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I diari segreti del dr. Lucas!


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come mai i nomi dei monoliti sono omessi?

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Altri progetti: Oh! I'm Getting Taller! / Il pifferaio di Hamelin

I miei Fumetti: Folletto Vs Nenè / A.s.D. / A.s.D.2

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Un sogno nel cassetto...

 

 

http://i.imgur.com/H1ARhq7.gif

 

 

Citaziò!

 

 

Il Coniglio, si sa, saltella con una gamba dietro ed una avanti, un braccino corto ed uno lungo, un'orecchia dritta ed una storta. Perchè il Coniglio odia la simmetria.

Flame: Io me lo sono fatto raccontare tutto il Sigmarillion ma ancora devo leggerlo (...)
Impaled Janus: Il Sighmarillion, un'opera molto triste.
Testament: Ma Flame mi sa che erra convinto, come al solito.

"Tu devi essere il chiacchierato FenriX, la cui fama deriva dall'arte di giungere rozzamente al sodo del concetto la maggior parte delle volte... detto in una via inoffensiva..." Una piaga in due righe, by Dr.Risolvo!

 

 


Scheda di Zuppo Del'Oquie


Nome - Zuppo Del'Oquie
Età - 76
Razza - Elvaan
Descrizione - Snello, faccia da cretino, cappelletto alla Robin Hood in testa con la piuma perennemente spiegazzata, maglia in pieno stile: "è la prima cosa che ho trovato in giro" e pantaloni uguali. Le scarpe invece sono forse l'unica cosa realmente sua. Di pelle morbida, salvo la base di cuoio, ottime per correre e fare poco rumore, prive di alcun tipo di tacco. Ed aldilà del vestiario, abbiamo una cerbottana, una fionda, un pugnaletto, una...un..ah no basta. Lo zainetto, si! Ma lì ci tiene il pane ed i suoi strumenti di dubbia qualità.
Poi..ha orecchie a punta come ogni Elvaan e capelli castano chiaro, bizzarremente brezzolati di ciocchette tendenti al biondo. E' un biondo fallito, in sostanza. Ah, ma a lui non importa molto. Detto, questo, null'altro di rilevante da segnalare.
Se non il fatto che, il più delle volte, sia vestiti che capelli che zaino sono ornati da una quasi perenne sensazione di Bagnato. Perchè ogni pozzanghera che esiste sulla faccia di questa terra, deve, senza via di scampo, finire contro il suo naso. O forse è lui che è legato all'elemento Acqua da un odio amore non espresso...?
Misteri del Fato.
Carattere - Simpatico, socievole, affabile, allegro, ed al tempo stesso estremamente indifferente alle questioni che non lo riguardano. Astuto, ma mai per cattiveria, decide lui a cosa affezionarsi ed a cosa no. Di mentalità molto..molto bizzarra, vive la vita con dei valori del tutto personali che possono essere a volte comprensibili ed in accordo con quelle altrui, o possono essere decisamente ridicoli agli occhi degli altri. Ma lui è fatto così e non ci ragiona poi molto su come è fatto. Finchè mantiene due braccia due gambe ed una testa, ritiene di essere fatto semplicemente perfetto per quel che gli serve!

Background - "Fratello minore. Si, minore! Oh si! DANNATAMENTE MINORE! E questo è un problema! Perchè è un problema, no? A logica dovrebbe essere un bel problema per chiunque abbia voglia di non essere sempre chiamato per secondo, interpellato solo all'ultimo come scorta, impegnato solo quando proprio tutti sono impegnati, considerato solo per fare numero. AH! Minore! Onta! Orgoglio! AH!
AH!
A...ahah! Ma col cavolo..è una pacchia!"

Tranquillamente adagiato sul suo enorme divano, perchè se l'erba è il cuscino, un colle è dunque un enorme divano, Zuppo stava fischiettando con una foglia di acetella in bocca, così univa l'utile (il fischiettare era molto utile a parer suo) con il dilettevole (e quella fogliolina aveva un buon sapore, perciò dilettevolmente saporita!).
Era a dir poco splendido compiere un'attività tanto impegnativa e semplice al contempo da giustificare la sua lunga, perenne, praticamente insindacabile assenza a qualsivoglia attività sociale.
Lui disegnava le mappe, ed il fratellone le spacciava per sue guadagnando una montagna di soldi, tanta era l'accuratezza delle zone anche più inesplorabili, ed in cambio il Brò gli garantiva una vita tranquilla e senza impegni. Oh, fratello minore, ma il maggiore era tutto merito suo!
Poi, all'improvviso, tutto cambiò.
Perchè serve sempre un grande cambiamento per una grande svolta, no?
Ebbene, da quel momento lui partì, viaggiò, abbandonò la sua colonia, perseguì la via del "faccio da solo e meglio mi sento".
Tutto questo a causa sua..a causa loro...!!

"Fra'? Dove hai messo il mio flauto di rape?"
"Uh..era ammuffito. L'ho buttato anni fa ormai."
"..che..CHE COSA HAI FATTO!?!?!"

Inaudito.
Ovvio e logico andarsene, no? Sono certo che voi tutti sarete daccordo con me! NON SI TOCCANO I FLAUTI DI RAPE ALTRUI! MUFFA O NON MUFFA!
Beh si, daccordo, forse lo aveva dimenticato per gli ultimi vent'anni, ma questo non cambiava le cose. Dannato fratello. E.....no, non se ne era andato solo per quello, cosa credete!?

"...Mamma...Fra' ha buttato il mio flauto di rape."
"Ah, deve essere ammuffito come l'ocarina di zucca che ho buttato l'altro ieri."
"...che...CHE COSA HAI FATTO!?!?!?!"

Ovvio che non bastava un flauto a mandarlo via. Ma due, dai è troppo! L'aveva terminata, quell'ocarina, appena tre anni prima. ERA NUOVA!
E così, imparata la lezione del "non si lascia nulla in casa altrui", perchè quella non era PIU' la sua casa, Zuppo prese ogni cosa di valore che aveva con se: dunque uno svariato elenco di strumenti da ortolano, a partire dal triangolo di selci alla trombetta di cavolfiore, e partì. Partì, lasciandosi dietro una città perfetta, con una vita perfetta, una famiglia perfetta, ed una stupida, sciocca, banale idea che questa perfezione sarebbe durata in eterno.
Ah. Ma non scordiamoci un dettaglio.

Partì. Attraversò la strada. Il ponte. Il fiume. Inciampò. Cadde nella pozza vicino al fiume. Si inzuppò. Si rialzò e ri-partì.
Perchè il nome se lo era guadagnato con molta sfigata fatica eh.

"Ma che bel bambino, signora Ouquie!"
"...oh...scusatemi, riposavo. Quale bambino?"
"Hemm..quello che tenete nella culla."
"Oh! Quel bambino! Oh si ve lo faccio vedere subit.." E con un braccio, la maldestra madre intruppò la culla, che era ovviamente posizionata di fianco alla finestra aperta, che vide ovviamente un infante venire catapultato fuori, e che, alfine, vide sempre ovviamente il medesimo infante finire a mollo nel fiume, per fortuna abbastanza profondo, che passava proprio adiacente le mura della piccola dimora.
Quando lo ripresero, era vivo. Zuppo, ma vivo.
E Zuppo rimase a vita.

I reumatismi sarebbero arrivati in vecchiaia.

Equip -
Pugnale comune - Prezzo: 9
Armatura di Cuio [1 PA] - Prezzo: 15
Borsa Comune - Prezzo: 10
Fionda - Prezzo(pagato da madre natura XD)

 

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non ti so dire, gli articoli sono in originale privi di denominazioni

ho trovato poco su questo argomento e gli articoli vengono dal sito del comune

o è per volontà degli autori (strano) o il comune non vuole rivelarli (sempre strano)

http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif

http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^

 

Immagine inserita

 

 

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Bè è strano davvero! Perchè non rivelarli? Ho guardato anche io un po' in giro me non si trova tanto! Sembra che stavolta sia questo il mistero!

(\_/)
(^ ^) <----coniglietto rosso, me!
(> <)


Il mio Tumblr dove seguire i miei progetti, i progetti della Reverie : : Project ^ ^

http://i.imgur.com/KdUDtQt.png disponibile su Google Play, qui i dettagli! ^ ^

http://i.imgur.com/FwnGMI3.png completo! Giocabile online, qui i dettagli! ^ ^

REVERIE : : RENDEZVOUS (In allenamento per apprendere le buone arti prima di cominciarlo per bene ^ ^) Trovate i dettagli qui insieme alla mia intervista (non utilizzerò più rpgmaker) ^ ^

 

SUWOnzB.jpg 🖤
http://www.rpg2s.net/dax_games/r2s_regali2s.png E:3 http://www.rpg2s.net/dax_games/xmas/gifnatale123.gif
http://i.imgur.com/FfvHCGG.png by Testament (notare dettaglio in basso a destra)! E:3
http://i.imgur.com/MpaUphY.jpg by Idriu E:3

Membro Onorario, Ambasciatore dei Coniglietti (Membro n.44)

http://i.imgur.com/PgUqHPm.png
Ufficiale
"Ad opera della sua onestà e del suo completo appoggio alla causa dei Panda, Guardian Of Irael viene ufficialmente considerato un Membro portante del Partito, e Ambasciatore del suo Popolo presso di noi"


http://i.imgur.com/TbRr4iS.png<- Grazie Testament E:3
Ricorda...se rivolgi il tuo sguardo ^ ^ a Guardian anche Guardian volge il suo sguardo ^ ^ a te ^ ^
http://i.imgur.com/u8UJ4Vm.gifby Flame ^ ^
http://i.imgur.com/VbggEKS.gifhttp://i.imgur.com/2tJmjFJ.gifhttp://projectste.altervista.org/Our_Hero_adotta/ado2.png
Grazie Testament XD Fan n°1 ufficiale di PQ! :D

Viva
il Rhaxen! <- Folletto te lo avevo detto (fa pure rima) che non
avevo programmi di grafica per fare un banner su questo pc XD (ora ho di
nuovo il mio PC veramente :D)

Rosso Guardiano della
http://i.imgur.com/Os5rvhx.png

Rpg2s RPG BY FORUM:

Nome: Darth Reveal

 

PV totali 2
PA totali 16

Descrizione: ragazzo dai lunghi capelli rossi ed occhi dello stesso colore. Indossa una elegante giacca rossa sopra ad una maglietta nera. Porta pantaloni rossi larghi, una cintura nera e degli stivali dello stesso colore. E' solito trasportare lo spadone dietro la schiena in un fodero apposito. Ha un pendente al collo e tiene ben legato un pezzo di stoffa (che gli sta particolarmente a cuore) intorno al braccio sinistro sotto la giacca, copre una cicatrice.
Bozze vesti non definitive qui.

Equipaggiamento:
Indossa:
60$ e 59$ divisi in due tasche interne
Levaitan

Spada a due mani elsa lunga

Guanti del Defender (2PA)
Anello del linguaggio animale (diventato del Richiamo)

Scrinieri da lanciere (2 PA)

Elmo del Leone (5 PA)

Corazza del Leone in Ferro Corrazzato (7 PA)

ZAINO (20) contenente:
Portamonete in pelle di cinghiale contenente: 100$
Scatola Sanitaria Sigillata (può contenere e tenere al sicuro fino a 4 oggetti curativi) (contiene Benda di pronto soccorso x3, Pozione di cura)
Corda
Bottiglia di idromele
Forma di formaggio
Torcia (serve ad illuminare, dura tre settori)

Fiasca di ceramica con Giglio Amaro (Dona +1PN e Velocità all'utilizzatore)
Ampolla Bianca

Semi di Balissa

 

CAVALLO NORMALE + SELLA (30 +2 armi) contentente:
66$
Benda di pronto soccorso x3
Spada a due mani

Fagotto per Adara (fazzoletto ricamato)


 

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è veramente orribile dire "reperto" o "Monolito di pierino"

eh si XDDD

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Un sogno nel cassetto...

 

 

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Flame: Io me lo sono fatto raccontare tutto il Sigmarillion ma ancora devo leggerlo (...)
Impaled Janus: Il Sighmarillion, un'opera molto triste.
Testament: Ma Flame mi sa che erra convinto, come al solito.

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Scheda di Zuppo Del'Oquie


Nome - Zuppo Del'Oquie
Età - 76
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Descrizione - Snello, faccia da cretino, cappelletto alla Robin Hood in testa con la piuma perennemente spiegazzata, maglia in pieno stile: "è la prima cosa che ho trovato in giro" e pantaloni uguali. Le scarpe invece sono forse l'unica cosa realmente sua. Di pelle morbida, salvo la base di cuoio, ottime per correre e fare poco rumore, prive di alcun tipo di tacco. Ed aldilà del vestiario, abbiamo una cerbottana, una fionda, un pugnaletto, una...un..ah no basta. Lo zainetto, si! Ma lì ci tiene il pane ed i suoi strumenti di dubbia qualità.
Poi..ha orecchie a punta come ogni Elvaan e capelli castano chiaro, bizzarremente brezzolati di ciocchette tendenti al biondo. E' un biondo fallito, in sostanza. Ah, ma a lui non importa molto. Detto, questo, null'altro di rilevante da segnalare.
Se non il fatto che, il più delle volte, sia vestiti che capelli che zaino sono ornati da una quasi perenne sensazione di Bagnato. Perchè ogni pozzanghera che esiste sulla faccia di questa terra, deve, senza via di scampo, finire contro il suo naso. O forse è lui che è legato all'elemento Acqua da un odio amore non espresso...?
Misteri del Fato.
Carattere - Simpatico, socievole, affabile, allegro, ed al tempo stesso estremamente indifferente alle questioni che non lo riguardano. Astuto, ma mai per cattiveria, decide lui a cosa affezionarsi ed a cosa no. Di mentalità molto..molto bizzarra, vive la vita con dei valori del tutto personali che possono essere a volte comprensibili ed in accordo con quelle altrui, o possono essere decisamente ridicoli agli occhi degli altri. Ma lui è fatto così e non ci ragiona poi molto su come è fatto. Finchè mantiene due braccia due gambe ed una testa, ritiene di essere fatto semplicemente perfetto per quel che gli serve!

Background - "Fratello minore. Si, minore! Oh si! DANNATAMENTE MINORE! E questo è un problema! Perchè è un problema, no? A logica dovrebbe essere un bel problema per chiunque abbia voglia di non essere sempre chiamato per secondo, interpellato solo all'ultimo come scorta, impegnato solo quando proprio tutti sono impegnati, considerato solo per fare numero. AH! Minore! Onta! Orgoglio! AH!
AH!
A...ahah! Ma col cavolo..è una pacchia!"

Tranquillamente adagiato sul suo enorme divano, perchè se l'erba è il cuscino, un colle è dunque un enorme divano, Zuppo stava fischiettando con una foglia di acetella in bocca, così univa l'utile (il fischiettare era molto utile a parer suo) con il dilettevole (e quella fogliolina aveva un buon sapore, perciò dilettevolmente saporita!).
Era a dir poco splendido compiere un'attività tanto impegnativa e semplice al contempo da giustificare la sua lunga, perenne, praticamente insindacabile assenza a qualsivoglia attività sociale.
Lui disegnava le mappe, ed il fratellone le spacciava per sue guadagnando una montagna di soldi, tanta era l'accuratezza delle zone anche più inesplorabili, ed in cambio il Brò gli garantiva una vita tranquilla e senza impegni. Oh, fratello minore, ma il maggiore era tutto merito suo!
Poi, all'improvviso, tutto cambiò.
Perchè serve sempre un grande cambiamento per una grande svolta, no?
Ebbene, da quel momento lui partì, viaggiò, abbandonò la sua colonia, perseguì la via del "faccio da solo e meglio mi sento".
Tutto questo a causa sua..a causa loro...!!

"Fra'? Dove hai messo il mio flauto di rape?"
"Uh..era ammuffito. L'ho buttato anni fa ormai."
"..che..CHE COSA HAI FATTO!?!?!"

Inaudito.
Ovvio e logico andarsene, no? Sono certo che voi tutti sarete daccordo con me! NON SI TOCCANO I FLAUTI DI RAPE ALTRUI! MUFFA O NON MUFFA!
Beh si, daccordo, forse lo aveva dimenticato per gli ultimi vent'anni, ma questo non cambiava le cose. Dannato fratello. E.....no, non se ne era andato solo per quello, cosa credete!?

"...Mamma...Fra' ha buttato il mio flauto di rape."
"Ah, deve essere ammuffito come l'ocarina di zucca che ho buttato l'altro ieri."
"...che...CHE COSA HAI FATTO!?!?!?!"

Ovvio che non bastava un flauto a mandarlo via. Ma due, dai è troppo! L'aveva terminata, quell'ocarina, appena tre anni prima. ERA NUOVA!
E così, imparata la lezione del "non si lascia nulla in casa altrui", perchè quella non era PIU' la sua casa, Zuppo prese ogni cosa di valore che aveva con se: dunque uno svariato elenco di strumenti da ortolano, a partire dal triangolo di selci alla trombetta di cavolfiore, e partì. Partì, lasciandosi dietro una città perfetta, con una vita perfetta, una famiglia perfetta, ed una stupida, sciocca, banale idea che questa perfezione sarebbe durata in eterno.
Ah. Ma non scordiamoci un dettaglio.

Partì. Attraversò la strada. Il ponte. Il fiume. Inciampò. Cadde nella pozza vicino al fiume. Si inzuppò. Si rialzò e ri-partì.
Perchè il nome se lo era guadagnato con molta sfigata fatica eh.

"Ma che bel bambino, signora Ouquie!"
"...oh...scusatemi, riposavo. Quale bambino?"
"Hemm..quello che tenete nella culla."
"Oh! Quel bambino! Oh si ve lo faccio vedere subit.." E con un braccio, la maldestra madre intruppò la culla, che era ovviamente posizionata di fianco alla finestra aperta, che vide ovviamente un infante venire catapultato fuori, e che, alfine, vide sempre ovviamente il medesimo infante finire a mollo nel fiume, per fortuna abbastanza profondo, che passava proprio adiacente le mura della piccola dimora.
Quando lo ripresero, era vivo. Zuppo, ma vivo.
E Zuppo rimase a vita.

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Il Khipu

http://www.oopart.it/images/stories/0a_quiput.jpg

Il khipu (chiamati anche quipu o quipo) sono l'unico sistema di scrittura precolombiana conosciuto in America del Sud , forse, sistema di scrittura non è la frase corretta ma i quipus erano chiaramente un sistema di trasmissione di informazioni. Un quipu è essenzialmente un gruppo di corde di lana e cotone legate insieme. Le corde sono tinte in vari colori, e sono unite in molti modi diversi, inoltre lungo le corde vi sono nodi di vario numero e dimensione forse per esprimere valori numerici. Vi sono quipu formati anche da più di 2000 corde.

Al momento attuale i quipu non sono stati ancora pienamente decifrati ed infatti esiste una grande varietà di teorie sul tipo di informazioni che essi in realtà veicolano.

Gli usi principali dei quipu finora conosciuti sono: conteggi per il censo, notazione delle tasse, conteggio degli articoli comprati o venduti e dati numerici di base. Gli amministratori Inca sembravano essere i principali utilizzatori dei quipu, usandoli come un modo per tenere traccia delle loro risorse come bestiame e prodotti agricoli.

http://www.oopart.it/images/stories/0a_quipu.jpg

I Quipucamayocs (in Quechua khipukamayuq, ovvero autorità dei khipu), i ragionieri del Tawantinsuyu, creavano e decifravano i nodi dei quipu. I Quipucamayoc erano in grado di utilizzare semplici concetti matematici e l'aritmetica di base: eseguivano quindi operazioni elementari (addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione) per conto della popolazione locale. Questo permetteva loro di tenere memoria della mita, una forma di tassazione. I Quipucamayoc inoltre prendevano nota del tipo di lavoro che veniva effettuato, mantenendo un registro delle uscite economiche, e facevano funzionare un censo che conteggiava ogni persona, dai bambini piccolissimi agli anziani di oltre 80 anni. Il sistema inoltre veniva usato per visualizzare il calendario. I Quipucamayocs non erano i soli membri della società inca ad usare i quipu. Anche gli storici inca usavano i quipu quando raccontavano agli spagnoli la storia del Tahuantinsuyu (non è noto se registrassero numeri importanti per la narrazione o contenessero la storia per intero). Ai membri della classe dirigente di solito veniva insegnato a leggere i quipu come parte integrante della loro educazione.

Nei primi anni della conquista spagnola del Perú, nel 1532, gli ufficiali spagnoli spesso si affidavano ai quipu per dirimere dispute su pagamenti di tributi locali o per la produzione di merci. Inoltre i cronisti spagnoli riportavano che i quipu erano usati principalmente come strumenti di sostegno per la memoria, per comunicare e registrare informazioni in formato numerico. I Quipucamayoc potevano essere convocati a testimoniare in tribunale dato che le loro registrazioni erano considerate una valida documentazione legale dei pagamenti passati.Gli spagnoli soppressero velocemente l'uso dei quipu. I conquistadores capirono ben presto che i Quipucamayoc spesso rimanevano più leali ai loro originari ruoli piuttosto che ai reali di Spagna e che i Quipucamayoc potevano mentire sui contenuti dei messaggi. I conquistadores inoltre tentarono di convertire i nativi al Cattolicesimo. Qualsiasi cosa rappresentasse la mitologia inca era considerata idolatria e un tentativo di ostacolare la conversione al Cattolicesimo, anche i quipu furono considerati tali e furono distrutti dai conquistadores spagnoli nel XVI secolo. Ad oggi sono rimasti solamente 600 quipus ed il più antico scoperto è quello di Caral, datato circa 4.600 anni. Purtroppo si sono aggiunti anche i problemi di conservazione. Il nodo dei Quipus sono stati spesso realizzati con vari colori, purtroppo i colori possono scurire con l'insorgenza di polvere, nonché con l'uso di talune sostanze coloranti e mordenti. Tutti i tessuti sono danneggiati dai raggi ultravioletti (UV), cioè dalla luce. Questo danno può includere dissolvenza e un indebolimento delle fibre. Dove si conservano l'umidità relativa deve essere compresa tra il 60% o più in basso, ed esserci temperature basse poichè le alte temperature possono aumentare deterioramento delle fibre del khipu, inoltre essi sono anche strettamente monitorati per la formazione di muffa, così come gli insetti e le loro larve. Gary Urton, professore di Antropologia presso Harvard, ammette: "Alcuni di essi sono fragili , e non è possibile toccarli altrimenti si rompono o si trasformano in polvere. Molti di essi sono molto ben conservati, e si può effettivamente studiarli senza danneggiarli. Purtroppo ogni volta che si tocca un antico tessuto, si sta facendo qualche danno, ma queste stringhe sono generalmente abbastanza resistenti ".

http://www.oopart.it/images/stories/0a_quipu_1.jpg

In conclusione vista la mancanza di contesto per i singoli quipu, è difficile accertare cosa possa significare ogni codice trovato. Anche altri aspetti dei quipu comunicavano informazioni, come il colore dei codice, la posizione relativa delle corde, lo spazio e la struttura delle corde e delle sotto-corde. Alcuni studiosi hanno avanzato l'ipotesi che siano presenti nei quipu molto più che semplici informazioni numeriche: rappresenterebbero invece dei primitivi metodi di scrittura. Questo è molto importante tenuto conto del fatto che non sono stati trovati resti di scrittura in Quechua anteriori alla conquista spagnola del Perú, cosa estremamente strana per una civiltà così avanzata.Altri storici invece credono che solamente i Quipucamayoc che hanno costruito uno specifico quipu possano leggerlo. Se fosse vero, non potrebbero essere considerati forme di scrittura ma piuttosto uno strumento di appoggio per la memoria. Molti storici, comunque, hanno tentato di decifrare i nodi dei quipu come un linguaggio dato che il Tahuantinsuyu era un Impero di grande potenza prima della sua conquista da parte della Spagna; se si conoscesse meglio il punto di vista inca della storia, si scoprirebbe un collegamento con il passato completamente sconosciuto. A titolo informativo va infine detto che l'uso di comunicare con corde e nodi era presente anche in Cina, è confermato, infatti, che prima dell'uso degli idiogrammi e dei caratteri della scrittura venivano usate corde annodate, durante i regni di: Rang Cheng, Xuan Yuan Fu Xi, e Shen Nong, le persone usavano corde annodate per comunicare. Per una questione importante, si usava fare un grande nodo, per un aspetto minore, un piccolo nodo. Il numero di nodi corrisponde al numero di questioni che devono essere trattate.

