Jump to content
Rpg²S Forum

Robin, Eagle's Prey (AC)


Raxas_Alice
 Share

Recommended Posts

Ok, questa storia è nata più o meno così:

-Si va alla feltrinelli a comprare Assassin's Creed Revelations

-Ci si dirige verso l'uscita grate di aver trovato pure una sorta di sconto

-Si vede lì, in bella mostra, il terzo libro di Bowden riguardo alla saga, la Crociata Segreta: deve essere mio.

-Lo si legge in un giorno e mezzo e BUM! Arriva l'ispirazione per questa Fanfict che era rimasta ferma da parecchio tempo.

XD Dato che sarà parecchio lunga, penso che posterò i capitoli un po' per volta, saranno belli lunghi quindi non temete, ma se vedete che è incompleta non vi preoccupate, ci sto lavorando X3

 

 

Robin, Eagle's Pray

 

 

Prologo

 

Tanti piccoli fiocchi di neve scendevano dal cielo cupo come il ferro, ghermiti dal vento tagliente e trasportati furiosamente giù per il precipizio, dove i più fortunati trovavano riparo sui pochi appigli di quella parete scoscesa e frastagliata.

Dopo aver rischiato un paio di volte la caduta, una sagoma aveva fermato la sua risalita per quella parete, con la tunica graffiata dalle raffiche di vento e la cotta di maglia congelata, che pesava addosso alle spalle tremanti di sforzo.

Le dita congelate facevano fatica a trovare i giusti appigli per risalire e le dita ormai rosse per il gelo erano scorticate e macchiate di sangue, ma disperatamente aggrappate alla roccia che tentavano di risalire, colme di un tremore tale da pensare che di lì a qualche secondo si sarebbero staccate dalla parete.

Il volto macchiato di sangue non proprio era sferzato dal vento e i capelli corti erano scarmigliati, le uniche goccioline di sudore nate dalla tempia erano state spazzate via, il loro percorso congelato sulla pelle arrossata.

Sopra quella testa si ergeva possente e inespugnabile il castello di Masyaf, i suoi enormi e massicci blocchi di pietra nati direttamente dalla roccia del dirupo, con gli alti bastioni di guardia gemellati alle guglie naturali che s'innalzavano accanto ad essi.

Una fortezza-montagna invisibile in lontananza e inattaccabile su tre dei quattro suoi lati.

Mentre gli occhi scuri guardavano il castello, quasi irraggiungibile, uno stivale perse improvvisamente la stabilità sullo sperone di roccia su cui si era poggiato e la sagoma scivolò giù per qualche metro, attratto dalla gravità, con un urlo disumano e terrificante.

Un grido alto, di stupore e terrore, che si zittì quando le mani ferite e allo stremo incapparono in una sporgenza solida e abbastanza alta da potervi stare in piedi.

Il soldato s'inerpicò e rimase col volto premuto contro la roccia per calmare i battiti del suo cuore provato, poi ritentò ancora la risalita, pensando che era l'unica via da percorrere per salvarsi.

Finalmente, trovando una strada differente sulla parete di pietra, giunse a una piatta forma di roccia ampia qualche metro che si protendeva nel vuoto come un trampolino naturale.

I primi segni di civiltà erano solo dei lunghi pali di legno che collegavano altre piattaforme rocciose, allungandosi come un braccio magro sullo strapiombo sottostante.

Il soldato strisciò nella neve che si era depositata, lontano dal bordo e dentro una piccola rientranza nella roccia, troppo poco profonda per essere una caverna, ma abbastanza da riparare il corpo debilitato dalle raffiche di vento che lo artigliavano, minacciando di ricacciarlo indietro nel vuoto.

La sagoma si rannicchiò quanto più poteva, non riuscendo a guardare oltre la neve che a mucchi si accumulava sulla roccia e sulla lunga trave di legno, e chiuse gli occhi, soccombendo al freddo, alla paura e alla stanchezza.

 

Capitolo Primo

 

Il mattino dopo, il soldato si svegliò perché un paio di occhi scuri si erano piantati sul suo volto addormentato, un paio di occhi giovani quasi più di lui e il capo coperto da un cappuccio grigio.

