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Gladiatori


Destroya
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Con questo mio manoscritto vi narrerò le travagliate vicende di un pugno di uomini, che armati solamente del loro coraggio riuscirono a divenire liberi…

 

CAPITOLO 1

 

Un uomo giaceva al centro dell’Arena, un uomo dal fisico scolpito, indossava un paio di pantaloni di spessa stoffa verde scuro ed un corpetto di cuoio borchiato che aveva visto momenti migliori, le giunture e le cinghie erano infatti logore ed alcune erano già cedute da tempo e penzolavano sul fianco. Il gladiatore aveva dei capelli molto corti dalla sfumatura brizzolata che non nascondevano la sua età ormai sulla quarantina, gli occhi di un grigio vitreo caratterizzavano il suo duro volto. Il nome di quest’uomo era Drake, in questo momento era sfinito, rimase a lungo in ginocchio sul terreno polveroso dell’arena con il respiro affannato, solo i suoi sensi perennemente all’erta trovarono finalmente riposo. Lasciò cadere a terra la daga insanguinata, alzando poi il volto verso la folla esultante, ancora eccitata dal combattimento appena avvenuto, quasi in estasi alla vista di tutto quel sangue versato. Distesi davanti a lui vi erano altri due gladiatori, uno con la testa quasi recisa dal tronco ed un altro con una lunga ferita che gli percorreva l’intero fianco. Entrambi erano morti o in fin di vita a causa delle ferite subite.

La durezza della sua espressione non sembrava godere di tutte quelle esultanze, di quei festeggiamenti, quasi non notasse tutta quella folla, il suo sguardo andava oltre perdendosi nei suoi pensieri “quanti sono morti per mano mia, quanti uomini, schiavi come me…”

<<Ehi Drake! Anche sta volta gliel’hai fatta vedere a quei bastardi!!! AHAHAHA!!!>> Un uomo dalla stazza e dall’età simile a quella di Drake, ma dalla carnagione nettamente più olivastra e dai capelli neri, sopraggiunse accanto a lui esplodendo in una fragorosa risata, distogliendolo così dai suoi pensieri.

<<Un'altra vittoria Amid … solo un'altra vittoria…>>

<<Modesto come al solito!! Alzati adesso e andiamo a festeggiare! Meglio loro che noi!!>> concluse sorridendo al vecchio amico, che nel frattempo si era rialzato e sollevando al cielo la lama insanguinata incoraggiò la folla ad un ultima e ancor più delirante ovazione “Drake! Drake! Drake!!!” urlavano senza sosta dalle gradinate in pietra.

<<Loro ti adorano… sei un Dio per questa povera gente..>> disse Amid mentre i due oltrepassavano l’inferriata sollevata, inferriata che conduceva ad lungo e stretto cunicolo sulla parete dell’arena.

<<Questa gente farebbe meglio a rimanere nelle campagne a lavorare la terra… a badare alla propria famiglia… invece di buttare nella latrina tutta la paga in fottute scommesse… vogliono fare soldi sulla nostra pelle!!>>

<<Non te la prendere con il popolo! Sono gli unici a mostrarci un po’ di rispetto, sai bene che non siamo stati noi a scegliere questa vita, siamo nati gladiatori e moriremo tali… e vedi di toglierti idee strane dalla testa, voi dell’ovest siete troppo cocciuti, se Bardak sentisse certi discorsi…>> s’interruppe <<…è meglio non pensarci.>>

 

