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  1. Ogni tanto in chat mi chiedono di raccontare una storia. Beh io ne ho raccontata una XD Ecco, è una fiaba, si chiama Il golem addormentato By Apo [ringrazio EaglEye per l'idea di pubblicarla, e che ha messo da parte la storia presa dai log della chat] Un golem stava passando per la foresta, calpestando -senza volere- sul suo cammino alberi, scoiattoli e viaggiatori. Arrivato ai margini di quello che pensava esser un cespuglio, decise di sedersi sul grande sasso alla sua destra: una collina non troppo elevata che si stagliava a Nord di un villaggio di contadini e pastori. Il Golem, stanco dopo aver a lungo girovagato, appoggiandosi alle ginocchia con i gomiti e reggendosi il mento, si assopì profondamente. Ma al villaggio, tutti cominciavano ad essere scontenti :quel golem, con la sua enorme presenza, spaventava gli animali da pascolo, che allora non volevano in alcun modo andare sulla collina; inoltre, il golem era alto, così alto, ma così tanto alto che con la sua ombra oscurava tutti i campi del piccolo borgo, facendo così morire le piantine, che non ricevevano più la luce del sole. Al che, vista l'urgenza di far spostare quell'enorme montagna con le gambe, al villaggio si tenne la riunione del consiglio cittadino. "E' solo una minaccia! Deve assolutamente andarsene!" -tuonò un vecchio pastore di capre. "E se si stendesse sui campi come su un letto?" -pensava preoccupato un agricoltore di patate. "O peggio ancora se finisse sulle case!" -andava dicendo il mugnaio. Sentendo tante -assai giustificate- lamentele, il sindaco si risolse ad impegnarsi per far spostare il golem addormentato. "Come si fa però"- pensava - "A svegliare un gigante tanto... gigantesco!... E non è detto che sia un gigante buono!". Indeciso sul da farsi, pensò allora di sorteggiare un abitante del villaggio che si recasse dal golem addormentato per cercare di svegliarlo e convincerlo a spostarsi. Tra tutti fu scelto un bimbo di appena 10 anni, Gabriele, che avrebbe dovuto andare a parlamentare dal golem. "Chissà come sarà questo Gigante! Voglio proprio vedere com'è fatto!" "Gabriele fai attenzione, il Golem potrebbe anche essere cattivo!" "Ma come la fai lunga mamma, sono sicuro che il Gigante mi ascolterà!" E così, Gabriele, preso un tozzo di pane e una borraccia d'acqua, prese a salire la collina a Nord del villaggio. Più si incamminava, più Gabriele vedeva diminuire la luce del sole, finché non fu completamente nell'ombra del Golem. "E' davvero alto questo Gigante!" Sali sali, cammina cammina, Gabriele arrivò fino alla coscia destra del Golem, che stava seduto sulla cima della collina. "E cosa dovrei fare? Mi arrampico, o provo a chiamarlo da quaggiù?". Gabriele fece una voce, nessuna risposta. Gridò di nuovo, ma si udì solo l'eco di un "Gigante! Ciao Gigante!". Allora Gabriele, vedendo che era inutile sbracciarsi quanto chiamare il Golem, decise di arrampicarsi sulle sue ginocchia di ferro fino ad arrivare all'enorme faccia di metallo. "Che fatica! E sono ancora al ginocchio del Gigante!" Gabriele alla fine raggiunse il pollice scintillante del Golem. "Gigante! Ehi Gigante! Svegliati!" Dapprima il Golem sembrò rimanere del tutto immobile; un attimo dopo un sussulto scosse dalla testa ai piedi l'enorme uomo di metallo; poi sbatté un paio di volte le palpebre, che fecero scendere una piccola cascata di polvere e ruggine. Scrutò le nuvole a destra, le scrutò a sinistra, ma non capiva da dove venisse la vocina che l'aveva svegliato. "Ehi, sono qui! Sono qui!" Allora il Golem si accorse del piccolo omino sul palmo della sua mano, ed iniziò a guardarlo più e più volte da capo a piedi. Era la prima volta che il Golem vedeva da vicino un uomo, e si stupiva che fossero tanto piccoli e poco pelosi, a differenza degli animali che a volte aveva rischiato di schiacciare sotto ai suoi enormi piedi. "Ciao, io, io mi chiamo Gabriele! E tu?” nessuna risposta del Golem, che lo guardava incuriosito “Vorrei chiederle se può alzarsi, vedi, stando qui dà un sacco di problemi al villaggio qua dietro...per favore signor Gigante, potrebbe