di un essere umano. 3) L'andatura del protagonista del filmato non può essere imitata da nessun uomo. Nell'anno in cui divenne famoso come il primo uomo ad avere filmato un bigfoot, l'allora 35enne Roger Patterson aveva cominciato ad interessarsi alla leggendaria creatura nel 1959, in seguito alla lettura di un articolo in merito firmato da Ivan Sanderson, ma è soltanto cinque anni più tardi, nel 1964, che cominciò ad occuparsene attivamente. L'episodio che condusse alla realizzazione del famoso filmato è ormai arcinoto nel mondo della criptozoologia, e in questo contesto un brevissimo riassunto in merito sarà più che sufficiente.Desideroso di realizzare un documentario sul misterioso “uomo selvatico” delle Montagne Rocciose, Patterson noleggiò una cinepresa e in compagnia dell'amico Bob Gimlin si recò presso Willow Creek, California nord occidentale, che soltanto pochi anni prima era stato lo scenario del ritrovamento di numerose presunte impronte, che avevano portato alla ribalta il bigfoot sulle cronache dei giornali. Dopo una settimana di sopraluoghi ed esplorazioni, il 20 ottobre alle 13, mentre stavano percorrendo a cavallo una sponda del Bluff Creek, gli animali impennarono all'improvviso e Patterson colto alla sprovvista, nonostante avesse alle spalle una lunga carriera nei rodei, fu disarcionato. Fu allora che, a circa una trentina di metri da dove si trovavano, videro ciò che aveva fatto spaventare i cavalli: una massiccia creatura bipede e pelosa, probabilmente una femmina a giudicare dai suoi grossi seni, che li osservò per qualche istante prima di darsi alla fuga nel folto della foresta.Immediatamente Patterson si rialzò, frugò nelle bisacce ed estrasse la cinepresa, correndo a piedi verso lo strano essere per riuscire a filmarlo. Il risultato di tutto ciò è conosciuto praticamente a chiunque in un modo o nell'altro, si sia interessato al bigfoot anche soltanto per momentanea curiosità: le immagini, a colori, mostrano un essere bipede e peloso, dotato di due grandi seni, camminare a velocità sostenuta lungo il corso del torrente, girarsi un istante come per osservare Patterson, e poi scomparire tra la vegetazione. Il primo a puntare l'attenzione sul fatto che Patterson e Gimlin, non avrebbero avuto mezzi e capacità sufficienti per creare un costume tanto elaborato quanto quello che, ipotizzando una falsificazione volontaria, appare nel filmato, fu il giornalista John Green. Quest'ultimo fece visionare le immagini del bigfoot da diverse compagnie specializzate in effetti speciali, e il loro verdetto fu che non sarebbero state in grado di riprodurre qualcosa di simile. In effetti chiunque abbia potuto osservare una versione sufficientemente definita del filmato Patterson, non ha potuto non ammettere che se di costume si trattava, questo sarebbe stato realizzato con una grande cura, dato che, ad ogni passo dell'essere immortalato, è possibile osservare quello che sembra il movimento delle diverse fasce muscolari sotto la pelle.Una tecnica suggerita dagli addetti ai lavori per spiegare il filmato, fu quella di un travestimento nel quale i peli sarebbero dovuti essere installati su di una tuta aderente, o direttamente sulla pelle dell'attore prestatosi nella parte del bigfoot. In questo caso però, si sarebbe posto un problema: apparentemente le proporzioni della creatura sarebbero al di fuori del range di quelle di un normale essere umano. Prima di proseguire sarà però necessario soffermarsi ancora sulla realizzazione dell'ipotetico costume utilizzato da Patterson. Non va dimenticato che i fatti si svolsero nel 1967, anno in cui il livello attualmente raggiunto dall'industria degli effetti speciali, oramai in grado di mostrare sullo schermo qualunque cosa, era assolutamente impensabile. Ogni paragone deve quindi essere fatto con le produzioni dell'epoca, che per quanto concerne la realizzazione di gorilla o uomini scimmia, lasciavano ancora alquanto a desiderare. Nonostante io stesso sia un grande appassionato del filone fantascientifico di serie B, pur facendo mente locale non ero riuscito a ricordare un film in cui fossero mostrati costumi visivamente riconducibili a quello che secondo gli scettici fu utilizzato da Roger Patterson per realizzare le riprese del bigfoot. Questa mancanza è stata recentemente in parte colmata dall'ottima intuizione del ricercatore Daniel Perez, che ritiene che nella pellicola “One million years B.C.” del 1966 potrebbe apparire un trucco in grado di simulare il bigfoot immortalato da Patterson. Perez ha inviato la propria elaborazione al blog di Loren Coleman: nella parte sinistra sono visibili due fotogrammi del famoso filmato, mentre sulla destra appare un uomo scimmia che compare nel film assieme ad altri individui della stessa specie.Anche se nel fermo immagine la somiglianza è notevole, visionando il tutto in movimento le differenze che saltano immediatamente all'occhio sono le diverse proporzioni e la diversa locomozione, caratteristiche che come abbiamo precedentemente ricordato, secondo i sostenitori di Patterson non sarebbero riconducibili ad un essere umano. Ma cosa si sa veramente circa le dimensioni e le proporzioni della presunta femmina di bigfoot? A conti fatti, nonostante la miriade di studi (e specialmente pseudo studi) in merito, la risposta più onesta è la seguente: assolutamente nulla.I primi elementi furono forniti dagli autori della pellicola, che nel corso degli anni, (Patterson morì nel 1972, mentre Gimlin è ancora in vita) diedero sempre la stessa concordante versione dei fatti, ad esclusione di un trascurabile particolare: la stima dell'altezza della creatura. Circa due metri secondo Patterson, circa 180 cm secondo Gimlin. Il primo serio tentativo di stabilire le dimensioni del protagonista del filmato fu fatto dall'antropologo Grover Krantz, che riporta minuziosamente i suoi studi nelle pagine del suo “Bigfoot Sasquatch – evidence” del 1992.Krantz afferma di essere risalito alle misure del bigfoot basandosi principalmente su due dati conosciuti: la lunghezza dei calchi delle orme ricavati da Patterson e Gimlin dopo l'avvistamento e la lunghezza dei passi del soggetto. Inoltre, basandosi su di uno schema delle orme del bigfoot e di Patterson, che Bob Titmus rilevò dopo essersi recato personalmente sul luogo dell'avvistamento, Krantz ritenne di essere risalito, istante per istante, alla distanza tra il bigfoot e la cinepresa.Sintetizzare tutto il suo studio non è possibile, e nemmeno necessario, in questa sede, basti sapere che le sue conclusioni furono le seguenti: il soggetto era alto 198 cm e il suo torace spesso 46 cm, “posso dire tranquillamente che nessun uomo di questa statura può avere questa conformazione fisica” (Krantz, 1992).Questa conclusione è stata però messa in discussione dall'antropologo David J. Daegling, che incuriosito dall'asserzione del suo collega, decise di fare una ricerca nella Yale's Science Library, che si concluse con la consultazione del tomo che stava cercando: l'"Anthropometry Sourcebook", contenente una miriade di tabelle e misurazioni di esseri umani appartenenti alle più svariate popolazioni. La conclusione di Daegling, che non manca di una certa dose di sarcasmo, fu la seguente: “se non esistono esseri umani delle proporzioni indicate da Krantz, allora il 5% degli appartenenti alla German Air Force necessitano di una riclassificazione zoologica” (Daegling 2004).http://www.oopart.it/images/stories/diego/9978_bigfoot_6.jpgCertamente, benché rientranti nel range umano, tali misure sono senz'altro eccezionali e verrebbe da pensare che, se di falso si tratta, Patterson debba avere faticato non poco per trovare un volontario dotato di simili caratteristiche. Il problema di fondo si cela però nel fatto che le misurazioni di Krantz non possono essere attendibili. Lo schema tracciato da Titmus (e che Krantz rielaborò con modifiche) era infatti ben lontano dal potere essere definito “preciso”: la sera dell'avvistamento infatti, ci fu un acquazzone che cancellò parte delle orme impresse sul terreno. Nessun elemento inoltre, può permettere di stabilire l'esatta angolazione della cinepresa nei confronti del soggetto: anche solo una stima il più vicino possibile alla realtà, di altezza e proporzioni del soggetto, non