La neve era stata mossa da parecchi piedi, ma solo le orme del ragazzo davanti al soldato si erano dirette verso di lui, segno che era passato inosservato fino a quel momento.

Sentì immediatamente freddo e capì di esser rimasto sepolto dalla neve per una parte, i fiocchi bianchi si erano posato sulle sue gambe e sulle sue braccia come attirati dal poco calore che veniva dal suo corpo “Allora non sei morto” disse il ragazzo, sorridendo appena e piegandosi sulle ginocchia.

La sua divisa era coperta di neve sulla schiena e gli occhi terreni del soldato andarono subito oltre le sue spalle, vedendo che in realtà i mucchi di neve erano cumuli di fieno, accostati uno vicino all'altro e un po' scomposti. Se lo avesse notato la sera prima, non avrebbe rischiato di finire morto congelato.

Il ragazzo aveva alzato un dito e aveva toccato il volto del soldato “Anche se penso che non ti ci vorrà molto a morire, se rimani qui” continuò il ragazzino, aprendo poi la mano e mostrando che i guanti di cuoio che indossava non erano stati usati molto. Forse era ancora alle prime armi “Vieni, per fortuna c'è un'entrata qui vicino, ti ci accompagno. Forse il nostro Maestro potrà aiutarti a tornare a casa” e con delicatezza si sporse in avanti per aiutarlo ad alzarsi, ma il soldato mise debolmente mano alla spada.

L'elsa era coperta di neve e il metallo del pomo bruciante di gelo, ma venne lo stesso estratta e alzata verso il ragazzo per difendersi da una probabile aggressione.

Il soldato sapeva che quello era un Assassino, o almeno lo sarebbe diventato di lì a poco, perché non indossava il candore mortifero della divisa che aveva già visto in passato “Non ti faccio nulla” aveva aggiunto il ragazzino. Il suo arabo era perfetto, mentre quello del soldato era solo un asettico modo per comunicare, imparato quel che bastava per poter seguire la Crociata senza doversi far tradurre ogni parola che sentiva “Sei un Assassino” aveva detto con voce roca, era una fatica persino respirare in quel gelo, però era impossibile fidarsi di un nemico anche se quello aveva la faccetta appena cresciuta di un ragazzo e gli occhi grandi e scuri come la notte “Non ancora, anche se mi sto allenando. Non aver paura, sono disarmato” aveva detto poi allargando le mani per mostrare al soldato che non c'era ombra di arma, celata o visibile, sul suo corpo.

La sagoma espirò di sollievo e lasciò che il braccio cadesse al lato del corpo, portato in basso dal peso della spada e il giovane Assassino non ci mise molto a infilare le mani sotto le ascelle del soldato per trascinarlo fuori dalla fessura nella parete di roccia “Non posso aiutarti se non ti aiuti anche tu. Non sono ancora così forte da sollevarti di peso con tutta la tua armatura” disse, infilando la testa sotto il suo braccio e sollevandolo da terra con un po' di fatica “Il mio nome è Rashid 'Ala Ed Din. Qual'è il tuo, soldato?” chiese mentre si avviavano zoppicanti verso la fine del costone di roccia, dove ben nascosta stava l'entrata di una piccola grotta, di un cunicolo scavano nella roccia e adorno di torce che bruciavano e scaldavano l'aria.

La neve addosso al soldato si sciolse appena, inzuppando la tunica bianca e sporca, scurendone il colore “Giasone di Galles...” aveva risposto in un filo di voce “Sono... un uomo di Riccardo Cuordileone” aggiunse quando il calore gli entrò nelle ossa e gli raggiunse quasi l'anima. Era un tepore così dolce e invitante.

Gli occhi si chiusero ancora e il corpo di afflosciò a terra, inabile ad andare oltre, nonostante il ragazzino tentasse di tenerlo sveglio, dando anche qualche pacca al volto del soldato senza forze.

Un leggero tonfo venne da fuori del cunicolo e qualche minuto dopo comparve un ragazzo più grande rispetto a Rashid che chiedeva che cosa stesse succedendo “Ho trovato questo soldato in mezzo alla neve, fuori. Volevo portarlo dal Maestro, ma non riesce a camminare e non posso trasportarlo” la voce del ragazzino era preoccupata, mentre gli occhi dell'altro avevano osservato il soldato steso a terra “Ma quello è un Templare! Guarda la croce sul suo petto, dobbiamo avvertire gli altri” la nuova voce parlava un arabo più stretto e a stento la mente stanca di Giasone capì le parole che uscirono dopo quella frase.