 

Teoria di Marcia e Robert Ascher

Dopo aver analizzato diverse centinaia di quipu, Marcia e Robert Ascher, hanno dimostrato che la maggior parte di informazioni veicolate dai quipu sono numeriche e che questi numeri possono essere decifrati. Ogni insieme di nodi è una cifra e ci sono tre tipi di nodi: nodi semplici; nodi lunghi fatti di due o più giri e nodi a figura di otto. Un numero è rappresentato come una sequenza di nodi in base 10.

Le potenze di 10 sono individuate dalla posizione lungo il filo: questa posizione è allineata con i fili consecutivi

Le cifre nelle posizioni per le potenze di 10 sono rappresentate da gruppi di nodi semplici (per esempio 40 si rappresenta con 4 nodi semplici nella riga della prima potenza del 10)

Le cifre nella posizione meno significativa sono rappresentate da nodi lunghi (per esempio 4 è un nodo con 4 giri). A causa del modo in cui sono fatti i nodi, la cifra 1 non può essere rappresentata in questo modo: per questa ragione è rappresentata nella stessa posizione da un nodo a figura di otto.

Lo zero è rappresentato dall'assenza di nodi nella posizione appropriata.

 

Per esempio, 4s rappresenta quattro nodi semplici, 3L rappresenta 1 nodo lungo con tre giri, E rappresenta un nodo a figura di otto e X uno spazio:

 

* Il numero 731 sarebbe rappresentato da 7s, 3s, E

* Il numero 804 sarebbe rappresentato da 8s, X, 4L

* Il numero 107 sarebbe rappresentato da 1s, X, 7L

 

Questa lettura può essere confermata da un fatto fortunato: i quipu regolarmente contengono somme in modo sistematico. Per esempio, una corda può contenere la somma delle successive n corde, e questa relazione è ripetuta attraverso tutto il quipu. Talvolta ci sono anche somme di somme. Una tale relazione non potrebbe esistere se i nodi fossero stati interpretati in modo scorretto. Alcuni dati non sono numeri, ma sono quello che gli Ascher chiamano etichette dei numeri. Essi erano ugualmente composti di cifre, ma il numero risultante sembrava essere usato come un codice, così come noi usiamo numeri per riferirsi a individui, posti o altre cose.

 

Teoria di Gary Urton e Carrie J. Brezine

Il 12 agosto 2005 l'edizione del giornale Science ha incluso un articolo intitolato Khipu Accounting in Ancient Peru di Gary Urton e Carrie J. Brezine in cui gli autori rivelano di aver identificato per la prima volta in un quipu un concetto non numerico, per la precisione un toponimo della città di Puruchuco (vicino Lima), rappresentato da tre nodi a forma di otto all'inizio del quipu. Urton dichiara in un'intervista pubblicata sulla rivista Science.

"Abbiamo ipotizzato che i tre nodi a otto presenti all 'inizio di questi khipu rappresentino il luogo di identificazione, o il toponimo, Puruchuco. Noi suggeriamo che ogni quipus recante un forma iniziale di tre nodi a otto sarebbe stato immediatamente riconoscibile per gli amministratori Inca come un conto relativo al palazzo di Puruchuco". La maggior parte degli esperti concordano khipu rappresentato un sistema di contabilità, ma fino ad ora, nessuno era stato in grado di decifrarlo.

Urton ha dichiarato alla agenzia di stampa Reuters: "Questo lavoro ci dà il senso di come questo complesso di informazioni è stato usato, compilato, manipolato, condivis0 e archiviato nella società Inca. La scoperta potrebbe aiutare i ricercatori a creare un inventario dei nomi di luogo, diventando la chiave per le informazioni storiche e di cui necessitano".

 

Fonti:

Wikipedia

news.bbc.co.uk

archaeology.about.com

http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif

http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^

 

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Homo Alaouite

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Sembra proprio un teschio umano, l'unica differenza è che questo è minuscolo: alto solamente 6,1 centimetri e largo 3,9. Si tratta di un piccolo teschio, ritenuto autentico e risalente a 360 milioni di anni fa, rinvenuto nel desertodi Tafilalet nel giugno 2005 dal professor Mohammed Zarouit, di nazionalità marocchina. Secondo lo studioso si tratterebbe del cranio fossile di una specie di homo vissuta in un periodo ancora per molti versi sconosciuto. Infatti, 360 milioni di anni fa non esistevano nemmeno i dinosauri ancora.

I grandi rettili avrebbero fatto la loro comparsa sulla Terra ben 100 milioni di anni più tardi, almeno secondo gli esiti degli studi della scienza paleontologica.

Se ciò fosse vero, se effettivamente una simile specie di homo visse sulla Terra, potremmo supporne anche uno sviluppo, il quale avrebbe portato poi alla nascita dell'uomo come lo conosciamo, ovvero, degli antichi Australopithecus. Se effettivamente l'Homo alaouite (così è stata battezzata questa specie umana) è da collocarsi all'origine della nostra catena evolutiva, allora dovremmo supporre una certa continuazione culturale a partire da lui fino ad arrivare al moderno homo sapiens.

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Di conseguenza, potremmo ritenere plausibili le pietre di Ica o le statuette di Acambaro, raffiguranti in entrambi i casi uomini e dinosauri insieme, una cosa ritenuta impossibile fino a oggi, visto che i primi Australopitechi si pensa siano comparsi sulla Terra circa 6 milioni di anni fa, 60 milioni di anni dopo l'estinzione di massa dei grandi rettili. Ma viene da chiederci: chi c'era prima degli Australopitechi? In effetti, l'Homo alaouite, viste le sue ridotte proporzioni, potrebbe collocarsi in un periodo precedente gli ominidi già conosciuti, come rappresentante di un'umanità primitiva dimenticata, ma per logica possibile. Il piccolo cranio ritrovato in Marocco presenta 32 denti, rientrando così senza alcun dubbio nella specie umana. Se questo minuscolo reperto è effettivamente autentico, acquistano un senso certi reperti ritenuti dagli studiosi "anacronistici", i cosiddetti Ooparts, o "Oggetti fuori posto", che non dovrebbero esistere ma ci sono come le impronte di sandali conservate negli stessi strati di terreno datati al periodo giurassico.

Gli scienziati hanno sempre negato la possibilità che una specie umanoide potesse già esistere anche solo 65 milioni di anni fa, figuriamoci nel Giurassico! Ma se consideriamo il cranio dell'Homo alaouite, allora potremmo rivedere questi Ooparts non più come imbarazzanti reperti da nascondere negli scantinati dei musei, bensì come prove dell'esistenza di una specie umana precedente a quelle già conosciute. Un'altra caratteristica interessante di questo teschio è la posizione del foro occipitale al di sotto dello stesso, il cui ci rivela un'altra importante informazione: l'Homo alaouite era bipede, camminava su due gambe, proprio come noi!

Ecco un sunto delle analisi svolte su di esso sia per verificare la sua autenticità sia per cercare di svelare i misteri che avvolgono questo particolare ritrovamento

Questo cranio singolare presenta tutte le caratteristiche morfologiche del tipo Homo, anche se è caratterizzato dal suo debole volume cranico (30 volte inferiore al homo sapiens), ma la sua morfologia di tipo umano. :

 

• Posizione del foro occipitale: centrata, testa in equilibrio.

• Mandibola: breve, parabolico.

• Angolo symphysaire: smussato, si piazza in ritiro.

• Fronte: su e convesso, come la parte posteriore cranio.

• Formula dentaria: ritenuta a 32 denti, inseriti verticalmente

 

I parametri cranici di questo fossile umano sono assolutamente stupefacenti:

• Circonferenza: 18,4 cm

• Angolo facciale: 81 º

• Altezza: BP = 3,9 cm

• Lunghezza: NQ = 6,1 cm

• Relazione altezza su lunghezza: ± 0,639

 

Si tratta, veramente, di un piccolo Homo bipède adulto, a giudicarne dai denti del giudizio ben presenti.

Tuttavia, l'uomo di Tafilalet presenta caratteristiche molto particolari:

 

• Una piccola capacità cranica di ± 45 cm ³, cioè 30 volte meno del homo sapiens. Tuttavia, rispetto al volume cranico, ciò sembra indicare una grande encéphalisation.

• Una dimensione atipica: ritenuta compresa tra 30 e 40 cm d'altezza!

Benché, l'uomo di Tafilalet sia d'aspetto moderno, la sua piccola capacità cranica e la sua dimensione valutata a 40 cm tutt'al più, ci impedisce di classificarlo fra Homo sapiens. Siamo dunque, di fronte ad una nuova razza umana (Homo alaouite) e non ad un Homo sapiens che soffre per microcefalite.

 

Nel mondo della paléoantropologia, c'è uno precedente: l'uomo di flore (Homo floresiensis), scoperto sull'isola di flore (l'Indonesia), la cui dimensione è ritenuta ad un metro soltanto e la sua capacità cranica a tre volte meno del Homo sapiens (380 cm3).

 

Lo stato eccellente di conservazione, mandibole in collegamento perfetto, i fori nasali intatti, le orbite senza tracce di sedimenti, tutti questi elementi inducono a formulare l'ipotesi che la testa del Homo alaouite fu tolta e sepolta a. Infatti, si può partire dall'idea che dopo la morte, la testa è stata messa in un sarcofago particolare ed in posizione verticale prima della sepoltura.

 

Lo scheletro post-cranico dovrebbe essere sepolto ainprossimità. Sarebbe necessario effettuare altri scavi meticolosi sul sito e nelle zone vicine.

Questo rito di sepoltura è del resto sarebbe conosciuto degli storici ed archéologi:

Nel 2005, nella zona archeologica di Téouma all'Est dell'isola di Efate o Vaté, isola principale dell'arcipelago di Vanuatu, un gruppo archeologico condotto dal professore australiano Matthew Spriggs ha scoperto separatamente ossa umane ed un cranio nascosto in un vaso.

 

Il professore Spriggs aveva allora dichiarato che: “… In questo sito, il cranio non è con le altre ossa. Ciò significa che la testa di ogni individuo fu tolta e separata. Il cranio che abbiamo appena scoperto in un vaso lascia pensare che le sue origini siano qui in Asia. All'Est dell'Asia, poco dopo la morte di un essere umano, si toglieva la testa e la si metteva in un vaso prima di seppellirlo . È esattamente ciò che gli archeologi hanno scoperto in zone archeologiche in Asia orientale. „

Si è sempre contestato al piccolo cranio di Tafilalet il fatto che le mandibole siano ancora aderenti. Una condizione che non si è mai verificata in alcuno degli ominidi scoperti fino ad oggi. Ma con il rinvenimento del cranio di Dikika (Sélam 3,3 milioni di anni) e la sua mandibola ancora associata al cranio, l'impossibile è diventato possibile. Ciò che ha costretto signor J-L Le Quellec, direttore di ricerche al CNRS, a confessare il suo errore con coraggio ed onestà di ricercatore.

 

A prima vista, si direbbe un cranio falso scolpito nella pietra, tuttavia in presenza di quest'esemplare, si è colpiti da stupore: essendo la conservazione perfetta, il cranio ben proporzionato, e le caratteristiche disegnate nei minimi dettagli; tutto ciò fa dubitare della sua autenticità.

È ciò che lo ha indotto a fare i raggi X. benché questi risultati siano positivi, è necessario procedere ad altri esami più accurati per avere più certezza. Di conseguenza, si è dovuto chiedere una competenza medica.

Il dott. Alaoui Abdelkader, radiologo e direttore di CHP Moulay Ali Chrif di Errachidia

 

Fonti:

croponline.org

meknes-net.com

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http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^

 

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A quel tempo sulla terra c'erano ancora i giganti, e anche dopo (pensa che bello se si scopre che i giganti siamo noi)

 

Tuttavia è ridicola tutta questa serie di informazioni, ogni reperto interessante finisce col "stanno facendo le analisi" l'hanno scoperto dieci quindici anni fa ma stanno ancora facendo le analisi... sa di boiata lontano un miglio.

 

Parliamo dell'era moderna, che ci dice dell'esperimento Philadelphia?


http://imageshack.com/a/img843/4272/gv9v.png
Crede che riuscirà a rispettare un marito che, forse, ha preso la più grossa cantonata scientifica di tutti i tempi?

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Tuttavia è ridicola tutta questa serie di informazioni, ogni reperto interessante finisce col "stanno facendo le analisi" l'hanno scoperto dieci quindici anni fa ma stanno ancora facendo le analisi... sa di boiata lontano un miglio.

purtroppo sono d'accordo con te, ma su questi argomenti sono poche le informazioni che si trovano e molto spesso, sono relative alle prime pubblicazioni, quelle si che fanno notizia

le teorie successive, i risultati delle future analisi, fanno fatica ad essere rese note, soprattutto per volontà dei ricercatori stessi, perchè non costituiscono risposte certe (allora è meglio per loro continuare a ricercare) o perchè l'argomento, al di fuori di certe sedi, non fa più notizia

 

purtroppo, la linea diretta tra mondo e accademie/ricercatori non esiste

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I Dogon e Sirio B

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I Dogon tribù africana del Mali che occupa la regione di Bandiagara a sud del fiume Niger, alcuni gruppi sono stanziati nei territori attigui al Burkina Faso. La tribù dei Dogon gode di una straordinaria popolarità fra gli ufologi: secondo gli studi dei due antropologi Marcel Griaule e Germaine Dieterlen svolti nel 1931, poi rielaborati dal libro The Sirius Mystery di Robert Temple, la stella Sirio secondo la tradizione Dogon ha una compagna chiamata Po-tolo (granellino) identificabile con Sirio B una nana bianca orbitante attorno alla primaria.

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La lingua dogon presenta caratteristiche particolari, molte varianti e molti dialetti. Ogni membro di questa popolazione ha quattro nomi: un nome proibito, segreto, un altro che è "corrente", uno che si riferisce alla madre e uno è il nome della classe di età. Per evitare problemi con le altre parole di uso comune, questi nomi sono presi dai dialetti di altre tribù Dogon. Ogni nome ha un significato linguistico.

La tribù spostata dalla regione Mande a sud est del Mali durante il XIV secolo, per sfuggire all'ondata di islamizzazione e si sono fermati nella regione di Bandiagara che allora era abitata dai Tallem. La loro storia si collega a questo punto con quella dei vicini Bozo con cui intrattengono molti rapporti di scambio e reciprocità.

Tradizionalmente, i Dogon praticano l'animismo e nonostante i contatti con l'Islam e con altre religioni monoteistiche, essi mantengono un legame molto forte con la fede animista. Marcel Griaule, etnologo, ha dedicato molti studi a questa popolazione, in particolare agli aspetti religiosi e alle tradizioni cosmogoniche. Nel 1936, il ricercatore ebbe una lunga conversazione con il vecchio Ogotemmêli, un hôgon ovvero un capo religioso: il loro incontro ha portato Griaule alla pubblicazione di uno dei saggi più importanti dell'antropologia classica[1], che è stato a lungo oggetto di dispute e dibattiti in ambito accademico ma non solo. Il sistema Dogon presenta un unico Dio creatore, Amma, che ha generato i suoi figli con la Terra, sua sposa: Yurugu, essere imperfetto che conosce la prima parola, Nommo essere doppio in quanto sia maschio che femmina è il maestro della parola e la insegna ai primi otto esseri umani Dogon: quattro coppie di gemelli, nati da una coppia d'argilla creata da Amma, che diverranno gli antenati.

 

La loro antica religione animista si esprime in cerimonie e danze rituali, in cui le maschere sono il simbolo più importante. Una volta ogni sessant'anni viene celebrato il Sigui, cerimonia itinerante di villaggio in villaggio, che rappresenta la perdita dell'immortalità da parte dell'uomo attraverso la rievocazione della morte del primo antenato Dyongu Seru, rappresentato dalla iminana una grande maschera che viene intagliata a forma di serpente ed è alta circa 10 metri. Questa straordinaria maschera viene poi conservata in una grotta segreta. Il villaggio è costruito seguendo le forme umane: la testa è costituita dal togu-na, la casa della parola, una bassa tettoia dove l'hogon e gli anziani si ritrovano per discutere le questioni importanti del villaggio; il tronco e gli arti sono occupati dalle case di fango con i relativi granai dal caratteristico tetto di paglia di forma conica. Il braccio destro è costituito dallo yapunu guina, la casa dove le donne risiedono durante il periodo mestruale, in quanto impure.

 

Il mistero legato a Sirio B è dovuto al fatto che essa risulta invisibile ad occhio nudo, e appare strano pensare che essa fosse già conosciuta ai Dogon, non avendo essi alcun mezzo per poterla osservare. Così Temple risolve la contraddizione sostenendo che i Dogon in passato siano entrati in contatto con una civiltà extraterrestre che avrebbe dato loro queste informazioni. A rafforzare questa tesi contribuisce la tradizione Dogon ove si parla della venuta di dèi anfibi sulle loro arche.

Un'altra ipotesi è che questa conoscenza abbia avuto origine da contatti con la civiltà occidentale avvenuti negli anni '20 tramite i missionari.

La tesi più semplice osserva che ciò che fa accostare la coppia mitologica a quella astronomica è il solo fatto di essere "coppia", e quindi sulla base di ciò ogni altra deduzione può risultare carica di significati non propri.

 

Teoria Comoretto

I Dogon sono una popolazione che vive vicino Mandiagara, 300 Km a sud di Timbuctu, nel Mali. Due antropologi, Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, li hanno studiati dal 1931 al 1952, e hanno descritto una cerimonia associata con la stella Sirio, che si tiene ogni 60 anni. Griaule e Dieterlen sostengono che i Dogon hanno diverse conoscenze sul sistema di Sirio che non è possibile ottenere se non con mezzi "moderni". In particolare conoscono l'esistenza di una stella compagna (Sirio B, indicata dalla freccia accanto alla luminosissima Sirio A), che ruota attorno a Sirio con un periodo di 50 anni, e che è composta di materia incredibilmente pesante. Sirio B è visible solo con un telescopio di discrete dimensioni, e la sua massa è stata determinata con tutto l'armamentario teorico dell'astronomia dell'inizio del secolo. Griaule e Dieterlen non fanno nessuna ipotesi su come i Dogon siano venuti a conoscere questi fatti. La storia ha avuto però un "boom" con un libro di Robert Temple, in cui questi ha ipotizzato che i Dogon conoscessero questi fatti da almeno 500 anni, e che li avessero appresi da esseri anfibi provenienti da Sirio. Altri "studiosi" ipotizzano che le conoscenze derivassero dagli egizi, e che questi ultimi avessero telescopi in grado di vedere Sirio B. Tutte queste ipotesi sono basate su elementi a dir poco inconsistenti. Nessuno di questi "studiosi" ha fatto ulteriori ricerche, ma hanno semplicemente lavorato di fantasia sugli studi di Griaule e Dieterlen. Ad es. la datazione di 500 anni dipende dal fatto che i Dogon costruiscono una maschera cerimoniale ad ogni cerimonia. In un sito sono state trovate 6 maschere, più due cumuli di polvere che potrebbero essere altre 2 maschere. In ogni caso, pur ammettendo che questo porti indietro a 480 anni fa, dimostrerebbe solo che il rito è molto antico. L'esitenza di telescopi egizi è stata invece dedotta dal ritrovamento di una sfera di vetro ben lavorata, che dimostrerebbe che gli egizi potevano lavorare il vetro, quindi potevano fare delle lenti, quindi potevano fare dei telescopi, quindi potevano fare dei grossi telescopi. Un ulteriore revival di questa storia, sempre senza che nessuno raccogliesse ulteriori elementi sul campo, è sorto quando sostenitori dell'afrocentrismo hanno ipotizzato che le popolazioni africane potessero vedere stelle molto deboli ad occhio nudo, per misteriose proprietà della melanina. Il lavoro di Griaule e Dieterlen è stato criticato per molti aspetti. I due hanno sempre lavorato con interpreti, e tutta la storia di Sirio deriva da interviste ad una singola persona. Non hanno tenuto conto del fatto che i Dogon tendono ad evitare ogni forma di contrasto, e quindi a non contraddire una persona stimata e rispettata (come erano loro) se questa fa ipotesi un po' strampalate. Griaule e Dieterlen affermano che i Dogon conoscono pure una terza compagna di Sirio, che non è conosciuta. L'interpretazione della stella compagna come una stella doppia è scarsamente documentabile anche dal lavoro dei due antropologi. Ma la cosa che fa crollare miseramente la teoria è che i Dogon non sono inaccessibili. Sono una delle etnie più studiate del centrafrica, e nessuno ha mai trovato traccia delle conoscenze anomale. Al di fuori praticamente dell'informatore di Griaule e Dieterlen, nessuno ha mai sentito parlare di stelle compagne, o di periodi di 50 anni, o di materia ultrapesante. Questo non è spiegabile con conoscenze segrete, perché i Dogon non hanno un corpo mitico segreto. La conoscenza è diffusa, senza una casta che custodisce i segreti religiosi. Walter Van Beek, che ha passato 11 anni tra i Dogon, ha trovato che pochissimi Dogon utilizzano i nomi Sigu Tolo e Po Tolo (Sirio A e Sirio B secondo Griaule). L'importanza di Sirio è minima nella loro cultura. Nessuno, neppure gli informatori di Griaule, hanno idea che Sirio sia una stella doppia. Jacky Boujou, che di anni coi Dogon ne ha passato 10, concorda in pieno. E sottolinea che le teorie di Griaule possono essere interpretazioni distorte di quest'ultimo, confermate per spirito di armonia dal suo interlocutore. Sagan ha ipotizzato che le conoscenze anomale potessero essere il frutto di racconti di visitatori occidentali, poi entrate nella cultura Dogon. Anche se l'ipotesi non è improbabile, i Dogon hanno miti "bianchi" diventati in meno di una generazione parte della loro cultura, alla luce di quanto visto sopra direi che l'ipotesi non è necessaria.

