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Negromanthia (titolo provvisorio)


Costa
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---------- PREMESSA ----------

 

Premetto che non ho idea di quanto potranno essere costanti gli aggiornamenti di questa discussione, in teoria se volessi potrei fare per ora un unico post con 2 capitoli da una decina di pagine di stampante per uno, ma sarebbe una tortura sia per me che per voi dato che ci metterei millenni a postare nuovamente e penso che nessuno leggerebbe un post così lungo XD

Andrò quindi per gradi e posterò poco alla volta (chiedo a chi frequenta il mio blog su splinder di avere pazienza che avrà probabilmente gia letto il primo capitolo e mezzo).

 

---------- FINE PREMESSA XD ----------

 

La particolarità di quello che sto cercando di scrivere è che si svolge in 2 lassi temporali distinti, presente e passato, che prima o poi andranno a congiungersi (credo verso la fine, non ho ancora abbozzato tutto).

Per distinguere meglio i 2 tempi utilizzerò colori differenti:

"Azzurro" - PRESENTE

"Colore Default" - PASSATO (ovvero il flashback)

 

Spero di riuscire nel mio intento e soprattutto spero che vi piaccia quello che scriverò se avrete voglia di leggerlo (ovviamente non obbligo nessuno XD), il titolo del racconto è provvisiorio e ovviamente sono ben accetti tutti i consigli e le critiche purchè costruttive (vabè anche la battuta di bassa morale ci sta ogni tanto xD).

Ah si presume che sia scritto meglio di questa penoserrima introduzione, quindi non fatevi scoraggiare XD

Non mi resta che passare a tartassarvi, buona lettura!

--------------------------------------------------------------

 

~ Negromanthia ~

 

Capitolo 1 - Il flusso dei ricordi (parte prima)

 

 

- Dannazione! - pensò il giovane mezz’elfo.

Era ancora li seduto, poggiato con la schiena sul gelido muro della caverna, le spade tra le mani. Le palpebre che si facevano sempre più pesanti e le fitte al fianco che lo costringevano fermo ad attendere lei. Lei che nel giro di pochi anni aveva cambiato radicalmente la sua vita, se in meglio o in peggio ancora non sapeva dirlo. Il giovane respirava pesantemente e a fatica, sapeva che se la ragazza non fosse tornata in tempo, crudele era il destino che lo attendeva. Chiuse gli occhi e si concentrò sul suo respiro, in cerca di una calma interiore che però sapeva di non possedere. Decise allora di lasciarsi trasportare dalla valanga di pensieri che gli attanagliavano la mente. Iniziò a fantasticare su cosa le avrebbe detto quando fosse tornata, sempre che fosse stato ancora vivo. E se fosse morto nel frattempo? Come l’avrebbe presa la ragazza? Iniziò ad immaginarsi la scena. Avrebbe pianto? O semplicemente l’avrebbe lasciato li, varcando la soglia della grotta e continuando da sola la loro ricerca? Non sapeva dirlo, ma in entrambi i casi per lui le aspettative erano tutt’altro che rosee. Scrollò violentemente il capo per rinfrescarsi le idee e cercò di deviare il flusso dei pensieri. Passo dopo passo, finì per tornare con la mente al giorno del loro incontro.

- Un giorno come un altro - si disse.

 

Il sole era ormai sorto da qualche ora ed i timidi raggi luminosi di quella giornata di autunno filtravano attraverso le imposte in legno della finestra, consumate dagli anni. Fuori l'aria era fresca, e la leggera brezza mattutina scuoteva le fronde degli alberi che rompevano il silenzio col frusciare delle foglie.

Queste, poco alla volta, abbandonavano i rami cadendo dolcemente sul sentiero che portava alla piccola casetta di legno, immersa nella solitudine della foresta.

La casetta non era molto grande, era infatti composta da un'unica stanza rettangolare. Entrando si poteva notare sulla destra un vecchio letto logorato dagli anni appoggiato alla parete mentre, sul lato opposto, un finestra dava luce al piccolo ambiente.

Sullo sfondo vi erano una stufa ed una credenza mezza vuota, contenente solo qualche stoviglia e poche provviste un poco malandate. Al centro della stanza un piccolo tavolo tondo in legno e due sedie malferme sulle gambe riempivano lo spazio rimanente.