sono estrapolabili dal filmato.Per rendersi conto di questa asserzione è sufficiente prendere in esame un altro studio, apparentemente rigoroso, che fu effettuato nel 1992. A commissionarlo fu Peter Byrne, un ex cacciatore professionista convertitosi alla conservazione della Natura e allo studio del bigfoot. La persona scelta per studiare il filmato fu Jeff Glickman, un esaminatore forense professionista, titolare dell'agenzia Photek, speciallizata in ricostruzioni e miglioramenti grafici. I risultati finali, se corrispondenti al vero, permetterebbero senza ombra di dubbio di escludere la possibilità di un uomo in costume. Stando a Glickman infatti, Patty (nomignolo coniato da Bayonov) sarebbe alta circa 225 cm, peserebbe 816 kg (sic!) ed avrebbe una circonferenza toracica di 210 cm. Misure davvero “ai confini della realtà”, ricavate a partire da un elemento di dimensioni note: un bastone calibrato appoggiato e fotografato da Byrne, nel 1972, presumibilmente sullo stesso punto in cui il bigfoot camminò quando si concesse alle riprese di Patterson.Anche il canadese Chris Murphy, pur utilizzando metodi di misurazione differenti, (la lunghezza del piede di Patty e di un ramo di 63 cm raccolto dal luogo dell'avvistamento, che il bigfoot sembra calpestare durante le riprese) stabilì a circa 225 cm l'altezza della creatura. Questi risultati simili, ottenuti con metodologie indipendenti, possono essere considerati attendibili? Il problema di fondo risiede nel fatto che Murphy e Glickman, che cominciarono le loro analisi nello stesso periodo, si tenevano spesso in contatto con scambi di e-mail. In sintesi definire “indipendenti” i loro risultati finali risulta probabilmente non propriamente corretto. Sarebbe inoltre senza dubbio strano che Patterson e Gimlin avessero potuto sottostimare tanto notevolmente la stazza di un simile presunto gigante.Bisogna inoltre chiedersi il perché Krantz e Murphy, che pure adottando metodi diversi utilizzarono un dato in comune, la lunghezza dei piedi della creatura, ottennero stime tanto diverse. La risposta è molto semplice: ricavare dati dimensionali da un filmato di cui non è dato sapere dati certi è praticamente impossibile. Le stime possono variare, e di molto, se l'oggetto da misurare e/o l'oggetto calibratore sono fuori piano (più vicini o più lontani) dalla cinepresa e in base all'asse ottico di quest'ultima, cioé la direzione in cui puntano le lenti. Anche con tutta la buona volontà fare una stima delle esatte proporzioni e dell'esatta altezza della protagonista del filmato, con gli elementi di cui disponiamo, è quindi assolutamente impossibile.L'ultimo aspetto che resta da prendere in esame è la particolare locomozione di Patty. Si tratta davvero di movimenti tanto insoliti da impedire ad un normale essere umano di riuscire ad imitarli?Chi dovesse visionare il filmato per la prima volta, molto probabilmente non noterebbe nulla di particolarmente anomalo nell'andatura del suo protagonista. La creatura cammina velocemente e molto fluidamente, oscillando le braccia in maniera quasi “esagerata” e piegando le ginocchia più del normale, ma la visione d'insieme è alquanto naturale.Il dott. Daniel Schmitt della Duke University, esperto di locomozione umana, ha passato molto del suo tempo a filmare l'andatura di persone e primati non umani. Una parte dei suoi studi consiste nel chiedere alle persone di camminare in modo atipico, in modo da simulare la presunta deambulazione di alcuni ominidi fossili.Il suo primo commento di fronte al soggetto del filmato di Patterson fu il seguente: “questo è il modo in cui camminano le persone quando non gli permettiamo di estendere completamente le ginocchia". In letteratura questa andatura è conosciuta come “compliant gait” e oltre alla non completa estensione delle ginocchia, è caratterizzata dal fatto che le anche, le spalle e la testa non si muovono su e giù passo dopo passo. Camminando in questo modo è possibile coprire la medesima distanza in tempi molto inferiori rispetto al passo tipico degli esseri umani, ma in questa posizione viene richiesto uno sforzo muscolare non indifferente che affaticherebbe una persona dopo uno o due minuti. Eppure, nonostante l'andatura di Patty possa risultare buffa, non soltanto è la stessa che viene eseguita dalle scimmie antropomorfe quando camminano erette, (vedi foto) ma secondo gli antropologi, anche quella utilizzata dagli ominidi precedenti l'Homo erectus.Sarebbe senz'altro curioso, nel caso il filmato di Patterson fosse un falso, che decidere di fare camminare il “proprio bigfoot” come Groucho Marx anziché come gli attori in costume delle scene iniziali di “2001 odissea nello spazio” si sarebbe, con il senno di poi, rivelata la scelta scientificamente più corretta.Nel 1971 il Dott. D.W. Grieve, esperto di biomeccanica del Royal Free Hospital School of Medicine di Londra, diede il suo consenso alla realizzazione di un rapporto sul "filmato Patterson". I risultati di questo rapporto hanno giocato nel corso degli anni un ruolo fondamentale sul fatto che la deambulazione di Patty potesse o meno essere riprodotta da un essere umano. Le conclusioni di Grieve erano esclusivamente focalizzate sulla velocità con la quale era stata girata la pellicola:SE a 16 o a 18 frames per secondo: i movimenti della creatura erano simili a quelli di una persona che che imitava un'andatura veloce muovendosi a rallentatore, il che, secondo l'autore, sarebbe stato possibile soltanto ad una creatura con un metabolismo ed un sistema neuromuscolare molto diverso da quello di un essere umano.SE a 24 frames per secondo: il filmato non mostrava altro che un'andatura umana eseguita a velocità sostenuta.http://www.oopart.it/images/stories/diego/9978_bigfoot_8.jpgLa cinepresa noleggiata da Patterson per realizzare il suo documentario era un Kodak K-100, che possedeva la particolarità di potere registrare in due diverse modalità: a 16 frames per secondo, opzione tipica per i video amatoriali di allora, o a 24 frames per secondo, il formato necessario per potere vendere il filmato alle televisioni. Dato che Patterson voleva realizzare un documentario è chiaro che, come lui stesso dichiarò, la macchina da presa venne settata in modalità 24 fps.Dopo le dichiarazioni di Grieve però, Patterson affermò di non ricordare più a quale velocità fu ripreso il bigfoot, specialmente in virtù del fatto che, quando quest'ultimo apparve, rovistò tra le bisacce in fretta a furia, e così facendo probabilmente modificò involontariamente le impostazioni della cinepresa. Perez, esaminando un modello di Kodak K-100, ha però fatto notare che una simile operazione richiede movimenti ben precisi da parte dell'operatore, e che sarebbe molto improbabile modificare i settaggi semplicemente scuotendo un po' l'apparecchiatura dentro ad una sacca.Spesso è stato sottolineato il fatto che se Patterson avesse davvero voluto realizzare un falso, non si sarebbe preso la briga di ricreare un bigfoot femmina, la cui realizzazione dei seni avrebbe complicato non di poco la preparazione del costume. Abbiamo già accennato di come il cowboy di Yakima era già rimasto affascinato dall'enigma del bigfoot, ma pochi sanno che un anno prima di realizzare il suo famoso filmato, aveva dato alle stampe un piccolo libro sull'argomento. Questo volumetto, dal titolo “Do Abominable Snowmen of America Really Exist?” era per lo più una raccolta poco interessante di varti articoli e presunti avvistamenti. Il libro ha però una particolarità, quello di essere stato illustrato da Patterson in persona, che diede prova di notevoli capacità artistiche... forse anche troppo.Una scena del libro infatti, mostra esattamente un bigfoot femmina con tutte le caratteristiche, anche posturali, di quello che l'autore avrebbe avuto la fortuna di riuscire a filmare l'anno successivo. Inoltre le capacità di Patterson sono testimoniate anche da una testa di bigfoot da lui scolpita all'inzio degli anni '60. I sostenitori dell'autenticità del suo filmato l'hanno sempre descritto come una persona semplice e incapace di realizzare un falso tanto elaborato, ma probabilmente, a prescindere dal fatto che quest'ultimo sia più o meno autentico, le cose non stavano esattamente in questo modo. E' inoltre curioso