***

Bardak “il Signore degli Schiavi”, era l’uomo più ricco di tutta la regione, ma era anche avido e cinico, d’altronde faceva soldi alle spese dei suoi schiavi e poco gli importava se molti erano destinati ad una rapida fine, visto che periodicamente arrivava un nuovo carico di carne fresca pronta al macello. Era un uomo molto anziano, il suo fisico era in netto contrasto con quello dei suoi gladiatori, era piuttosto gracile e non aveva mai impugnato un’arma più grande di un pugnale in tutta la sua vita, passava la maggior parte del suo tempo a contare le monete d’oro e d’argento che guadagnava e che di giorno in giorno andavano ad aumentare la sua spropositata ricchezza. Nonostante tutto apparteneva a quel tipo di persone che sapevano il fatto loro, non c’era nessuno più abile di lui nel fare soldi senza tenere conto di niente e di nessuno. Goldwin, il suo braccio destro, era invece un gigante, superava i due metri d’altezza e la sua stazza era colossale pari solo alla sua abilità nel maneggiare qualunque tipo di arma a due mani. Era infatti il Maestro d’arme della brigata, aveva l’incarico di addestrare gli anfitrioni, dai nuovi pivellini ai veterani come Drake e Amid, era l’uomo più crudele che avesse mai solcato il continente, ma era anche il più esperto nel suo mestiere. Aveva passato molti anni come guerriero mercenario finché Bardak non lo assunse per i suoi scopi.

I due al momento si trovavano nella tenda di Bardak, ampia e adornata con svariati arazzi, grandi tappeti facevano da pavimento e numerosi cuscini riccamente adornati erano sparsi qua e là. Seduto al centro vi era il signore degli schiavi, i lunghi capelli bianchi erano raccolti in un sontuoso turbante multicolore ed un paio di lunghi baffi arricciati alle estremità solcavano le sue labbra increspate, intente a trarre profonde boccate da un narghilè in vetro, dipinto con grandi disegni tribali dorati. Grandi volute di fumo con sfumature verdastre si diffondevano all’interno della tenda rendendo l’aria densa e carica di un profondo aroma di celia, una potente droga psicotropa molto costosa. Goldwin rimase in piedi, lievemente chinato per non toccare con la testa il soffitto della tenda.

<<Ahh mio caro Goldwin… ultimamente gli affari non vanno come dovrebbero, troppe serpi si annidano nel nostro giro, troppi si avventano su questo mestiere nella speranza di arricchirsi rapidamente e questo sta portando il nostro mercato di uomini ad una saturazione, gli ultimi due carichi mi sono costati quasi il triplo rispetto alla norma.>>

<<Serpenti? Satiri?! Dove?!>> Goldwin non eccelleva per intelletto e le frequenti inalazioni di fumo passivo non lo aiutavano di certo a comprendere il gergo tecnico del suo datore di lavoro.

<<Ahh povero Goldwin, povero grosso zotico… non c’è nessuno satiro.. è il mercato ad essere SATURO… cercherò di illustrarti la situazione con parole che anche tu possa comprendere. Vedi Goldwin, abbiamo meno soldi e i nuovi schiavi costano molto di più, fra qualche giorno arriverà il nuovo carico… e dovrà essere MIO!>> Scandì per bene l’ultima sillaba poi si interruppe così da dare modo al gigante di comprendere le sue parole.

<<Il carico di barbari?>> annuì Goldwin dopo alcuni interminabili istanti.

<<Bene.. vedi che quando ti impegni, anche tu afferri il senso delle mie parole? Fra quelle popolazioni di barbari si nascondono i più forti guerrieri di Foboss… sai bene che il nostro miglior elemento proviene da quei territori, dalle grandi montagne dell’ovest.>>

<<Drake!>> aggiunse il gigante senza nascondere un velo di disprezzo. Nutriva una sorta di invidia per il rispetto che Bardak soleva mostrare per quello schiavo. Rispetto che spesso non mostrava nemmeno per lui, il suo braccio destro.

<<Drake esatto. Quel carico è molto importante, ma al momento non ho il denaro sufficiente ad acquistare tutti e quattro gli schiavi e sono giunto così ad una conclusione>> fece una pausa e trasse un’altra boccata di celia per poi riprendere.