Templare? Quella era la croce del suo sovrano Riccardo I d'Inghilterra, nonostante i Templari avessero infoltito le truppe inglesi per poter vincere entrambi contro l'esercito musulmano di Saladino.

L'avrebbero ucciso, se andava bene, gli avrebbero aperto la pancia in quel posto e poi gettato dal dirupo, in modo che non potesse rivelare a nessuno di quel luogo, come sapeva poteva succedere in una battaglia sanguinosa come le crociate.

Rashid aveva guardato l'altro, poi fece spallucce “Mi spiaceva lasciarlo nella neve” “Se non è morto là fuori con la bufera di ieri notte, lo farà per mano del Maestro. Sta attento Rashid, leghiamolo e portiamolo al castello”.

Immediatamente delle corde di canapa si avvolsero attorno ai polsi del soldato stordito e sfinito, senza che lui si ribellasse in alcun modo. La sua spada era rimasta all'esterno e anche se avesse potuto raggiungerla, non ci sarebbe voluto molto perché l'intera comunità lo raggiungesse per ucciderlo.

Si lasciò sollevare dai due mentre Rashid, con i suoi occhi dolci e che ancora dovevano vedere gli orrori di una guerra, lo osservava per bene curioso di sapere chi fosse in realtà quel Templare e come soprattutto avesse fatto a raggiungere quella parte della montagna, irraggiungibile a chiunque se non agli Hashashin più esperti.

Giasone,da parte sua, soffriva per le mani ancora congelate, probabilmente ogni suo dito sarebbe stato da amputare e non avrebbe più potuto combattere o fare qualunque altra cosa. Anche i suoi piedi erano sofferenti, le ginocchia tremavano e la cotta di maglia era ancora fredda “Credi che avrebbe potuto creare problemi, se non l'avessi trovato?” chiese Rashid all'amico e quello annuì “Certo, non hai sentito di come i Templari abbiano attaccato Masyaf, qualche settimana fa? Pare pure che il Maestro abbia punito Altaïr a causa della sua boria. Diventare Assassino non gli ha fatto bene, nonostante la sua abilità” l'altro ragazzo aveva parlato sottovoce, per impedire al prigioniero di capire bene le sue parole e Rashid assunse un'espressione curiosa “Davvero? Non pensavo potesse accadere...guarda, siamo vicini all'uscita” aveva detto, riferito al soldato.

Giasone lasciava ciondolare la testa in avanti, mentre i due ragazzi lo tenevano sollevato per le braccia e i piedi strisciavano sul suolo, incappando in piccoli sassi che facevano sobbalzare la punta dei suoi stivali.

La notizia non gli fece piacere, sarebbe uscito di nuovo nel freddo vento gelido della montagna e avrebbe abbandonato il bel calore delle fiaccole all'interno della grotta, ma la luce che la neve riverberava era accecante e presto vi si ritrovò in mezzo, mentre la frenesia di un piccolo mercato veniva fermato dall'arrivo dei due ragazzi con il prigioniero “Ecco, laggiù c'è Hassad. Forse ci aiuterà a portare il Templare in un luogo sicuro” disse l'amico di Rashid e Giasone venne trascinato e lasciato cadere in ginocchio davanti a un uomo, anch'esso con la testa coperta da un cappuccio grigio, ma decisamente più grande ed esperto rispetto ai due ragazzi più giovani “Hassad, abbiamo trovato un nemico sotto la torre dove ci sono i paglioni per le esercitazioni” disse il ragazzo sconosciuto, mentre Rashid aveva avvicinato la mano alla spalla del soldato e l'aveva scosso lievemente “Resisti, avanti” aveva detto e Giasone pensò che era veramente un caro ragazzo, che non avrebbe dovuto trovarsi in mezzo a un gruppo di fanatici come quelli. Sarebbe morto magari senza nemmeno raggiungere l'età matura di ogni ragazzo “Un nemico?” chiese Hassad, mettendo immediatamente mano all'elsa della spada che teneva legata alla cinta, poi guardò meglio e si lasciò scappare una parola che il soldato non aveva mai sentito “Malik si trova nella casa della sua famiglia a farsi medicare la ferita, vi consiglio di chiedere a lui... e fate attenzione che non abbia armi con sé, questo bastardo Templare” disse burbero, per poi congedare i due ragazzi con un movimento nervoso della mano “Ora andatevene, la boriosa Aquila tornerà tra poco e devo attenderlo qui”.