notare come nel libro “Sasquatch – enigma antropologico” del giornalista Renzo Cantagalli, l'autore introduce Roger Patterson presentandolo in questo modo: “Di solito abita in un ranch in mezzo ai frutteti della Contea di Yakima nello Stato di Washington e da quando ha passato l'età verde dei rodei sbarca il lunario facendo l'inventore e l'organizzatore”.Chiaramente, oltre ad essere tutta da verificare, la parola “inventore” può significare una miriade di cose, una delle quali è senza dubbio il fatto che Patterson aveva un certo estro e una certa dimestichezza manuale, che forse lo avrebbero reso perfettamente in grado di riprodurre le celebri sequenze per le quali è passato alla storia. Avvistamenti più famosi 1811: Un esploratore riferì di aver trovato tracce di uno strano animale nelle montagne degli Stati Uniti nord-orientali. Esse potevano essere quelle di un orso, ma erano molto più grosse. L’esploratore provò a seguirle, ma non rintracciò l’essere che le aveva lasciate.1840: Il missionario protestante Elkanah Walker ascoltò una leggenda dei i nativi americani di Spokane (Washington), la quale affermava che da quelle parti esistevano delle creature pelose gigantesche che rubavano salmoni negli accampamenti indiani e avevano un forte odore.1870: Un cacciatore californiano sostenne di aver visto un Sasquatch, il quale gli distrusse il fuoco del suo accampamento sulle montagne vicino a Grayson (California). Il fatto risulta essere accaduto l’anno precedente.1884: Nei giornali della Columbia Britannica fu pubblicato un articolo che sosteneva che un Bigfoot era stato catturato nulle montagne locali. La creatura era stata chiamata "Jacko". Successivamente si seppe che la notizia era falsa.1893: In un articolo di Theodore Roosevelt pubblicato sul giornale The Wilderness Hunter, il futuro presidente degli Stati Uniti narrò di una storia raccontatagli da un anziano cacciatore dell’Idaho. Quest’ultimo si chiamava Bauman e affermava di aver incontrato un Bigfoot nelle montagne in cui viveva. La testimonianza di Roosevelt è l'unica prova che questo incontro sia mai avvenuto.1924: Un canadese di nome Albert Ostman sostenne di essere stato rapito e tenuto prigioniero per molti giorni da una famiglia di Sasquatch. L'incidente si era verificato durante le vacanze estive a Toba Inlet (Columbia Britannica).1924: Fred Beck e altri quattro minatori sostennero di essere stati attaccati da molti Sasquatches nell'Ape Canyon (Canyon della Scimmia, Washington) nel luglio 1924. Le creature per diverse ore durante la notte lanciarono grandi rocce alla cabina in cui erano rinchiusi i minatori, uccidendone molti. Anche uno dei Sasquatches fu colpito e ucciso dai minatori. La notizia è stata pubblicata anche sui giornali. Secondo alcuni, gli assalitori erano dei giovani campeggiatori che si divertivano a lanciare sassi nel canyon, e i minatori avrebbero visto solo delle figure scure alla luce della luna e le grida terribili udite non sarebbero state altro che le voci dei campeggiatori ampliate dall’eco del canyon. Tuttavia, questa spiegazione non sta in piedi perché i minatori avevano visto bene che gli assalitori non erano esseri umani, perché nessun campeggiatore risulta essere stato ucciso da quelle parti e soprattutto perché nessun uomo avrebbe potuto causare tali danni e uccidere tanti minatori semplicemente gettando dei sassi. I testimoni oculari confermano quest’ipotesi. Inoltre furono trovate impronte chiaramente troppo grandi per essere umane.Dal 1940 in poi: Gli abitanti di Fouke (Arkansas) riferirono che una creatura simile al Bigfoot, soprannominata "il Mostro di Fouke", abitava la regione. Un elevato numero di incontri si è verificato nella zona paludosa circostante ed è servito come spunto per un film del 1973 intitolato The Legend of Boggy Creek.1941: Una canadese di nome Jeannie Chapman dichiarò di essere fuggita da casa sua con i figli quando un grande Bigfoot, alto circa due metri e mezzo, si avvicinò alla loro residenza di Ruby Creek (Columbia Britannica).1950: Uno sciatore di nome Jim Carter organizzò una spedizione nell'Ape Canyon (Canyon della Scimmia, Washington) insieme ad altri uomini. Il suo obbiettivo era quello di risolvere il mistero dell’attacco di alcuni Sasquatch a dei minatori nel luglio 1924. Un giorno si allontanò da solo per filmare un documentario e da allora non fu mai più rivisto, nonostante una massiccia ricerca. Nemmeno il suo corpo fu ritrovato. Le sue ultime tracce lasciate dagli sci rivelarono che Carter si stava spostando ad altissima velocità, facendo enormi salti che nemmeno un esperto sciatore farebbe se non fosse spaventato a morte o inseguito.1955: Un canadese di nome William Roe affermò di aver avuto un incontro ravvicinato con un Sasquatch in Mica Mountain (Columbia Britannica).1958: Due muratori californiani, Leslie Breazale e Ray Kerr, riferirono di aver visto un Bigfoot circa 70 chilometri a nord-est di Eureka (California). In precedenza ne erano già state trovate alcune tracce nei boschi locali.1958: Alcuni operai di un cantiere a Bluff Creek (California) trovarono delle enormi orme vicino al luogo in cui lavoravano. Uno di essi, Raymond Wallace, sostenne che si trattava di un Bigfoot. Dopo oltre quarant’anni, in seguito alla morte di Wallace, nella sua casa furono trovati enormi piedi di legno, evidentemente quelli usati per lasciare le tracce nel 1958. Di conseguenza, l’avvistamento si dimostrò un falso. Fonti:wikipedia.itoopart.itcriptozoo.com http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted November 2, 2009 Author Share Posted November 2, 2009 Le sette pagode di Mahabalipuram un mito che diventa realtàhttp://www.oopart.it/images/stories/religioni/Mahabal/Mahabalipuram.jpgLe sette pagode di Mahabalipuram è un mito conosciuto da oltre 11 secoli: secondo la legenda a Mahabalipuram, conosciuta anche come Mamallapuram, sorgevano sette templi simili al Tempio della spiaggia, unico sopravvissuto eretto nel VIII secolo sulle rive del golfo del Bengala. Un mito antico legato al brahmanesimo che spiega l'origine delle pagode in termini soprannaturali. Un mito che trova conferme dopo il disastroso tsunami del 2004 che ha spazzato via secoli di sedimenti riportando alla luce strutture e reperti. Un antico mito del brahmanesimo spiega l'origine delle pagode in termini soprannaturali. Il principe Hiranyakasipu si rifiutava di adorare Vishnu. Al contrario suo figlio, Prahlada, venerava grandemente Vishnu e criticava aspramente il padre per la sua mancanza di fede. Hiranyakasipu bandì Prahlada dal regno, ma in seguito la sua collera si placò e permise al figlio di tornare. I due cominciarono ben presto a disputare sulla natura di Vishnu e, quando Prahlada affermò che il dio era presente in ogni luogo, compresi i muri della loro casa, il padre diede un calcio ad un pilastro. Subito dal pilastro emerse Vishnu in forma di uomo con testa di leone, e uccise Hiranyakasipu. Prahlada divenne re ed ebbe un figlio chiamato Bali, che fondò Mahabalipuram su questo sito. http://www.oopart.it/images/stories/religioni/Mahabal/567590594_bbf0dbbda1.jpgI primi accenni scrittiLe origini del tempio sono state oscurate dal passare del tempo, dalla totale mancanza di fonti documentali scritte e dal tramandarsi di generazione in generazione della tradizione orale. L'inglese D. R. Fyson, dopo aver soggiornato per numerosi anni a Madras (l'odierna Chennai), scrisse un conciso libello sulla città di Mahabalipuram intitolato Mahabalipuram or Seven Pagodas (Mahabalipuram o Sette Pagode), che nelle sue intenzioni doveva essere un souvenir per i turisti occidentali. In esso egli sosteneva che il sovrano Narasimharavarman I, della dinastia Pallava, fondò oppure allargò di molto la città di Mahabalipuram, più o meno nel 630. Ad oggi tuttavia non ci sono chiare testimonianze archeologiche che attestino se la città sia stata o meno la prima ad essere stata costruita in questa zona.Circa 30 anni prima della fondazione della città di Narasimharavarman I, il sovrano Mahendravarman I (sempre della dinastia Pallava) aveva dato inizio alla costruzione di una serie di templi scavati nella roccia, seguiti negli anni successivi dalla costruzione di strutture a sè stanti, chiamate rathas in lingua tamil. Oggi nel