 

Teoria Wilson

Ma c'è un mito in particolare che secondo Shklovskii e Sagan potrebbe presumibilmente riferirsi a un contatto tra esseri umani e alieni. “La leggenda” scrivono, “suggerisce che avvenne un contatto tra gli uomini e una civiltà extraterrestre, prodigiosamente evoluta, sulle coste del Golfo Persico, forse nei pressi dell’antica città sumerica di Eridu, nel IV millennio a.C., o poco prima”.

La leggenda può essere fatta risalire a Beroso, sacerdote del dio Bel-Marduk nella città di Babilonia di tempi di Alessandro Magno. Beroso aveva accesso a incisioni cuneiformi e pittografiche (su cilindri, tavolette e pareti dei templi) risalenti a migliaia di anni prima. In uno dei frammenti a lui attribuiti, Alessandro Polistore descrive la comparsa nel Golfo Persico di "un animale dotato di ragione, che fu chiamato Oannes". Questa creatura aveva una coda di pesce, ma anche piedi simili a quelli degli esseri umani, e parlava con voce umana. Insegnò agli uomini la scrittura e le scienze, ogni sorta di arte e anche a costruire case e templi. "In breve, egli li istruì in tutto ciò che poteva civilizzarli”. Oannes era solito trascorrere la notte in mare, perché era anfibio. Dopo di lui, giunsero altre creature della sua razza.

Un altro antico cronista, Abideno, discepolo di Aristotele, parla dei re dei Sumeri e menziona “un altro semidemone, molto simile a Oannes, che giunse una seconda volta dal mare”. Egli menziona anche “quattro personaggi che gettavano duplice ombra”, con ciò intendendo presumibilmente metà uomini e metà pesci, “che giunsero dal mare”.

Infine, Apollodoro d'Altene scrive che all'epoca di re Amennon il Caldeo "apparve il Musarus Oannes, l’Annedotus, uscendo dalle acque del Golfo Persico", e in seguito "un quarto Annedotus uscì dalle acque del mare ed era metà uomo e metà pesce". E durante il regno di re Euedoresco comparve un altro uomo-pesce di nome Odacon.

Apollodoro definisce Oannes l'Annedotus, come se fosse un titolo anziché un nome proprio. Passai un'ora e mezzo cercando in vari vocabolari ed enciclopedie il significato di “annedotus” e anche di “musarus”, riuscendo finalmente a scoprire nel dizionario di greco di Liddell e Scott che “musarus” significa “abominevole”. Ma di “annedotus” nessuna traccia. Poi, ricordando che Robert Temple aveva menzionato il dio-pesce in The Sirius Mystery, consultai il suo libro e scoprii che avrei potuto risparmiare tempo e fatica, perché aveva già fatto il lavoro per me. “Annedotus” significa “il repellente”. Era sbalorditivo: il “Musarus Oannes l'Annedotus” significa “l'abominevole Oannes il repellente”.

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Disegno Dogon rappresentante un pianeta che gira attorno alla stella Sirio

 

Temple pensa, e sono incline a concordare con lui, che questa indicazione abbia a che fare con qualcosa di vero, piuttosto che con un'invenzione fantasiosa. Ci si aspetterebbe che una narrazione mitica che descrive i semidei che insegnarono agli uomini la civiltà, non li definisca disgustosi e repellenti. Ma basta visualizzare l'immagine di un essere simile a un pesce, ricoperto di viscide squame, dagli enormi occhi bianchi e la grande bocca, per renderci conto del comprensibile disgusto con cui fu descritto. Forse in quella descrizione non v'è nulla di peggiorativo; è semplicemente fedele, come, ad esempio, quelle di Ivan il Terribile o di Akbar il Maledetto.

Ora, si dà il caso che The Sirius Mistery di Temple, sia di gran lunga il libro più erudito e convincente sulla possibile presenza di “antichi astronauti” sulla Terra. Temple cominciò a interessarsi all'argomento quando s'imbatté in un articolo su una tribù africana, i Dogon, che vive nel Mali settentrionale. Scoprì che i Dogon credono in dei dal corpo di pesce chiamati Nommo, i quali, provenienti da Sirio, portarono la civiltà nel nostro pianeta circa tremila anni fa.

Sirio, la Stella principale della costellazione del Cane Maggiore, dista 8.6 anni luce dalla Terra. La tradizione Dogon sostiene che essa ha una compagna invisibile, da essi chiamata "po tolo" (stella di grano, e poiché il “grano” cui si riferiscono, che costituisce la loro dieta abituale, è la digitaria, potremmo tradurre “stella di digitaria”).

"Po tolo" è composta di materia molto più pesante di quella terrestre. I Dogon sostengono che questa stella invisibile percorra un'orbita ellittica, impiegando cinquanta anni per completarla. E in effetti Sirio, essendo una stella doppia, ha una compagna invisibile, chiamata dagli astronomi “Sirio B”: questa è una “nana bianca”, ossia è costituita di una materia talmente densa, a causa del collasso degli atomi che la compongono, che una minuscola quantità di essa, corrispondente alle dimensioni di un pisello, peserebbe mezza tonnellata. E, proprio come affermano i Dogon, Sirio B percorre un'orbita ellittica completa in cinquanta anni.

Le tradizioni di questa tribù rivelano una notevole conoscenza dell'astronomia; dicono che la luna è “secca e morta” e disegnano Saturno circondato da un anello che non è affatto visibile a occhio nudo. Sono a conoscenza dell'esistenza delle lune di Giove e sanno che i pianeti ruotano attorno al sole. L’Encyclopaedia Britannica dice che il sistema filosofico dei Dogon è “molto più complesso di quello di altre tribù africane”.

Era inevitabile che gli studiosi occidentali, quando vennero a sapere che i Dogon possedevano simili nozioni astronomiche, cercassero di dimostrare che probabilmente le avevano assimilate da viaggiatori europei.

Gli astronomi occidentali scoprirono Sirio B nel 1862, dunque era possibile che i Dogon ne avessero sentito parlare da turisti o missionari. Ma bisognò attendere il 1928 perché Sir Arthur Eddington formulasse la teoria delle nane bianche. E i due antropologi che studiarono i Dogon, Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, giunsero in Mali nel 1931. Pareva improbabile che altri viaggiatori fossero entrati in contatto con i Dogon nei tre anni precedenti, recando con sé le ultime scoperte astronomiche.

Ma c'è un motivo ancora più valido per scartare questa teoria (che in seguito fu sposata da Carl Sagan). Griaule studiò la mitologia e la religione Dogon per sedici anni prima che gli stregoni della tribù ricompensassero la sua dedizione iniziandolo ai loro segreti più gelosamente custoditi. Un anziano molto saggio e sapiente fu nominato suo “tutore” con l'incarico di insegnargli i quattro gradi della conoscenza religiosa della tribù. Occorsero anni e quando il maestro morì fu sostituito da un altro. Griaule si rese infine conto che la religione dei Dogon è altrettanto ricca e complessa della teologia cristiana illustrata da Tommaso d'Aquino nella sua Summa Theologica. Era assolutamente da escludere che gli dèi dal corpo di pesce dei Dogon fossero entrati nelle loro leggende a seguito di un incontro avvenuto nel secolo scorso, con un missionario dalle inclinazioni astronomiche: costituiscono, piuttosto, la pietra angolare di una mitologia che si è andata formando e sviluppando nel corso di migliaia di anni.

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Se si aggiunge che la lingua sumerica non ha nulla in comune con quelle semitiche o indoeuropee, e che gli studiosi dei Sumeri sono sconcertati dal fatto che quella civiltà sembra essere sorta già matura dal nulla (come quella egizia), possiamo osservare che almeno a prima vista la teoria di Shklovskii ha un suo fondamento: gli dei dal corpo di pesce sono forse la traccia di un contatto con una civiltà extraterrestre. E se teniamo presente il mito dei Nommo dei Dogon, di cui all'epoca Sagan e Shklovskii erano all’oscuro, quella teoria si fa ancora più plausibile.

 

Teoria Ridpath

E' vero che esseri anfibi provenienti dalla stella Sirio visitarono la Terra più di 5.000 anni fa e lasciarono avanzate conoscenze astronomiche che oggi fanno parte del bagaglio culturale di una remota tribù dell'Africa, quella dei Dogon?

E' questo ciò che afferma Robert Tempie in un celebre libro The Sirius Mvstery, uscito nel 1976. Un astronomo che conosca il sistema di Sirio risponderebbe di no al quesito; le teorie astronomiche escludono infatti che Sirio sia una stella adatta ad ospitare la vita, oppure pianeti abitabili. Ma la maggior parte dei lettori di Robert Tempie probabilmente non dispone di cognizioni astronomiche sufficienti per poter giudicare obiettivamente. E non può neppure trovare informazioni sull'argomento nel libro di Tempie, ricco invece di strane divagazioni sull'egittologia. Tuttavia una risposta al problema Sirio è possibile e anche necessaria. Si sostiene infatti che i Dogon siano al corrente dell'esistenza di Sirio B da secoli e che, sempre da secoli, sappiano che questa stella ha un periodo orbitale di 50 anni e che è una nana bianca di elevata densità. I Dogon sarebbero dunque stati in possesso di conoscenze che nessun astronomo a quell'epoca avrebbe potuto avere.

Ma allora la verità sui Dogon e Sirio? Le informazioni astronomiche e antropologiche omesse da Tempie possono aiutarci a risolvere questo caso sconcertante? Prima di tutto riassumiamo la versione di Tempie. Ai centro del mistero c'è la tribù dei Dogon, che vive a Bandiagara, circa 300 km a Sud di Timbuktu, nei Mali, Africa Occidentale.

Le prime notizie sui loro costumi e sulle loro credenze si devono a due antropologi francesi, Marcel Griaule e Germaine Dieterlen, che vissero con i Dogon tra il 1931 e il 1952. Tra il 1946 e il 1950 il capo tribù dei Dogon svelò ai due antropologi i segreti delle sue conoscenze astronomiche.

Molte di queste cognizioni segrete sono complesse ed oscure, come del resto si addice ad antiche leggende, ma alcuni fatti specifici sono evidenti, in particolare ciò che riguarda la stella Sirio, a cui la religione e la cultura de i Dogon attribuiscono una grande importanza. Secondo le informazioni raccolte dagli studiosi francesi, i Dogon si riferivano a una stella compagna di Sirio, piccola e superdensa, costituita da una materia più pesante di qualsiasi cosa conosciuta sulla Terra, che si muove intorno a Sirio su un'orbita ellittica di 50 anni. La stella compagna di Sirio, che corrisponde perfettamente a questa descrizione, non fu osservata che nel 1862. quando l'ottico americano Alvan Graham Clark la individuò mentre provava un nuovo telescopio; l'elevata densità delle nane bianche, poi fu scoperta solo negli anni venti. Le tradizioni dei Dogon invece sono vecchie di secoli; come si può dunque spiegare la notevole coincidenza tra le antiche leggende di questa tribù e le moderne cognizioni scientifiche?

La risposta di Tempie è che i Dogon ricevettero queste informazioni da alcuni visitatori extraterrestri. Una leggenda dei Dogon parla di un "arca" discesa sulla Terra nel mezzo di una grande tempesta di vento. Robert Tempie interpreta il fatto come l'atterraggio di un velivolo spaziale con un propulsore a razzo e con a bordo esseri provenienti da Sirio. Secondo la leggenda dei Dogon, l'arca portò sulla terra un essere anfibio, o un gruppo di tali esseri, chiamati Nommo: "Nommo è il nome collettivo del grande eroe e padre della civiltà che venne da Sirio per fondare la società civile sulla terra ", spiega Temple nel suo libro. I Nommo erano anfibi, egli presume, poiché l'acqua avrebbe permesso loro di mantenere temperature abbastanza basse e avrebbe assorbito la radiazioni di breve lunghezza d'onda provenienti dalla calda stella d'origine, Sirio.

Buona parte del libro di Temple è dedicato al tentativo di dimostrare che i Dogon provengono dallo stesso ceppo dei popoli mediterranei, e questo spiegherebbe il ruolo importante di Sirio nell'ambito delle loro convinzioni religiose. Infatti anche gli Egizi erano particolarmente interessati a Sirio, al punto da basare il proprio calendario sul suo moto annuale. Ma esiste una spiegazione al fatto che i Dogon credessero che Sirio fosse abitata?

Prima di tutto vediamo cosa sanno gli astronomi su Sirio per capire se, almeno in teoria, sia plausibile l'ipotesi che una forma di vita evoluta possa essersi sviluppata nelle sue vicinanze.

Sirio A, la stella più brillante del cielo notturno che possiamo vedere dalla Terra, ha una massa 2,35 volte superiore a quella del nostro Sole. La sua compagna, la nana bianca Sirio B, ha una massa pari a 0,99 volte quella solare. La teoria dell'evoluzione stellare ci dice che più la stella è massiccia, più in fretta brucia; quindi, in origine, Sirio B doveva essere la più grande delle due, prima di consumarsi e diventare una nana bianca. Probabilmente, durante il processo d'invecchiamento, Sirio B deve aver riversato su Sirio A parte della propria massa e quindi le masse originarie delle due stelle dovevano essere più o meno l'inverso di ciò che osserviamo oggi. Una stella di massa pari a due volte quella del Sole, come probabilmente era Sirio B, vive circa i miliardo di anni prima di espandersi fino a diventare una gigante rossa: un periodo abbastanza lungo perché si sviluppi una forma di vita evoluta. Comunque, se vita ci fosse stata, sarebbe scomparsa durante lo stato di gigante rossa di Sirio B, perché tutti i pianeti circostanti sarebberto lentamente arrostiti a causa dell'enorme quantità di energia prodotta dalla stella. Questi pianeti sarebbero poi stati battuti per almeno 100.000 anni da un intenso vento stellare, mentre i gas caldi provenienti dagli strati periferici di Sirio A si riversavano su Sirio B. Durante tale trasferimento di masse le due stelle si sarebbero allontanate, destabilizzando così le orbite dei pianeti circostanti. Secondo le osservazioni su Sirio B analizzate da H. L. Shipman dell'Università del Delaware, Sirio B è stata per 30 milioni di anni una nana bianca in fase di raffreddamento e oggi emette deboli raggi X, quindi la vita su di essa non dovrebbe essere molto piacevole.

In ogni caso, Robert S. Harnngton dell'Osservatorio Navale degli Stati Uniti ha recentemente dimostrato che le orbite dei possibili pianeti situati nella Zona "abitabile" intorno a Sirio (cioè, come è stata definita, la regione in cui l'acqua sarebbe liquida), sono instabili. Sembra dunque improbabile che oggi vi siano anfibi sui pianeti del sistema di Sirio, se mai ve ne sono stati.

Temple fa una previsione che permette di mettere alla prova la sua teoria. Nel suo libro infatti dice: "Che dire se un giorno con i nostri radiotelescopi rilevassimo tracce di comunicazione radio a carattere locale da Sirio?". Per contribuire all'indagine sul mistero di Siio, chiesi di "ascoltare" Sirio a due astronomi, Paul Feldman del radiosservatorio di Algonquin, in Canada, e robert S.Dixon del radiosservatorio dell'Ohio State University, che stavano svolgendo ricerche sui segnali extraterrestri. Di propria iniziativa, essi non avrebbero degnato Sirio di molta attenzione poiché è estrememente improbabile che vi sia vita su di esso. Così, nell'aprile del 1977 i due radioastronomi si misero in ascolto su lunghezze d'onda diverse senza però trovare traccia di segnali.

Sulla base di queste affermazioni proviamo ad analizzare con un pizzico di scetticismo la leggenda dei Dogon. Troviamo subito una sorpresa: secondo i Dogon, Sirio ha due compagne, non una: queste stelle compagne hanno rispettivamente attributi maschili e femminili. Sembra dunque che non si debbano intendere come vere e proprie stelle, ma piuttosto come simboli di fertilità; del resto ciò risulta evidente da un disegno fatto dai Dogon sulla sabbia che schematizza il sistema di Sirio. Questo disegno è stato riprodotto da Griaule e Dieterlen e da noi riportato in figura. La descrizione, così come risulta dalle informazioni raccolte da Gnaule e Dieterlen, è chiaramente simbolica.

Temple invece la interpreta alla lettera.

Alle pagine 23 e 25 del suo libro dà la propria versione, riveduta e corretta, del disegno, mantenendo il simbolo relativo a Sirio, una delle posizioni di Sirio, e l'ovale che racchiude il tutto; omette il resto. Interpreta poi l'ovale come l'uovo del mondo, cioè l'orbita ellittica di Sirio B intorno a Sirio A, anche se il simbolo relativo a Sirio B nel disegno è all'interno dell'ovale, e non su di esso. Questo è il dato di base con cui Temple afferma che i Dogon "sapevano che Sirio B descrive un'orbita ellittica intorno a Sirio A".

Si suppone anche che i Dogon sapessero che Sirio B impiega 50 anni per compiere un'orbita completa. Ma cosa dicono esattamente in proposito? ecco la versione ai Griaule e Dieterlen: "il periodo di tempo dell'orbita è calcolato doppio, cioè 100 anni, perchè i Sigui si celebrano in coppia di 'gemelli', per insistere sul principio base della gemellanza". La cerimonia del Sigui, a cui si allude, simboleggia il ritrovamento del mondo e si celebra ogni 60 anni (non 50). La gemellanza è un principio importante per i Dogon e spiega il motivo per cui ritengono che Sirio abbia due sorelle compagne.

Esiste una testimonianza astronomica del fatto che Sirio abbia più di una compagna? Negli anni venti e trenta alcuni astronomi pensarono di aver visto brillare un terzo membro del sistema di Sirio, ma nuove e più accurate osservazioni svolte nel 1973 da Irving W. Lindenblad, dell'osservatorio navale di Washington, hanno dimostrato che non c'è alcuna stella compagna nelle vicinanze di Sirio A o di Sirio B.

La leggenda dei Dogon su Sirio e le sue stelle compagne è piena di ambiguità, contraddizioni ed errori evidenti, almeno se la interpretiamo alla lettera. Ma che dire dell'affermazione dei Dogon che Sirio B è la stella più piccola e più pesante, costituita di un metallo pesante detto sagala? Sirio B era certamente la stella più piccola e più pesante conosciuta negli anni venti, qundo si iniziava a conoscere la natura superdensa delle nane bianche; la materia di cui sono costituite le nane bianche è però più complessa e più densa del metallo. Ora si conoscono centinaia di nane bianche, per non parlare delle stelle di neutroni, che sono ancor più piccole e più dense. Un eventuale visitatore proveniente dallo spazio avrebbe certamente saputo tutto ciò, e anche cosa sono i buchi neri.

Se le leggende dei Dogon dicessero chiaramente che questa tribù aveva ricevuto visite dallo spazio, allora si potrebbe perdonare Tempie per averci creduto. Ma è così? In nessun punto del suo libro di 290 pagine, Tempie riferisce un'affermazione fatta dai Dogon a sostegno della propria teoria degli astronauti venuti da Sino. Il massimo che può fare è citare i Dogon (pag.217) per aver detto: "Po tolo (Sirio B) e Sirio erano una volta dove ora è il Sole". Il commento di Tempie a quest'ambigua affermazione è il seguente: "Questo sembra un modo valido quanto altri di descrivere la venuta di alcune creature nel nostro sistema solare da quello di Sirio, che avevano quindi lasciato stelle per la nostra, il Sole". Ciò non basta a nascondere il fatto che l'intero mistero di Sirio si basa su una deduzione di Tempie del tutto ingiustificata.

Questi aspetti della conoscenza dei Dogon che sono effettivamente i più antichi e profondi, in particolare la storia dei Nommo e il principio della gemellanza, sono quelli che meno hanno a che fare con la realtà dei fatti riguardo a Sirio. Ciò che invece ha una relazione, alquanto superficiale, con i fatti astronomici, suona invece come un ornamento aggiunto in epoca recente. Inoltre, data la preoccupazione dei Dogon riguardo a Sirio, ci sarebbe da sorprendersi se non avessero innestato sulle proprie leggende le informazioni astronomiche attinte dagli Europei, scegliendo ciò che si adattava e ignorando il resto.

Il famoso astronomo americano Carl Sagan ha mostrato quanto facilmente le nuove informazioni apportate dagli occidentali possano venir assorbite dalle culture primitive. Egli riporta il fatto, realmente accaduto, di un medico della Nuova Guinea, Carleton Gajdusek, che era stato informato da un collega del fatto che alcuni nativi della zona credevano che una certa malattia si trasmettesse per mezzo di uno spirito invisibile che entrava nella pelle del malato. L'indigeno che aveva spiegato questa convinzione aveva tracciato un cerchio sulla sabbia con un bastone e aveva spiegato che fuori dal cerchio vi era il buio, e dentro la luce. All'interno del cerchio aveva disegnato una linea mossa per raffigurare gli invisibili spiriti maligni. Com'era arrivato a un'intuizione tanto precisa dell'origine microbiotica delle malattie? Anni prima lo stesso Gajdusek aveva mostrato al microscopio, ad alcuni indigeni, il germe di una malattia, e il disegno tracciato sulla sabbia non era altro che il ricordo di quella visione impressionante.

E' troppo facile, per noi occidentali, pensare che le tribù africane siano isolate, selvagge e ignoranti. Ma i Dogon non sono affatto isolati: vivono nei pressi di un percorso stradale usato per i commerci, e sono anche vicini alle sponde del fiume Niger, un'importante via di comunicazione. Dunque, molti viaggiatori potrebbero averli raggiunti, oppure i Dogon stessi avrebbero potuto spostarsi fino alla costa, dove avrebbero potuto incontrare marinai che possedevano conoscenze astronomiche più precise. I Dogon sono stati in contatto con gli Europei almeno fin dalla fine del XIX secolo.

E neppure sono selvaggi e ignoranti. Peter e Ronald Pesch, dell'osservatorio Wamer Swasey delI'Ohio, hanno fatto notare che fin dal 1907 esistono scuole francesi nella zona abitata dai Dogon. I membri di questa tribù che avessero voluto ricevere un'istruzione avrebbero potuto farlo nelle scuole vicine. Poi ci sono stati i missionari, che senz'altro si saranno interessati alle leggende dei Dogon: i missionari dei Padri Bianchi sono in contatto con i Dogon dagli anni venti. Si è tentati di pensare che certi dettagli specifici su Sirio B siano stati inseriti nelle leggende proprio in quel periodo. Negli anni venti, infatti, gli astronomi stavano scoprendo la natura di Sirio B; stavano cioè scoprendo che si tratta di una piccola stella superdensa, e le nane bianche godevano allora della stessa fama di cui oggi godono i buchi neri. Fra l'altro non si fa menzione, nei diari delle attività dei missionari, di discussioni sul tema di Sirio tra i Dogon; se pubblicassero resoconti di tal genere, forse sarebbe possibile far luce sull'origine e sul periodo a cui risalgono i miti dei Dogon.

Il problema è che molti sono i canali attraverso i quali cognizioni occidentali possono essere pervenute ai Dogon, ancora prima degli studi condotti da Griaule e Dieterlen. Forse non riusciremo mai a ricostruire il modo in cui i Dogon hanno acquistato quelle conoscenze, ma un cosa sembra proprio chiara: non sono certo stati anfibi di Sirio B a fornirgliele.