Rashid si era velocemente chinato accanto al soldato per aiutarlo ad alzarlo, dopotutto era stato in mezzo alla neve per troppo tempo, voleva evitare che ci restasse ancora “Perchè ti preoccupi così tanto, Rashid? È solo un nemico, non merita il rispetto di gente onorevole come noi Hashashin” aveva detto il suo compare, mentre lo risollevavano e si dirigevano verso il villaggio, dove una piccola casa in muratura sostava poco lontano dal bordo del precipizio “Nidal, sei troppo malvagio con le persone, anche se sono nostre nemiche. Questo soldato ha lottato per la sua vita come ognuno di noi farebbe e merita rispetto” aveva detto e a quelle parole Giasone si sentì meglio: aveva una sorta di alleato in quella situazione e quello lo rasserenava un poco.

Se fosse stato solo, sarebbe stato ucciso immediatamente, con molte probabilità “Ora resta qui, vado a bussare alla porta. Potrebbe adirarsi alla sua vista troppo facilmente, soprattutto dopo quello che è successo a causa di Altaïr” disse Nidal, mentre Rashid si prendeva faticosamente carico del peso di Giasone, nonostante quello avesse piantato i piedi per terra e si era un po' risollevato.

Aveva guardato il ragazzino accanto a lui e aveva sorriso lievemente “Mi scuso... per tutti i problemi creati” aveva detto Giasone, la lingua ancora debole per parlare fluentemente l'arabo, ma lo fece abbastanza bene da farsi capire “Non preoccuparti, si sistemerà tutto. Se sostieni di non essere un Templare, allora magari potrai trovare vitto e alloggio fino a che non ti sarai ristabilito” il ragazzino aveva parlato lentamente e in modo chiaro, dando una piccola pacca sulla schiena del soldato, sentendo quel colpo lieve rimbombare come fosse stato un tuono lontano “Potete entrare” disse all'improvviso Nidal, sbucando dalla porta aperta della casupola.

I due entrarono e il soldato sollevò la testa quel tanto che bastava per guardare gli interni: nonostante fossero di fattura povera, con un tavolaccio di legno vecchio e consunto al centro della stanza quasi spoglia, era una casa molto ordinata, con un lavabo di pietra scolpita che racchiudeva un paio di secchiate d'acqua verso il muro nord e un pagliericcio fatto con parecchia paglia e degli stracci, con una coperta di pelli d'animale e un sacco di fieno come cuscino.

Al tavolo era seduto un uomo magro e dal volto severo, i capelli neri e il lieve pizzetto sul mento gli davano un'aria molto più intellettuale rispetto ai suoi compagni incappucciati.

Indossava anche lui la divisa bianca, ma una manica ricadeva floscia lungo il corpo, segnalando che in quel punto il braccio era mancante un palmo sotto l'ascella “Perché portate nella mia casa un nemico? Ne ho visti abbastanza di Templari da bastarmi per tutta la vita” aveva detto a Rashid, indicandolo con un dito accusatorio dopo aver richiuso il pesante libro che stava scrivendo innanzi a lui “In questo modo disonori il nome di mio fratello, morto per mano loro” aggiunse l'uomo che doveva essere Malik.

Il soldato vide Rashid farsi piccolo piccolo, abbattuto da quelle parole, e in quel momento sentì come una ventata calda farsi viva nel suo petto, qualcosa che spesso suo padre gli aveva spiegato ma che non aveva mai capito “Permettetemi di dissentire, sayd” intervenne Giasone, la voce arrochita dal vento freddo e dal tempaccio a cui era sopravvissuto “Io non ho incrociato la spada con nessuno di voi Assassini, tantomeno mi ritengo parte di quelli che voi chiamate Templari. Io sono un soldato di Riccardo I, re d'Inghilterra... niente di più” aveva detto, cercando di stare in piedi con le proprie gambe e riuscendo in un qualche modo a liberare Rashid dall'obbligo del tenere il suo peso per intero.