<<Ho deciso di vendere l’uomo del sud… con la sua vendita rientrerò nel budget e sarò in grado di acquistare le nuove leve.>>

<<Sta parlando di Amid, Signore? Anche lui è uno dei nostri migliori guerrieri, non mi piace il suo stile da femminuccia, ma è molto forte… saltella di qua e di là nell’arena uccidendo tutti senza usare alcuna arma!! E’ sicuro di volerlo vendere?>>

<<Oh Goldwin, certo che sono sicuro… Amid ormai sta diventando vecchio per combattere nell’arena, hai visto anche tu i suoi ultimi incontri. E comunque ricordati che in questa tenda c’è solo uno stupido e non sono di certo io.>> Concluse sorridendo al gigante, che non colse quell’insulto gratuito, anzi rimase immobile con un sorriso da beota stampato sul volto, annusando l’aria a pieni polmoni e oscillando lievemente da un lato all’altro. <<Goldwin penso sia il caso che tu vada a riposare… tieni, questa è la tua paga dell’ultima settimana>> Bardak estrasse un piccolo borsellino in pelle, pieno di tintinnanti monete e lo lanciò verso il gigante, che pur con qualche incertezza riuscì a prenderlo al volo ed uscì dalla tenda annuendo in segno di saluto.

 

***

Continuarono a camminare fino a giungere in una piccola sala con le pareti in pietra, una grossa tavola di legno, con due panche su entrambi i lati, era posizionata al centro, i gladiatori seduti erano intenti a banchettare sbranando avidamente grossi cosciotti di cinghiale arrosto. Non appena videro Drake levarano in alto i calici in suo onore.

<<Per Drake!! Hip Hip urrà!!!>> Gridarono all’unisono con i loro vocioni cavernosi. Uno dei gladiatori porse a Drake e Amid due grossi calici di terracotta e tutt’insieme brindarono, scolando l’alcolica bevanda a base di patate fermentate, alcolico diffuso fra schiavi e squattrinati grazie al suo basso costo. Ciò che seguì fu una lunga serata, in cui tutti i guerrieri passarono da un brindisi all’altro, raccontandosi barzellette sconce o narrando di vecchie avventure in cui, a detta loro, avevano sconfitto mostri leggendari, minotauri, idre e chi più ne ha più ne metta… non che fossero storie vere, nessuno di quella manciata di rozzi uomini aveva mai visto il mondo al di fuori dell’arena. Ma l’alcool cominciava ad ottenere il dominio sulle loro facoltà mentali ed ogni storia, per quanto assurda fosse, era buona per farci sopra una risata e dimenticare i feroci combattimenti del giorno appena concluso.

Così procedeva la loro vita, di giorno in giorno, di scontro in scontro, chi sopravviveva continuava a combattere e l’unico modo per uscire da questo circolo vizioso era scegliere la morte o la fuga.. se mai qualcuno ci fosse riuscito. Ai lati dell’accampamento vi erano i cadaveri di chi almeno ci aveva provato, rimanevano per settimane a marcire trafitti da dei grossi pali di legno conficcati nel terreno. Erano un monito, utile a scoraggiare altre teste calde. Drake aveva perso così molti amici, per questo ormai da tempo aveva cancellato dalla sua mente l’idea di fuggire e si era rassegnato a questa vita.

 

CAPITOLO 2

 

La mattina seguente Drake si alzò dalla branda, sentiva la testa ancora pesante a causa dell’alcool, uscì dalla sua tenda e si diresse con un andamento un po’ barcollante nel cortile centrale, numerose tende si trovavano attorno a questa sorta di focolare comune e pian piano altri uomini si destavano cominciando ad accalcarsi attorno al fuoco per combattere il rigore delle fredde mattine invernali.