 

Fonti:

wikipedia.org

cerchinelgrano.info

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Vimana i velivoli degli Dei

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Nel 1875, venne scoperto un antico manoscritto del IV sec. a.C. composto dal saggio Bharadwaja, il Vymaanika-Shastra o Scienza dell’Aeronautica riporta in dettaglio la costruzione e le caratteristiche di volo di un vimana, il quale si differenzia in quattro modelli dalle diverse funzioni: Shakuna, Sundara, Rukma e Tripura. I disegni che emergono dalle descrizioni mostrano autentiche navi spaziali.Un tempo gli dèi si mostravano agli uomini nei vimana, splendidi velivoli frutto di una tecnologia impressionante.

 

È ormai assodato che le più antiche civiltà terrestri maturarono alte conquiste nel campo letterario, artistico, politico e metafisico, espressione di un elevato grado di crescita intellettuale fiorita nel corso degli anni. Diversi regni potenti si succedettero nel dominio di vasti territori del mondo conosciuto, con l’annessione di altri popoli sotto la loro egida, segno di una compagine statale determinata ed efficiente.

Altra cosa è affermare che i nostri predecessori erano in possesso di una tecnologia elevata che ricorda da vicino i traguardi scientifici del terzo millennio. Una simile tesi stravolgerebbe completamente l’odierna società, vanificando di colpo un lento cammino di conquiste costellato di sacrifici che hanno donato alla nostra specie lo status di Homo Sapiens Sapiens.

Il primo passo da compiere è accogliere con mente aperta gli antichi testi sacri in chiave scientifica, svelando in tal senso l’oscura terminologia di individui che assistettero a fenomeni fuori della loro comprensione. Se nei medesimi libri troviamo, però, dettagliate descrizioni tecniche in un linguaggio moderno di strane macchine mosse da un’energia sconosciuta, le cose assumono un’altra prospettiva. Lo scrittore, anche se all’oscuro di principi aeronautici, padroneggiava specifiche conoscenze che gli permisero di svelare un’antica scienza. Ammetterlo conduce al passo successivo, la ricerca comparata di prove che svelino il segreto dei vimana.

L’arte di dominare il cielo

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La parola vimana in sanscrito è formata dal prefisso vi, “uccello” o “volare”, e dal suffisso man che indica “luogo abitato costruito artificialmente”. Il vocabolo assume così il significato di “uccello artificiale abitato”. Nel 1875, venne scoperto un antico manoscritto del IV sec. a.C. composto dal saggio Bharadwaja (presumibilmente basato su fonti di epoca vedica), il Vymaanika-Shastra o Scienza dell’Aeronautica, che riporta in dettaglio la costruzione e le caratteristiche di volo di un vimana, il quale si differenzia in quattro modelli principali dalle diverse funzioni: Shakuna, Sundara, Rukma e Tripura.

Il testo contiene in apertura questa affermazione: “Gli esperti in scienza aeronautica dicono:’Ciò che può volare da un posto all’altro è un Vimana’. Gli esperti dicono che ciò che può volare nell’aria, da un’isola ad un’altra isola, da un mondo ad un altro mondo, è un Vimana”. La possibilità di raggiungere altri pianeti nel cosmo era normale a quei tempi, risultato di una scienza elevata che esplorava i confini del sistema solare e asseriva l’abitabilità di Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, il Sole e la Luna. Una carta stellare del 4.000 a.C., appartenuta allo studioso David Davenport, mostra i contatti tra la Terra e altri sistemi stellari lontanissimi, patria di civiltà evolute. Gli stessi yogi, potenziando la mente, varcano sconosciuti regni sovradimensionali.

Il Vymaanika–Shastra, dopo aver fornito istruzioni sull’equipaggiamento e la dieta dei piloti simile a quella degli astronauti, prosegue elencando 32 segreti che gli stessi devono adottare in volo, il più importante dei quali il trasferimento di poteri spirituali latenti nell’uomo alla macchina stessa. Seguono: invisibilità, alterazione della forma, velocità ipersonica, radar, telecamere spia e apparati di rilevamento sonoro, raggi infrarossi, creazione di ologrammi per confondere i nemici, concentrazione della luce solare su vaste zone, oscurità temporanea, armi ultrasoniche e batteriologiche. Poche le differenze con gli odierni velivoli spia.

 

Gli scienzati dell’Universo

Ma il Vymaanika–Shastra non è l’unica opera in circolazione sui vimana; nella letteratura indiana, la quasi totalità dei testi sacri ne fa menzione, dai quattro Veda, ai Brahmana, allo Srimad–Bhagavatam sino a comparire in numerosi trattati di varia natura, classificati come cronache documentate. Tra questi, il Samarangana Sutradhara stabilisce che le aeronavi disponevano di una propulsione a mercurio e potevano muoversi anche grazie al suono. Il Drona Parva, una parte del più ampio Mahabharata, ce ne illustra le modalità: “La Mente divenne il suolo che sosteneva quel vimana, la Parola divenne il binario sul quale voleva procedere…E la sillaba OM piazzata davanti a quel carro lo rendeva straordinariamente bello. Quando si mosse, il suo rombo riempì tutti i punti della bussola”.

La necessità di tenere nascoste ai profani le vie del cielo per il bene dell’umanità fu il proposito di re Ashoka, imperatore buddhista della dinastia Maurya vissuto in India dal 304 al 232 a.C. Egli creò la “Società Segreta dei Nove Sconosciuti” con il compito di catalogare la scienza del tempo in nove libri, tra cui I segreti della gravitazione, custodito in luoghi remoti dell’Asia. Diversi anni fa i Cinesi rinvennero antichi documenti sanscriti che trattavano dell’energia antigravità presente nell’uomo capace di far levitare ogni cosa. I veicoli interstellari chiamati “Astras”, avevano la facoltà di rendersi invisibili grazie all’energia antima e di operare deviazioni nello spazio–tempo tramite la facoltà di “diventare pesanti come una montagna di piombo”. Notiamo che “astra” in lingua latina è il plurale di stella, mentre antima ha dato origine ad antimateria, etimologicamente un’energia composta interamente di antiparticelle. Una simile conoscenza era interamente opera umana o scaturiva dalle profondità celesti, perfettamente note agli scienziati indù?

 

Vimana, dono degli dèi

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La forma aerodinamica degli apparecchi spinse ad innalzare meravigliose strutture sacre di forma piramidale, vimana per i seguaci del tantrismo, ancor oggi visibili in tutta l’India, che indicano il tempio del dio in movimento. Varie razze di divinità, costantemente in contatto con i monarchi indiani, assistevano ai sacrifici rituali spandendo fiori dai loro vimana, e riprendevano al termine la via del cielo.

Arjuna, leggendario eroe vedico amico di Krishna, parla nei suoi viaggi interplanetari di lontane regioni ove non brillano Sole e Luna, ma stelle fulgenti piccolissime se osservate dal pianeta azzurro. Il re Citaketu viaggiava nello spazio su un veicolo luminoso donatogli dal dio Vishnu e si imbatte in Siva, che scompare velocemente alla vista nella sua astronave.

Il Mahabharata descrive un utilizzo tattico dei vimana in guerre campali, con il lancio di proiettili sfolgoranti che vaporizzano le creature seminando il panico e narra le vicende del monarca Salva che, desideroso di annientare la città di Krishna, ottiene dall’architetto di un altro sistema planetario un portentoso vimana. Il re bombarda inizialmente dall’alto la cittadella con sassi e tronchi d’albero, e utilizza in seguito un’arma capace di manipolare le condizioni atmosferiche, ma alla fine Krishna otterrà la sua vittoria fronteggiando in cielo Salva grazie a un missile ad ultrasuoni che uccide all’istante. L’episodio svela che l’uomo, debitamente istruito, era pur sempre impotente di fronte a una simile tecnologia, appannaggio degli dèi, che portò millenni prima al trionfo del glorioso Impero Rama, in una terribile guerra stellare ricordata nel Ramayana di Valmiki.

 

La vittoria di Rama

Il celebre poema epico indiano narra la storia di Rama, settima incarnazione del dio Visnhu, che prende in sposa la principessa Sita e stabilisce un vasto impero tra Iran e Afghanistan, noto nei testi classici come “Le sette città dei Rishi”. Il malvagio Ravana, re di Lanka, rapisce la donna che Rama parte a liberare con l’aiuto di Hanuman, uccide Ravana e infine rade al suolo la sua città. Storicamente esistette una dinastia Ravana che regnò a Lanka per quattrocento anni, delineandosi in tal modo uno scenario che ispirò il successivo racconto dell’Iliade di Omero, ove due imperi combattono a causa di una donna. Quello che interessa è il frequente ricorso nel poema a macchine volanti equipaggiate con armi incredibili, che sino all’ultimo decidono le sorti della battaglia.

Nel quindicesimo capitolo compare il Pushpaka Vimana, enorme aeronave dorata appartenuta a Brahma, che Ravana sottrae al fratello e guida con l’aiuto di uno strano essere umanoide. In cielo guerreggia con una schiera di astronavi nemiche lanciando missili, giunge a Lanka e Rama vincitore si impossessa del velivolo che lo condurrà infine nella residenza paterna. Durante la traversata, Rama illustra a Sita i luoghi dello scontro, indicando Lanka dimora dei titani, nome di una razza che tornerà utile nel corso della nostra ricerca. Lanka, in dravidico antico “isola“, viene descritta come un baluardo circondato d’acqua oltre un’oceano vastissimo, particolare che ha suggerito agli studiosi David Davenport ed Ettore Vincenti l’identificazione con l’opulenta Mohenjo Daro, in Pakistan. Lanka era bagnata dal fiume Indo più volte definito oceano e confinava a sud–est con l’impero di Rama. Se i nessi geografici corrispondono, ancor più sconvolgenti le scoperte archeologiche.

 

Il luogo della morte

La nascita di Mohenjo Daro sembra avvenire dal nulla. Fiorente metropoli che contava 30.000 abitanti, era progettata secondo un moderno schema architettonico a griglia e vantava un eccellente sistema di fognature, nonché un enorme piscina. Il suo nome, “luogo della morte”, deriva dal ritrovamento di 44 scheletri in vari quartieri della città, quando venne intrapresa un’esplorazione sistematica delle sue rovine da Sir Mortimer Wheeler nel 1945. La sua scoperta si deve però all’archeologo R. D. Banerjee che ottant’anni fa portò alla luce gli edifici sottostanti su cui sorgeva una stupa buddhista del 300 a.C.

Gli scheletri, sparsi in un’area precisa della metropoli, giacevano scomposti con le membra contorte, segno che la morte li ha colti all’improvviso. L’attacco da parte di tribù ariane, mito letterario creato dal nulla, non sussiste, poiché non vi sono armi accanto ai corpi e soprattutto le ossa presentano strane carbonizzazioni e calcinazioni, dovuto agli effetti di un’esplosione nucleare. Soltanto una bomba a fusione è in grado di provocare simili devastazioni, con un epicentro da cui irradia l’onda d’urto che viene a creare sull’area colpita tre zone distinte, come a Mohenjo Daro. Il Survey of India (Istituto di Cronologia) ha sinora individuato le date di alcune battaglie cruciali in base ai riferimenti astrologici dei Veda, effettuando una comparazione sui reperti archeologici della Valle dell’Indo. Nel caso di Mohenjo Daro, gli esperti hanno riscontrato un salto di oltre quattrocento anni rispetto alla cronologia accertata, suggerendo una contaminazione nucleare dei resti organici. Davenport e Vincenti hanno rinvenuto lontano dagli scavi archeologici una piana con oggetti d’uso comune vetrificati, che ad un’attenta analisi risultavano irradiati dall’Uranio del Plutonio e del Potassio 40 a livelli fuori della norma.

Prove sufficienti ad avvalorare un’antica guerra tra esseri stellari, che impressionarono la memoria dei nativi. Un manufatto di pietra scolpita mostra un casco con visiera sottile totalmente differente dagli elmi allora in uso e più vicino a quello di un pilota, mentre il Palazzo del Governatore cinge un ampio cortile che un tempo aveva ospitato, forse, il Pushpaka Vimana. Senza contare che un quarto soltanto della città è stato sinora riportato alla luce; ma i riscontri non finiscono qui.

Secondo le antiche leggende, i signori del cielo irati con Lanka polverizzarono sette città con una luce che brillava come mille Soli ed emanava il rombo di diecimila tuoni. Nel Ramayana, il saggio Rishi avverte gli abitanti del suo eremo di scappare lontano dal Gran Deserto del Thar, poiché di lì a sette giorni una pioggia di ceneri avrebbe messo fine al regno di Danda, cognato di Ravana. Gli scheletri ritrovati a Mohenjo Daro sono in numero esiguo rispetto alla totalità degli abitanti, fuggiti di colpo per evitare la purificazione celeste. Scienza e mitologia si fondono e ancora un volta gli antichi testi confermano le odierne scoperte.

 

Un segreto da dimenticare

Ma una guerra atomica a bordo dei vimana è un episodio circoscritto alla sola India? Alcune caverne in Turkestan e nel deserto del Gobi contenevano dispositivi semisferici di vetro e porcellana con un’estremità conica ripiena di mercurio, che gli scienziati sovietici hanno definito “antichi strumenti per la guida di veicoli cosmici”. Resti di remote metropoli vetrificate giacciono, poi, tra le sabbie del Gobi che un tempo era patria di civiltà evolute scese a formare l’uomo. Furono loro a governare Atlantide, che aveva in dotazione un Vimana–Vailixi adoperato per una battaglia sulla Luna. Le Stanze di Dzyan, testo occulto del Tibet, narra che il Grande Re dal Volto Abbagliante ipnotizzò i Signori Oscuri conscio della distruzione di Atlantide e si impadronì con il suo popolo dei vimana nemici, per raggiungere terre lontane.

Nelle città sotterranee di Akakor, in Brasile, esistono strane mappe su cui appaiono il sistema solare con diverse lune, due isole nell’Atlantico e nel Pacifico inabissatesi a causa di uno scontro nel cielo tra due razze stellari che perturbò le orbite di Marte e Venere (cfr. Il regno di Akakor, ACAM Sezione Civiltà Enigmatiche).

Gli Indiani Hopi del Nordamerica ricordano nei loro miti il Terzo Mondo popolato da uomini che con i patuwwota (scudi di cuoio) si mossero guerra annientando la civiltà. Nell’ovest degli USA esistono numerose rovine consumate dalle radiazioni nucleari a perenne memoria. Gli edifici delle Sette Cidades, vicino al Rio Longe, presentano tracce di cristallizzazione che assomigliano a quelle di Sacsayhuaman, in Perù, distribuite in un’area di 15.000 m2.

Sul Monte Rano–Kao, nell’Isola di Pasqua, si trova una grande spaccatura segno di un intenso calore che ha fuso l’ossidiana sul terreno e ha lasciato un cratere circolare poco distante. Incisioni di legno mostrano individui stravolti colpiti da forti radiazioni.

Anche il Medioriente conserva testimonianze di sviluppi tecnologici avanzati. Le Halkatha, vecchie leggi babilonesi, recitano: “Guidare una macchina volante è un grande privilegio. La conoscenza del volo è estremamente antica, un dono degli dèi del passato per sopravvivere”. Un testo caldeo, il Sifr’ala, descrive minuziosamente le parti costruttive di un aereo quali bobine di rame, sfere vibratorie e aste di grafite soffermandosi sull’aerodinamicità del veicolo. Il resoconto più famoso del Medioriente di un antico volo nel cosmo vede protagonista il re antidiluviano di nome Etana che a bordo di un’aquila scompare nel cielo e osserva dall’alto la Terra diventare sempre più piccola.

Preziosi per una comparazione con l’epica indiana sono le cronache sumere di una guerra furiosa scoppiata tra fazioni opposte di dèi per il possesso delle Terra, che provoca un vento radioattivo dalla Penisola del Sinai, cosparsa ancor oggi di pietre annerite. Molti ricorderanno il reperto di Toprakkale, conservato al Museo Topkapi di Istanbul, che raffigura una sorta di shuttle guidato da un individuo in tuta spaziale, chiara conferma di remota tecnologia operante in area mesopotamica.

Dalla vicina penisola arabica, la mitologia indiana giunse sino in Grecia, dimora di un pantheon assortito al cui apice regnava Zeus. Il nome deriva dal sanscrito Dyaush–Ptr, che ha originato il corrispondente latino Giove Padre, in seguito relegato a semplice aiutante del tonante Indra. Zeus era descritto come potente divinità che scagliava fulmini, eco lontana di armi tremende adoperate nella guerra decennale che lo oppose alla razza semidivina dei Titani: “Allora Zeus…dal Cielo scagliò i suoi dardi infuocati. I fulmini che lanciò erano potenti di rumore e di luce…I Titani nati dalla Terra furono avvolti da un bruciante vapore. Innumerevoli fiamme salirono sino al chiaro etere. Lo splendore delle pietre dei fulmini e dei lampi accecava gli occhi anche dei più forti”. Queste le ultime testimonianze del conflitto piovuto dal cielo, opera di esseri dalle fattezze umane, venerati dai nostri progenitori come dèi. Il tempo cancellò il ricordo delle loro imprese e il silenziò calò sulla tecnologia aeronautica, nata per valicare i confini del cosmo. I carri celesti disparvero dalla Terra, lasciando a pochi eletti il dominio dei cieli. Un manoscritto nepalese di età indefinita racconta che un antico re indiano, incapace di pilotare un vimana, convoca un esponente degli Yavanas, una stirpe bionda dalla pelle chiara discendente di Noè che abitava il Mediterraneo orientale dopo il Diluvio. Il monarca si librò in aria ma non venne mai a conoscenza del segreto del volo appartenuto agli dèi e un tempo custodito nella sua terra.

Il Vaimanika-Shashtra

 

Il Vaimanika-Shashtra è un manoscritto che fu dettato dal filosofo Indiano Pandit Subbaraya Sastry nel 1918. Questo incredibile documento , tra l'altro scritto interamente in Sanscrito ( lingua degli Dei) e non in Hindi, tradotto successivamente in inglese, già dal titolo esprime la voglia di adentrarsi in un modo lontano 15000 anni dove sembrerebbe essere esistita una realtà tecnologica ai limiti dell'immaginazione.

La traduzione letterale di Vaimanika-Shashtra significa "Pratiche Aeronautiche" od "Astronautiche", questo stupefacente manoscritto racchiude la tecnologia dei Vimana e a differenza del Ramayana in questo caso non si trattano più poemi e racconti di battaglie tra Dei o leggende varie, questo testo risulta proprio essere un "manuale di costruzione, manutenzione e pilotaggio" di questi antichi velivoli.

Le esposizioni che seguiranno hanno lo scopo di mettere un po’ d’ordine in queste complesse tematiche e di fornire, per quanto è possibile, una chiave di lettura moderna agli antichi testi indiani. Per fare ciò iniziamo ad analizzare il contenuto del manoscritto Vaimanika-Shashtra

lo scopo di questa ricerca è quello di scovare gli elementi di una tecnologia scomparsa e quindi passiamo ad analizzare in linea di massima il contenuto di questo manoscritto.

 

Alcuni dati tecnici molto dettagliati e interessanti riguardano il sistema di propulsione dei Vimana che pare avvenga per mezzo di motori a combustione interna (nei testi si parla di caldaie) in alcuni casi in altri invece, la propulsione doveva avviene per mezzo un propulsore che utilizzava come combustibile il mercurio.

Questo è un dato che forse va interpretato non proprio letteralmente, poiché probabilmente il mercurio veniva utilizzato come accumulatore d’energia. In altri passi del manoscritto si parla di sistemi antigravitazionali controllabili con la forza della mante mediante tecniche di meditazione.

 

Una parentesi è d’obbligo a questo punto per sottolineare il fatto che soltanto oggi, si stanno compiendo studi in questa direzione. Le Air Force mondiali hanno compreso che per ottimizzare ulteriormente i comandi dei velivoli caccia, riducendo così ulteriormente i tempi che intercorrono tra comando del cervello ed azione meccanica per esempio del braccio, è necessario sviluppare una tecnologia che abbandoni i leveraggi meccanici. Sono già in fase sperimentale infatti dispositivi di guida dei caccia basati sullo spostamento degli occhi del pilota. I primi velivoli sperimentali dotati di tali apparecchiature elettroniche che leggono la posizione e la forma della pupilla del pilota stanno già volando nei nostri cieli, ma con essi si apre il capitolo che i nuovi piloti dovranno essere addestrati anche per il controllo delle emozioni. Anche se l’uomo “moderno” è arrivato solo nel terzo millennio a sviluppare tecniche di volo basate sulle emozioni nei testi riguardanti i Vimana vi era già traccia.

 

In altri passi del manoscritto indiano viene descritto anche l'interno della cabina di pilotaggio dove si trovano 3 sedili 3 leve e 3 anelli ruotanti questi servivano rispettivamente il primo a sollevare il veicolo, il seconda per dare la direzione, ed il terzo ad accelerarlo.

Probabilmente però uno dei passaggi più interessanti del testo Indiano è quello che sembra descrivere le varie leghe che venivano utilizzate per la costruzione dei Vimana nonché il procedimento impiegato per ottenerle. In proposito proponiamo alcuni passi del manoscritto.

" ...Shounaka dice che ci sono tre tipi di metalli detti Somaka, Soundaalika e Mourthwika che, opportunamente miscelati, danno origine a sedici tipi di leghe che assorbono molto bene il calore. Manibhadra dice che i metalli che sono luminosi sono adatti per produrre aeroplani e questi metalli sono sedici. Saambara dice ancora che sedici metalli formati da leghe di metalli del gruppo Soma, Soundaala e Mourthwika non sono conduttori di calore e sono utili per costruire vymaana ...". Il testo continua così: "...Nel settimo strato della terra, nella terza miniera si trovano i metalli della serie Soma. Essi sono di trentotto tipi. Nel Lohatantra o Scienza dei Metalli viene detto anche che nella terza sezione del settimo livello della terra i metalli Soma possiedono cinque speciali qualità e sono detti beejalohas o metalli base..." e segue ancora "...Nel settimo livello i metalli sono di ventisette specie. Il terzo tipo di metalli sono detti metalli base ed hanno cinque qualità...".

Per interpretare al meglio questa parte del Vymaanika-Shaastra è utile conoscere le regole con cui gli elettroni si distribuiscono attorno ad un nucleo e quindi utilizzare un sistema di classificazione degli elementi come quella della "tabella degli elementi" di Mendeleev.

In chimica sì sa che ci sono proprio 7 livelli energetici distinti che possono essere occupati dagli elettroni. Si potrebbe quindi ipotizzare che gli indiani di 15000 anni fa conoscessero i 7 livelli energetici degli elettroni e che evidentemente conoscessero anche le regole con cui gli elettroni si dispongono nello spazio attorno al nucleo. Infatti noi conosciamo 8 modi possibili di sistemare gli elettroni attorno al nucleo di un atomo e per questo abbiamo diviso la tabella di Mendeleev in 8 gruppi.