sito esistono ancora nove rathas. La costruzione di questi due tipi di strutture pare si sia fermata a Mahabalipuram nel 640. Fyson sostiene che le rovine provino che un tempo qui vi fosse un monastero (vihara in tamil), idea adottata seguendo le usanze dei precedenti abitanti della regione, di fede buddhista. Egli suggerisce, sulla base della loro suddivisione in piccole stanze, che le abitazioni dei monaci fossero divise fra i vari rathas della città. L'influenza buddhista è visibile chiaramente nella forma del tempio della spiaggia e nell'architettura di altre costruzioni limitrofe.Fyson dedicò pocchissimo spazio del suo breve libro al racconto del mito delle Sette pagode. Egli narra come il dio Indra divenne geloso di questa città terrena e la sprofondò durante una tempesta, lasciando fuori dall'acqua il solo tempio della spiaggia. Egli accenna poi al fatto, riportato dagli abitanti locali, secondo cui alcuni degli altri templi sono visibili fra le onde quando essi si spostano al largo a bordo delle loro barche da pesca.http://www.oopart.it/images/stories/religioni/Mahabal/Mahabalipuram-Pool-sideview.jpg Gli esploratori europeiSecondo lo storico indiano Ramaswami uno dei primi esploratori europei che giunse a Mahabalipuram è stato Marco Polo: egli lasciò pochissime notizie del suo viaggio, ma registrò la posizione della città nella sua mappa catalana del 1275. Successivamente molti altri europei accennarono alle sette pagode durante i loro viaggi verso le colonie indiane. Il primo a scriverne fu John Goldingham, un astronomo inglese che visse a Madras fra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX. Nel 1798 egli scrisse un resoconto della sua visita e della leggenda, narrazione raccolta nel 1869 in un libro da Mark William Carr. Goldingham descrisse principalmente l'arte, le statue e le iscrizioni trovate nel sito archeologico. Egli ricopiò a mano molte delle iscrizioni, includendole nel suo scritto. Egli interpreta la maggior parte delle figure come frutto di simbolismo, discutendo quale significato potessero avere. Va notato che Benjamin Guy Babington, autore di un altro lavoro raccolto nello stesso volume, identifica un gran numero di quelle figure come lettere della lingua telugu.Nel 1914 J.W. Coombes sostenne che le costruzioni un tempo si trovassero sulle sponde dell'oceano e che le loro cupole di rame servissero come indicazione per i naviganti, grazie alla riflessione della luce solare. Egli sostiene inoltre che i moderni abitanti non sappiano più quante pagode si trovassero lì in origine ma secondo la sua opinione il numero doveva essere circa sette.Secondo Ramaswami gran parte del merito della diffusione del mito presso gli europei è da ascrivere al poeta Robert Southey, che lo menzionò nel suo poema The Curse of Kehama (La maledizione di Kehama), pubblicato nel 1810. Nel suo poema, riferendosi alla città con un altro dei suoi nomi (Bali, in onore del suo mitico fondatore), Southey dice chiaramente che è visibile più di una pagoda. Egli comunque scrisse numerose storie di impronta romantica aventi come soggetto svariate culture del mondo, come quelle indiane, di Roma antica, del Portogallo, del Paraguay e perfino degli indiani d'America, tutti basati sui resoconti di altri viaggiatori e sulla sua stessa immaginazione.Ramaswami nota poi che gli europei giocarono un ruolo importante nella riscoperta di Mahabalipuram poiché, prima del loro arrivo agli inizi del periodo coloniale, quasi tutti i monumenti minori della città si trovavano sepolti sotto la sabbia, parzialmente o interamente. I coloni e i loro familiari liberarono dalla sabbia le strutture e, una volta che gli archeologi inglesi ebbero realizzato la vastità e la bellezza delle rovine verso la fine del XVIII secolo, mandarono a studiarle famosi ed esperti studiosi dell'antichità, come Colin Mackenzie. http://www.oopart.it/images/stories/religioni/Mahabal/Chute-du-Gange.jpgLe prove concretePrima dello tsunami del 26 dicembre 2004 ogni prova addotta a sostegno dell'esistenza delle sette pagode di Mahabalipuram era basata su ben pochi fatti concreti e più su racconti tramandati nel tempo che su fatti verificati. L'esistenza del Tempio della spiaggia, dei templi più piccoli e delle rathas suggeriva l'idea che quest'area avesse una significativa importanza religiosa, ma l'unica prova sopravvissuta fino a noi era una rappresentazione dei sette templi risalente alla dinastia Pallava. Nel suo libro del 1993 Ramaswami scrive che una civiltà di 2.000 anni, 40 monumenti sopravvissuti fino a noi (fra cui due bassorilievi di dimensioni gigantesche) e le leggende che affondano le loro radici nell'antichità e che si sono sparse per l'Europa e l'Asia meridionale, tutto ciò ha fatto sì che le persone si costruissero il mistero di Mahabalipuram. Egli scrive esplicitamente che non c'è nessuna città nascosta sotto le onde al largo di Mahabalipuram e che il soprannome europeo dato alla città, Sette Pagode, è assolutamente irrazionale e privo di fondamento. Tuttavia nel 2002 alcuni archeologi decisero di esplorare le zone al largo della costa di Mahabalipuram, poiché numerosi pescatori sostenevano di aver intravisto delle rovine in fondo al mare durante la loro attività. Questo progetto fu una cooperazione fra un gruppo indiano ed uno britannico e, semisepolti sotto la sabbia, trovò i resti di mura ad una profondità compresa fra i 5 e gli 8 metri, ad una distanza dalla costa compresa fra i 500 e i 700 metri. L'aspetto dei resti suggerisce che essi appartengano non ad una sola struttura, ma a numerosi templi. Gli archeologi li hanno datati alla dinastia Pallava, più o meno nel periodo dei due sovrani Mahendravarman I e Narasimharavarman I. Il gruppo, dopo gli studi del 2002, decise che il sito meritava un ulteriore approfondimento poiché probabilmente sotto la sabbia si celavano altre strutture. Subito prima del disastroso tsunami che il 26 dicembre 2004 spazzò tutto l'Oceano Indiano l'acqua nei pressi di Mahabalipuram si ritrasse di circa 500 metri, un effetto ben noto che si verifica immediatamente prima che un tale evento si abbatta sulla costa. I turisti e i residenti che videro di persona il fatto dalla spiaggia sostennero successivamente di aver visto emergere dall'acqua una lunga e dritta fila di grandi rocce. Ovviamente lo tsunami si abbatté sulla costa e l'acqua dell'oceano ricoprì immediatamente tutto, ma secoli di sedimenti che avevano ricoperto le strutture erano stati spazzati via. Addirittura alcune statue e piccoli edifici, precedentemente ricoperti di sabbia, a causa della modificazione della linea costiera avvenuta per la violenza dello tsunami sono state riportate alla luce improvvisamente. http://www.oopart.it/images/stories/religioni/Mahabal/pmr_wr2.jpgQueste inattese scoperte destarono l'interesse quasi immediato sia degli studiosi che della popolazione locale. Probabilmente il più famoso ritrovamento archeologico dovuto allo tsunami è quello della grande statua di un leone in posizione seduta: il cambiamento della linea costiera lo ha lasciato allo scoperto, dissepolto dalla sabbia, sulla spiaggia di Mahabalipuram. Gli archeologi lo hanno datato al VII secolo ed è subito diventato una meta obbligata per il turismo della regione.Nell'aprile del 2005 un team di archeologi indiani, con l'aiuto dei mezzi della Bharatiya Nau Sena, la marina militare indiana, iniziò una ricerca ad ampio raggio al largo della costa di Mahabalipuram, utilizzando anche la tecnologia sonar. Essi scoprirono che le pietre che la gente disse di aver visto subito prima dello tsunami erano parte di un muro alto poco meno di due metri10] e lungo circa 70 metri. Durante queste ricerche vennero ritrovati anche due templi sommersi ed un tempio scavato nella roccia, tutti entro 500 metri di distanza dalla linea costiera. Benché ciò non sia assolutamente sufficiente a suffragare il mito delle sette pagode, è comunque possibile affermare che il sito religioso di Mahabalipuram era decisamente più ampio di quello che si pensava fino a pochissimi anni prima. Gli studiosi coinvolti in questa ricerca dissero in un'intervista ad un giornale indiano che le esplorazioni sonar avevano permesso di realizzare una mappa abbastanza precisa delle mura interne ed esterne