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La Divina Tragedia


Blake
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Non me lascerai così, vero?XD

Ahahah, Kreios non mi perdonerebbe mai XD

(Colgo l'occasione per dire che si legge Krios! :P)

 

Alla fine ho fatto 12 episodi per il primo capitolo.

Figo, il primo capitolo da solo è la metà di V! XD

 

Episodio 12

Strana Giornata

 

Non fu il più piacevole dei risvegli.

Il freddo gli mordeva gli arti, la vista era ancora offuscata, il collo bruciava come se avesse ingoiato carboni ardenti.

Aveva in bocca il sapore della neve e della terra, i capelli bagnati gli cadevano sul volto e ricoprivano gli occhi.

Cercò di muoversi, perché, nonostante tutto, non sentiva più il dolore delle ossa rotte.

S’aspettava d’essere fulminato all’istante da un avambraccio distrutto od una tibia in mille pezzi, ma non fu così.

Invece, il suo cuore sembrò pompargli fuoco puro nelle vene, tanto che Kreios sarebbe stato in grado di contare i propri capillari…

Non riuscì ad alzarsi, rimase a terra, rotolandosi sulla neve e gemendo, in cerca di sollievo.

Ogni battito del cuore era una nuova vampata rovente che arrostiva le vene, i muscoli, la pelle.

Si girò a pancia sotto, affondò le mani nella neve e ne ingoiò una, due, tre manate, finché il dolore non si placò.

Tirò un sospiro di sollievo e si lasciò andare.

Il collo faceva ancora male.

Se non altro, aveva risolto un problema: l’incontro con Mefistofele non era stato un incubo. O almeno, non nel senso stretto del termine.

Doveva decidere sul da farsi. Doveva tornare da Blodwen, questo era sicuro, ma al momento era troppo disorientato per trovare un modo di scalare la montagna.

Così, si alzò ed iniziò a camminare, lentamente, seguendo quello che sembrava un sentiero naturale diretto a valle.

 

Era una bel pomeriggio primaverile.

Le rondini svolazzavano nel cielo terso, tra i monti che da sempre incorniciavano l’orizzonte di Tibe. Il modesto villaggio, abitato al massimo da cento, duecento persone, sorgeva fra prati verdi e campi fiorenti, nella vallata più spaziosa e riparata della catena montuosa circostante.

L’aria era umida ed i colori erano più nitidi del solito, perché, fino al giorno prima, un’insolita bufera aveva spolverato di neve il posto. Ma era bastato il sole mattutino per scioglierne il ricordo, e tutti erano pronti a dimenticare quella stranezza ed a riprendere la routine.

Ma qualcuno, evidentemente, non era d’accordo.

Il sentiero proveniente da sud porto con sé una nuova stranezza.

Su di un ciuchino stanco e svogliato, carico di provviste ed equipaggiamento, si trovava un curioso cavaliere…

Tredici anni scarsi, con indosso una tunica e degli infradito, sedeva sull’equino a gambe incrociate e braccia conserte.

Infilato diagonalmente tra braccia e petto, portava un bastone alto più di lui, che culminava in un emblema dorato e decorato da campanelli.

I suoi capelli, corti e bianchi, si appoggiavano sulla benda grigia che gli copriva gli occhi.

Dall’apertura sul petto che forniva la tunica, faceva capolino uno strano animaletto, niente più che un batuffolo di pelo bianco, in quella posizione.

“Che bel villaggio!”

Disse il ragazzino, con voce immatura ma non stridula.

L’animaletto rabbrividì e si strinse al suo padrone. I suoi occhi, che vedevano ben oltre quelli di qualsiasi umano, avevano registrato la presenza di pura malvagità e disperazione…

Un’aura debole, proveniente dalla montagna, si stava avvicinando lentamente ma inesorabilmente. Sarebbe arrivata in meno di mezz’ora, ed era l’aura di un demone.