 

Ecco un altro passo significativo del Vymaanika-Shaastra:

" ...La gravità del centro della terra, la gravità della terra globale, il flusso solare, la forza dell'aria, la forza emanante dai pianeti e dalle stelle, le forze gravitazionali del Sole e della Luna e le forze gravitazionali dell'Universo producono i livelli della terra nelle proporzioni 3, 8, 11, 5, 2, 6, 4, 9 e ... causano l'origine dei metalli... ".

La traduzione più plausibile di queste parole del testo, se teniamo come punto di riferimento la chimica e la fisica odierna sarebbe questa:

"Tutte le forze e le interazioni dell'Universo, espresse da leggi fisiche ben precise, hanno formato i diversi metalli che si dividono in otto tipi fondamentali descritti da otto numeri. Ciascun numero sembra descrivere la configurazione elettronica del primo elemento di ciascun gruppo, il 3 è il litio, l' 8 è l'ossigeno, il 5 è il boro, il 2 è l'elio, il 6 è il carbonio, il 4 è il berillio, il 9 è il fluoro mentre l'11 è il sodio ma al suo posto ci dovrebbe essere l'azoto (N = Nitrogeno)".

Quest'ultima è l'unica discrepanza che si trova in questo paragrafo del manoscritto. Forse il numero 11 è stato mal ricordato e quindi mal riportato nel libro? Oppure semplicemente mal tradotto? In fondo dopo 15000 anni ci si può anche permettere un piccolo errore. E’ quindi molto plausibile che 15000 anni fa gli indiani conoscessero molto bene la chimica e la fisica tanto da riuscire a miscelare bene i vari metalli per creare leghe particolari adatte alla costruzione dei Vimana.

 

 

 

Fonti:

oopart.it

fireplug.net

light1998.com

ufonetwork.it

http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif

http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^

 

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Giochi antichi 5000 anni

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Anche gli antichi popoli come gli Egizi o i Babilonesi avevano i loro giochi da tavolo, purtroppo per noi le regole di tali giochi non ci sono pervenute , cosicchè per noi questi divertimenti ludici rimangono avvolti dal mistero, anche se più di uno studioso a cercato di trovare una soluzione a questo enigma. Il gioco reale di Ur, il gioco egizio del Senet e il gioco di Shahr-i Sokhta si contendono lo scettro del gioco più antico. La cosa curiosa è che seppur simili hanno tutti una provenienza diversa.

Il gioco reale di Ur

Durante una campagna archeologica sviluppatasi tra il 1922 e il 1934 nella città di Ur in Caldea (nell'odierno Iraq meridionale) nell'area pianeggiante fra il Tigri e l'Eufrate, un archeologo inglese, sir Charles Leonard Woolley, scopre quella che è forse oggi la necropoli più importante di tutto il Vicino Oriente: il Cimitero Reale di Ur. La città-Stato di Ur (la biblica Urim, oggi chiamata Tell el-Mukayyar, era l'antica capitale del regno dei Sumeri, il popolo a cui si devono l'invenzione della scrittura cuneiforme e la divisione del giorno in 24 ore di 60 minuti. Durante gli scavi nelle Tombe Reali vengono rinvenuti cinque tavolieri identici fra loro nella struttura, risalenti alla prima dinastia di Ur e databili dopo il 2560 a.C.; tre di questi tavolieri sono integri e completi di pedine e dadi da gioco, e sono oggi conservati al British Museum di Londra. La datazione dei tavolieri rende il Gioco Reale di Ur il più antico set completo di un gioco da tavolo che sia mai stato scoperto. Ur non è però il gioco più antico conosciuto, questo titolo spetta al gioco egiziano Senet, risalente al 3300 a.C., anche se un recente scavo ha portato alla luce sessanta componenti di un gioco ritrovati a Shahr-i Sokhta, un insediamento dell'età del bronzo. Seppur non si tratti di un gioco completo, la forte similitudine dei pezzi con quelli del Gioco Reale di Ur e la sua datazione (3000 a.C. circa) fa pensare che il Gioco Reale di Ur possa in realtà essere anche più antico. Sul retro delle tavole del Senet si trova spesso il tavoliere di un altro gioco di percorso imparentato col gioco di Ur: il Tau, o Gioco delle venti Caselle. Il Gioco Reale di Ur è considerato, insieme al Senet, uno dei predecessori del moderno Backgammon.I tavolieri ritrovati da Woolley sono tutti dello stesso tipo, anche se con diversi livelli di decorazioni: in sostanza un rettangolo di 3x8 caselle, con due caselle mancanti da ognuna delle due file esterne: in totale venti caselle. In tutti i tavolieri si trovano cinque rosoni colorati in posizione fissa. Le decorazioni di ogni casella sono formate da conchiglie e da lapislazzuli incastonati tra loro. Sui fianchi si aprono alcuni cassettini, all'interno dei quali sono state rinvenute due serie di sette pedine ciascuna. La serie di colore nero è in ardesia con decorazioni in madreperla, mentre quella bianca è arricchita dall'inserimento di lapislazzuli. Alle pedine si accompagnano anche due serie di tre dadi ciascuna; sono tra i più antichi rinvenuti al mondo e possono essere datati a circa 2500 anni prima di Cristo e la loro forma non è cubica ma tetraedrica: si tratta in sostanza di piccole piramidi con quattro facce triangolari e quattro vertici; per ciascun dado due di questi vertici sono contrassegnati con un intarsio.

Sfortunatamente non è stata trovata alcuna traccia delle regole del gioco ed è proprio il tentativo di rintracciarle e ricostruirle che ha appassionato nei decenni successivi al ritrovamento studiosi delle nazioni più diverse. Una delle ricostruzioni più plausibili è quella dello storico dei giochi R. C. Bell (Board and Table Games from Many Civilizations, 1979).Uno dei misteri ancora non svelati è quello del significato simbolico di alcuni elementi del tavoliere. Non è ancora chiaro perché il tavoliere avesse questa particolare forma. Il corridoio che collega i due blocchi di caselle ha di certo una funzione "tecnica" di strettoia, che consente un frequente incontro/scontro fra gli avversari. E' facile comunque scorgervi anche il significato di transito da un territorio ad un altro, dalla vita alla morte. Oltre alle cinque caselle con il disegno di un fiore, o rosetta, disposte simmetricamente, esistono anche:

 

- cinque caselle che riproducono le facce delle pedine e sembrano esprimere un valore cinque;

 

- cinque caselle che recano all'interno simboli circolari e a croce e sembrano esprimere un valore quattro;

 

- una coppia di caselle a disegno geometrico con all'interno dei valori cinque; una seconda coppia in cui viene riprodotto quattro volte il disegno delle caselle precedenti; una casella singola che sembra rappresentare una sorta di ingresso/inizio o di uscita/fine del gioco (tale ipotesi sembra trovare conforto nelle regole della Variante allungata, laddove si richiede un lancio di valore quattro per far uscire le pedine dal tavoliere).

 

Se si prende il tavoliere del Gioco Reale di Ur e si "srotolano" le caselle sulla parte destra si ottiene proprio il tavoliere del Gioco delle Venti Caselle, circostanza che conferma un certo collegamento, a circa dieci secoli di distanza, tra i due giochi. La superficie di gioco di alcuni dei reperti rinvenuti non presenta alcun tipo di incisione, ma sulla maggior parte dei tavolieri ogni quattro caselle se ne trova una contraddistinta da un disegno simile a un fiore, una rosetta o a una croce, esattamente come sui tavolieri del Gioco Reale di Ur. Questa caratteristica è presente sui tavolieri rinvenuti ad Enkomi, isola di Cipro (1580 a.C.) e in Egitto (1550 a.C.).

Il gioco doveva essere per due giocatori che facevano entrare le loro pedine dai due "corridoi" esterni per poi percorrere il lungo percorso centrale, composto da dodici caselle, lungo il quale era possibile catturare le pedine avversarie costringendole a ripartire da capo. Le caselle speciali avevano probabilmente il ruolo di "rifugi" che proteggevano dalla cattura. Nel secolo scorso lo studioso Irving Finkel, conservatore del Dipartimento di Antichità Orientali del British Museum di Londra, trova e traduce una tavoletta di origine babilonese, datata 177 anni prima di Cristo, in cui con caratteri cuneiformi sono descritte la filosofia e la struttura del Gioco delle venti Caselle, ma non le regole. Finkel scopre anche che per il movimento delle pedine si usavano due astragali (piccole ossa tratte dalle zampe di un montone e di un bue).

Il gioco reale di Ur è, insieme al senet, uno dei predecessori del moderno backgammon.

anche il tavoliere del Gioco Reale di Ur, il cui nome deriva dall’omonima città babilonese dove ne sono stati rinvenuti alcuni perfettamente conservati, era suddiviso in 20 caselle, ma il "corridoio" centrale, comune ai due giocatori, era più corto e conduceva le pedine ad una sezione finale, nuovamente suddivisa in due parti.

Come nel Gioco delle venti case, cinque caselle erano contraddistinte da una rosetta e avevano un valore particolare. Il movimento dei pezzi, invece, era regolato dal lancio di curiosi "dadi" in forma di piramide a base triangolare, con due spigoli colorati e due neutri. Il colore della "cima" della piramide determinava il punteggio ottenuto e il conseguente movimento dei pezzi.

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Il gioco egizio Senet

Il senet era un po' il gioco nazionale nell'Antico Egitto. Tutti, ricchi e poveri, adulti e bambini, impegnavano il loro tempo libero a sfidarsi a questosenet gioco. Il senet era un gioco talmente popolare che assunse un'importanza notevole anche per il viaggio nell'aldilà. Il defunto, come riportato nel famoso libro dei morti, doveva infatti disputare una partita contro un avversario invisibile per poter accedere al regno dei morti. Il primo esemplare di senet risale al Periodo Predinastico, mentre nella tomba di Rahotep (IV dinastia) è stato rinvenuto per la prima volta il nome del gioco. Il faraone Tutankhamon possedeva 4 senet di cui uno era composto di caselle di avorio, le pedine di materiale pregiato e poggiava su un mobiletto avente i supporti a forma di zampa di leone.

Il senet era sostanzialmente un gioco di velocità tra i due sfidanti: ognuno di loro era in possesso di 7 pedine (o 5 a partire daal 1600-1500 a.C.) di colore bianco o nero. Lo scopo era quello di completare le 30 caselle (in egiziano "peru") del percorso (10 caselle per 3 file) in maniera sequenziale, cioè dalla 1 alla 10, dalla 11 alla 20 ed infine dalla 21 alla 30. All'inizio del gioco, le pedine venivano disposte in modo alternato dalla casella 1 alla 10. Per muovere le pedine, i giocatori erano in possesso di 4 tessere con una faccia bianca ed una nera. La combinazione delle tessere dava il risultato della mossa:

1 bianco + 3 nere = 1 punto;

2 bianchi + 2 nere = 2 punti;

3 bianchi + 1 nero = 4 punti;

4 neri = 6 punti.

In alternativa venivano più comunemente utilizzati dei bastoncini al posto delle tessere.

Le pedine venivano spostate in avanti o indietro a seconda del risultato ottenuto. Quando tutte le pedine del medesimo colore venivano a trovarsi nell'ultima fila potevano terminare, una alla volta, il percorso. Il vincitore era colui che riusciva a completare le 30 caselle della "scacchiera" con tutte le 5 pedine. Il gioco era però reso più difficile da alcune regole:

a) se una pedina capitava su una casella già occupata doveva retrocedere alla prima posizione libera;

b) se due o tre pedine dello stesso colore si trovavano in fila non potevano essere scavalcate da quelle dell'avversario;

c) se una pedina capitava nella casella 27 contrassegnata dal geroglifico "casa dell'acqua", essa retrocedeva sino alla casella 1 o sulla successiva casella disponibile.

Occorre precisare che in nessuna tomba e su nessun papiro sono mai state rinvenute le vere regole del gioco. Molti studiosi, come Kendall e Bell, si sono applicati per dare al gioco le regole più plausibili. Quelle descritte sono frutto di studi che si basano su ragionamenti logici che però, come detto, non hanno mai trovato riscontro storico.

 

Le regole di Timothy Kendall

Timothy Kendall è un archeologo americano che ha condotto numerosi scavi in Egitto. Secondo le sue ricerche i due giocatori di senet, all'inizio del gioco, avevano a disposizione sette pedine ciascuno, che disponevano alternativamente sulle prime quattordici caselle del percorso, partendo dalla n°1. Secondo questo schema, la quindicesima casella, la prima libera, assumeva un ruolo particolare, diventando una sorta di punto di "partenza". Per muovere i pezzi sulla tavola, i giocatori lanciavano quattro bastoncini aventi un lato colorato e un lato bianco. Ogni lato colorato rivolto verso l'alto valeva un punto, mentre tutti i lati bianchi valevano cinque punti. Le regole erano semplici: ogni casella poteva essere occupata da una sola pedina, che però poteva essere scavalcata. Se una pedina terminava in una casella "avversaria", quest'ultima pedina doveva retrocedere fino alla casella di partenza della nuova "inquilina". Vi erano alcune caselle considerate "speciali": la n° 15 che oltre ad essere la casella di "partenza" era anche la casella dalla quale ripartire se si "cadeva" nella casella 27, la casa detta "dell'acqua". La n° 26, detta la "casa della felicità", sulla quale tutte le pedine dovevano fermarsi per poter proseguire il loro movimento verso la fine del percorso. La n° 27, detta "casa dell'acqua", che rappresentava un fiume o forse un mare ed era una casella da evitare. La pedina che vi cade dentro deve ripartire dalla casella n°15. Le n° 28, 29 e 30 rappresentano la case di "uscita", ma è necessario ottenere un punteggio esatto. Come nel gioco dell'oca, un punteggio superiore può costringere il giocatore a ritornare sui suoi passi, retrocedendo.

 

Le regole di Bell

Secondo R.C. Bell, medico canadese autore di numerosi trattati sui giochi antichi e considerato uno dei massimi esperti di questo settore, la cinque caselle illustrate non rappresentavano "porte" di uscita ma il punto di ingresso delle pedine. Secondo le sue regole, i giocatori utilizzavano i 4 bastoncini, calcolando il punteggio secondo uno schema classico:

un lato colorato verso l'alto = 1 punto;

due lati colorati verso l'alto = 2 punti;

tre lati colorati verso l'alto = 3 punti;

quattro lati colorati verso l'alto = 4 punti;

nessun lato colorato verso l'alto = 5 punti.

All'inizio del gioco, il tavoliere è vuoto e i giocatori le fanno entrare in base al punteggio ottenuto. Se una pedina raggiunge una casella occupata da una pedina avversaria rimanda quest'ultima alla partenza (cioè fuori dal tavoliere). Le pedine che si trovano sulle caselle illustrate sono "protette" e non possono essere raggiunte da pedine avversarie. Ogni casella può essere occupata da una sola pedina. Il primo giocatore a raggiungere la casella n°1 guadagna 5 punti e determina la posizione finale da raggiungere: lui dovrà collocare la proprie pedine sulle caselle dispari 1, 3, 5, 7 e 9, l'avversario su quelle pari 2, 4, 6, 8, 10. Il primo giocatore che riesce a collocare le proprie pedine nella posizione finale si aggiudica 10 punti, più un punto supplementare per ogni turno che l'avversario impiegherà a portare le proprie pedine nella posizione finale. Naturalmente, le pedine che hanno raggiunto la posizione finale sono "immuni" dagli attacchi avversari. Si possono giocare più partite oppure si può stabilire all'inizio del gioco il punteggio da raggiungere per aggiudicarsi la sfida.

 

Le regole di John Tait

I giocatori utilizzano 5 pedine a testa che si trovano, all'inizio del gioco, al di fuori del tavoliere. Il movimento delle pedine viene determinato dal lancio dei quattro bastoncini con un lato bianco e l'altro lato colorato. Ogni lato colorato rivolto verso l'alto vale un punto, ma se i legnetti cadono tutti con il lato bianco verso l'alto il risultato ottenuto è 6. Le pedine si muovono seguendo il percorso tradizionale, dalla casella 1 alla 30, ma possono entrare in gioco solo ottenendo un 4 o un 6 (quindi tutti lati colorati o tutti bianchi). Una volta entrata in gioco, la pedina può muoversi di qualsiasi punteggio. Se una pedina termina il proprio movimento su una casella occupata da una pedina avversaria, la costringe a uscire dal tavoliere e dover riprendere il movimento da capo. La casella 15 è una casella di protezione e la pedina che la occupa è immune all'attacco delle pedine avversarie. La casella 26 è una casella fortunata a consente di giocare un nuovo turno. La casella 27 è una casella negativa, chi vi termina sopra deve ritornare al punto di partenza. Le ultime tre caselle sono le caselle di "uscita", ma per poter portare fuori dal tavoliere le proprie pedine si devono ottenere dei punteggi precisi. Punteggi più alti fanno saltare il turno, ma non costringono a tornare indietro come nel gioco dell'oca.

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Il gioco di Shahr-i Sokhta

A Shahr-i Sokhta, insediamento dell'epoca del Bronzo, nella parte sud-orientale dell'Eurasia, oggi Iran, è stato rinvenuto un gioco molto simile al backgammon. Trovato nel 2004 sembra essere il gioco più antico in assoluto, in quanto gli archeologi iraniani sostengono che i risultati fatti sulle tavolette dimostrano che hanno almeno 200 anni in più del gioco trovato nelle Tombe Reali di Ur.Purtroppo per ora si sa molto poco su di esso:

1)Il gioco è di forma rettangolare e di ebano

2)Il gioco è stato trovato insieme con 60 dadi.

3)I punteggi più alti fanno saltare il turno, quindi si devono ottenere dei punteggi precisi ma sbagliare non costringe a tornare indietro come nel gioco dell'oca.

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http://www.oopart.it/images/stories/die2878/0a_00a_azgioco_1.jpg

 

Fonti:

hardyhuebener.de

pergioco.net

intelligiochi.it

http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif

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Dr. Lucas, rimango sinceramente colpito dalla scoperta di 3 piramidi in Bosnia (le piramidi di Visoko) che fin'ora erano state scambiate per colline, risalenti a 12000 anni fa e di stili diversi fra loro. O almeno le voci che girano.

In the internet ho trovato effettivamente notizie, ma poche spiegazioni convincenti, a leggere sembra quasi una cosa normale XD.

 

Saprebbe spiegare questo arcano?

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l'unica cosa "normale" è che piramidi di vario tipo si sono scoperte più o meno ovunque

quelle bosniache in realtà sono talmente importanti che, se le ipotesi fossero confermate, tutto ciò che sappiamo sulla preistoria dovrebbe essere riscritto

le piramidi in questione sono più grandi di quella di cheope mentre le datazioni indicano la loro costruzione risalente perlomeno a 12.000 anni fa

se si pensa che l'archeologia tradizionale parla di 11.000 anni fa per la nascita dell'agricoltura in mesopotamia e del fatto che in europa a quel tempo ancora non c'erano tracce di civiltà, la cosa è grossa!

(non so se hai letto l'articolo che ho pubblicato un po' di pagine fa)

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La Mappa di Piri Reìs

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La Mappa dell'ammiraglio Piri Re'is, scoperta nel 1929 nel vecchio Palazzo Imperiale di Istambul, è una parte originale della mappa che raffigurava il mondo conosciuto.In questa porzione superstite si vedono l'oceano Atlantico, le coste occidentali dell'Europa e dell'Africa e quelle orientali dell'America. E' datata "anno islamico 919" quindi il nostro 1513 (ma venne presentata al Sultano nel 1517). Secondo quanto dichiarato dal suo autore è stata redatta a partire da "venti carte più antiche e di otto mappamondi".

È molto probabile che Reis si sia servito anche dei resoconti degli esploratori del Nuovo Mondo, soprattutto Portoghesi perchè costoro vengono continuamente citati nelle note sulla mappa.

Le note sono state trascritte per la prima volta dallo studioso turco Bay Hasan Fehmi e pubblicate da Yusuf Akcura nel saggio "Piri Reis Haritasi" (1935), e poi ripubblicate dalla studiosa turca Ayse Afetinan nel 1954 in "The oldest map of America" (segnalo anche un sito italiano che contiene la traduzione delle note, a cura di Marco Capurro). È da notare che pur essendo, questa e altre mappe, piene di testi e di didascalie chiare e leggibilissime, gli autori che le usano come prove per le tesi fanta-archeologiche citano solo pochissime frasi.

 

La mappa intera

 

Nella carta di Piri Reis l'unica parte abbastanza particolareggiata dell'America del Sud è la costa dell'attuale Brasile, ma il Rio delle Amazzoni viene disegnato in due diverse posizioni. Altre zone invece, che pure già erano state esplorate come i Caraibi, appaiono disegnate in modo molto grossolano e con evidenti errori di proporzioni e orientamento. In una nota Piri Reis afferma di essersi basato anche sulle mappe di Cristoforo Colombo e questo pare confermato dalla particolare (e sbagliata) configurazione data alla zona dei Caraibi. In questa parte della mappa infatti vediamo disegnata quella parte del continente americano in un modo incongruo, con una grande isola disposta lungo l'asse nord-sud, che è difficilmente identificabile con Cuba anche ruotando la mappa di 90 gradi in senso antiorario.

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http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/PiriReis_Cipango.jpg

Ma quella che vediamo nella mappa di Piri Reis non è altro che la rappresentazione della costa est dell'Asia come era immaginata e disegnata nelle carte del XV secolo probabilmente utilizzate da Colombo. La grande isola contornata in rosso è identificabile con il Giappone (Cipango) così come è raffigurato nel mappamondo di Martin Behaim del 1492.

http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/Behaim1492p.jpg

http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/piri_p.jpg

In quell'epoca infatti si riteneva che la Terra fosse molto più piccola di come è in realtà e l'Asia veniva immaginata al di là dell'Oceano Atlantico, non molto lontana dalle isole Azzorre e dalla leggendaria isola di San Brandano (che compare anche nella mappa di Reis pur non essendo mai esistita se non nei racconti sulle vite dei santi). Proprio per questi aspetti la mappa di Piri Reis è un documento importantissimo, perchè contiene preziose informazioni sulle "mappe di Colombo", una delle quali probabilmente venne disegnata da Toscanelli.

All'epoca di Piri Reis l'America del Sud era già stata esplorata prima da Amerigo Vespucci e poi da Binot Paulmier de Gonneville. Vespucci effettuò due viaggi nel nuovo continente tra il 1499 e il 1502 spingendosi fino al 50° parallelo, non molto distante dallo stretto di Magellano e dalla Terra del Fuoco; non è sicuro invece che abbia partecipato a un terzo viaggio tra il 1503 e il 1504. De Gonneville invece rimase nelle terre a sud del Brasile tra il 1503 e il 1505 e al ritorno in Francia portò con sè un indigeno che venne chiamato Essomericq.