dei due templi sommersi, ma che era ancora troppo presto per poter speculare sulla loro possibile funzione o utilizzo. Dissero inoltre che, mettendo in relazione queste due strutture sommerse con il Tempio della spiaggia ed altre strutture minori, si ottiene un quadro molto somigliante all'unico dipinto di epoca Pallava che riporta l'antica disposizione del complesso delle Sette Pagode. Lo tsunami ha lasciato allo scoperto anche una grande pietra con numerose iscrizioni, secondo le quali il sovrano Krishna III aveva pagato una forte somma per poter mantenere una fiamma eterna davanti ad un tempio. Gli archeologi hanno scavato nai pressi della pietra e ben presto si sono trovati davanti alla struttura di un ulteriore tempio di epoca Pallava. Nello stesso posto sono stati trovate anche numerose monete ed oggetti usati nelle antiche cerimonie indù. Durante gli scavi di questa struttura sono venute alla luce le fondamenta di un tempio tamil, risalente a circa 2.000 anni fa. La maggior parte degli studiosi che lavorano sul sito ritengono che in qualche momento compreso fra il periodo Sangam e il periodo Pallava uno tsunami abbia colpito duramente la regione, distruggendo il tempio più antico. Numerosi strati di conchiglie e di altri detriti sparsi su una vasta area supportano questa teoria. Un altro tsunami, avvenuto nel XIII secolo, può poi essere la causa della distruzione dei templi di epoca Pallava. Prove a sostegno di questo evento catastrofico possono essere trovate lungo l'intera costa orientale dell'India. http://www.oopart.it/images/stories/religioni/Mahabal/pmr_wr.jpghttp://www.oopart.it/images/stories/religioni/Mahabal/Tiger-Cave-5-Mamallapuram.jpghttp://www.oopart.it/images/stories/religioni/Mahabal/83ee6bc7-6f5e-4f2e-a78f-038.jpgFonti:oopart.itwikipedia.orgnio.org http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
Derpy Posted November 6, 2009 Share Posted November 6, 2009 Ogni tanto qui vedo delle foto per cui penso... ma quanti bei posticini ci sono nella nostra terra... http://imageshack.com/a/img843/4272/gv9v.pngCrede che riuscirà a rispettare un marito che, forse, ha preso la più grossa cantonata scientifica di tutti i tempi? Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted November 9, 2009 Author Share Posted November 9, 2009 L'Ominide nel ghiaccio del Minnesota http://www.oopart.it/images/stories/diego/9960_minnesota.jpgL'Ominide nel ghiaccio del Minnesota era un omonide congelato in un blocco di ghiaccio e mostrato in occasione delle fiere in Minnesota, dal 17 dicembre 1968. Fu descritto un come maschio, peloso, con grandi mani e piedi.Frank Hansen proprietario del blocco di ghiaccio ha affermato di aver usato per le mostre sia una creatura vera sia una replica. Due scienziati, Ivan Sanderson e Bernard Heuvelmans hanno concluso, che la creatura esposta abbia affinità con i Neanderthal, ma è stato da loro ribattezzato Homo pongoides. Il 12 dicembre del 1968 lo zoologo americano Ivan Sanderson ricevette una curiosa telefonata dal signor Terry Cullen di Milwaukee, che lo informava del fatto che alla fiera annuale dell'International Livestock Exposition's di Chicago, nel periodo dal 28 novembre al 7 dicembre, un girovago di nome Frank D. Hansen, aveva esposto quello che sembrava essere il cadavere di una sorta d'ominide peloso, conservato all'interno di uno spesso blocco di ghiaccio. Alcuni particolari elencati da Cullen sembravano fare intravedere l'eventualità che il misterioso presunto cadavere non fosse un manichino o un artefatto ricavato ad arte utilizzando parti del corpo di diversi animali, come sono soliti fare alcuni artigiani orientali. Così Sanderson decise di investigare personalmente sull'accaduto avvalendosi dell'aiuto dello zoologo belga Bernard Heuvelmans, che ai quei tempi si trovava negli States, diretto verso il Sud America, per studiarne i mammiferi in via d'estinzione.Per tre giorni consecutivi, il 17, il 18 e il 19 dicembre dello stesso anno, Heuvelmans e Sanderson esaminarono scrupolosamente il cadavere, senza però potere estrarlo dalla teca di ghiaccio nella quale era contenuto e scrissero un articolo scientifico che fu pubblicato nel bollettino del Royal des Sciences Naturelles de Belgique : le conclusioni di tale articolo sembravano lasciare ben pochi dubbi all'eventualità che il misterioso corpo congelato potesse essere un falso, propendendo nettamente a favore della sua autenticità : di seguito ne riassumeremo i contenuti, per potere dipingere un quadro il più completo possibile di ciò che i due zoologi si trovarono di fronte.Il corpo era conservato in un blocco di ghiaccio rettangolare chiuso in una teca di vetro e risultava soltanto parzialmente visibile per due importanti ragioni : per prima cosa una considerevole sezione di ghiaccio si era ricristallizzata in lastre opache, mentre in secondo luogo c'era una consistente emanazione di gas proveniente dal cadavere, espulso tramite gli orifizi ed i pori della pelle. Questo rendeva difficile ispezionare i dettagli, tuttavia, grazie all'utilizzo di potenti faretti diretti alla base del blocco, il corpo si rendeva visibile molto più chiaramente e ciò ne permise una sua successiva ricostruzione grafica. Il cadavere era alto circa 180 cm, in stato di putrefazione ed impregnava l'aria di un odore acre, tipico della carne dei mammiferi in disfacimento.Il volto della creatura possedeva una pelle giallastra, ed era relativamente privo di peluria, fatta eccezione per una traccia di peli che correvano lungo il labbro superiore, ma più simili alle vibrisse dei gatti piuttosto che a dei veri e propri baffi. Attorno alla bocca vi erano una serie di pieghe e rughe dall'aspetto estremamente naturale, che colpirono molto i due ricercatori. Da un lato erano visibili due piccoli denti, il canino superiore destro ed il primo premolare, che non avevano caratteristiche scimmiesche. Le cavità oculari apparivano inaspettatamente rotonde e grandi, ma i globi erano fuoriusciti da esse, Heuvelmans riuscì a scorgerne uno vicino al lato sinistro della guancia della creatura. Dalla cavità oculare sinistra era ben visibile una considerevole fuoriuscita di sangue rosso: ciò poteva dimostrare che il cadavere era stato congelato artificialmente, dopo l'uccisione dell'esemplare in vita. Il naso era la caratteristica più insolita del volto, rivolto verso l'alto come quello di un cane pechinese, con due grosse narici perfettamente rotonde poste in direzione del piano generale del volto. Altri particolari della testa non erano ben visibili, poiché solo la faccia emergeva chiaramente dal ghiaccio. Il torace era massiccio, di una curiosa forma a barile, dotato di spalle larghe e si assottigliava soltanto in prossimità delle anche e non della vita. Non c'erano tracce evidenti di muscoli pettorali ed i capezzoli erano piuttosto distanti e posti ai lati. Il collo era soltanto abbozzato, soltanto pochi centimetri ricoperti da peli, nonostante la testa fosse rivolta all'indietro. La peculiarità più insolita era però rappresentata dalla conformazione e dall'allineamento delle clavicole: diversamente dagli esseri umani, erano rivolte verso l'alto ed entravano in contatto sopra il collo, di modo che, osservandolo dal basso verso l'alto, il torace appariva grasso e rigonfio come quello di un'oca. Le braccia sembravano massicce, ma dovevano essere in realtà piuttosto snelle, perché ricoperte da un fitto pelame più lungo di quello visibile nelle restanti parti del corpo. Il braccio sinistro, curiosamente piegato al di sopra della testa, presentava un'evidente frattura dalla quale era fuoriuscito del sangue. Le mani rappresentavano la più evidente ed insolita caratteristica morfologica del campione, lunghe 26 cm e larghe 12, con il dorso ricoperto da fitta peluria. Gli elementi più caratteristici erano i pollici, che apparivano totalmente all'opposto di quelli degli esseri umani: esili e piuttosto lunghi, sembravano assottigliarsi in prossimità dell'unghia piuttosto che espandersi, le dita erano inoltre poco differenziate e quasi tutte della stessa lunghezza.Le gambe apparivano ricoperte da fitto pelame che ne nascondeva i dettagli e l'effettiva robustezza, le ginocchia erano prominenti, ricoperte da pelame molto corto e rado, erano rosee e dotate