Il villaggio, invece, non era tranquillo come in apparenza.

Diverse anime tormentate infestavano il luogo, senza dubbio il lavoro di uno o più diavoli…

“Ho capito”

Disse il ragazzino.

“Sembra che abbiano bisogno di noi, eh…”

 

Non era un bel periodo per il taverniere di Tibe.

L’inaspettata bufera aveva portato solo guai, c’erano riparazioni da fare, merci da ricomprare, e la clientela era scarsa, perché tutti nel villaggio avevano di che pensare. Tranne i soliti due o tre ubriaconi che sedevano al loro solito tavolo, certo.

E così, il vecchio e calvo taverniere se ne stava poggiato al bancone, con la testa sulla mano, chiedendosi cos’altro sarebbe accaduto, quando la porta si aprì. La luce proveniente dall’esterno nascose i dettagli di quella sagoma bassa che stringeva uno strano bastone ben più alto di lei.

Quando la porta si richiuse, il taverniere chiuse gli occhi e sospirò.

Un ragazzino cieco. Fantastico.

Ma capì presto che qualcosa non quadrava, perché quel ragazzino cieco non usava il bastone per aiutarsi a camminare, ed era arrivato al bancone senza il minimo problema.

Aveva scalato lo sgabello ed aveva rivolto il suo ampio sorriso direttamente al taverniere, chiedendogli

“Una birra, grazie!”

L’uomo, chiaramente disorientato, sobbalzò dicendo

“S-Subito!”

E voltandosi verso una delle botti dopo aver afferrato un boccale.

Ma si fermò di scatto.

“Ehi, aspetta un attimo”

Disse, e si voltò di nuovo

“Non sei un po’ giovane per stare qui?”

Il ragazzino si grattò la nuca con la mano destra, continuando a sorridere.

“Beh, ecco, io… eheheh…”

“Che ne dici di un bicchiere di latte?”

Il sorriso del bambino cadde in un broncio.

“Non mi piace il latte.”

Disse con voce cupa.

“Allora…”

Non riuscì a finire la frase, perché qualcuno aveva appena spalancato la porta, facendola sbattere contro la parete ed attirando l’attenzione collettiva.

Si trattava di un relitto d’uomo, stanco e provato.

Aveva capelli castani lunghi fino alle spalle, bagnati ed incollati alla testa ed al viso. Gli occhi erano chiari ma minacciosi ed arrabbiati.

Mano a mano che questi si avvicinava, il taverniere notò che i suoi abiti erano strappati e malridotti, ma la pelle sottostante non aveva segni di ferite. Il collo, d’altra parte…

Non si capiva se fosse una cicatrice od un tatuaggio, ma quell’uomo aveva uno strano simbolo ricamato in gola, come ali od artigli che partivano dal pomo d’adamo e lo afferravano fino a sotto le orecchie.

“Ti ho chiesto da BERE!”

Ripeté l’uomo, battendo i pugni sul bancone e lasciandoci il segno.

Così preso dalle stranezze, il taverniere non si era reso conto che l’uomo aveva raggiunto il bancone ed aveva ordinato…

“C…cosa vi porto?”

Balbettò

“Qualsiasi cosa… purché sia… freddo…”

Rispose l’uomo, strofinandosi una mano sul collo.

Il ragazzino, seduto lì accanto, non sembrava più interessato al bere quanto alla nuova compagnia.

Si rivolse all’uomo dai vestiti stracciati, e qualcosa sotto la sua tunica si rintanò in profondità.

Il taverniere, che ormai sudava freddo, origliò la conversazione mentre frugava fra le bottiglie.

“Sei nuovo di queste parti?”

Chiese il ragazzino

“…Sì. Perché ti interessa?”

“Oh, niente. Ho saputo che qui succedono cose strane e risolverle è il mio lavoro.”

“Cose… strane?”

“Fantasmi, diavoli, cose così. Non ne sai niente, vero?”