Il ragazzo aprì gli occhi, ma li richiuse subito infastidito da un raggio di luce che gli feriva lo sguardo, come tutte le mattine.

Era un giovane mezz’elfo sulla ventina, i capelli neri raccolti in una coda e piuttosto snello.

Il suo sguardo profondo esprimeva allora un grande senso di solitudine. Era infatti cresciuto praticamente da solo, da quando aveva lasciato la casa dei suoi qualche anno prima.

- Bisogna che mi decida a sistemare quella dannata finestra - si disse mentre si metteva a sedere con la testa tra le mani.

- Non può andare avanti così tutti i giorni! -

Esordì in un lungo sbadiglio e si stiracchiò le braccia, poi si alzò dal letto per dirigersi verso la stufetta, il passo ancora un poco incerto a causa del torpore.

Si preparò una colazione improvvisata e si mise al tavolo, non gli era rimasto molto cibo e doveva fare provviste. Per questo mentre assaporava la sua scodella di latte decise che in giornata sarebbe andato in città, vicino alla quale viveva, per cercarsi qualche lavoretto e guadagnare abbastanza per comprarsi qualcosa.

Finito di mangiare indossò gli stivali e si infilò la sua maglia più pesante, scompigliando leggermente i capelli, infilò poche cose in una borsa, se la mise a tracolla e fu pronto.

Uscì di casa ed iniziò a percorrere il sentiero che lo avrebbe portato in città.

Il bosco aveva una forma piuttosto allungata verso l'asse nord-sud e ad ovest di esso si trovava la città, capitale del continente e sede del Consiglio dei tre regnanti.

Governavano infatti sul continente tre re: un elfo, un umano ed un nano, ed ognuno di essi era stato eletto dalla propria gente per rappresentarli.

In questo modo i tre regnanti garantivano l'equilibrio giuridico ed economico tra le varie razze, senza mai poter prevalere l'una sull'altra.

Mentre percorreva il sentiero, che tagliava la foresta da est ad ovest, seguendo il corso del fiume per poi attraversarlo con un ponticello di legno nel punto dove la corrente era meno forte, il giovane si perse a contemplare il paesaggio autunnale, colorato dalle migliaia di foglie rosse, dorate, gialle , arancio... mentre bassa sul terreno vi era ancora posata una coltre di nebbia che permetteva a malapena di scorgere dove si mettevano i piedi.

Il passo ritmico del mezz’elfo risuonava nella foresta che pian piano veniva animata dal risvegliarsi della natura. In breve tempo si iniziarono a sentire i primi cinguettii allegri, mentre il rumore di sottofondo del fiume si faceva sempre più vicino. Il ragazzo era quasi giunto al ponte quando udì un grande tonfo provenire dalla destra del sentiero, seguito da dei gemiti di dolore.

- Che cosa diamine è stato? - Si chiese riflettendo su quale animale avesse potuto fare quei versi. Non poteva essere una persona, era l’unico che si addentrava tanto nella foresta per raggiungere la sua baracca. O perlomeno lo aveva creduto fino ad allora. Lentamente, e cercando di smorzare il più possibile il frusciare di foglie secche sotto i piedi, il mezz’elfo si fece largo tra la vegetazione che lo separava dalla fonte del rumore che aveva sentito.

Appena fu abbastanza vicino scostò l’ultimo ramo e con un’espressione mista tra curiosità e timore si sporse leggermente ad osservare.

 

Sorrise ripensando a quella scena, probabilmente doveva aver avuto un’espressione ridicola.

- Tutto mi sarei aspettato di trovare, tranne quello che vidi pensò. -

Sul volto del mezz’elfo comparve un sorriso subito trasformato in una smorfia di dolore da una fitta al fianco. Si strappò una delle maniche ed appallottolò la stoffa posandola sulla ferita per cercare di tamponare il sangue. Lanciò uno sguardo all’entrata della grotta... Ancora nessuno.

 

Davanti a lui, tra le foglie, vi era una ragazza pressappoco della sua età. Era di corporatura piuttosto minuta ma ben proporzionata, le forme piuttosto generose. I capelli biondi e mossi le coprivano il viso quasi per metà. Se ne stava li svenuta ai piedi di un gruppetto di tre betulle. Il mezz’elfo avrebbe voluto farle molte domande, in primis cosa ci faceva su quegli alberi e come avesse fatto a fare un volo del genere, ma avrebbe dovuto rimandare.