di una rotula tipicamente umana. I piedi, larghi 20 centimetri, sembravano sproporzionati rispetto alla loro lunghezza, che non poté essere misurata con precisione. Le dita, incredibilmente, avevano tutte le medesime dimensioni, tanto che non apparivano vistose differenze nemmeno tra il mignolo e l'alluce, che non era opponibile. La pianta del piede era di colore rosa e possedeva una sorta d'appendici bulbose, le unghie apparivano giallastre.Una descrizione generale della disposizione dei peli dell'esemplare non fu possibile per due importanti ragioni, per prima cosa soltanto un terzo di questi erano chiaramente visibili attraverso il blocco di ghiaccio, questa porzione fortunatamente, apparteneva alla parte frontale della creatura, in secondo luogo, le tracce dei peli erano molto elaborate. Un elemento interessante era la distanza dei follicoli, che i due ricercatori cercarono di misurare nel modo più preciso possibile, operazione resa ardua per via della distorsione causata dal ghiaccio. Tale distanza fu stimata attorno ai 3-4 millimetri, ma sulla cassa toracica e sulla parte superiore della pancia si faceva più ampia. Circa l'aspetto estremamente peloso delle braccia, gli autori credettero che non fosse dovuto ad una maggiore vicinanza dei follicoli quanto all'estrema lunghezza dei peli che le ricoprivano, il colore dei quali, appariva nero, marrone scuro. Heuvelmans e Sanderson concludevano le loro ricerche affermando che, nonostante non ce ne fosse l'assoluta certezza, il corpo contenuto nel sarcofago di ghiaccio doveva appartenere ad una sorta di scimmia antropomorfa o ad una specie d'ominide, ma d'altro canto non presero mai seriamente in considerazione la possibilità di avere avuto a che fare con un imbroglio.Per prima cosa considerarono l'ipotesi che potesse trattarsi di un artefatto, ricavato unendo tra loro parti di un corpo umano e d'altri animali. Alcuni particolari anatomici come le mani ed i piedi però, non potevano provenire da nessun animale conosciuto ed inoltre il presunto artista, avrebbe dovuto inserire nelle carni qualche milione di peli prima che queste si putrefacessero e venissero conservate nel ghiaccio. Inoltre, nonostante il cadavere presentasse numerose caratteristiche e particolari riscontrabili ora negli esseri umani, ora nelle scimmie, questi possedeva anche alcuni elementi assolutamente inediti che nessun autore aveva mai concepito prima nelle ricostruzioni tradizionali degli uomini primitivi ; la cosa fece escludere la possibilità che potesse trattarsi di una sorta di modello in lattice per un utilizzo teatrale o cinematografico. Comunque sia, lo stesso Hansen affermò di avere commissionato nell'aprile del 1967, da parte di due distinte compagnie specializzate nella costruzione di manichini, ben due modelli fabbricati in cera, o lattice e peli d'orso, perché non si sentiva sicuro della salvaguardia dell'originale.Ciò indusse i ricercatori dello Smithsonian Institution a credere che anche il soggetto esaminato da Heuvelmans e Sanderson fosse un manichino realizzato in lattice e peli, e che in realtà i presunti manichini commissionati ed il soggetto originale fossero, di fatto, la stessa cosa. A complicare ulteriormente il quadro generale, si aggiunse il fatto che nel maggio del 1969, Hansen esibì ufficialmente quello che presentò come uno dei presunti manichini, che effettivamente mostrava a prima vista varie differenze dal soggetto originariamente studiato da Heuvelmans.http://www.oopart.it/images/stories/diego/9960_minnesota_2.jpgNel suo libro sull'argomento, pubblicato nel 1974 con il titolo "L'Homme de Néanderthal est toujours vivant" ( l'uomo di Neadertal è sopravvisuto ), scritto in collaborazione con lo storico russo Boris Porchnev, Heuvelmans ha ampiamente discusso di queste apparenti differenze esibendo a riguardo svariate fotografie.La tesi dello zoologo belga, è che in realtà Hansen si fosse semplicemente limitato a disciogliere ulteriormente il ghiaccio che ricopriva il cadavere per poi ricongelarlo, e che il soggetto all'interno della teca fosse quindi sempre lo stesso. Le fotografie scattate successivamente si presentano infatti più nitide per quanto concerne la visibilità dei particolari, a prova che lo strato di ghiaccio doveva essersi necessariamente assottigliato. I particolari più impressionanti riguardano però i cambiamenti nella posizione della bocca, vistosamente più aperta che in precedenza e mostrante un numero maggiore di denti. Secondo Heuvelmans i movimenti della bocca erano stati apportati da Hansen in seguito allo scioglimento del ghiaccio e questo particolare rafforzava ancora di più le ipotesi circa l'autenticità del reperto, inoltre aveva appurato che le rughe della pelle, i nei e le piccoli cicatrici si trovavano ancora al loro posto.Nonostante la pessima pubblicità che Hansen si premurò con tanta cura di fare ottenere alla sua esibizione, ( i cartelli della sua ultima esposizione riportavano la dicitura "Creatura siberiana artefatta, tale quale a quella sotto inchiesta dall'FBI" ) il professor Murrill, del dipartimento di Antropologia dell'Università del Minnesota, decise di esaminare di persona il tanto controverso presunto cadavere. Come Heuvelmans e Sanderson prima di lui, rimase impressionato a tal punto da offrire ad Hansen un'elevata somma in denaro per acquistare il reperto per conto della sua Università. Hansen però, decise all'improvviso di fare scomparire per sempre il cadavere, impedendone così ogni successiva analisi, cosa che non giovò affatto sulla sua possibile autenticità. Assolutamente spiazzati, Sanderson ed Heuvelmans, che avrebbero voluto eseguire su di esso un esame ai raggi X e prelevare campioni di sangue disciolto nel ghiaccio per effettuare delle analisi, rimasero comunque fermamente convinti della genuinità del reperto, a loro avviso una sorta d'uomo di Neandertal attuale, altamente specializzato, ribattezzato Homo pongoides.Poteva provenire dalle foreste del Vietnam, dove fu ucciso con un colpo di fucile alla testa, che gli fece saltare i globi dalle orbite. Da qui fu importato clandestinamente in America, probabilmente rinchiuso in un sacco per il trasporto dei cadaveri: con questa procedura, verso la fine degli anni '60, era nato un fiorente contrabbando di partite d'eroina, nascosta all'interno dei sacchi trasportati dagli aerei militari americani… Hansen avrebbe quindi rifiutato ogni successiva analisi per paura di essere vittima di qualche azione legale nel caso in cui il cadavere da lui esposto si fosse rivelato autentico.Dopo questi avvenimenti, specialmente in virtù del fatto che il corpo originale non fu conservato, l'opinione della scienza ufficiale fu che tutta la faccenda non era altro che una truffa ben congegnata e che Sanderson ed Heuvelmans, coinvolti loro malgrado, erano stati abilmente ingannati. La faccenda dell'"uomo dei ghiacci del Minnesota", come venne ribattezzato dalla stampa, dopo avere inizialmente attirato su di sé l'interesse generale, si spense poco a poco fino a non lasciare quasi più traccia : sarebbero infatti trascorsi quasi trent'anni prima dell'inaspettato arrivo di nuovi ed interessanti sviluppi.Nel 1996 lo storico e antropologo australiano Helmut Loofs-Wissowa, si trovava nelle regioni montagnose di frontiera tra il Viet-Nam e il Laos, da dove, sin dagli anni '60, gli erano giunte all'orecchio notizie circa l'esistenza di presunti "gorilla". Giunto con la sua spedizione presso il piccolo villaggio di Bon de Ban Kador, poté fare la conoscenza del capo, un certo M. Boualien. Vennne così a sapere che questi gorilla erano chiamati briaou ed avevano l'abitudine di abitare le grotte calcaree di montagna. Per tracciare un identikit della misteriosa creatura, Wissowa aveva portato con sé numerose schede raffiguranti tutte le principali scimmie antropomorfe, gli ominidi preistorici e la ricostruzione in base alle fotografie, dell'Homo pongoides di Heuvelmans. Tutti gli intervistati, senza alcuna eccezione, indicarono quest'ultimo come il più somigliante al briaou. Tuttavia da molto tempo nelle zone della guerra, a causa dei bombardamenti e della defogliazione, osservare i briaou era diventato molto difficile, anche se, occasionalmente, era possibile ritrovarne i peli nelle cortecce