“E tu…. Credi di essere in grado di sconfiggere un diavolo? Ah… Ahahah… AHAHAH! COUGH! COUGH! Ack... ahem... scommetto che non ne hai mai visto uno...”

“E tu sì?”

“…Forse.”

“Già, è quel che credo anch’io. Devo chiederti di lasciare questo villaggio, demone. Queste persone hanno già abbastanza problemi.”

“C-cosa? Mi hai dato del demone?”

“È quello che sei, i miei occhi non sbagliano. Non puoi ingannarmi.”

“…Che ne dici… di continuare fuori questa discussione?”

“Sì, va bene.”

Il taverniere si voltò, con in mano un bicchiere pieno d’acqua di sorgente ed uno pieno di latte.

“Ecco le vostre bev…”

Ma al bancone non era più seduto nessuno.

Che strana giornata.

 

I due ora si trovavano uno di fronte all’altro, sul retro della locanda, al riparo da occhi indiscreti.

“Che vuoi da me?”

Disse Kreios al ragazzino.

“Te l’ho detto, voglio che tu te ne vada.”

“E se volessi restare?”

“Non è mia abitudine affrontare i demoni, ma… Anil!”

Un esserino coperto di piume bianche e dotato di simili ali volò fuori dalla tunica del ragazzino, rimanendo a mezz’aria dietro la sua testa.

“Il mio nome è Loki.”

Disse al demone che gli si parava dinanzi.

“Se finissi per ucciderti, trovo giusto che tu sappia almeno il mio nome.”

“Hmpf.”

Kreios non aveva intenzione di combattere, non con un ragazzino!

Ma il suo avversario aveva ben altro in mente.

Loki sollevò il bastone, lo fece ruotare e lo piantò ben saldo a terra.

Esclamò:

“Anil, fuoco!”

La creatura alata soffiò nell’emblema del bastone, sparando una palla di fuoco su di un Kreios che non poté far altro che difendersi mettendo avanti le braccia.

L'esplosione fece tremare il suolo.

Un dolore atroce invase l’ex-soldato all’avambraccio destro, costringendolo a cadere in ginocchio. Guardò cosa fosse successo al suo arto, per vedere che era stato spazzato via dal fuoco. Dal gomito in poi non c’era più nulla, salvo rimasugli di carne ed ossa bruciacchiate.

“Wow, niente male”

Disse Loki

“Ho visto diavoli morire per molto meno.”

L’agonia contribuì all’odio, l’odio alla rabbia, e Kreios mise da parte la pietà per il ragazzino. Ora voleva ucciderlo, squartarlo con le sue stesse mani, lui e quel suo ridicolo piccione…!

Sentì il cuore pompargli fuoco nelle vene, ancora una volta, ma stavolta direttamente al braccio destro. Ben presto, un urlo mostruoso annunciò la comparsa di un nuovo avambraccio, coperto di solide scaglie rosse, dotato di una mano con dita artigliate. Non si trattava di unghie: le ultime falangi di ciascun dito erano vere e proprie punte taglienti, nere e lucide.

Kreios strinse la nuova mano nella vecchia, ansimando, e sorrise al pensiero di collaudarla. Si rialzò…

“Già, già, sei proprio un demone forte. Non sono un esperto, ma eri forse in punto di morte quando hai stipulato il patto?”

Kreios non prestò ascolto. Aprì la mano e saltò contro Loki mirando alla testa, per strappargli via la faccia. Quest’ultimo non si mosse, perché una barriera bloccò il demone in volo, fulminandolo e rispedendolo a terra.

“È per questo che odio combattere i demoni! Finisce sempre che continuate a consumarvi l’anima per riprendervi, siete davvero una rottura! Sai che ti dico? Fa’ come ti pare, l’anima è la tua. Dopotutto, se avessi voluto causare guai in questo villaggio, l’avresti già fatto, no? Ci rivedremo quando sarai un diavolo… ciao ciao!”