Anche dopo i viaggi di Amerigo Vespucci, che per primo si rese conto di trovarsi in un nuovo continente e non in Asia, verrà denominata "America" solo quella del Sud. Per diversi anni si continuò infatti a ritenere che le nuove terre scoperte a nord dei Caraibi facessero parte dell'Asia, e che il Giappone (Cipango) si trovasse poco a Ovest di Cuba, come possiamo osservare nei mappamondi del primo '500, ad esempio quelli di Giovanni Contarini e Francesco Rosselli. Per questi motivi la mappa di Piri Reis, compilata a partire da mappamondi più vecchi assieme a qualche nuova conoscenza di terza mano, è una raffigurazione delle nuove terre che si affacciano sull'Oceano Atlantico molto approssimativa. Perfino mappe risalenti all'inizio del secolo (Juan de La Cosa, 1500; Cantino, 1502) sono più precise nel disegno e nell'orientamento di isole come Cuba, Giamaica e PuertoRico.

 

L'unica parte dell'America che probabilmente Piri Reis ha ricopiato da una carta abbastanza accurata è la costa dell'attuale Brasile, ma se sovrapponiamo le due linee costiere possiamo facilmente renderci conto che la corrispondenza è solo apparente.

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Il particolare che entusiasma gli appassionati del mistero è però l'estremità inferiore della mappa di Piri Reis, che viene identificata con l'Antartide.Molti affermano che è possibile riconoscere la Terra della Regina Maud e altri territori di quel continente che non sarebbero stati esplorati se non secoli dopo. Purtroppo costoro, Hancock compreso, sostengono questa ipotesi senza fare nessun confronto cartografico o verifica, solamente prendendo per buone le affermazioni di Charles Hapgood. Hancock in particolare, nelle note dei primi due capitoli di "Impronte degli Dei", quelli in cui tratta delle carte geografiche, non segnala nessun libro sulla storia della cartografia, dimostrando così di non aver nemmeno fatto un tentativo di informarsi, e si limita a citare solamente il lavoro di Hapgood.

Inoltre nessuno di loro spiega, se davvero la carta di Reis è così precisa come sostengono e se quella raffigurata in basso è l'Antartide, che fine hanno fatto i 2000 chilometri di costa dal Brasile alla Terra del Fuoco (tutta l'Argentina), e come mai questa strana Antartide è attaccata al Brasile invece che trovarsi a più di 4000 chilometri a sud.

 

Basta osservare con attenzione quella parte di mappa per accorgersi, anche senza essere esperti cartografi, che vi è rappresentata solo l'estremità del continente sudamericano, nei modi approssimativi che permettevano le scarse conoscenze dell'epoca. La raffigurazione è deformata, piegata a destra, molto probabilmente per adattarsi alla particolare forma della pergamena. Inoltre le carte geografiche in quell'epoca servivano anche come strumenti politici, disegnare una terra da una parte o dall'altra del meridiano chiamato "la Raya" che faceva da confine tra l'area di influenza della Spagna e del Portogallo, poteva servire ad accampare pretese di possesso dell'una o dell'altra potenza marinara. Piri Reis nelle note cita continuamente le mappe dei portoghesi ai quali avrebbe fatto comodo che la costa dell'America del sud sotto il Brasile curvasse decisamente a destra, verso l'Africa, in modo da rientrare nei 180° assegnati al Portogallo dal trattato di Tordesillas del 1494.

http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/Piri-conf1.jpg

http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/Sudam-conf.jpg

Non dobbiamo dimenticare inoltre che la Longitudine sarebbe stata calcolata in modo preciso solo nel secolo successivo per cui nelle carte venivano usate notevoli approssimazioni e stili diversi da un tipo di mappa all'altro.

 

Per identificare i luoghi descritti nella parte sud della mappa di Piri Reis possiamo ruotare di 90 gradi in senso antiorario una carta del sudamerica. Teniamo presente comunque che mancando precisi strumenti di misurazione il disegno di queste coste appena scoperte avveniva sulla base dei primi resoconti di viaggio che parlavano di promontori, isole, estuari di fiumi, golfi... Le carte quindi contenevano informazioni e dati geografici non ancora correttamente calcolati e messi in proporzione l'uno con l'altro.

Si riconoscono però nella carta di Piri Reis, pur deformati, alcuni particolari come il golfo San Matias e la penisola di Valdes, e l'estremità potrebbe essere la Terra del Fuoco. Volendo azzardare si potrebbe perfino identificare l'imboccatura dello Stretto di Magellano, con il caratteristico piccolo golfo.

Se osserviamo bene l'estremità inferiore a destra, quella che dovrebbe rappresentare l'Antartide, si vede il disegno di un serpente, e nella nota di Piri Reis si legge: "Questa terra è disabitata. Tutto è rovina e si dice che siano stati trovati grossi serpenti. Per questa ragione gli infedeli Portoghesi non sono sbarcati in queste terre che si dice siano molto calde". Certamente una descrizione del genere non ha niente a che fare con l'Antartide.

http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/PiriReis_ildeSare.jpg

Nella mappa di Piri Reis, in basso, compare un arcipelago con un'isola più grande delle altre, chiamata "il de Sare". Tra le isole si trova la dicitura "Buadalar issizdir, ama bahar coktur", ovvero "Queste isole sono deserte ma la primavera qui dura a lungo". Potrebbe trattarsi di una primitiva rappresentazione delle isole Falkland o Malvinas (la più grande delle quali si chiama Soledad), e può sembrare un particolare strano, perchè il piccolo arcipelago venne "ufficialmente" scoperto nel 1592. Ma un gruppo di isole nella stessa posizione è visibile anche nella carta del Circolo Antartico di Pedro Reinel, del 1522. Anche questa carta si trova a Istambul, nella Biblioteca del Museo Topkapi.

http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/Reinel_1522.jpg

Possiamo inoltre osservare un gruppo di isole al largo del 50° parallelo già nella carta di Martin Waldseemuller del 1507. È quindi possibile, pur non essendo documentato ufficialmente, che qualcuno dei navigatori che costeggiarono l'estremità sud dell'America nel primo decennio del '500 abbia effettivamente avvistato un arcipelago e ne abbia fatto menzione. In certe pagine web relative alla storia delle Isole Falkland viene suggerita questa ipotesi, e si fanno i nomi di Amerigo Vespucci e di Binot Paulmier de Gonneville.

Proprio dalle esplorazioni di Vespucci e dai suoi resoconti di viaggio deriva la carta di Waldseemuller. Questo è il primo documento in cui compare la parola "America", dato dal'autore al nuovo continente in onore di Amerigo Vespucci. Anche questa carta, così come quelle utilizzate da Colombo, può essere stata alla base del lavoro di compilazione realizzato da Piri Reis.

 

Dopo l'ultimo viaggio di Vespucci le spedizioni alla ricerca di un passaggio verso l'Asia si moltiplicarono, sempre con risultati negativi fino al 1520. Non è quindi azzardato pensare che prima del 1513 altre spedizioni possano aver percorso il breve tratto di costa che rimaneva, fino allo stretto che si trova al 54° parallelo. Quello stretto poi prenderà il nome da Magellano, che riuscirà nel 1520, a capire che non si trattava di un golfo ma di un passaggio tra l'Oceano Atlantico e il Pacifico. Il navigatore riuscirà così, con grandi difficoltà ad attraversarlo, raggiungendo poi le Isole Filippine.

Il territorio a sud dello stretto venne all'epoca ritenuto l'estremità settentionale di quel grande continente che secondo la tradizione tolemaica doveva trovarsi attorno al polo australe, per equilibrare la quantità di terre emerse nell'emisfero nord. "Terra Australis Incognita" è la dicitura che in molte carte e planisferi di quel periodo si legge sulla terra al di là dello Stretto di Magellano.

All'estremità della Terra del Fuoco, che venne così chiamata a causa dei falò dei villaggi, intravisti dal navigatore durante la traversata, si trova Capo Horn, battuto dai venti e tempestoso, che venne circumnavigato solo nel 1615. Anche in questo caso il motivo non fu il desiderio di conoscenza ma un semplice interesse economico. Infatti due olandesi Cornelius Shouten e Jacob Lemaire vollero raggiungere i mari dell'Indonesia evitando le rotte già note (Stretto di Magellano, Capo di Buona Speranza), per percorrere le quali non avevano il permesso della Compagna delle Indie. Riuscirono nell'impresa ma una volta giunti a Giava furono arrestati dalle autorità olandesi le quali non vollero credere alla nuova rotta da loro seguita perchè ritenevano la Terra del Fuoco una penisola unita alla "Terra Australis".

http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/PiriReis_Strait_cont.jpghttp://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/PiriReis_Strait_cont.jpg

A destra il particolare dell'imboccatura dello Stretto di Magellano messo a confronto con un particolare della carta di Piri Reis. Sotto un confronto tra lo stesso particolare e una carta attuale, ruotata di 90° in senso antiorario.

Può essere solo una coincidenza, ma non si può non notare la presenza, in entrambe le carte, dei due bacini che formano l'ingresso dello Stretto di Magellano, e poco più a sud un'altra grande insenatura. E' possibile che alla fine il mistero della Mappa di Piri Reis sia proprio questo? Piri Reis si è forse servito di resoconti di viaggi di navigatori portoghesi che raggiunsero la Terra del Fuoco prima di Magellano? Il navigatore salpò nel 1519, e pare che già sapesse dell'esistenza di questo stretto o insenatura perchè "lo aveva visto, nella Tesoreria del Re del Portogallo, in una mappa disegnata da Martin de Bohemia" (Martin Behaim), come racconta il cronista del viaggio, Antonio Pigafetta.

Oppure, al contrario, possiamo ipotizzare che l'estremità della mappa sia stata aggiunta in un secondo momento, dopo il viaggio di Magellano del 1519? Sappiamo infatti che la carta di Pedro Reinel, conservata nella stessa Biblioteca del Topkapi, venne ritoccata probabilmente in seguito alla scoperta dello Stretto di Magellano ("Portolani e carte nautiche XIV-XVIII secolo", Istituto Italiano di Cultura di Istambul, 1994, pag. 62-63).

 

Ma l'ipotesi più probabile rimane quella secondo la quale nel disegnare l'estremità del continente sudamericano Piri Reis si sarebbe rifatto alle teorie geografiche più diffuse nei primi decenni del '500. Secondo molti geografi dell'epoca infatti la parte più meridionale dell'America del Sud sarebbe stata unita alla mitica Terra Australis Incognita. Una carta che ci può permettere di ricostruire l'aspetto che poteva avere la mappa completa di Piri Reis è quella attribuita a Lopo Homem, che fa parte dell' Atlante Miller conservato alla Biblioteca Nazionale di Francia:

http://www.diegocuoghi.it/Piri_Reis/Atlas_Miller_Homem_1519.jpg

In questo mappamondo realizzato nel 1519 vediamo che l'estremità ancora inesplorata del continente sudamericano piega verso est, andando a formare il mitico continente australe che, toccando l'arcipelago indonesiano, prosegue senza soluzione di continuità fino all'estremità dell'Asia.

 

Fonti:

diegocuoghi.com

wikipedia.org

edicolaweb.it

http://25.media.tumblr.com/tumblr_lodqprEyn91qkkkpko1_500.gif

http://img393.imageshack.us/img393/9631/birthdaygifabcw9.jpghttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gifhttp://rpg2s.net/gif/SCContest1Oct.gifhttp://img42.imageshack.us/img42/3015/terzoposto.png Picnic con Nono, by Test ^^

 

Immagine inserita

 

 

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solo na cosa

 

LOL

 

inventiamoci le cartine XDDDD

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Un sogno nel cassetto...

 

 

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Citaziò!

 

 

Il Coniglio, si sa, saltella con una gamba dietro ed una avanti, un braccino corto ed uno lungo, un'orecchia dritta ed una storta. Perchè il Coniglio odia la simmetria.

Flame: Io me lo sono fatto raccontare tutto il Sigmarillion ma ancora devo leggerlo (...)
Impaled Janus: Il Sighmarillion, un'opera molto triste.
Testament: Ma Flame mi sa che erra convinto, come al solito.

"Tu devi essere il chiacchierato FenriX, la cui fama deriva dall'arte di giungere rozzamente al sodo del concetto la maggior parte delle volte... detto in una via inoffensiva..." Una piaga in due righe, by Dr.Risolvo!

 

 


Scheda di Zuppo Del'Oquie


Nome - Zuppo Del'Oquie
Età - 76
Razza - Elvaan
Descrizione - Snello, faccia da cretino, cappelletto alla Robin Hood in testa con la piuma perennemente spiegazzata, maglia in pieno stile: "è la prima cosa che ho trovato in giro" e pantaloni uguali. Le scarpe invece sono forse l'unica cosa realmente sua. Di pelle morbida, salvo la base di cuoio, ottime per correre e fare poco rumore, prive di alcun tipo di tacco. Ed aldilà del vestiario, abbiamo una cerbottana, una fionda, un pugnaletto, una...un..ah no basta. Lo zainetto, si! Ma lì ci tiene il pane ed i suoi strumenti di dubbia qualità.
Poi..ha orecchie a punta come ogni Elvaan e capelli castano chiaro, bizzarremente brezzolati di ciocchette tendenti al biondo. E' un biondo fallito, in sostanza. Ah, ma a lui non importa molto. Detto, questo, null'altro di rilevante da segnalare.
Se non il fatto che, il più delle volte, sia vestiti che capelli che zaino sono ornati da una quasi perenne sensazione di Bagnato. Perchè ogni pozzanghera che esiste sulla faccia di questa terra, deve, senza via di scampo, finire contro il suo naso. O forse è lui che è legato all'elemento Acqua da un odio amore non espresso...?
Misteri del Fato.
Carattere - Simpatico, socievole, affabile, allegro, ed al tempo stesso estremamente indifferente alle questioni che non lo riguardano. Astuto, ma mai per cattiveria, decide lui a cosa affezionarsi ed a cosa no. Di mentalità molto..molto bizzarra, vive la vita con dei valori del tutto personali che possono essere a volte comprensibili ed in accordo con quelle altrui, o possono essere decisamente ridicoli agli occhi degli altri. Ma lui è fatto così e non ci ragiona poi molto su come è fatto. Finchè mantiene due braccia due gambe ed una testa, ritiene di essere fatto semplicemente perfetto per quel che gli serve!

Background - "Fratello minore. Si, minore! Oh si! DANNATAMENTE MINORE! E questo è un problema! Perchè è un problema, no? A logica dovrebbe essere un bel problema per chiunque abbia voglia di non essere sempre chiamato per secondo, interpellato solo all'ultimo come scorta, impegnato solo quando proprio tutti sono impegnati, considerato solo per fare numero. AH! Minore! Onta! Orgoglio! AH!
AH!
A...ahah! Ma col cavolo..è una pacchia!"

Tranquillamente adagiato sul suo enorme divano, perchè se l'erba è il cuscino, un colle è dunque un enorme divano, Zuppo stava fischiettando con una foglia di acetella in bocca, così univa l'utile (il fischiettare era molto utile a parer suo) con il dilettevole (e quella fogliolina aveva un buon sapore, perciò dilettevolmente saporita!).
Era a dir poco splendido compiere un'attività tanto impegnativa e semplice al contempo da giustificare la sua lunga, perenne, praticamente insindacabile assenza a qualsivoglia attività sociale.
Lui disegnava le mappe, ed il fratellone le spacciava per sue guadagnando una montagna di soldi, tanta era l'accuratezza delle zone anche più inesplorabili, ed in cambio il Brò gli garantiva una vita tranquilla e senza impegni. Oh, fratello minore, ma il maggiore era tutto merito suo!
Poi, all'improvviso, tutto cambiò.
Perchè serve sempre un grande cambiamento per una grande svolta, no?
Ebbene, da quel momento lui partì, viaggiò, abbandonò la sua colonia, perseguì la via del "faccio da solo e meglio mi sento".
Tutto questo a causa sua..a causa loro...!!

"Fra'? Dove hai messo il mio flauto di rape?"
"Uh..era ammuffito. L'ho buttato anni fa ormai."
"..che..CHE COSA HAI FATTO!?!?!"

Inaudito.
Ovvio e logico andarsene, no? Sono certo che voi tutti sarete daccordo con me! NON SI TOCCANO I FLAUTI DI RAPE ALTRUI! MUFFA O NON MUFFA!
Beh si, daccordo, forse lo aveva dimenticato per gli ultimi vent'anni, ma questo non cambiava le cose. Dannato fratello. E.....no, non se ne era andato solo per quello, cosa credete!?

"...Mamma...Fra' ha buttato il mio flauto di rape."
"Ah, deve essere ammuffito come l'ocarina di zucca che ho buttato l'altro ieri."
"...che...CHE COSA HAI FATTO!?!?!?!"

Ovvio che non bastava un flauto a mandarlo via. Ma due, dai è troppo! L'aveva terminata, quell'ocarina, appena tre anni prima. ERA NUOVA!
E così, imparata la lezione del "non si lascia nulla in casa altrui", perchè quella non era PIU' la sua casa, Zuppo prese ogni cosa di valore che aveva con se: dunque uno svariato elenco di strumenti da ortolano, a partire dal triangolo di selci alla trombetta di cavolfiore, e partì. Partì, lasciandosi dietro una città perfetta, con una vita perfetta, una famiglia perfetta, ed una stupida, sciocca, banale idea che questa perfezione sarebbe durata in eterno.
Ah. Ma non scordiamoci un dettaglio.

Partì. Attraversò la strada. Il ponte. Il fiume. Inciampò. Cadde nella pozza vicino al fiume. Si inzuppò. Si rialzò e ri-partì.
Perchè il nome se lo era guadagnato con molta sfigata fatica eh.

"Ma che bel bambino, signora Ouquie!"
"...oh...scusatemi, riposavo. Quale bambino?"
"Hemm..quello che tenete nella culla."
"Oh! Quel bambino! Oh si ve lo faccio vedere subit.." E con un braccio, la maldestra madre intruppò la culla, che era ovviamente posizionata di fianco alla finestra aperta, che vide ovviamente un infante venire catapultato fuori, e che, alfine, vide sempre ovviamente il medesimo infante finire a mollo nel fiume, per fortuna abbastanza profondo, che passava proprio adiacente le mura della piccola dimora.
Quando lo ripresero, era vivo. Zuppo, ma vivo.
E Zuppo rimase a vita.

I reumatismi sarebbero arrivati in vecchiaia.

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Pugnale comune - Prezzo: 9
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Fionda - Prezzo(pagato da madre natura XD)

 

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Il triangolo delle Bermuda

 

Nell'Atlantico Occidentale, al largo della costa sud orientale degli Stati Uniti, c' è una zona che forma quello che è stato definito un triangolo: esso si estende dalle Bermuda, a nord, fino alla Florida meridionale a ovest poi, passando fra le Bahama, va oltre Puerto Rico, a circa 40° di longitudine e risale di nuovo alle Bermuda. Nell'elenco mondiale dei misteri insoluti, quest'area occupa un posto conturbante e quasi incredibile.

Generalmente menzionato come il Triangolo delle Bermuda, è il luogo dove più di 100 aeroplani e navi sono letteralmente svaniti nel nulla, in maggioranza dopo il 1945, e dove più di 1.000 vite sono andate perdute negli ultimi decenni, senza che un solo corpo o almeno un pezzo di rottame degli aeroplani o delle navi scomparse fosse ritrovato.

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Cominciamo col ricordare che le Bermuda costituiscono un arcipelago dell'Atlantico (di fronte alla Carolina) composto da oltre 350 isole, di cui solo venti abitate, scoperto nel 1510 dal navigatore Juan Bermùdez, dal quale presero il nome. Pur essendo in gran parte lussureggianti, con acqua potabile, frutta e cacciagione in abbondanza, non vennero mai particolarmente apprezzate. Cedute nel 1684 dalla "Bermuda Company" a Londra, non godettero già a quei tempi di buona fama: si parlava di demoni che ne avrebbero fatto la loro dimora. Più tardi divennero luoghi ideali per le colture orticole e floreali, poi invidiabili mete turistiche, ma le loro acque cominciarono a destare apprensione nel secolo scorso.

 

Molti degli aeroplani in questione sono svaniti mentre si trovavano in contatto radio con la loro base o con il terminal a cui erano diretti fino al momento stesso della loro sparizione, mentre altri hanno trasmesso per radio i messaggi più straordinari, dicendo che gli strumenti di bordo avevano smesso di funzionare, che le bussole impazzivano, che il cielo era diventato giallo e nebbioso e che l' oceano non aveva un aspetto normale.

Un gruppo di cinque aeroplani, una squadriglia di Avengers TBM della Marina, partito dalla stazione aeronavale di Fort Lauderdale il 5 dicembre 1945, scomparve dopo che il Comandante la squadriglia, il capitano Stivers aveva trasmesso questo messaggio: "Non sappiamo più dov'è l' ovest...è tutto così strano...l 'oceano non è più come dovrebbe essere...voliamo su acqua bianca...".Il fenomeno dell' acqua bianca" venne già notato anche da Colombo ed è stato osservato persino dagli astronauti. Un idrovolante da ricognizione "Martin Mariner", attrezzato per missioni di soccorso, viene inviato nella zona in cui dovrebbero trovarsi gli Avengers. A bordo ci sono tredici uomini, tutti esperti in missioni di salvataggio. Trascorsa circa un' ora anche l' aereo, che non ha nè incrociato gli Avengers, ne avvistato relitti, interrompe il contatto radio. Viene rapidamente organizzata una minuziosa ricerca, vi partecipano una portaerei e decine di mezzi navali. Un' ampia porzione dell'Atlantico viene setacciata per alcune settimane, ma dei sei velivoli non viene ripescato neppure un piccolo relitto.

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Nella seconda metà degli anni '40 le sparizioni si infittiscono. Il 30 giugno 1948 è la volta di un quadrimotore Avro "Tudor" della British South american Airways, in volo tra le Azzorre e le Bermuda. il 28 dicembre dello stesso anno tocca ad un Douglas DC3 della statunitense Airborne Transport Inc. proveniente da Puerto Rico. Il bimotore scompare all' improvviso quando è già in vista di Miami. Pochi giorni dopo è ancora un "Tudor" della citata B.S.A.A. a far perdere le proprie tracce., nuovamente lungo la rotta Bermuda-Giamaica. Negli anni seguenti altri velivoli, grandi e piccoli, militari e civili si sono volatilizzati all' interno del "Triangolo Maledetto".

 

Fin dalla colonizzazione del' America il "triangolo" ha goduto di cattiva fama per l' insolitamente alto numero di naufragi, anche se la prima sparizione "ufficiale" riportata dagli annali risale al 1840. protagonista è il veliero francese "Rosalie": venne ritrovato, alla deriva, senza alcuna traccia dell'intero personale di bordo. Il carico trasportato risultò invece assolutamente integro. nel 1880 è la fregata britannica "Atlanta". con un equipaggio di ben 290 componenti, a volatilizzarsi. All'inizio del XX secolo altri episodi inspiegabili: il brigantini tedesco "Freya", ritrovato intatto ma senza nessuno a bordo, e la nave statunitense "USS Cyclops", scomparsa senza lasciare traccia assieme alle 309 persone che trasportava.

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Il "Triangolo Maledetto" ha mantenuto la sua nomea anche in tempi più recenti. Il 2 febbraio 1963 la nave "Marine Sulphur Queen" lascia il porto di Beaumont (Texas) diretta a Norfolk (Virginia). L' equipaggio è composto da 39 uomini. L' ultimo messaggio radio è del 3 febbraio, quando la nave si trova a sud della Florida. poi silenzio assoluto. Tre giorni dopo iniziano le ricerche, ovviamente senza esito. il 1° luglio dello stesso anno è la volta del peschereccio d' altura "Sno'Boy", battente bandiera USA. Lasciata Kingston (Giamaica), fa rotta in direzione di Northeast Cay, un isolotto lontano 80 miglia. Non se ne saprà più niente.