degli alberi e nel sottobosco, che sarebbero di un colore nero tendente a sfumare nel rossiccio.Quattro anni prima lo zoologo catalano Jordi Magraner, collaboratore del Museo di Storia Naturale di Parigi, si trovava in Pakistan settentrionale, nel distretto di Chitral, sulla pista dell'uomo selvaggio locale, il bar-manu. Conoscitore del dialetto del luogo, Magraner intraprese le sue ricerche con metodi estremamente rigorosi, utilizzando un questionario a scelta multipla basato su 63 differenti caratteristiche anatomiche. Tramite questo metodo, tutti i pakistani intervistati associarono il bar-manu all'Homo pongoides, scegliendo tra oltre un centinaio di possibilità, ma le ricerche di Magraner si interruppero tragicamente nell'agosto del 2002, data in cui, durante l'ennesima spedizione sul luogo, fu rapinato e ucciso da una delle sue guide.Queste due testimonianze, sebbene lungi dall'essere prove conclusive, sembrerebbero suffragare l'ipotesi di Heuvelmans, secondo cui, in certe regioni remote dell'Asia camminerebbero ancora alcuni ominidi relitti superstiti di un tempo lontano.http://www.oopart.it/images/stories/diego/9960_minnesota_5.jpgL'analisi delle immaginiIl 18 marzo 2002, grazie all'estrema disponibilità del Dr. Olivier Glaizot, ebbi il privilegio di potere accedere agli archivi iconografici di Bernard Heuvelmans custoditi presso il Museo Zoologico di Losanna per esaminare le fotografie a colori scattate al reperto e rimaste inedite sino ad oggi, sperando di ricavare da esse qualche indizio utile per la ricerca. Il passo successivo fu quello di consegnare il materiale ad un professionista nel settore degli effetti speciali, Gaetano Paolocci per la Special Effects Creatures Studios, al quale fu chiesta una relazione tecnica qui riportata nei punti maggiormente indicativi e furono esposte una serie di domande :In premessa ci sembra doveroso sottolineare la mancanza di un esame diretto da parte nostra, seppure solamente visivo, dell'elemento da analizzare.Leggendo le descrizioni fatte dalle autorevoli e diverse persone coinvolte nei vari esami del presunto cadavere troviamo interessanti precisazioni circa l'esatta interpretazione muscolare-ossea, quindi anatomica e la stessa natura e disposizione della peluria sembra essere stata oggetto di valutazione come noi stessi avremmo proposto. Sappiamo come possa risultare evidente la differenza risultante tra le varie riproduzioni sintetiche e l'originale ; certamente quest'ultimo - se falso - è comunque da considerarsi un'opera d'arte a giudicare anche da quanti ne hanno preso visione e con quali conclusioni.Ad una prima valutazione, saremo propensi ( con tutta la precarietà dei documenti a nostra disposizione ) ad esprimerci favorevolmente per l'ipotesi di verità anche se basata su elementi diversi rispetto quelli che abbiamo letto essere stati a favore del "vero".Pensiamo, piuttosto che alla facile riproduzione dei gas della putrefazione, alla scarsa probabilità che in quel tempo si potessero raggiungere simulazioni così veritiere ed a quali costi. Valutando che al mondo ci sarebbero state una o due persone in tutto in grado di riprodurre tali e tanti particolari così ben descritti nell'articolo e sinceramente tra i fondamentali da prendere in considerazione per poter esprimere un giudizio sul presunto cadavere, riteniamo poco probabile l'ipotesi di un'attenta ricostruzione. L'esperienza e l'analisi del settore artistico-cinematografico mondiale che abbiamo operato in ventidue anni di attività in Europa ed in America, la conoscenza di allora dei materiali idonei alla riproduzione della pelle umana, delle tecniche di implantologia della peluria, della reperibilità dei vari capelli, peli, l'applicazione alle ricostruzioni museali, alle attrazioni dei grandi parchi a tema o alle performance del trucco degli effetti speciali - argomento che da vicino è stato oggetto di evoluzioni per sostanze impiegate e risultati oggettivamente e progressivamente migliorativi di quanto al mondo ( nei vari settori ) poteva esistere - ci fanno pensare alla non-probabiltà che si tratti di una ricostruzione.Tenendo presente che preferiamo esprimerci in questi termini anziché dichiarare l'evidenza ( oggi non costatabile ) di un falso come è stato fatto tempo fa da alcuni nostri rispettabilissimi colleghi - premi oscar cinematografici - che contattati ad esprimere giudizi in casi analoghi, hanno dichiarato trattarsi di "falsi"con valutazioni - a distanza - come in questo caso, per far notare - ostentando così la loro bravura - che anch'essi avrebbero potuto ricostruire quello che in quel momento era al centro dell'attenzione di tutti i media. http://www.oopart.it/images/stories/diego/9960_minnesota_3.jpgVeniamo alle domande ed in ordine alle risposte.- Era possibile realizzare un manichino del genere nel 1960 ? ( considerando non soltanto la realizzazione del manichino, ma anche il suo congelamento in un blocco di ghiaccio e la sua conservazione all'interno di una teca frigorifera )Negli anni sessanta non crediamo possibile una realizzazione così minuziosamente ricca.- Quale sarebbe stata, indicativamente, la spesa ed i tempi di lavorazione per creare un soggetto del genere negli anni 60 ? E al giorno d'oggi ?In quegli anni la spesa era similare a quella per le realizzazioni cinematografiche e/o museali, ma non riferibile a quelle particolarità che ne avrebbero decuplicato gli importi.Al giorno d'oggi, ci dobbiamo riferire al cachet dei singoli artisti e non solo cinematografici, pertanto spaziamo dai 10.000 euro - manichino non articolato - ( improbabili per una realizzazione così capillare e ricca di trapunte e di dentizione ) in poi, fino a cifre condizionate da fattori estranei all'artista come premi oscar o riconoscimenti scientifici tali da far lievitare i prezzi in maniera immaginabile.- Durante il periodo in cui il reperto fu esibito negli States, sparì per qualche tempo, e quando ritornò ad essere esibito presentava varie differenze : per prima cosa il ghiaccio era meno spesso ed erano visibili più particolari, tra cui spicca il fatto che la bocca della creatura, mentre prima era chiusa, in seguito era aperta e mostrava anche i denti. Era possibile realizzare un manichino con quelle caratteristiche al quale fosse anche possibile aprire e chiudere la bocca ? E' possibile che possa trattarsi di un manichino che possedesse diverse teste di ricambio ? In caso contrario sarebbero stati realizzati non uno, ma ben due manichini del soggetto, operazione che sembra priva di utilità...Non crediamo ipotizzabile in un'unica struttura artificiale, in quegli anni, una capacità modificativa delle espressioni tale da non far tradire la sinteticità della struttura.Oggi sarebbe difficile ma possibile.Sarebbe più logico pensare a più realizzazioni artificiali, oppure ad una sola seconda riproduzione con delle differenze dell'originale autentico.Oppure ad un vero originale avente, una volta parzialmente scongelato ( per forze esercitate esternamente ) mutate le espressioni della bocca o posizioni della testa e delle mani.Comunque condizionamenti delle articolazioni dall'esterno - per quanto possibile - ma non intendiamo di quelle espressioni dovute alla contrazione od estensione dei muscoli.- In quale modo si può realizzare il particolare effetto del ghiaccio che caratterizzava quello nel quale era contenuta la creatura ? Nella fattispecie l'opacità tipica dell'effetto dei gas putrefattivi della carne in disfacimento ?Nel ghiaccio, come detto, può essere simulato l'effetto dei gas della putrefazione ed anche assoggettarli ad analisi.- Qual è la vostra opinione sul soggetto delle fotografie? Nel caso si trattasse di un manichino come giudicate la sua realizzazione ?Esaminando le immagini e leggendo il dossier allegato, credete che possa trattarsi in realtà di un cadavere autentico ?In ultima analisi si tratta di un vero ma che non esclude l'ipotesi di un insieme di parti anatomiche ( prelevate ed assemblate abilmente ) da vari diversi individui.http://www.oopart.it/images/stories/diego/9960_minnesota_4.jpgarticolo tratto da Criptozoo.it http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