Le gambe gli tremavano e la cotta di maglia tintinnava a quel lieve movimento “Non rimproverate il ragazzo per aver avuto pietà di un uomo allo stremo delle sue forze” aggiunse e Malik si avvicinò, scostando con la mano Rashid, mentre il ragazzo più grande stava a guardare alla porta.

Con uno scatto l'unica mano dell'uomo andò ad afferrare la tunica al centro della croce rossa che la adornava “Se non siete un Templare, questo simbolo non dovrebbe trovarsi sulla vostra divisa” e subito dopo la mano salì a stringere la gola del soldato per gettarlo a terra e mollargli un calcio nell'addome “Questo è quello che vi meritate e non osate dirmi che cosa devo e non devo fare, in casa mia e tra la mia gente” disse Malik, poi si voltò a parlare con Rashid, la lingua che sperperava parole di rimprovero “Via dalla mia vista. Rinchiudetelo da qualche parte finché il Maestro non saprà cosa fare di lui” aveva ringhiato l'uomo da un solo braccio, ma Giasone aveva sentito una nota gracchiante nella sua voce, come di vetro che si crepa.

Il soldato capì quanto l'uomo soffrisse alla vista di quella croce, forse ricordava il fratello morto o rimpiangeva il braccio perso, e non se la prese quando lo fece sollevare e portare di peso in una casupola più piccola e stretta, dove all'interno due porte conducevano a due stanzette strette e umide, con solo un pagliericcio come letto e una finestrella troppo stretta per permettere a un corpo d'uomo di potervi passare attraverso.

Una lama di luce perlacea tagliava in due la camera e colpiva la porta di legno dai rinforzi in metallo “Sta qui buono e forse la tua morte sarà veloce e indolore” aveva detto Nidal prima di chiudere la porta a chiave e andarsene.

Il soldato guardò la porta chiusa qualche istante, poi sospirò e il suo fiato si trasformò in una nuvoletta bianca e vaporosa, a causa del freddo che entrava dalla feritoia che c'era come finestra, si avvicinò ad essa e guardò al di fuori, aspettandosi di guardare verso il villaggio, ma poté scorgere solo una strada lontana incassata tra le rocce, poi il dirupo che aveva più volte minacciato d'inghiottire la sua forma.

Giasone si sedette sul pagliericcio e sospirò ancora, muovendo la mano intorpidita verso il volto e grattandosi mestamente una guancia, lasciando sui polpastrelli un alone nero come di carbone “Ah già...” mormorò tra sé nella sua lingua “Dimenticavo” e strofinò le dita nella toga, senza però aver intenzione di pulirsi anche il volto.

Passarono parecchie ore e mentre lo stomaco richiedeva cibo, il soldato aveva sporto fuori le mani legate tra loro per catturare della neve rimasta aggrappata alle pareti esterne della casupola e tenerne un pizzico sulla lingua, in modo da farla sciogliere e impedirsi di morire di sete.

Riuscì a vedere il lato positivo di quella prigionia: il sapore della neve fresca e pulita era veramente rinvigorente anche se la temperatura era decisamente un fastidio.

Qualcuno ritornò quando il sole era sceso e il cielo si era scurito così tanto da costringere Giasone a strizzare gli occhi per poter vedere le proprie mani, nella stanza silenziosa e senza nessuna illuminazione.

La porta aperta aveva rivelato il corpo atletico di un Hashashin che il soldato non aveva mai visto e che gli parlò in un arabo rude e un po' sboccato “Alzati, il Maestro vuole vederti” disse la voce sconosciuta.

Giasone venne condotto tra spintoni e male parole fino al borgo alto del villaggio di Masyaf, con le poche persone in giro che osservavano la scena con occhi carichi d'odio. Era quello il trattamento riservato a un comune soldato? Portava la croce del suo Re sul petto, perché i Templari ne copiavano lo stemma?

I cancelli mastodontici del cancello avevano la grata aperta e parevano una bocca irta di denti che rimaneva dischiusa per inghiottirlo, ma più avanti il cortile di fronte al castello era un luogo di ritrovo per molti uomini incappucciati, sia di grigio che di bianco, per parlare e soprattutto allenarsi con manichini o tra di essi.