 

Qui di seguito un lunghissimo elenco di navi ed aerei scomparsi o ritrovati in condizioni misteriose; vi è indicata la rotta o l 'ultima posizione rilevata, ed il numero delle persone a bordo (se noto):

 

 

1840 - ROSALIE (nave) ritrovata abbandonata in rotta tra la Francia e Cuba.

1843 - U.S.S. GRANPUS (nave) scomparsa al largo di S. Augustin con 48 persone.

1854 - BELLA (goletta) ritrovata abbandonata nei pressi delle Indie occidentali.

1855 - JAMES B. CHESTER (nave) ritrovata abbandonata a sud ovest delle Azzorre.

1872 - MARY CELESTE (brigantino) ritrovata a Nord delle Azzorre senza equipaggio (10 persone).

1880 - H.M.S. Atalanta (nave scuola) scomparsa sulla rotta Bermuda- Inghilterra con 290 persone.

1902 - FREYA (brigantino) ritrovato abbandonato sulla rotta Cuba-Cile.

1908 - BALTIMORE (brigantino) scomparso ad est di Hampton Roads, Virginia con 9 persone.

1908 - GEORGE F. VREELAND (goletta) scomparsa ad est di Hampton Roads, Virginia, 7 persone.

1909 - GEORGE TAULANE (goletta) scomparsa ad est della costa della Georgia con 7 persone.

1909 - SPRAY (barca) scomparsa sulla rotta Miami-Indie occidentali con 1 persona a bordo.

1909 - MARTHA S. BEMENT (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 7 persone.

1909 - MAGGIE S. HART (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 8 persone.

1909 - AUBURN (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 9 persone.

1909 - ANNA R, BISHOP (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 7 persone.

1910 - U.S.S. NINA (piroscafo a vapore) scomparso a Sud di Savannah, Georgia.

1910 - CHARLES W. PARKER (batt. a vapore) scomparso a est della costa del Jersey ,17 persone.

1913 - GEORGE A. LAWRY (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 6 persone.

1914 - BENJAMINE F. POOLE (goletta) scomp. ad est di Wilmington, Carolina del Nord, 8 persone.

1914 - FITZ J. BABSON (goletta) scomparsa ad est di Jacksonville, Florida con 7 persone.

1915 - BERTHA L. BASKER (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-St. Martin.

1915 - SILVA (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Antille olandesi.

1915 - MAUDE B. KRUM (goletta) scomparsa ad est di St. Andrews, Florida, con 7 persone.

1916 - BROWN BROS. (brigantino) scomparso ad est di Savannah, Georgia con 12 persone.

1917 - TIMANDRA (nave-cargo) scomparsa ad est di Norfolk, Virginia con 19 persone.

1918 - U.S.S. CYCLOPS (nave-cargo) scomparsa sulla rotta Barbados-Norfolk con 309 persone.

1919 - BAYARD HOPKINS (goletta) scomparsa ad est di Norfolk, Virginia con 6 persone.

1920 - AMELIA ZEMAN (goletta) scomparsa ad est di Norfolk, virginia con 9 persone.

1920 - HEWITT (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Europa.

1921 - CARROL A. DEERING (nave) ritrovata abbandonata eccetto che per 2 gatti, a Capo Hatteras.

1921 - BAGDAD (goletta) scomparsa al largo di Key West, Florida, con 8 persone

1921 - MONTE S. MICHELE (piroscafo a vapore) scomparso sulla rotta New York-Europa.

1921 - ESPERANZA DE LARRINAGA (piroscafo a vapore) scomparso sulla rotta New York-Europa.

1921 - OTTAWA (nave cisterna) scomparsa sulla rotta New York-Europa.

1921 - CABEDELLO (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Europa.

1921 - STEINSUND (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Europa.

1921 - FLORINO (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Europa.

1921 - SWARTSKOG (nave-cargo) scomparsa sulla rotta New York-Europa.

1921 - ALBYAN (brigantino) scomparso sulla rotta New York-Europa.

1921 - YUTE (piroscafo a vapore) scomparso sulla rotta New York-Europa.

1922 - SEDGWICK (goletta) scomparsa ad est di Charleston, Carolina del Sud con 6 persone.

1922 - RAIFUKU MARU (nave-cargo) scomparsa ad est delle Bahamas.

1925 - COTOPAXI (nave-cargo) scomparsa sulla rotta Charleston-L' Avana.

1926 - PORTA NOCA (nave passeggeri) scomparsa tra l' Isola dei Pini e Grand Cayman.

1926- SUDUFFCO (nave-cargo) scomparsa a sud di Port Newark con 29 persone.

1931 - STAVANGER (nave-cargo) scomparsa a sud di Cat Island, Bahamas, con 43 persone.

1931 - CURTIS ROBIN (aereo) scomparso al largo di Palm Beach, Florida con 2 persone.

1932 - JOHN & MARY (goletta) ritrovata abbandonata 50 miglia a sud delle Bermuda.

1935 - WRIGHT WHIRLWIND (aereo) scomparso sulla rotta L' Avana-Isola dei Pini con 3 persone.

1938 - ANGLO AUSTRALIAN (nave-cargo) scomparsa a sud ovest delle Azzorre con 39 persone.

1940 - GLORIA COLITE (goletta) ritrovata abbandonata 200 miglia a sud di Mobile, Alabama.

1941 - PROTEUS (nave-cargo gemello della Cyclops) scomp. sulla rotta St.Thomas-Norfolk, Virginia

1941 - NEREUS (nave-cargo gemello della Cyclops) scomp. sulla rotta St. Thomas-Norfolk, Virginia

1941 - MAHUKONA (nave-cargo) scomparsa 600 miglia ad est di Jacksonville, Florida.

1942 - PAULUS (nave passeggeri) scomparsa sulla rotta Indie occidentali-Halifax.

1943 - MARTIN MARINER (nave) scomparsa 150 miglia a sud di Norfolk, Virginia, con 19 persone.

1944 - RUBICON (nave-cargo) ritrovato abbandonata, eccetto che per un cane, al largo della Florida.

1945 - B-25 (aereo) scomparso sulla rotta tra le Bermuda e le Azzorre, con 9 persone.

1945 - PB-4YM (aereo) scomparso sulla rotta tra Miami e le Bahamas, con 15 persone.

1945 - Cinque TBM AVENGERS (aerei) scomparsi 225 miglia nordest di Fort Lauderdale, 14 persone.

1945 - MARTIN MARINER (idrovolante) scomp. 225 miglia nordest di Fort Lauderdale, 13 persone.

1945 - VALMORE (goletta) scomparsa al largo della Carolina del Nord con 4 persone.

1946 - CYTI BELLE (goletta) ritrovata abbandonata 300 miglia a sudest di Miami, Florida, 22 persone.

1947 - Superfortezza C-54 (aereo) scomparso 100 miglia dalle Bermuda.

1948 - STAR TIGER (aereo) scomparso a nord est delle Bermuda, con 31 persone.

1948 - SAM KEY (nave) scomparsa a nord ovest delle Azzorre, con 43 persone.

1948 - AL SNYDER (motoscafo) ritrovato abbandonato sulla rotta Sandy Key-Rabbit Key, 3 persone.

1948 - WILD GOOSE (natante a rimorchio) scomparso nei pressi di Tongue of the ocean, 4 persone.

1948 - DC-3 (aereo passeggeri) scomparso a 50 miglia da Miami, Florida, con 35 persone.

1949 - STAR ARIEL (aereo gemello dello Star Tiger) scomp. tra Bermuda e Giamaica, 20 persone.

1949 - DRIFTWOOD (peschereccio) scomparso tra Fort Lauderdale, Florida e Bimini, 5 persone.

1950 - GLOBEMASTER (aereo) scomparso nel lato settentrionale del Triangolo.

1950 - SANDRA (nave-cargo) scomparsa tra Puerto Cabello e Savannah, 15 persone.

1951 - SAO PAULO (incroc. a rimorchio, 20.000 tonn.) scomp. a sudovest delle Azzorre, 8 persone.

1952 - YORK TRANSPORT (aereo) scomparso a nord ovest delle Bermuda, 39 persone.

1952 - PBY della Marina (aereo) scomparso ad est della Giamaica, con 8 persone.

1954 - U.S. NAVY CONSTELLATION (aereo) scomparso a nord delle Bermuda, con 42 persone.

1954 - SOUTHERN DISTRICTS (nave-cisterna) scomparsa al largo della Carolina, con 23 persone.

1955 - HOME SWEET HOME (goletta) scomparsa sulla rotta Bermuda-Antigua con 7 persone.

1955 - CONNEMARA IV (yacht) scomparso 400 miglia a sud ovest della Bermuda.

1956 - B-25 (aereo) scomparso a sud est della Tongue of the Ocean con 3 persone.

1956 - BOUNTY (goletta) scomparsa sulla rotta tra Miami e Bimini, con 4 persone.

1956 - U.S. NAVY P5M (aereo) scomparso 300 miglia a sud delle Bermuda, con 10 persone.

1958 - REVONOC (yacht) scomparso sulla rotta tra Key West e Miami, Florida, con 5 persone.

1961 - CALLISTA III (nave) scomparsa sulla rotta tra le Bahamas e la Carolina del Nord, 5 persone.

1962 - KB-50 (aereo militare) scomparso ad est di Langley Field, Virginia, con 8 persone.

1962 - WINDFALL (goletta) scomparsa al largo delle Bermuda.

1962 - EVANGELINE (goletta) scomparsa sulla rotta Miami-Bahamas.

1963 - MARINE SULPHUR QUEEN (nave-cargo) scomparsa nello stretto della Florida, 39 persone.

1963 - SNO' BOY (peschereccio) scomparso a sud est della Giamaica, con 40 persone.

1963 - Due KC-135 (jet militari) scomparsi 300 miglia a sud ovest delle Bermuda, con 11 persone.

1963 - C-132 CARGOMASTER (aereo) scomparso ad ovest delle Azzorre, con 10 persone.

1965 - C-119 (aereo-cargo militare) scomp. nei pressi della Air Force Base Grand Turk, 10 persone.

1965 - EL GATO (battello) scomparso sulla rotta tra Great Inagua e Grand Turk, con 1 persona.

1966 - SOUTHERN CITIES (rimorchiatore) scomparso sulla rotta tra Texas e Messico, 6 persone.

1966 - Piper CHEROKEE (aereo) scomparso sulla rotta tra Bimini e Miami, Florida, con 2 persone.

1967 - CHASE YC-122 (aereo) scomp. sulla rotta tra Palm Beach, Florida-Grand Bahama, 4 persone.

1967 - BEECHCRAFT BONANZA (aereo) scomparso al largo di Key Largo, con 4 persone.

1967 - Bimotore BEECHCRAFT (aereo) scomparso sulla rotta Giamaica-Nassau, con 2 persone.

1967 - WITCHCRAFT (motoscafo) scomparso ad 1 miglio da Miami, Florida, con 2 persone.

1968 - ELIZABETH (nave-cargo) scomparsa nei pressi di Windward Passage.

1968 - ITHACA ISLAND (nave-cargo) scomparsa sulla rotta Norfolk-inghilterra, con 29 persone.

1969 - CESSNA 172 (aereo) scomparso vicino a Grand Turk, Bahamas, con 2 persone.

1969 - TEIGNMAUTH ELECTRON (catamarano) scomparso 700 miglia ad ovest delle Azzorre.

1969 - SOUTHERN CROSS (yacht) scomparso al largo di Capo May.

1970 - MILTON IATRIDIS (nave-cargo) scomp. sulla rotta New Orleans-Africa occ., 30 persone.

1971 - CARIBE (nave-cargo) scomparsa sulla rotta Colombia-Rep- Dominicana, con 28 persone.

1971 - LUCKY EDUR (peschereccio) ritrovato abbandonato al largo del Jersey, 10 persone.

1973 - ANITA (nave-cargo) scomparsa ad est di Norfolk, Virginia, con 32 persone.

1973 - DEFIANCE (yacht) ritrovato abbandonato e perso nuovamente a nord di S. Domingo, 4 pers.

1973 - NAVION 16 (aereo) scomparso sulla rotta tra Freeport e West Palm Beach, Florida, 2 persone.

1973 - BEECHCRAFT BONANZA (aereo) scomp. sulla rotta tra Fort Lauderdale e Gret Abaco, 4 pers.

1973 - MARTIN MARINER PBM (aereo) scomp. 150 miglia a sud di Norfolk, Virginia, con 19 persone.

1974 - SABA BANK (yacht) scomparso sulla rotta Nassau- Miami, Florida , con 4 persone.

1974 - CHEROKEE SIX (aereo) scomp. sulla rotta West Palm Beach, Florida-Bahamas, 6 persone.

1974 - DUTCH TREAT (yacht) scomparso sulla rotta Cat Cay-Miami, Florida.

1975 - LOCKEED LODESTAR (aereo) scomp. sulla rotta Grand Cayman- Fort Lauderdale, 4 pers.

1975 - DAWN (battello) scomparso ad est di Florida Keys, con 3 persone.

1975 - MAGNUM (fuoribordo) ritr. abbandonato con mot. acceso 20 miglia est West End, Bahamas.

1975 - MERIDIAN (battello a vela) scomparso sulla rotta Bermuda-Norfolk, Virginia, con 5 persone.

1975 - Bimotore BEECHCRAFT (aereo) scomparso ad ovest di Great inagua, Bahamas, 3 persone.

1975 - BOUNDLESS (rimorchiatore) scomparso sulla rotta Miami, Florida-San Juan, con 5 persone.

1975 - SPEED ARTIST (natante) scomparso sulla rotta Barbados-Guadalupe, con 5 persone.

1975 - IMBROSS (nave-cisterna) scomparsa al largo della Florida in rotta verso il Canada, 22 pers.

1975 - DROSIA (nave-cargo) scomparsa al largo di Cape Hatteras.

1976 - HIGH FLIGHT (veliero) scomparso sulla rotta Miami, Florida-Bimini

 

 

Malgrado, come evidenziato, tutta una serie di eventi apparentemente inspiegabili occorsi sin dai secoli passati, è solo nella metà degli anni '60 che la leggenda del "triangolo della morte" prende forma. E' l'americano Vincent Gaddis che ne riferisce per primo nel 1965 in un capitolo del suo libro Invisible Horizons (edito in Italia da Armenia dieci anni dopo col titolo Il triangolo maledetto e altri misteri del mare). Il massimo della notorietà fu però raggiunto qualche tempo dopo col best-seller The Bermuda Triangle (tradotto dalla Sperling & Kupfer nel 1976). Secondo l'autore, Charles Berlitz, nella zona si trova una potente sorgente di energia che cattura navi e aerei o comunque disturba gli strumenti di bordo. Un gigantesco cristallo solare che un tempo forniva energia al mitico continente scomparso di Atlantide giacerebbe proprio là sotto.

Nel giro di qualche mese molti altri libri videro la luce. Alterazioni temporali, campi gravitazionali invertiti, buchi neri, persino la stregoneria venne suggerita come possibile causa delle scomparse. Qualcuno parlò anche di apparecchiature poste sotto l'oceano per guidare invasori di un altro pianeta. E non sono mancati gli alieni che raccoglierebbero umani, le loro imbarcazioni e i loro aerei, per studiarli in altre galassie, o per condurli in salvo da un imminente olocausto.

Di tutt'altro tenore il rapporto ufficiale con cui la Coast Guard ha archiviato i casi. Si afferma che la percentuale di incidenti occorsi nella zona è semplicemente proporzionata all'intenso traffico marittimo ed aereo che incrocia sulla zona stessa. Quanto al fatto che non si sia mai ritrovato neppure un rottame delle navi e degli apparecchi scomparsi, il rapporto della Coast Guard osserva che il tratto di mare è attraversato da forti correnti che possono trascinare qualsiasi relitto anche molto lontano: e lontano vuol dire nel grande oceano, profondo migliaia di metri. Sulle navi fantasma, il rapporto non si pronuncia: forse sono soltanto leggende?

 

Tanto si è detto su questa zona di mare che numerose missioni scientifiche si sono susseguite in questi ultimi anni nel tentativo di dare un'interpretazione al mistero. Nel febbraio 1977 parte anche dall'Italia una spedizione capitanata dal navigatore solitario Ambrogio Fogar.

I partecipanti, in tutto diciotto persone, erano divisi in quattro gruppi di lavoro: uno documentaristico, uno parapsicologico con il discusso "sensitivo" israeliano Uri Geller (sì, quello dei cucchiaini piegati, oggi immortalato anche nel film Mindbender del regista Ken Russell), uno subacqueo-archeologico con il siracusano Enzo Majorca (campione di immersione in apnea), uno scientifico con il professor Edmomdo Carabelli, docente di geologia al politecnico di Milano. La spedizione, a cui tra l'altro non è successo nulla di strano, è rientrata con settemila metri di pellicola girata in zona, mentre Fogar, su questa nuova avventura, ha scritto un libro intitolato emblematicamente L'ultima leggenda (Rizzoli, 1977).

Risultato? Nessuna risposta definitiva. Le versioni dei quattro esploratori, infatti, sono in parte discordanti. Se da un lato Majorca - dopo aver visto da vicino il "muro" di Bimini -è propenso a credere a una antica presenza di esseri umani in quella zona, Fogar tende a smitizzare le cose e a ricondurre tutto nell'ambito della leggenda; se il professor Carabelli si riserva di esprimere un parere scientifico, Uri Geller crede fermamente alla presenza di qualcosa di soprannaturale. Il sensitivo avrebbe dichiarato che ha sentito le sue facoltà acuirsi improvvisamente nella zona del Triangolo, ma prove concrete non ne ha potute fornire nemmeno lui.

 

Chi ha cercato di spiegare i numerosi disastri avvenuti nel Triangolo con l'ipotesi delle interferenze magnetiche, non è però stato in grado di spiegare come mai ogni giorno transitano in zona centinaia di navi ed aerei senza che subiscano inconvenienti di questo genere. Inoltre, si scoprì ben presto che onde anomale di carattere magnetico sono presenti nei mari di tutto il mondo, con particolare rilievo lungo le dorsali oceaniche dell'Atlantico e del Pacifico.

Altre cause naturali, come tifoni, maremoti e frane sottomarine (chiamate dagli esperti "onde di sessa") hanno l'inconveniente di non potersi adattare a tutta la casistica relazionabile al Triangolo delle Bermuda anche perché sconvolgimenti di tale portata (ricordiamo che le "onde di sessa" possono essere più alte di quelle prodotte dalla peggiore tempesta) non hanno mai avuto rilevanza sulle coste circostanti, per cui ci troveremmo di fronte, perlomeno, a un mistero nel mistero.

Il riduzionismo positivista, di fronte all'impossibilità di trovare soddisfacenti risposte "naturali", non trova di meglio che ricorrere alle risposte minimizzanti, spesso più improbabili di quelle "aliene". Ecco, allora, che siamo costretti a sorbirci affermazioni quali:

"1) è stato possibile trovare una spiegazione razionale per la maggior parte degli incidenti verificatisi nella zona;

2) i pochi casi rimasti insoluti sono quelli per cui non è stato possibile trovare informazioni;

3) diverse 'sparizioni' accreditate al Triangolo in realtà si sono verificate molto più lontano;

4) contrariamente alla leggenda, quasi tutti gli incidenti si sono verificati quando il tempo era brutto;

5) chi ha scritto libri sul Triangolo ha deliberatamente nascosto informazioni che avrebbero permesso di fornire semplici spiegazioni per le sparizioni;

6) alcuni incidenti non sono mai avvenuti se non nella fantasia di chi ha scritto libri sul Triangolo delle Bermuda.

Conclusione: se si prendono tutti i casi più importanti citati dai cultori del mistero, esclusi quelli mai avvenuti, e li si dispone su una cartina si scopre che alcuni si trovano a nord dell'Oceano Atlantico, altri nel Golfo del Messico, alcuni nell'Oceano Pacifico e altri addirittura nei pressi dell'Irlanda o del Portogallo. Quante sparizioni, dunque, sono avvenute realmente all'interno del Triangolo? Solamente quattro!"

(Massimo Polidoro)

Una delle tante affermazioni scetticistiche è quella che vorrebbe che le sparizioni all'interno di tale zona oceanica siano terminate con l'avvento dei nuovi sistemi di GPS nonché delle nuove tecnologie aeronautiche.

Possiamo benissimo contestarla facendo riferimento ad un interessante studio effettuato da Mattia Fumagalli, il quale così scrive in relazione al biennio 1999-2000:

"L'incidente più recente è avvenuto poco più di un anno fa, nell'inverno 2000. Il 5 gennaio dell'anno scorso, alle 9,40am era atteso sulla pista d'atterraggio dell'aeroporto di St. Augustine un Cessna 172. Il veivolo proveniva da Gran Bahama, e si era mostrato in leggero ritardo. Alle 9,41 e 51 secondi venne identificato ad una altezza di 2.500 piedi. Alle 9,5 e 24 secondi il radar lo segnalò ad un'altezza di 2.000 piedi, alle 9,45 e 51 secondi a 1.200 piedi, a 4 miglia ad ovest di St. Augustine. Era dunque in piena fase d'atterraggio, tutto procedeva senza problemi, il tempo era sereno. Nove secondi più tardi il pilota disse 'Torre di controllo, non vedo più niente'. Un secondo dopo scomparve dalle apparecchiature. Il giorno dopo l'aereo venne comunque ritrovato, con all'interno il corpo del pilota. Ma non c'è ancora spiegazione su come possa essere accaduta la tragedia. Come può un pilota improvvisamente non vedere più la linea costiera? La notte del 25 giugno dello stesso anno numerosi testimoni asserirono di aver visto al largo dell'isoletta di Andros (situata in mezzo al Triangolo delle Bermuda) delle 'sfere di luce' compiere complesse evoluzioni. Nuove segnalazioni di UFO all'interno del Triangolo?

Un altro incidente è difficile da spiegare. Il 12 maggio 1999 un bimotore Aero Commander 500 era in fase di atterraggio all'aeroporto di Nassau.

Mentre era in comunicazione con la torre di controllo scendeva lentamente di quota. Improvvisamente, alle 8,27am il radar segnalò che il velivolo era scomparso. Per trenta minuti non si ebbero notizie del bimotore, quando improvvisamente, alle 8,57am riapparve ad una altezza di 100 piedi. Un messaggio della torre di controllo indirizzò il pilota sulla pista d'atterraggio numero 9, ma non si ebbero risposte. Poco dopo scomparve nuovamente, e questa volta anche definitivamente. Non si rivelò nessuna anomalia nella rotta e nella procedura d'atterraggio intraprese dal pilota."

Abbiamo, solo qui, numerosi elementi non certo comuni con i quali dobbiamo, volenti o nolenti, fare i conti: la molteplicità di testimonianze, le registrazioni dei contatti fra i piloti e le torri di controllo, le "sfere di luce", avvistate da numerose persone, ecc.