Scostò i capelli dorati dal viso della ragazza, i suoi tratti erano aggraziati ed appuntiti, quasi felini, mentre i capelli, probabilmente a causa della caduta erano piuttosto arruffati ed in disordine. In sostanza un viso di selvaggia ma indubbia bellezza.

- E adesso che ci faccio con te? - Pensò il ragazzo.

Aveva bisogno di provviste ma non poteva nemmeno lasciare quella povera ragazza svenuta in mezzo al bosco. Rimase ad osservare la giovane mentre decideva il da farsi. Mentre la osservava notò che le sue vesti erano di fattura piuttosto pregiata ed alla cintola portava legata una piccola borsetta, era disarmata. Il suo sguardo cadde poi sulla caviglia sinistra.

Era gonfia e a giudicare dall’angolazione del piede doveva essere lussata.

Sospirò e scosse il capo. - Anche oggi rischio di non cenare - si disse. Con un po’ di fatica si caricò la giovane sulle spalle, era più pesante di quanto non desse a vedere. Lentamente, riaffiorando dalla vegetazione, tornò sul sentiero e dopo aver dato un ultimo sguardo al sentiero in direzione della città fece un rapido dietrofront e prese a dirigersi verso la sua baracca.

Una volta a casa posò la ragazza sul giaciglio osservandola con aria interrogativa per qualche istante, poi posò bruscamente la borsa sul tavolino, che si lamentò con un cigolio del peso improvviso, e si diresse verso la credenza, dove da un ripiano prese delle garze ed un unguento medico.

Si avvicinò alla giovane e, levatole i calzari, prese tra le mani l’arto lussato esaminandolo e tastandolo.

- Questo farà male – sussurrò, poi con una decisa ed improvvisa torsione fece rientrare l’osso nella sua sede originaria, un gemito di dolore provenne dalla giovane che tuttavia non riprese conoscenza. Medicò poi la caviglia con unguento e garze e si apprestò ad occuparsi della cena. Nell’unico angolo quasi sgombro della casetta prese un piccolo arco di media fattura poi uscì di casa con la speranza di cacciare qualcosa per la cena.

Quando tornò dopo qualche ora, ormai di pomeriggio, portava con sé una piccola lepre, probabilmente l’unica ancora in giro in quel periodo quasi invernale. La sua “ospite” era ancora priva di sensi, si avvicinò e le posò una mano sulla fronte, la temperatura era normale eppure non sembrava intenzionata a destarsi dal suo sonno.

- Se non ti svegli in tempo, significa solo che stasera c’è più roba da mangiare per me - sussurrò ironico.

Dopodiché si mise a preparare la cena, scuoiando con mano abile il suo trofeo di caccia ed approntando poi un fuoco appena all’esterno della casa.

Quella sera la giovane non si svegliò e lui dovette passare la notte su una delle sedie malferme, tentato di lasciare lei sul pavimento e di riprendere possesso del suo giaciglio.

 

Improvvisamente un fruscio riportò al presente il ragazzo, che subito strinse con la mano che non reggeva il tampone l’elsa di una delle spade. Si guardò attorno con occhio attento. Il sole si accingeva a calare e nella grotta le rocce proiettavano le une sulle altre numerose piccole ombre che via via che il tempo passava si facevano sempre più allungate sulle pareti. Il giovane vedeva movimenti sospetti in ognuna di esse, sia a causa della stanchezza dovuta alla ferita sia a causa della tensione che continuava ad accumularsi.

Di nuovo un fruscio, un movimento più reale. Dall’ombra spuntarono due occhietti lucidi e neri come la pece… un piccolo otoko fece qualche timido passo avanti e si mise ad osservare il mezz’elfo continuando ad avvicinarsi cautamente. Il ragazzo allentò la presa sull’elsa, tranquillizzato dall’aver finalmente individuato la fonte di quei fruscii.

- Mi hai fatto prendere un bello spavento piccolo... -

L’animaletto drizzò le quattro lunghe orecchie, simili a quelle di un coniglio, alle parole sussurrate dal giovane e continuò a fissarlo curioso, ondeggiando la coda, lunga il doppio del corpicino esile.

