Questa è una fan novel sul celeberrimo gioco Halo, in particolare sulla sesta missione (o perlomeno parte di essa) di Halo CE "343 Gulity Spark". E' un livello particolare, con un atmosfera alquanto inquietante ed un colpo di scena di quelli che ormai non si vedono più in nessun videogioco. Questa è una mia interpretazione in chiave letteraria, non è granchè ma avevo una voglia matta di scriverla, non so se continuarla o lasciarla cosi. Scusate in anticipo gli strafalcioni grammaticali D: La navetta da sbarco Pellican Echo 419 volava bassa sfiorando le cime degli alberi, Master Chief stava in piedi sulla pedana di sbarco aperta. Fuori pioveva e c' era nebbia, la giungla sottostante aveva un aspetto spettrale. John si sentiva solo per la prima volta da quando era arrivato sull' Anello, era sempre stato accompagnato da Cortana, la sua irritante IA, parlava un pò troppo e avvolte era insopportabile con il suo tono da "so tutto io". Ma John si rendeva conto solo adesso di quanto tenesse a lei. Era rimasta alla Sala Controllo dell' Anello, dopo averla inserita nella console di comando acquisò tutte le informazioni su quello strano mondo che i Covenant chiamavano Halo. Iniziò a spiegargli chi l' aveva costruito e perchè quando ad un certo punto si bloccò ed incominciò ad agitarsi, farfugliando frasi su qualcosa di orribile che dormiva sotto la superficie dell' Anello e poi disse che il capitano Keyes era in grave pericolo, che il deposito di armi che lui e la sua squadra stavano cercando non era quel che sembrava. Non diede altre spiegazioni e mandò subito John a cercarlo, senza dargli il tempo di estrarla dalla consolle. Adesso John si trovava lontano da lei, nei pressi dell' ultima posizione conosciuta della squadra di Keyes, il suo compito era recuperare lui e la sua squadra. 'Ci siamo!' Esclamò la pilota del Pellican. La navetta fece un giro in torno ad un' area paludosa priva di alberi, dopodichè iniziò a scendere pian piano in verticale. 'L' ultima trasmissione del Capitano proveniva da questa zona più o meno dodici ore fa' continuò il pilota 'da allora non siamo più riusciti a metterci in contatto con il capitano o la sua squadra.' John saltò giù dalla navetta e si ritrovo con l' acqua alle ginocchia 'Quando troverai il capitano chiamatemi per radio e verrò a prendervi. Buona fortuna signore!' Echo 419 decollò e si allontanò svanendo nella nebbia, il ronzio dei motori del Pellican si fece più distante finche non svanì del tutto. Adesso John era completamente solo. Si trovava in una palude nel bel mezzo di una giungla, la nebbia e la pioggia incessante erano talmente fitte che nel cielo non erano visibili ne la curvatura dell' anello ne la gigante gassosa attorno a cui orbitava Halo. John incominciò a muoversi. Uscì dalla palude e si diresse verso la posizione indicata dal elmetto tattico dell' armatura. Dopo pochi passi John vide una sagoma tra la nebbia molto familiare, con il fucile d' assalto MA5B spianato. Quando arrivò i suoi timori si rivelarono reali. Si trovava di fronte alla carcassa di un Pellican. Il velivolo era in gran parte intatto, ma non avrebbe volato di sicuro. Dispersi per la zona di schianto si trovavano vari oggetti, fra cui kit di medicazione rapida, armi, munizioni e casse. Non c' erano cadaveri in zona. John si avvicinò al Pellican e tolse via il fango dal lato destro del velivolo, sotto erano incise le lettere "V933" ovvero "Victor 933" il Pellican di Keyes e della sua squadra. Questo era un guaio, e se fossero tutti morti nell' impatto? Impossibile non c' erano corpi, e se i Covenant li avessero presi? Mentre John pensava la destino dell' equipaggio notò una radio ancora accesa nel fango. La prese tra le mani e premette play. Usci una voce dall' auricolare, era la voce del Sergente Maggiore Avery Johnson, il messaggio era pieno di interferenze 'Qui nave trasporto Victor 933 a Pillar of Autumn, mi sentite? Abbiamo incontrato una nuova specie di alieni ostili non sono Covenant, il Capitano Keyes è stato rapito dagli alieni.' Nuova specie di alieni ostili? Il Capitano era stato catturato? John non riusciva a credere a quelle parole, il messaggio continuò 'Siamo trincerati in un edificio in una specie di palude, regolerò questo messaggio in modo che si ripeta ad intervalli di un minuti, nave trasporto Victor 933 chiudo.' John meditò su quelle parole, per un attimo pensò di richiamare Echo 419 per tornare da Cortana, infine decise di continuare a cercare, magari avrebbe trovato dei superstiti. John posò la radio dove l' aveva trovata e il messaggio ripartì. Lo Spartan avanzò nella palude