E Loki salutò con la mano, avviandosi verso l’interno del villaggio.

Kreios doveva riprendersi, sia dallo shock fisico che da quello mentale, così lo lasciò andare.

La scossa l’aveva riportato in sé, comunque, e non desiderava più uccidere…

Rimase sdraiato a terra, a guardare il suo nuovo braccio…

Io sono... un demone?

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eh si o.o

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Un sogno nel cassetto...

 

 

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Citaziò!

 

 

Il Coniglio, si sa, saltella con una gamba dietro ed una avanti, un braccino corto ed uno lungo, un'orecchia dritta ed una storta. Perchè il Coniglio odia la simmetria.

Flame: Io me lo sono fatto raccontare tutto il Sigmarillion ma ancora devo leggerlo (...)
Impaled Janus: Il Sighmarillion, un'opera molto triste.
Testament: Ma Flame mi sa che erra convinto, come al solito.

"Tu devi essere il chiacchierato FenriX, la cui fama deriva dall'arte di giungere rozzamente al sodo del concetto la maggior parte delle volte... detto in una via inoffensiva..." Una piaga in due righe, by Dr.Risolvo!

 

 


Scheda di Zuppo Del'Oquie


Nome - Zuppo Del'Oquie
Età - 76
Razza - Elvaan
Descrizione - Snello, faccia da cretino, cappelletto alla Robin Hood in testa con la piuma perennemente spiegazzata, maglia in pieno stile: "è la prima cosa che ho trovato in giro" e pantaloni uguali. Le scarpe invece sono forse l'unica cosa realmente sua. Di pelle morbida, salvo la base di cuoio, ottime per correre e fare poco rumore, prive di alcun tipo di tacco. Ed aldilà del vestiario, abbiamo una cerbottana, una fionda, un pugnaletto, una...un..ah no basta. Lo zainetto, si! Ma lì ci tiene il pane ed i suoi strumenti di dubbia qualità.
Poi..ha orecchie a punta come ogni Elvaan e capelli castano chiaro, bizzarremente brezzolati di ciocchette tendenti al biondo. E' un biondo fallito, in sostanza. Ah, ma a lui non importa molto. Detto, questo, null'altro di rilevante da segnalare.
Se non il fatto che, il più delle volte, sia vestiti che capelli che zaino sono ornati da una quasi perenne sensazione di Bagnato. Perchè ogni pozzanghera che esiste sulla faccia di questa terra, deve, senza via di scampo, finire contro il suo naso. O forse è lui che è legato all'elemento Acqua da un odio amore non espresso...?
Misteri del Fato.
Carattere - Simpatico, socievole, affabile, allegro, ed al tempo stesso estremamente indifferente alle questioni che non lo riguardano. Astuto, ma mai per cattiveria, decide lui a cosa affezionarsi ed a cosa no. Di mentalità molto..molto bizzarra, vive la vita con dei valori del tutto personali che possono essere a volte comprensibili ed in accordo con quelle altrui, o possono essere decisamente ridicoli agli occhi degli altri. Ma lui è fatto così e non ci ragiona poi molto su come è fatto. Finchè mantiene due braccia due gambe ed una testa, ritiene di essere fatto semplicemente perfetto per quel che gli serve!

Background - "Fratello minore. Si, minore! Oh si! DANNATAMENTE MINORE! E questo è un problema! Perchè è un problema, no? A logica dovrebbe essere un bel problema per chiunque abbia voglia di non essere sempre chiamato per secondo, interpellato solo all'ultimo come scorta, impegnato solo quando proprio tutti sono impegnati, considerato solo per fare numero. AH! Minore! Onta! Orgoglio! AH!
AH!
A...ahah! Ma col cavolo..è una pacchia!"