- Almeno qualcuno mi farà compagnia – si disse, poi nuovamente volse lo sguardo verso l’entrata della caverna mentre l’aria continuava a raffreddarsi sempre di più.

http://images2.wikia.nocookie.net/nonciclopedia/images/7/71/Sexy-1.gif

Perchè ci sono cose che una semplice immagine non può mostrare... per tutto il resto c'è la GIF...

 

Membro (con tutti i doppisensi derivanti) n° 1 della:

http://img179.imageshack.us/img179/3074/vgmiud3.gif

 

http://img139.imageshack.us/img139/4281/sophiegif.gif

 

.::RPG on Forum - Ascot::.

 

 

 

Classe: Coltellino svizzero del party

 

Descrizione:

Un ragazzino minuto e fragile di si e no 13 anni, porta abiti un po' sgualciti tra cui dei pantaloni arrotolati agli orli ed una camicia, una volta bianca, di almeno due taglie più grande...sopra di essa un corpetto di cuoio borchiato allacciato stretto. All'apparenza è uno dei tanti ragazzini cresciuti in strada. Ha dei capelli rossicci piuttosto lunghi che li ricadono un po' sui vispi occhi verdi e gli coprono le orecchie.Porta con sé una spada ed uno scudo che però pare non sappia usare.

 

Oggetti:

Abito rovinato

Armatura di cuoio borchiato

Spada lunga

Scudo di legno

Libro vuoto

Penna e calamaio

Corda x2

Borsa comune

Pozione (bianca) = Pozione ristoro

Pozione (trasparente) = Veleno

8 monete

 

PX disponibili: 300

 

 

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letto, o meglio, riletto (l'avevo beccato tipo sul tuo blog o simili °°)

 

scrittura lineare e scorrevole, ma non ti dico altro perchè altro non posso ricavare da un solo capitolo ^^

 

mi convince molto poco l'inizio inizio (la prima parte blu), inizia in modo un po'... ovvio, boh, non saprei XD

 

 

continua °°

Progetti:

 http://i.imgur.com/jmLkIqi.png

http://i54.tinypic.com/2rh4ojq.png

https://github.com/ProGM

 

Crea anche tu il tuo gioco per Game Boy!
http://rpg2s.net/gif/SCContest3Oct.gifhttp://www.rpg2s.net/img/fablecontest1st.pnghttp://i43.tinypic.com/1zokd2s.png


http://i.imgur.com/BEu6G.gif

http://i.imgur.com/H1ARhq7.gif

http://i.imgur.com/Af6ijZN.gif

AOT: Associazione Odiamo la Telecom:

http://i.imgur.com/aYJs89E.png

"4 gattini... 4 stelline... E le 4 paperelle non ci stavano :3"

Flame


http://i30.tinypic.com/i27ypj.png

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Interessante, sebbene non sia appassionato di letteratura fantasy.

Fà attenzione alla grammatica (ho visto troppe frasi riflessive anche dove non ce ne volevano).

(Sì, sono l'AnteroLehtinen che bazzica in chat. E... sì, una volta insegnavo storyboarding.)

http://img26.imageshack.us/img26/7048/firmadn.png

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Scritto senz'altro abb. bene, ma mi sembra che ti sia cacciato in una situazione alla "era una notte buia e tempestosa": ci sono troppi spunti che ora è difficile collegare senza rendere brutto il tutto.
One flew east, one flew west, one flew over the cuckoo's nest.
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  • 2 weeks later...

---------- PREMESSA ----------

 

Premetto che non ho idea di quanto potranno essere costanti gli aggiornamenti di questa discussione, in teoria se volessi potrei fare per ora un unico post con 2 capitoli da una decina di pagine di stampante per uno, ma sarebbe una tortura sia per me che per voi dato che ci metterei millenni a postare nuovamente e penso che nessuno leggerebbe un post così lungo XD

Andrò quindi per gradi e posterò poco alla volta (chiedo a chi frequenta il mio blog su splinder di avere pazienza che avrà probabilmente gia letto il primo capitolo e mezzo).