Pertanto, dobbiamo far buon viso, come si dice, ed accettare come possibili anche quelle ipotesi che più puzzano al nostro scettico naso. Consideriamo, ad esempio, un particolare degno di nota. Nei resoconti dei cosiddetti "rapiti" dagli UFO, troviamo spesso la descrizione di sconcertanti particolari, come la dichiarazione dei diretti interessati di aver visto sulle "astronavi madre", numerosi mezzi terrestri, fra cui petroliere, auto, aerei ed anche vascelli del '700. Non sono dettagli di poco conto vista anche l'uniformità degli stessi pur provenendo da fonti di tutto il mondo. Ricordiamoci anche che, di fronte a casi assolutamente inspiegabili, le autorità, non di rado, preferiscono non indagare oltre e lasciar cadere tutto nel dimenticatoio.

L'ultima ipotesi alternativa è quella che riguarda le deformazioni spazio-temporali. L'argomento è però troppo poco studiato per poterlo spiegare. Va comunque ricordato un incidente avvenuto all'aeroporto di Miami nel 1978, mai spiegato in maniera soddisfacente. Si trattava di un aeroplano di linea della National Airlines che, avvicinandosi per atterrare da nord est, improvvisamente sparì dal radar per circa dieci minuti, per poi ricomparire. L'aeroplano atterrò senza incidenti, e il pilota e l'equipaggio manifestarono sorpresa nel notare l'evidente preoccupazione del personale di terra, perché in volo non era successo nulla di straordinario. Come spiegazione, un membro del comitato aereo disse al pilota: 'Amico, per dieci minuti voi non siete esistiti'. Inoltre tutti gli orologi dell'equipaggio e i vari controllori di tempo sull'aereo erano uniformemente in ritardo di dieci minuti. Nessuna autorità ha investigato sull'incidente, come se si fosse a conoscenza delle cause che l'hanno provocato.

 

Dunque un mistero, quello del Triangolo delle Bermuda, che ancora permane, nonostante i rozzi tentativi di smontaggio a cui si è accennato. Uno di quei misteri che sembra destinato apposta a stimolare un ampliamento dei nostri moduli concettuali di realtà e, forse, a prepararci a nuove e sempre più vicine riconquiste di conoscenza.

 

Fonti:

edicolaweb.it

web.infinito.it

wikipedia.it

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Dal 2000 ad oggi ci sono state altre sparizioni, professore?

Anche se molto conosciuto questo mistero mi ha affascinato particolarmente ^ ^

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Descrizione: ragazzo dai lunghi capelli rossi ed occhi dello stesso colore. Indossa una elegante giacca rossa sopra ad una maglietta nera. Porta pantaloni rossi larghi, una cintura nera e degli stivali dello stesso colore. E' solito trasportare lo spadone dietro la schiena in un fodero apposito. Ha un pendente al collo e tiene ben legato un pezzo di stoffa (che gli sta particolarmente a cuore) intorno al braccio sinistro sotto la giacca, copre una cicatrice.
Bozze vesti non definitive qui.

Equipaggiamento:
Indossa:
60$ e 59$ divisi in due tasche interne
Levaitan

Spada a due mani elsa lunga

Guanti del Defender (2PA)
Anello del linguaggio animale (diventato del Richiamo)

Scrinieri da lanciere (2 PA)

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Corazza del Leone in Ferro Corrazzato (7 PA)

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Portamonete in pelle di cinghiale contenente: 100$
Scatola Sanitaria Sigillata (può contenere e tenere al sicuro fino a 4 oggetti curativi) (contiene Benda di pronto soccorso x3, Pozione di cura)
Corda
Bottiglia di idromele
Forma di formaggio
Torcia (serve ad illuminare, dura tre settori)

Fiasca di ceramica con Giglio Amaro (Dona +1PN e Velocità all'utilizzatore)
Ampolla Bianca

Semi di Balissa

 

CAVALLO NORMALE + SELLA (30 +2 armi) contentente:
66$
Benda di pronto soccorso x3
Spada a due mani

Fagotto per Adara (fazzoletto ricamato)


 

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gli articoli che visto non sono recentissimi, l'ultimo è del 2006, e a quanto pare l'aereo scomparso nel 2000 sarebbe il caso più recente

ma non escludo che qualche altra cosa sia successa in questi anni

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avevo letto non ricordo dove, che gli incidenti potevano trovare spiegazione nel rilascio di grosse quantità di gas metano che dal fondale marino salirebbero in superficie, annullando praticamente la spinta di archimede per l'acqua che così non sosterrebbe più il peso di una nave e al contempo creando un vuoto d'aria per gli aerei.

Spiegherebbe inoltre il fenomeno del mare bianco e le alterazioni dei colori, ma non le strumentazioni impazzite e altri aspetti.

 

Inquietanti gli orologi indietro di 10 minuti dell'ultimo esempio, anche se non c'entra col triangolo.

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Capito, vedo se riesco a trovare qualche avvenimento recente ^ ^

Buona la spiegazione del gas metano!

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Io avevo sentito parlare di mutamenti del magnetismo in corrispondenza di alcune zone del triangolo.

Non ho approfondito la cosa per cui non so se ci possa essere effettivamente un fondamento, però si parlava di un atollo molto profondo (se non sbaglio il più profondo dell'atlantico e uno dei più profondi al mondo in generale) che si troverebbe più o meno agli antipodi della fossa delle marianne.

 

La teoria, in realtà molto fantascientifica, sosteneva la possibilità che particolari condizioni di gravità avessero causato la formazione di una sorta di mini-bucobianco (la cui esistenza non è fra l'altro stata provata nemmeno nell'universo) che metteva in relazione i due atolli.

Non ricordo bene la spiegazione scientifica (anche perchè probabilmente non ci ho capito molto) però alcuni scienziati sostenevano la loro tesi portando come prova alcune specie di pesci che in teoria dovrebbero vivere a migliaia e migliaia di km di distanza.

 

Una teoria più verosimile è quella di una forte attività vulcanica sottomarina che col rilascio di materiali ferrosi farebbe letteralmente impazzire gli apparecchi elettronici.

 

Giusto qualche settimana fa vedevo un documentario a riguardo su national geografic (o history channel, boh) in cui ad un certo punto la telecamera sembrava non funzionare più (anche se certe cose non mi convincono molto, pur di fare audience sarebbero disposti a spegnere loro stessi la telecamera e gridare al miracolo >_>).

Inoltre misuravano con uno strano apparecchio le variazioni del magnetismo e in corrispondenza di alcuni punti si registravano delle variazioni veramente notevoli.

 

Poi c'è sempre da prendere queste informazioni con le pinze, come dicevo non ho avuto modo di documentarmi a riguardo. ^^

Membro n° ???

 

http://i62.tinypic.com/35bdr3c.gif

 

____________

 

 

- Incline Mind - 100% (2002-2003) - Demo - Download

- Incline Mind II - 100% (2004) - Completo - Download

- Incline Mind III - ??% (work in progress) - Topic del progetto

 

Rpg2s RPG ::: Sophie :::

 

 

 

 

Oggetti

 

 

Abito Elegante

 

Pugnale comune

Armatura di cuoio

Diadema

Borsa comune

Corda

Torcia

Penna e Calamaio

Un libro vuoto

Cannochiale

 

3 monete

 

 

 

Descrizione

 

 

 

http://img151.imageshack.us/img151/7092/sophieg.jpg

 

Sophie è una graziosa bimba, dimostra si e no 9-10 anni. Carnagione bianchissima, viso pulito, due grandi occhioni rossi, lunghi capelli lisci, color argento, che scendono in parte sulla schiena e in parte dinanzi al viso.

Veste con dei pantaloni bianchi e una pregiata veste, sempre bianca, orlata con motivi di colore nero.

Ricamato sulla veste, sul petto, uno scudo con due ascie incrociate.

Infine, bene in vista e appeso in vita, un piccolo pugnale dall'impugnatura color oro.

 

 

 

 

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riporto un pezzo di un articolo che proprio ora sto leggendo:

Venivano supposte anomalie magnetiche proprie di quella zona, capaci di modificare se non annullare il funzionamento degli apparati di bordo.

Vari articoli di autorevoli esperti confermano effettivamente l'esistenza di queste anomalie. Ma a che cosa sono dovute?. Solo dopo l'ultima guerra mondiale gli studi sul magnetismo terrestre compirono reali progressi, soprattutto ad opera di scienziati americani e inglesi che si sono trovati a disposizione strumenti perfezionati sotto la spinta delle necessità belliche.

Ma allora in questo campo si sapeva ben poco. Negli anni cinquanta, studiosi della Scripps Institution of Oceanography scoprirono che su molti fondali prospicienti variazioni dell'intensità magnetica, la cui natura e struttura però non erano molto conosciute. Si sapeva che materiali magnetizzabili perdono ogni traccia del loro magnetismo se portati a grande temperatura. Una volta raffreddati però, assumono permanentemente le caratteristiche del campo magnetico in cui si trovano. Molte delle rocce presenti in questa zona rivelavano un comportamento magnetico inspiegabile. Studi successivi del professor Vine dell’università di Cambridge avevano portato a clamorose conclusioni . Ricerche magnetometriche in ampi tratti dell’oceano avevano poi rilevato differenze positive e negative rispetto al campo magnetico terrestre normalmente rilevabile. Presto fu evidente che questo aveva invertito più volte nel corso delle ere geologiche la propria polarità.. Altri studi sul campo magnetico sul mare furono condotti dagli scienziati del Lamont Geological Observatory. I risultati ottenuti consentirono di chiarire da un punto di vista geofisico la storia e la dinamica dei fondi oceanici, nonché correlare queste prove con la teoria della deriva dei continenti. Ma questi risultati, importanti per la conoscenza della geofisica, dello studio dei terremoti e dei vulcani sembravano non avere nessun legame con gli incidenti del Triangolo maledetto. La misura di queste anomalie era appena rilevabile con strumenti sofisticati.

Le indagini in proposito fecero progressi solo nel dopoguerra, quando appunto la tecnica aveva consentito di affinare i metodi di indagine e così chi voleva ipotizzare la presenza di corpi estranei alla normale morfologia terrestre, in grado di alterare enormemente la misura del campo magnetico con conseguenti effetti nocivi su cose e persone doveva arrendersi di fronte all’evidenza. Queste fonti abnormi sarebbero state subito localizzate da un’imponente rete di controlli scientifici che ogni giorno vengono effettuati per diverse ragioni ma con precisi programmi. C’era poi da considerare che ogni giorno centinaia di navi e aerei transitavano nella zona senza avvertire conseguenze su bussole e strumenti. Ben presto si scoprì che anomalie magnetiche dello stesso tipo ed intensità erano presenti in tutti i mari del mondo, lungo le dorsali oceaniche dell’atlantico e del Pacifico.

In pratica nessuna delle ipotesi prese in esame è capace di spiegare, in qualche modo, un numero sufficiente di disgrazie. Anche pensando ogni volta ad un insieme di varie concause, che allargherebbe il numero degli incidenti naturalmente possibili, ne rimarrebbero comunque molti senza una logica spiegazione e pensare a diverse concatenazioni di fenomeni diversi nella stessa zona è quasi impossibile.

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La Sardegna dei Giganti

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A Pauli Arbarei, un paese in Sardegna, si racconta che un tempo lontano esisteva un antica città circondata da fiumi e canali in cui viveva un popolo di giganti adoratori delle stelle e della luna. Leggenda tramandata da padre in figlio, affiancata da sconcertanti ritrovamenti, narrati con grande coraggio nel libro di Luigi Muscas che lungi dal voler scrivere un saggio scientifico, riporta testimonianze e leggende ponendo dubbi e interrogativi inediti che di fatto non hanno risposta.

 

A Pauli Arbarei il tempo sembra essersi fermato, qui lontano dalle coste fra strade strette e antichi portoni in legno, nella Sardegna più tradizionale, Luigi Muscas autore del libro “il Popolo dei Giganti i figli delle Stelle” ci parla di quando era bambino: “Ricordo che in località Corte e Baccasa, altopiano sopra il paese, allo scoppiare di un temporale mi rifugiai tra le rocce, dentro una cavità. Enorme fu lo stupore nello scoprire all'interno un grande scheletro mummificato. Corsi affannato in paese ad avvisare il nonno che, dopo aver condiviso senza alcun stupore la scoperta, iniziò a raccontarmi l’antica legenda dei giganti”.

La Legenda narra di un popolo di Giganti, un popolo evoluto di nobili, grandi navigatori, guerrieri e conquistatori che viveva in una città costruita fra fiumi e canali di diecimila abitanti con dieci dame di corte e un Re, aveva una flotta di 1200 navi, al centro della città si accedeva attraverso strade di pietra. Poi un giorno la catastrofe una grande onda spazzo via tutto, quello che un tempo era un grande lago con canali navigabili fino al mare diventò solo una palude d'acqua.

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Ultima Tomba dei Giganti dei giganti ancora visibile sul territorio

 

Pauli Arbarei, comune della Marmilla di circa 685 abitanti situato nella provincia del Medio Campidano sorge a 140 metri sopra il livello del mare. Nell'altopiano sopra il paese da cui si possono ancora ammirare i resti del lago prosciugato nel 1951, vi sono numerose tracce di siti che sicuramente meriterebbero di essere studiati e tutelati meglio e non lasciati all’incuria dei tombaroli, ecco un breve censimento:

Nell’area possiamo stimare circa 14 nuraghi, a cui si aggiungono altri 4 di cui rimane solo memoria. Rovine e ruderi ciclopici assimilabili a tempi votivi sono sparsi accanto ai nuraghi.

In località Sa Contissa è presente un sito molto particolare con fosse sul terreno che l’autore chiama cappelle, un tempo piene d’acqua, dove in prossimità di queste si trovava un altare con una statua votiva di donna con bambino, fino al 56’ la popolazione locale si recava periodicamente per eseguire antichi riti propiziatori. Statua sparita nel 73’ secondo l’autore ed altre testimonianze negli archivi del museo di Cagliari.

La presenza di una struttura piramidale a base triangolare affascina rende ancora più intrigante questa vicenda, purtroppo possiamo mostrarvi solo la foto tratta dal libro di Muscas e non conosciamo i particolari, ci auguriamo di eseguire presto un sopraluogo e mostrarvi e descrivere meglio il sito.

Segnaliamo inoltre la presenza di diversi tunnel, scambiati originariamente per pozzi nel loro interno si sviluppano infatti in orizzontale, ma come costatato dallo stesso Muscas sono tutti interrotti, a suo dire volutamente.

Nella zona esiste inoltre una piattaforma circolare del diametro ipotizzabile di circa 7/8 metri che molti ricordano, di cui oggi esiste solo qualche frammento.

Sono stati rinvenuti ancora pesanti anelli di ferro, la popolazione ne ricorda a decine, di diverse dimensioni, inserite nelle rocce ad un altezza di circa 85/90 sopra il livello del mare. Quelli fotografati hanno il diametro di circa 50 cm e sono ricordati come i più piccoli. L’importanza della navigazione è affiancata dalle testimonianze della gente del posto che dichiara il rinvenimento negli anni 70’ accanto al Nuraghe “Sununcu de sa Figu “ di una rappresentazione di una nave in pietra con tre grossi anelli di ferro.

Altro aspetto interessante di questa vicenda sono le caratteristiche dei massi utilizzati per alcuni nuraghi o presumibili templi, molte rocce infatti sembrano frutto del prodotto di una malta che di una lavorazione della pietra. Non abbiamo potuto eseguire un sopraluogo sul posto ma secondo l’autore i massi sono realizzati utilizzando una soluzione simile al nostro cemento, in alcune pietre e infatti possibile notare oltre a lati rivestiti di quarzo come nei blocchi della piramide, le orme di alcuni animali o alcune pietre che si sono curvate per la pressione di quelle superiori quasi a dimostrazione che la messa in posa è stata fata utilizzando massi non completamente asciugati.

Ultimo ma non meno importante secondo l’autore in associazione con i templi e culto di luna e stelle un fenomeno molto simile alle note Orbs, piccole sfere somiglianti a globi di luce che in questo caso, a detta dell’autore, non sono solo riproducibile con apparecchi fotografici ma si possono vedere ad occhio nudo, questo all’imbrunire 365 giorni l’anno.

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Struttura Piramidale a base triangolare

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Ingresso tunnel a sviluppo orinzontale

 

Stando a quanto dichiarato da tanti testimoni oculari, di giganti nella zona di Pauli Arbarei e nei paesi limitrofi ne sono ritrovati a decine, scheletri interi con un altezza variabile dai 3 ai 7 metri, tutti conservati con tecniche di mummificazione, scoperti in tombe, grotte o all’interno delle tombe dei giganti. Scheletri interi andati distrutti o misteriosamente scomparsi, consegnati al parroco e poi andati perduti, denunciati alla sovrintendenza e scoparsi nel museo di Cagliari.

Così il racconto di Virgilio Saiu, di 92 anni. « Era il 1950, lavoravo con altri due operai vicino alla locale chiesa di Sant'Agostino. Fui io per primo a colpire con il picco una lapide di pietra. Pulii la terra attorno al coperchio e aprii una enorme bara di pietra. Dentro c'era lo scheletro di un uomo grande tre volte la mia altezza. Era mummificato e nelle braccia si vedeva no le arterie pietrificate. Nelle mani aveva tre monete lucenti. Che diedi al parrocco, don Sideri perché (così mi disse) avrebbe dovuto farle vedere a Cagliari. Ma non le ho più riviste. Lo scheletro? Ci disse di farlo a pezzi e seppellirlo». Ma non fu l'unica volta. «Sì. L'anno prima facevo dei lavori come bracciante nella vigna di Nadali Pusceddu vicino a Nuraxi e'Passeri. Scavando, scoprimmo una ventina di scheletri tutti allineati. Alcuni avevano caviglie grandi come quelle dei buoi».

Le storie dei ritrovamenti si susseguono instancabilmente, al contrario però nessuna dichiarazione ufficiale è stata mai fatta dalle autorità competenti, tutti negano questa vicende ed allo stato attuale esistono numerosi frammenti di ossa che però nessuno ha mai voluto esaminare. Si crede che molti scheletri interi siano ormai parte di collezioni private altri tenuti celati così da preservare una verità scomoda.

Se originariamente questa storia si perdeva nel mito di un piccolo comune dimenticato della Sardegna oggi l’incalzare di domande della gente e le coraggiose pubblicazioni di Luigi Muscas stanno forse risvegliando l’attenzione. Il Sindaco di Sardara comune limitrofo a Pauli Arbarei ha scritto alla sovrintendenza di Cagliari per chiedere un confronto fra i cittadini testimoni del ritrovamento di uno tomba di uno scheletro gigante sepolto con tre grandi urna, scoperto in prossimità del nuraghe Sant’Anastasia che la cronaca ufficiale cita come: scheletro di donna dell’altezza di 138 cm accompagnato da tre piccole urne funerarie attribuibile alla cultura di Bonannaro.

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Campioni di denti

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Ricostruzione della mascella inferiore

 

Fonti:

luigimuscas.com

oopart.it

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Gh, certo che se gli antenati di noi sardi fossero dei giganti non si spiegherebbe la nostra statura XD

 

Comunque il paese citato non è molto distante dal paese in cui vivo tuttavia non ho mai sentito di questa leggenda.

Ogni paese qui ha le sue storie e le sue leggende...

 

Da me si narra di una grotta, lungo il fiume che costeggia il paese, in cui si troverebbe una grotta con dentro una piccola chiesetta contenente una madonna in oro.

 

Tornando a Pauli Arbarei, il fatto che comunque ci siano delle prove di quanto raccontato è sicuramente un fatto che merita di attirare l'attenzione delle autorità.

C'è anche da dire che la regione non ha mai mostrato particolare interesse per l'archeologia...

Qui in sardegna ci sarebbe veramente tanto da vedere e da scoprire tuttavia tutti conoscono la sardegna come località turistica solo ed esclusivamente per le sue spiaggie, tralasciando dei beni che renderebbero l'isola turisticamente ancora più appettibile.

La regione e i sardi in generale non hanno mai saputo approfittare delle potenzialità offerte dalla loro terra e molti di loro (io in primis, anche se poi sono tornato indietro) preferiscono lasciare la propria terra alla volta di regioni che offrono sbocchi lavorativi migliori.

 

Queste leggende, che ogni piccolo paesino possidede, sono un patrimonio culturale inestimabile che purtroppo si rischia di perdere.

Le nuove generazioni raramente conoscono la storia della propria terra e spero vivamente che lavori come quello svolto da Luigi Muscas possano essere di esempio ad altri e da sprone affinchè la regione si interessi finalmente di valorizzare la Sardegna.

Membro n° ???

 

http://i62.tinypic.com/35bdr3c.gif

 

____________

 

 

- Incline Mind - 100% (2002-2003) - Demo - Download

- Incline Mind II - 100% (2004) - Completo - Download

- Incline Mind III - ??% (work in progress) - Topic del progetto

 

Rpg2s RPG ::: Sophie :::

 

 

 

 

Oggetti

 

 

Abito Elegante

 

Pugnale comune

Armatura di cuoio

Diadema

Borsa comune

Corda

Torcia

Penna e Calamaio

Un libro vuoto

Cannochiale

 

3 monete

 

 

 

Descrizione

 

 

 

http://img151.imageshack.us/img151/7092/sophieg.jpg

 

Sophie è una graziosa bimba, dimostra si e no 9-10 anni. Carnagione bianchissima, viso pulito, due grandi occhioni rossi, lunghi capelli lisci, color argento, che scendono in parte sulla schiena e in parte dinanzi al viso.

Veste con dei pantaloni bianchi e una pregiata veste, sempre bianca, orlata con motivi di colore nero.

Ricamato sulla veste, sul petto, uno scudo con due ascie incrociate.

Infine, bene in vista e appeso in vita, un piccolo pugnale dall'impugnatura color oro.

 

 

 

 

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Credimi: meglio lasciare le vostre bellezze a usufrutto dei soli sardi e le proprie pecore... piuttosto che trasformarle in falsate attrazioni per altri greggi di pecoroni che finirebbero col rovinare tutto.

I mean... venezia?

Ma anche per il fatto che la realtà sarebbe comunque un concetto molto distante da quello accettato.

 

Ehi, anche io ho la storia della grotta, Principessa Cornaro dei miei stivali, con tanto di ammenicolo d'oro, ma nel mio caso è un carro.

Carino... sarebbe da aprire un topic apposta per parlare delle esperienze, dei miti e delle leggende che conosciamo di persona.

 

comunque le favole sui giganti non sono novità, anche alla cacciata di adamo ed eva venivano descritti i giganti, come frutto dell'amore fra donne e angeli, i grandi eroi della terra e bla bla bla...

Non mi stupirebbe scoprire che sono esistite anche civiltà simili... viene solo da dirsi... quando trovi qualcosa di interessante a chi lo mostri, al prete?

BEEEEEEEEEEEH

Piuttosto vendete la cosa a un giornale, o a una televisione

BEEEEEEEEEEEH

 

Mah valli a capire i sardi...


http://imageshack.com/a/img843/4272/gv9v.png
Crede che riuscirà a rispettare un marito che, forse, ha preso la più grossa cantonata scientifica di tutti i tempi?

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