Joiff come sempre era stato il primo a destarsi e a recarsi vicino al falò, era l’addetto alla cucina, non era granchè come anfitrione e Bardak, il Signore degli schiavi, che per caso aveva scoperto le sue doti culinarie, lo aveva nominato suo chef nonché cuoco di brigata, incaricato di preparare qualcosa di commestibile a tutti gli altri suoi compagni. Era in grado di preparare dei pasti fantastici partendo da quei poveri ingredienti che Bardak gli concedeva. Per questa sua dote era stimato e conosciuto fra tutti i gladiatori. La sua attenzione venne colta da Drake, il quale era appena giunto nei pressi, così si voltò verso di lui e sogghignando gli lanciò una frecciatina.

<<Serata pesante… hai alzato il gomito anche ieri sera?>> disse sghignazzando.

<<Joiff sta zitto e dammi un po’ della tua brodaglia!!>>

<<Come?! Non dicevi sempre che la mia minestra è uno schifo?!>> rispose con tono marcatamente sarcastico.

<<…già… ma è l’unica cosa in grado di farmi passare la sbronza … da qua!>> Drake allungò rapidamente il braccio afferrando con violenza una ciotola di minestra. Cominciò a sorseggiarla avidamente, ottenendo un certo beneficio dal calore e dagli ingredienti della… brodaglia, come la chiamava lui.

A qualche decina di passi dal focolare vi era un ampio cortile, adibito agli allenamenti e all’addestramento con le armi. Al momento vi erano solo un paio di uomini, uno accanto alla mola in pietra, intento ad affilare la propria daga. L’altro era Amid che si dedicava alle sue esercitazioni quotidiane. Indossava una sorta di tunica bianca che ne avvolgeva le gambe e il busto, il tessuto era tagliato in modo da indossarlo come una specie di tracolla che passava sopra ad una spalla lasciando scoperte le braccia e l’altra spalla. All’altezza della vita presentava una cintura di stoffa nera. Questo era l’abbigliamento tipico dei popoli del profondo sud, i popoli nomadi del deserto. Si muoveva sul terreno come se danzasse, le braccia si muovevano con una rapidità sorprendente, fendendo l’aria con un leggero sibilo, concatenava sapientemente pugni e calci volanti, finte ed efficaci capriole evasive. Si muoveva con un agilità impensabile per uomo della sua età.

<<Ahh ma come diavolo fa quel beduino…>> disse Drake scuotendo la testa e appoggiando la ciotola vuota sul terreno accanto al falò. Poi portò una mano alla tempia, soffrendo ancora per la sbronza.

<<Amid!!!>> gridò Joiff ricercando la sua attenzione <<la minestra è pronta!!! Smettila di saltellare come un’acrobata da circo!!!>>

Alle parole del cuoco, il gladiatore del sud si fermò e traendo un profondo respiro interruppe l’allenamento incamminandosi verso i due amici.

 

EDIT manca un pezzettino, mi sa che ce l'ho sull'altro pc, cmq poca roba poi finisce.

Edited by Destroya

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Collaboro a tempo perso con chiunque mi chieda una mano

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Usare rpg maker XP o usare rpg maker 2003?

...questo è il problema

L'Amleto del Makeratore

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Due annotazioni: è ambientato nel nostro mondo? perchè se non lo è sconsiglio l'uso di "beduino", che è un termine molto specifico.

 

Posso suggerirti poi di uniformare lo stile? A volte parti con periodi lunghissimi pieni di virgole e coordinate, altre volte lo stile si fa spezzato, con periodi molto brevi che tagliano il ritmo. Secondo me dovresti trovare una via di mezzo. :)

cmq scusate se lo dico ma fatevi na sega...io sn single e vabbè ma fare un topic per vedere ragazze mamma mia...

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Posso suggerirti poi di uniformare lo stile? A volte parti con periodi lunghissimi pieni di virgole e coordinate, altre volte lo stile si fa spezzato, con periodi molto brevi che tagliano il ritmo. Secondo me dovresti trovare una via di mezzo. :)

 

Vero :biggrin: scrivo di getto e presto poca attenzione alla forma generale.

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