 

---------- FINE PREMESSA XD ----------

 

La particolarità di quello che sto cercando di scrivere è che si svolge in 2 lassi temporali distinti, presente e passato, che prima o poi andranno a congiungersi (credo verso la fine, non ho ancora abbozzato tutto).

Per distinguere meglio i 2 tempi utilizzerò colori differenti:

"Azzurro" - PRESENTE

"Colore Default" - PASSATO (ovvero il flashback)

 

Spero di riuscire nel mio intento e soprattutto spero che vi piaccia quello che scriverò se avrete voglia di leggerlo (ovviamente non obbligo nessuno XD), il titolo del racconto è provvisiorio e ovviamente sono ben accetti tutti i consigli e le critiche purchè costruttive (vabè anche la battuta di bassa morale ci sta ogni tanto xD).

Ah si presume che sia scritto meglio di questa penoserrima introduzione, quindi non fatevi scoraggiare XD

Non mi resta che passare a tartassarvi, buona lettura!

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~ Negromanthia ~

 

Capitolo 1 - Il flusso dei ricordi (parte prima)

- Dannazione! - pensò il giovane mezz’elfo.

Era ancora li seduto, poggiato con la schiena sul gelido muro della caverna, le spade tra le mani. Le palpebre che si facevano sempre più pesanti e le fitte al fianco che lo costringevano fermo ad attendere lei. Lei che nel giro di pochi anni aveva cambiato radicalmente la sua vita, se in meglio o in peggio ancora non sapeva dirlo. Il giovane respirava pesantemente e a fatica, sapeva che se la ragazza non fosse tornata in tempo, crudele era il destino che lo attendeva. Chiuse gli occhi e si concentrò sul suo respiro, in cerca di una calma interiore che però sapeva di non possedere. Decise allora di lasciarsi trasportare dalla valanga di pensieri che gli attanagliavano la mente. Iniziò a fantasticare su cosa le avrebbe detto quando fosse tornata, sempre che fosse stato ancora vivo. E se fosse morto nel frattempo? Come l’avrebbe presa la ragazza? Iniziò ad immaginarsi la scena. Avrebbe pianto? O semplicemente l’avrebbe lasciato li, varcando la soglia della grotta e continuando da sola la loro ricerca? Non sapeva dirlo, ma in entrambi i casi per lui le aspettative erano tutt’altro che rosee. Scrollò violentemente il capo per rinfrescarsi le idee e cercò di deviare il flusso dei pensieri. Passo dopo passo, finì per tornare con la mente al giorno del loro incontro.

- Un giorno come un altro - si disse.

 

Il sole era ormai sorto da qualche ora ed i timidi raggi luminosi di quella giornata di autunno filtravano attraverso le imposte in legno della finestra, consumate dagli anni. Fuori l'aria era fresca, e la leggera brezza mattutina scuoteva le fronde degli alberi che rompevano il silenzio col frusciare delle foglie.

Queste, poco alla volta, abbandonavano i rami cadendo dolcemente sul sentiero che portava alla piccola casetta di legno, immersa nella solitudine della foresta.

La casetta non era molto grande, era infatti composta da un'unica stanza rettangolare. Entrando si poteva notare sulla destra un vecchio letto logorato dagli anni appoggiato alla parete mentre, sul lato opposto, un finestra dava luce al piccolo ambiente.

Sullo sfondo vi erano una stufa ed una credenza mezza vuota, contenente solo qualche stoviglia e poche provviste un poco malandate. Al centro della stanza un piccolo tavolo tondo in legno e due sedie malferme sulle gambe riempivano lo spazio rimanente.

Il ragazzo aprì gli occhi, ma li richiuse subito infastidito da un raggio di luce che gli feriva lo sguardo, come tutte le mattine.

Era un giovane mezz’elfo sulla ventina, i capelli neri raccolti in una coda e piuttosto snello.

Il suo sguardo profondo esprimeva allora un grande senso di solitudine. Era infatti cresciuto praticamente da solo, da quando aveva lasciato la casa dei suoi qualche anno prima.

- Bisogna che mi decida a sistemare quella dannata finestra - si disse mentre si metteva a sedere con la testa tra le mani.

- Non può andare avanti così tutti i giorni! -

Esordì in un lungo sbadiglio e si stiracchiò le braccia, poi si alzò dal letto per dirigersi verso la stufetta, il passo ancora un poco incerto a causa del torpore.