Non c'era molto movimento tra i pochi Assassini che sostavano fuori delle mura, forse a causa del freddo che mordeva la terra, ma si potevano udire in lontananza delle voci concitate e il frusciare di toghe nel vento “muoviti” il soldato ricevette un colpo a mano aperta sulla nuca, che l'obbligo a chinare il capo e cercare di rimanere in piedi.

Il castello, quella roccaforte inespugnabile che pareva dall'esterno, era in realtà ricolma di vecchie librerie in legno riempite con libri nuovi e antichi, tutto illuminato da delle torce che spandevano un profumo acre nell'aria “Maestro, vi ho condotto il Templare come richiesto” disse il carceriere, dopo averlo condotto di fronte a una scrivania quasi completamente spoglia se non per qualche pergamena scribacchiata. Al di là della tavola di legno dalle gambe intarsiate, vi era un uomo vecchio, dalla lunga barba imbiancata dal tempo e con indosso un soprabito blu scuro di ottima fattura, oltre ad avere al di sotto la divisa degli Hashashin.

Il Maestro si voltò, nascondendo velocemente una sorta di sfera in metallo dorato tra le pieghe del lungo soprabito “Puoi andare” disse con voce gentile, anche se il suo volto esprimeva tutto fuorché gentilezza, così rimasero solo Giasone e il Maestro presenti in quel luogo “Allora, Templare, qual'è il vostro nome?” chiese l'anziano, in un arabo che si mischiava ad un'altra lingua solo per qualche tratto, forse un dialetto del luogo che gli Assassini usavano per comunicare tra loro.

Il soldato raddrizzò la schiena per quanto gli fu possibile, la corda attorno ai polsi stringeva, nonostante non gli segnasse la pelle grazie ai bracciali in cuoio che indossava “Sono Giasone di Galles, sayd, un soldato di Riccardo I” a quella frase, il Maestro parve ravvivarsi “Ho davanti ai miei occhi il protettore del sovrano inglese, quindi. Siete diventato famoso tra i vostri nemici, Giasone. Quanti mortali fendenti avete parato con la vostra spada? Quante volte avete salvato la vita al vostro Re?” incominciò a parlare, mentre il soldato apriva e chiudeva le mani per farvi scorrere il sangue “Eppure indossate la croce Templare, segno che non servite il vostro Re, ma lo assecondate soltanto” “E' il simbolo del mio sovrano” lo aveva interrotto senza pensarci, la voce ammorbidita dal riposo si era nuovamente crepata d'ira e il tono si era alzato di poco.

Il Maestro degli Assassini gli diede le spalle per afferrare un piccione dalla sua gabbietta lavorata e legarvi alla zampetta un messaggio, per poi lasciarlo volare via dalla finestra in realtà aperta. Non aveva freddo, con l'età che aveva? “Io comandavo una truppa d'inglesi. Siamo stati portati qui con l'inganno, qualcuno aveva sparso la voce che voi Assassini eravate una minaccia, probabilmente i Templari che mi state dicendo voi” il silenzio solo gli rispose e Giasone dovette tirare un respiro più profondo perché un alito di aria fredda era entrato e gli aveva percorso la schiena “Sapreste dirmi qualche nome importante, fra i Templari?” chiese il vecchio, senza voltarsi a guardare il soldato, ma osservando l'esterno, la stupenda vista che si poteva godere solo dalla cima di una montagna.

Purtroppo per il Maestro, Giasone era solo un soldato inglese, quindi quasi privo d'informazioni riguardanti le cerchie più strette dei Templari “Maestro, porto notizie” arrivò una voce giovane alle spalle dei due e un Assassino risalì le scale con passo deciso, le vesti bianche sporcate di sangue e di polvere.

Il volto era celato in parte dall'ombra del cappuccio a becco di rapace e sul braccio sinistro portava una strana arma, oltre a mancare da quello stesso braccio del dito anulare.