spostarsi?" Il Gigante, con una voce simile ad ingranaggi non oliati da tempo, acconsentì, seppur a malincuore. Gabriele, vedendo il Gigante tanto triste, gli domandò come mai se ne andava tanto mal volentieri. Il Gigante allora, anche se poco convinto, rilevò a Gabriele il motivo della sua tristezza: il bambino era la prima persona con cui parlava dopo secoli di solitario cammino. Non aveva ormai più amici: vagava senza meta da così tanto tempo che ormai non ricordava dove fosse la sua casa o come fosse iniziato quel viaggio. Il bambino allora, toccato dalla triste storia del Gigante, non si sentiva più di chiedergli di andarsene. "Aspettami nella foresta oltre questa collina gigante, domani tornerò a trovarti!" Il Gigante, sorpreso quanto felice, lasciò Gabriele a terra e, con lenti passi che parevano tuoni in una tempesta, si incamminò. Gabriele tornò subito di corsa al villaggio e, recatosi dal sindaco, gli chiese speranzoso di poter far restare il gigante della collina. "La prego signor sindaco, è un gigante perbene, non farà male a nessuno! e poi è tanto triste..." "Non se ne parla nemmeno! Tutti al villaggio hanno paura di essere rovinati, quel gigante deve andarsene da qui!" Il povero Gabriele, neppure preso in considerazione dal sindaco, tornò mogio mogio dal Golem, che faceva capolino oltre la cima della collina. "Gigante, mi dispiace, ma non vogliono farti restare! Ma non preoccuparti, tornerò a trovarti qualche volta, qua nella foresta!" Ma il Gigante, che, se avesse potuto, avrebbe pianto a catinelle, iniziò ad allontanarsi verso Nord, lontano dalla collina e dal piccolo Gabriele. "Gigante, ehi dove vai, Gigante!" Gabriele continuò a chiamare il Golem, ma fu tutto inutile: ormai, il suo "grande" amico, non lo sentiva più. Allora Gabriele, che quasi avrebbe pianto anche lui, se ne tornò al villaggio. Per tutto il giorno, nonostante la festa in paese per la partenza del gigante, Gabriele rimase chiuso in casa, triste come non mai. La baldoria durò per almeno tre giorni, finché la terza notte, un pastore, che aveva alzato un po' il gomito, non fece sbadatamente cadere la propria lanterna: le fiamme divamparono in men che non si dica, e il pascolo prese a brillare nel buio della notte. "Al fuoco presto, al fuoco!" -gridò una donna dalla piazza in festa. Tutti gli uomini del villaggio, ubriachi o troppo stanchi per il lungo festeggiare, non riuscivano ad arrabattare una controffensiva al fuoco che di lì a poco avrebbe messo i denti anche sulle case del villaggio. Tutti erano ormai pronti al peggio, quando si sentirono, provenienti da Nord, certi rombi simili a terremoti. Gabriele, che nel frattempo si era affacciato alla finestra sentendo l'odore del fumo, lo vide chiaramente. "Ma è il Gigante! Ehi Gigante, aiuto, aiuto!" Il Gigante infatti, si era fermato dopo "pochi" passi dalla foresta, ed era rimasto, seduto sul cocuzzolo di una montagna, tutto mogio a pensare al villaggio e al bimbo. Appena visto il fulgore delle fiamme nella notte, come d'istinto se n'era tornato di corsa indietro. Il Golem, fatto un gran respiro, con un soffio spazzò via le fiamme che avevano avvolto la collina e qualche casa del villaggio; poi, in tre balzi, arrivò fino all'oceano, mise le mani a coppa e le immerse nelle acque marine; con un solo balzo invece tornò al villaggio, e con una pioggia salata spense gli ultimi bivacchi di fuochi. "Grazie, grazie tante Gigante! Ci hai salvato!" E il Gigante, ora amato da tutti, rimase al villaggio ad aiutare a ricostruire le case mangiate dal fuoco, e, con l'immensa riconoscenza di tutti gli abitanti del villaggio, che in un primo momento lo avevano cacciato, poté stabilirsi sulla collina, ora annerita come il suo abitante, restando assieme al suo piccolo amico; anzi, il Gigante si accorse contento, di non avere più un solo amico, ma tanti e tanti altri, in quel villaggio dietro la sua collina. Spero sia piaciuta questa piccola fiaba :D Nelle ultime righe, i “bivacchi di fuochi” sono una libera citazione dalla canzone “Un chimico” di Fabrizio De André.
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