Si preparò una colazione improvvisata e si mise al tavolo, non gli era rimasto molto cibo e doveva fare provviste. Per questo mentre assaporava la sua scodella di latte decise che in giornata sarebbe andato in città, vicino alla quale viveva, per cercarsi qualche lavoretto e guadagnare abbastanza per comprarsi qualcosa.

Finito di mangiare indossò gli stivali e si infilò la sua maglia più pesante, scompigliando leggermente i capelli, infilò poche cose in una borsa, se la mise a tracolla e fu pronto.

Uscì di casa ed iniziò a percorrere il sentiero che lo avrebbe portato in città.

Il bosco aveva una forma piuttosto allungata verso l'asse nord-sud e ad ovest di esso si trovava la città, capitale del continente e sede del Consiglio dei tre regnanti.

Governavano infatti sul continente tre re: un elfo, un umano ed un nano, ed ognuno di essi era stato eletto dalla propria gente per rappresentarli.

In questo modo i tre regnanti garantivano l'equilibrio giuridico ed economico tra le varie razze, senza mai poter prevalere l'una sull'altra.

Mentre percorreva il sentiero, che tagliava la foresta da est ad ovest, seguendo il corso del fiume per poi attraversarlo con un ponticello di legno nel punto dove la corrente era meno forte, il giovane si perse a contemplare il paesaggio autunnale, colorato dalle migliaia di foglie rosse, dorate, gialle , arancio... mentre bassa sul terreno vi era ancora posata una coltre di nebbia che permetteva a malapena di scorgere dove si mettevano i piedi.

Il passo ritmico del mezz’elfo risuonava nella foresta che pian piano veniva animata dal risvegliarsi della natura. In breve tempo si iniziarono a sentire i primi cinguettii allegri, mentre il rumore di sottofondo del fiume si faceva sempre più vicino. Il ragazzo era quasi giunto al ponte quando udì un grande tonfo provenire dalla destra del sentiero, seguito da dei gemiti di dolore.

- Che cosa diamine è stato? - Si chiese riflettendo su quale animale avesse potuto fare quei versi. Non poteva essere una persona, era l’unico che si addentrava tanto nella foresta per raggiungere la sua baracca. O perlomeno lo aveva creduto fino ad allora. Lentamente, e cercando di smorzare il più possibile il frusciare di foglie secche sotto i piedi, il mezz’elfo si fece largo tra la vegetazione che lo separava dalla fonte del rumore che aveva sentito.

Appena fu abbastanza vicino scostò l’ultimo ramo e con un’espressione mista tra curiosità e timore si sporse leggermente ad osservare.

 

Sorrise ripensando a quella scena, probabilmente doveva aver avuto un’espressione ridicola.

- Tutto mi sarei aspettato di trovare, tranne quello che vidi pensò. -

Sul volto del mezz’elfo comparve un sorriso subito trasformato in una smorfia di dolore da una fitta al fianco. Si strappò una delle maniche ed appallottolò la stoffa posandola sulla ferita per cercare di tamponare il sangue. Lanciò uno sguardo all’entrata della grotta... Ancora nessuno.

 

Davanti a lui, tra le foglie, vi era una ragazza pressappoco della sua età. Era di corporatura piuttosto minuta ma ben proporzionata, le forme piuttosto generose. I capelli biondi e mossi le coprivano il viso quasi per metà. Se ne stava li svenuta ai piedi di un gruppetto di tre betulle. Il mezz’elfo avrebbe voluto farle molte domande, in primis cosa ci faceva su quegli alberi e come avesse fatto a fare un volo del genere, ma avrebbe dovuto rimandare.

Scostò i capelli dorati dal viso della ragazza, i suoi tratti erano aggraziati ed appuntiti, quasi felini, mentre i capelli, probabilmente a causa della caduta erano piuttosto arruffati ed in disordine. In sostanza un viso di selvaggia ma indubbia bellezza.

- E adesso che ci faccio con te? - Pensò il ragazzo.