Annoyed Grunt Posted November 9, 2009 Share Posted November 9, 2009 molto bello questo articolo. As I peeked through the window to observe the wretched things lurking in the shadows beyond, I could only think of one thing, "Truly, these are Days of Despair". Messaggio gentilmente concesso da Annoyed Grunt. Che la forza sia con voi e state attenti agli accenti circonflessi. Ed agli OT ^ ^ ^ ^http://i.imgur.com/ZKYj69N.png Link to comment Share on other sites More sharing options...
lucasart Posted November 16, 2009 Author Share Posted November 16, 2009 Una conchiglia mostra un "contatto impossibile" del Paleoliticohttp://www.oopart.it/images/stories/conchiglia/home_page_rivista_copy.jpgLe Caverna delle Arene Candide a Finale Ligure, Savona, sono una grotta con una cavità di 700 metri, famosa soprattutto per i reperti e le sepolture del paleolitico superiore scoperte in essa. Il primo studioso che lavorò nel sito fu Arturo Issel, nel 1864, molti reperti furono in seguito portati al Museo Archeologico di Pegli a Genova. Tra questi vi è una conchiglia, che nasconde un segreto, infatti questa mitra si può trovare solo nell'Oceano indiano. Ma chi o come arrivò in Liguria? Le Arene Candide erano una duna di sabbia quarzosa, bianca (candida) che i venti dell'ultima glaciazione, che soffiavano con potenza doppia di quella attuale, avevano addossato al versante occidentale del promontorio della Caprazzoppa. Ritratta in alcune fotografie dei primi anni venti del Novecento, la duna è stata completamente rimossa dall'industria degli abrasivi. La cava di sabbia di quarzo ha successivamente lasciato il posto ad una grande cava di calcare che ha determinato l'attuale (degradata) situazione paesaggistica. L'ampia caverna, localmente nota un tempo come armassa, che si apriva presso uno dei vertici della duna, è entrata nella letteratura archeologica come Caverna delle Arene Candide dopo gli scavi che Arturo Issel, fondatore dell'Istituto di geologia dell'Università di Genova, vi condusse fra il 1864 e il 1876 per provvedere reperti al nascente Museo Nazionale Etnografico e Preistorico (ora Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini) di Roma - EUR.La caverna è ora ubicata sul margine superiore del ciglio ovest della ex- cava Ghigliazza, circa 90 metri sul livello del mare, verso il quale presenta tre grandi aperture che la rendono, oggi come nel passato, relativamente illuminata ed asciutta. Attualmente si accede alla caverna dall'alto, con un percorso via Borgio che implica circa 30 minuti a piedi.La celebrità internazionale deriva dai fortunatissimi scavi che Luigi Bernabò Brea (primo Soprintendente Archeologo della Liguria) e Luigi Cardini (membro dell'Istituto Italiano di Paleontologia Umana) condussero negli anni 1940-42 e 1948-50 nella porzione sud orientale della caverna. http://www.oopart.it/images/stories/conchiglia/33_article_941_2.jpgCome noto quegli scavi conseguirono quella che ancora oggi è la più articolata stratigrafia del Mediterraneo (dal Paleolitico superiore gravettiano fino all'epoca bizantina, dal 26000 a.C. al VII secolo d.C), in un contesto ambientale di giacitura estremamente favorevole alla buona conservazione dei reperti, soprattutto delle ossa e del materiale combusto.I resti delle ben 19 sepolture paleolitiche rinvenutevi, oltre a costituire uno dei più consistenti complessi funerari paleolitici del mondo, sono senz'altro quelli di gran lunga meglio conservati, con tutte le implicazioni sulla qualità delle informazioni scientifiche che gli antropologi possono attingere. Si segnala in particolare la ricchezza del corredo funebre di un adolescente che lo farà definire il giovane principe. Si tratta di quindicenne rinvenuto su uno strato di ocra rossa a sette metri dalla superficie, rivolto a sud, con un copricapo di nasse dorate, monili di conchiglie, ossa, corna di cervo lavorate e una lunga selce in mano. La ferita mortale al mento risultava ricomposta con ocra gialla prima della sepoltura. Numerosi materiali ceramici, strumenti in pietra scheggiata, osso, conchiglia e altre materie prime impiegati dalle popolazioni del Paleolitico e del Neolitico che abitarono nella Caverna delle Arene Candide sono esposti presso il Museo Archeologico del Finale e al Museo Archeologico di Pegli a Genovahttp://www.oopart.it/images/stories/conchiglia/sala06_02.jpgLa Misteriosa ConchigliaArturo Issel, nel 1886, riferì che negli scavi si trovarono numerose conchiglie mari-ne di specie rare, assenti in Liguria e caratteristiche invece delle zone calde del Mediterraneo. L’anno seguente, ancora Issel diede notizia di un ritrovamento anche più insolito. Si rinvenne infatti un esemplare - non fossile - di conchiglia marina (Mitra oleacea, Reeve) del tutto estraneo alla fauna del Mediterraneo, e proprio invece dell’Oceano Indiano. Pur trattandosi di un oggetto di origine naturale, la sua presenza è da interpretarsi come fatto «culturale», dovuto all’intervento umano. Il dottor N. Morelli raccolse un esemplare di questa Mitra negli scavi da lui eseguiti alla e-stremità occidentale della grotta. L’esemplare è di media grandezza ed ha l’apice mozzato; ma, prescindendo da questa circostanza, è in buono stato di conservazione. Vi sono ben manifesti, tra gli altri caratteri, il color bruno e la lucentezza smaltoide propri alla conchiglia fresca. Io riconobbi a tutta prima nell’oggetto di cui si tratta, allorché mi fu comunicato dal raccoglitore, una specie estranea al mare Ligure, ed anche al Mediterraneo, ma non mi riuscì de-terminarla, mancandomi gli opportuni materiali di confronto. Alla Mitra oleacea fu ascritto dal dottore E. von Martens di Berlino, cui l’avevo mandato in esame. Questo naturalista, di cui è nota la grande autorità in materia di conchiologia, mi avvertiva come fosse ora accertata l’ubicazione che il fondatore della specie stessa, Lowell Reeve, non conosceva, e soggiungeva che tutte le Mitra appartenenti al medesimo tipo, tra le altre la M. acuminata, Swainson, strettamente affine alla oleacea, non furono fin qui incontrate che nell’Oceano Indiano e nelle sue dipendenze. La singolare conchiglia esotica non poteva avere provenienza locale, perché all’epoca della frequentazione umana della caverna il Mediterraneo non era un mare più caldo dell’attuale. Nemmeno era un fossile, trovato dai cavernicoli in remoti strati geologici e quindi portato nella grotta, perché aveva caratteristiche di conchiglia fresca. L’interessante caso assunse in seguito maggiore evidenza, poiché negli scavi della grotta don Morelli trovò poco dopo altri quattro esemplari della stessa conchiglia, e nel 1892 se ne contavano ben quindici. Lo stesso Issel concluse che la presenza della Mitra oleacea testimoniasse dunque un contatto fra gli antichi abitatori liguri e genti provenienti da lontano, probabilmente dalle coste africane. Chi fece visita ai cavernicoli? Un secolo dopo i ritrovamenti dell’Issel, giungono altre interessanti scoperte che sembrano rafforzare l’ipotesi di contatti fra popoli preistorici lontanissimi della Liguria e dell’Africa meridionale. Ha scritto infatti nel 1992 Franco Tornatore: «Recenti scoperte di pitture rupestri di origine preistorica, avvenute nell’Africa australe evidenziano una notevole ed interessante affini-tà di stile, dei soggetti e di impostazione, «di scuola» con le analoghe forme artistiche esistenti in quella parte dell’Europa meridionale, abitata da tribù di Liguri, che fu la culla della nostra civiltà e propongono l’ipotesi di una dipendenza culturale tra il nord ed il sud del mondo. Questi affreschi e quei bassorilievi [dei Liguri] risalgono tutti al Paleolitico superiore e sono databili tra 35 mila e 8 mila anni fa. I reperti dell’Africa australe: Namibia e Botswania risalgono invece al Paleolitico inferiore, tra i 50 mila ed i 35 mila anni fa. Ebbene, sia gli uni, sia gli altri appaiono opere di una stessa scuola, come se un invisibile filo culturale collegasse l’arte delle tribù Khoisan con quel-le Liguri, suggerendo quasi un’origine, non etnica, ma artistica comune, con i primi progenitori dei secondi». http://www.oopart.it/images/stories/conchiglia/tukusi_549.jpgFonti:wikipedia.orgoopart.it http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^ Link to comment Share on other sites More sharing options...
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