Il Maestro si era voltato a guardare l'arrivato “Altaïr, hai completato la missione che ti ho assegnato, spero” aveva detto il vecchio, incurante del fatto che l'Assassino aveva guardato il soldato e automaticamente fatto uscire una lama dal meccanismo sul braccio, un lieve scatto del gomito e il frusciare del metallo “Costui è un soldato inglese di Riccardo Cuordileone, probabilmente ogni sua parola dice il falso e la croce sul suo petto ne dimostra la falsità... ma potrebbe ancora servire ai nostri scopi” aggiunse il Maestro per far acquietare l'uomo “Si tratta dunque di un'esca?” chiese l'Assassino, lasciando rientrare la lama.

Giasone notò come l'arma sostituisse il dito mancante, quando era del tutto estratta “Esatto. Non è di molta utilità come informatore, sarà stato addestrato a non rivelare nulla, quindi non ci resta molto che attuare uno scambio con Riccardo. Il soldato di Galles per Di Sable” quelle parole fecero scattare un ricordo dentro la testa di Giasone, in quale il Re gli confidava, durante uno spostamento a cavallo, che non aveva altri di cui fidarsi, se non lui e Roberto Di Sable.

Di Sable era un Templare, quindi? Poteva tradire in ogni momento la fiducia del suo sovrano, poter piantare un pugnale nel suo petto e gettarne il cadavere in un campo di guerra per mascherare le sue malefatte.

Il soldato, però, sapeva come ragionava Di Sable “Non potrete mai attuare lo scambio” dissentì “Di Sable ha maggiore importanza rispetto a me, nella mente del mio sovrano...” aggiunse.

La gola di Giasone venne grattata dalla lama celata dell'Assassino appena arrivato “Maestro, posso uccidere Di Sable anche senza questi stratagemmi. Uccidiamolo e celiamone il cadavere” ma l'anziano parve non far caso alle parole dell'allievo “Altair, hai già ricevuto una severa punizione, hai ancora la voglia di contrastare quello che dico? Porta questo soldato ad Arsuf ed effettua lo scambio. Puoi andare” lo congedò senza voler ricevere alcuna parola, tornando a dare ad entrambi le spalle magre e ossute.

L'Assassino aveva taciuto, facendo rientrare la lama celata sull'avambraccio e inchinandosi appena, per poi afferrare le corde che stringevano i polsi del soldato e iniziare a incamminarsi verso l'esterno, lanciando solo qualche maledizione per sbollentare il sangue.

Avrebbero raggiunto la cancellata enorme del castello, se solo non fosse arrivato un uomo di corsa attraverso di esso, mettendosi a urlare riguardo a un plotone di Templari in arrivo, capitanata direttamente da Roberto Di Sable “Maledetto, li hai condotti qui tu!” aveva esclamato Altaïr, minacciandolo con la lama celata posata sul collo, l'altra mano gli teneva il bavero della tunica e sollevato di qualche centimetro da terra.

Gli occhi di Giasone si allargarono, pieni di spavento e istintivamente le sue mani andarono ad afferrare quella ferrea dell'Hashashin, ma venne rilasciato dopo qualche secondo “Non posso permettermi di disubbidire ancora al mio Maestro... sei fortunato, soldato” aveva poi ringhiato e lo spintonò per qualche metro oltre la cancellata, che venne richiusa pesantemente alle loro spalle per impedire ai Templari di entrare.

http://fc01.deviantart.net/fs71/f/2014/092/2/f/shtbanner_by_flaminiakennedy-d7cq8qm.png http://www.freankexpo.net/signature/697.png



Miglior Esplicazione del Progetto nel Cover Contest
http://www.rpg2s.net/cover_contest/icons/cc_special.png
Secondo posto allo Screen Contest #58
http://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gif
Secondo posto allo Screen Contest #59
http://rpg2s.net/gif/SCContest2Oct.gif
Terzo posto allo Screen Contest #68
http://rpg2s.net/gif/SCContest3Oct.gif

Link to comment
Share on other sites

  • 4 weeks later...
La scrittura è molto scorrevole e piacevole da leggere, brava. AC è un bel tema per scrivere, ma potresti trarne spunto per scrivere qualcosa di personale :o

http://rpg2s.net/gif/SCContest3Oct.gifhttp://i53.tinypic.com/14lrbci.png
Membro #9 della:
http://img3.imageshack.us/img3/9636/bannergm.png

Link to comment
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now
 Share

×
×
  • Create New...