Aveva bisogno di provviste ma non poteva nemmeno lasciare quella povera ragazza svenuta in mezzo al bosco. Rimase ad osservare la giovane mentre decideva il da farsi. Mentre la osservava notò che le sue vesti erano di fattura piuttosto pregiata ed alla cintola portava legata una piccola borsetta, era disarmata. Il suo sguardo cadde poi sulla caviglia sinistra.

Era gonfia e a giudicare dall’angolazione del piede doveva essere lussata.

Sospirò e scosse il capo. - Anche oggi rischio di non cenare - si disse. Con un po’ di fatica si caricò la giovane sulle spalle, era più pesante di quanto non desse a vedere. Lentamente, riaffiorando dalla vegetazione, tornò sul sentiero e dopo aver dato un ultimo sguardo al sentiero in direzione della città fece un rapido dietrofront e prese a dirigersi verso la sua baracca.

Una volta a casa posò la ragazza sul giaciglio osservandola con aria interrogativa per qualche istante, poi posò bruscamente la borsa sul tavolino, che si lamentò con un cigolio del peso improvviso, e si diresse verso la credenza, dove da un ripiano prese delle garze ed un unguento medico.

Si avvicinò alla giovane e, levatole i calzari, prese tra le mani l’arto lussato esaminandolo e tastandolo.

- Questo farà male – sussurrò, poi con una decisa ed improvvisa torsione fece rientrare l’osso nella sua sede originaria, un gemito di dolore provenne dalla giovane che tuttavia non riprese conoscenza. Medicò poi la caviglia con unguento e garze e si apprestò ad occuparsi della cena. Nell’unico angolo quasi sgombro della casetta prese un piccolo arco di media fattura poi uscì di casa con la speranza di cacciare qualcosa per la cena.

Quando tornò dopo qualche ora, ormai di pomeriggio, portava con sé una piccola lepre, probabilmente l’unica ancora in giro in quel periodo quasi invernale. La sua “ospite” era ancora priva di sensi, si avvicinò e le posò una mano sulla fronte, la temperatura era normale eppure non sembrava intenzionata a destarsi dal suo sonno.

- Se non ti svegli in tempo, significa solo che stasera c’è più roba da mangiare per me - sussurrò ironico.

Dopodiché si mise a preparare la cena, scuoiando con mano abile il suo trofeo di caccia ed approntando poi un fuoco appena all’esterno della casa.

Quella sera la giovane non si svegliò e lui dovette passare la notte su una delle sedie malferme, tentato di lasciare lei sul pavimento e di riprendere possesso del suo giaciglio.

 

Improvvisamente un fruscio riportò al presente il ragazzo, che subito strinse con la mano che non reggeva il tampone l’elsa di una delle spade. Si guardò attorno con occhio attento. Il sole si accingeva a calare e nella grotta le rocce proiettavano le une sulle altre numerose piccole ombre che via via che il tempo passava si facevano sempre più allungate sulle pareti. Il giovane vedeva movimenti sospetti in ognuna di esse, sia a causa della stanchezza dovuta alla ferita sia a causa della tensione che continuava ad accumularsi.

Di nuovo un fruscio, un movimento più reale. Dall’ombra spuntarono due occhietti lucidi e neri come la pece… un piccolo otoko fece qualche timido passo avanti e si mise ad osservare il mezz’elfo continuando ad avvicinarsi cautamente. Il ragazzo allentò la presa sull’elsa, tranquillizzato dall’aver finalmente individuato la fonte di quei fruscii.

- Mi hai fatto prendere un bello spavento piccolo... -

L’animaletto drizzò le quattro lunghe orecchie, simili a quelle di un coniglio, alle parole sussurrate dal giovane e continuò a fissarlo curioso, ondeggiando la coda, lunga il doppio del corpicino esile.

- Almeno qualcuno mi farà compagnia – si disse, poi nuovamente volse lo sguardo verso l’entrata della caverna mentre l’aria continuava a raffreddarsi sempre di più.

Per caso sei un fan di Dungeons & Dragon (gioco di ruolo)?????????

Edited by Kupo
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evita di citare tutto, se no non finiamo più, kupò!

Progetti:

 http://i.imgur.com/jmLkIqi.png

http://i54.tinypic.com/2rh4ojq.png

https://github.com/ProGM

 

Crea anche tu il tuo gioco per Game Boy!
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AOT: Associazione Odiamo la Telecom:

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