Tranquillamente adagiato sul suo enorme divano, perchè se l'erba è il cuscino, un colle è dunque un enorme divano, Zuppo stava fischiettando con una foglia di acetella in bocca, così univa l'utile (il fischiettare era molto utile a parer suo) con il dilettevole (e quella fogliolina aveva un buon sapore, perciò dilettevolmente saporita!).
Era a dir poco splendido compiere un'attività tanto impegnativa e semplice al contempo da giustificare la sua lunga, perenne, praticamente insindacabile assenza a qualsivoglia attività sociale.
Lui disegnava le mappe, ed il fratellone le spacciava per sue guadagnando una montagna di soldi, tanta era l'accuratezza delle zone anche più inesplorabili, ed in cambio il Brò gli garantiva una vita tranquilla e senza impegni. Oh, fratello minore, ma il maggiore era tutto merito suo!
Poi, all'improvviso, tutto cambiò.
Perchè serve sempre un grande cambiamento per una grande svolta, no?
Ebbene, da quel momento lui partì, viaggiò, abbandonò la sua colonia, perseguì la via del "faccio da solo e meglio mi sento".
Tutto questo a causa sua..a causa loro...!!

"Fra'? Dove hai messo il mio flauto di rape?"
"Uh..era ammuffito. L'ho buttato anni fa ormai."
"..che..CHE COSA HAI FATTO!?!?!"

Inaudito.
Ovvio e logico andarsene, no? Sono certo che voi tutti sarete daccordo con me! NON SI TOCCANO I FLAUTI DI RAPE ALTRUI! MUFFA O NON MUFFA!
Beh si, daccordo, forse lo aveva dimenticato per gli ultimi vent'anni, ma questo non cambiava le cose. Dannato fratello. E.....no, non se ne era andato solo per quello, cosa credete!?

"...Mamma...Fra' ha buttato il mio flauto di rape."
"Ah, deve essere ammuffito come l'ocarina di zucca che ho buttato l'altro ieri."
"...che...CHE COSA HAI FATTO!?!?!?!"

Ovvio che non bastava un flauto a mandarlo via. Ma due, dai è troppo! L'aveva terminata, quell'ocarina, appena tre anni prima. ERA NUOVA!
E così, imparata la lezione del "non si lascia nulla in casa altrui", perchè quella non era PIU' la sua casa, Zuppo prese ogni cosa di valore che aveva con se: dunque uno svariato elenco di strumenti da ortolano, a partire dal triangolo di selci alla trombetta di cavolfiore, e partì. Partì, lasciandosi dietro una città perfetta, con una vita perfetta, una famiglia perfetta, ed una stupida, sciocca, banale idea che questa perfezione sarebbe durata in eterno.
Ah. Ma non scordiamoci un dettaglio.

Partì. Attraversò la strada. Il ponte. Il fiume. Inciampò. Cadde nella pozza vicino al fiume. Si inzuppò. Si rialzò e ri-partì.
Perchè il nome se lo era guadagnato con molta sfigata fatica eh.

"Ma che bel bambino, signora Ouquie!"
"...oh...scusatemi, riposavo. Quale bambino?"
"Hemm..quello che tenete nella culla."
"Oh! Quel bambino! Oh si ve lo faccio vedere subit.." E con un braccio, la maldestra madre intruppò la culla, che era ovviamente posizionata di fianco alla finestra aperta, che vide ovviamente un infante venire catapultato fuori, e che, alfine, vide sempre ovviamente il medesimo infante finire a mollo nel fiume, per fortuna abbastanza profondo, che passava proprio adiacente le mura della piccola dimora.
Quando lo ripresero, era vivo. Zuppo, ma vivo.
E Zuppo rimase a vita.

I reumatismi sarebbero arrivati in vecchiaia.

Equip -
Pugnale comune - Prezzo: 9
Armatura di Cuio [1 PA] - Prezzo: 15
Borsa Comune - Prezzo: 10
Fionda - Prezzo(pagato da madre natura XD)

 

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