sotto la pioggia incessante, c' era molto silenzio e in lontananza si udiva ancora la voce della radio. Ad un tratto il suo rilevatore di movimento rilevò un contatto alleato alla sua destra. John si voltò ma grazie alla nebbia non riuscì a vedere nulla. Si mosse allora verso quella posizione. Il contatto alleato girava in tondo, come se fosse spaesato. Lo Spartan si trovava a dieci metri da esso, e ancora non riusciva a vedere nulla. Si avvicinò ancora, cinque metri, ma ancora nulla. Lo scroscio della pioggia e la voce in lontananza rendevano John nervoso, John strinse ancora di più il fucile tra le mani. Il contatto si fermò. John era a soli tre metri, eppure non c' era traccia di nessun umano. Ad un tratto il contatto schizzo via seguito da un rumore di acqua smossa e da uno strano ronzio. Il rilevatore indicò altri tre contatti intorno a lui per pochi istanti,poi anche questi schizzarono via. John indietreggio guardandosi attorno, ma non c' era nulla. Probabilmente la pioggia confondeva il rilevatore. John torno sui suoi passi e continuò a procedere attraverso la palude. Dopo pochi passi John si trova davanti ad uno spettacolo terrificante. Cadaveri di Jackal e Grunt Covenant erano riversi nel fango, tutti quanti mutilati e ricoperti di sangue raffermo. Erano una ventina. Benchè John avesse ucciso molti di quei piccoli bastardi quella visione lo lasciò profondamente turbato. Quale umano avrebbe mai potuto fare una cosa del genere, con quale arma? Inoltre non vi era traccia di fori di proiettile sui corpi, ma soprattutto non c' erano cadaveri di Elite nei dintorni, gli Elite erano i capitani delle squadre Covenant e Grunt e Jackal non si muovevano mai senza di loro. John oltrepassò i cadaveri e si trovò di fronte ad una nave da sbarco Covenant capovolta incagliata in un albero. Per abbattere uno di quegli affari serviva un' elevata potenza di fuoco che di sicuro la squadra di Keyes non possedeva. Il soldato si avvicino alla navetta a forma di diapason per esaminarla. Doveva essere stata colpita da qualcosa durante la fase di decollo. Si avvicinò a uno dei bracci e dalla superficie del velivolo alieno colò una sostanza vischiosa verde che cadde nella spalla dello Spartan. La pioggia la levò via quasi subito. John si avvicinò all' altro braccio della nave, c' era qualcosa raggomitolato sotto di esso, era una creaturina alta un metro e trenta circa, dalle spalle spuntava un enorme zaino a forma di piramide e con le braccia bitorzolute si copriva la faccia. Era un Grunt Covenant, ma era vivo! John imbracciò subito il fucile, ma la creatura gli fu immediatamente addosso, graffiando il suo elmetto con le unghie, sembrava terrorizzato e gridava frasi incomprensibili nella sua lingua. Lo Spartan cercò di raggiungere con la mano il fodero della pistola nel polpaccio, ma la violenza della creatura lo aveva stordito. Il Grunt sferrò un fendente incredibilmente potente per un essere della sua stazza, e John inizio a sentire il sapore del sangue in bocca. Il mostriciattolo stava per caricare un altro fendente, ma John riuscì a bloccarlo, afferrò il polso dell' alieno e lo torse, rompendogli il braccio. L' essere si alzò e barcollo all' indietro ululando dal dolore e tenendosi l' arto ormai inservibile. Con uno scatto fulmineo John tornò in piedi, estrasse la pistola dal fodero e sparò 2 colpi alla testa dell' ormai ex nemico. La creatura cadde nel fango con due fori nel cranio, uno dei proiettili aveva colpito il tubo che collegava la maschera sul volto della creatura alla bombola di metano grazie al quale il piccolo alieno riusciva a sopravvivere. Il metano iniziò ad uscire con un sibilo. John rimise la pistola nel fodero e raccolse il fucile dalla pozzanghera in cui era caduto. Il Grunt sembrava davvero terrorizzato, ma dopotutto era normale. Quei piccoli alieni erano noti per la loro codardia, infatti senza un Elite a comandarli di solito si davano alla fuga. Due globi di plasma sfiorarono la testa di John. Lui riuscì ad evitarli scattando di lato appena in tempo grazie ai suoi riflessi potenziati. I colpi provenivano dalla pistola al plasma di un Jackal, erano creature rettili formi, dagli arti esuli e dalla testa allungata e piumata. Per ovviare alla debolezza fisica portavano degli ingombranti scudi di energia, il che gli donava l' aspetto di un antico guerriero Spartano. Il Jackal era in assetto da combattimento, con lo scudo proteggeva tutto il suo corpo e da una piccola feritoia poteva sparare con la pistola che impugnava nella mano libera. L' alieno sparò ancora tre colpi, John scattò verso una roccia a tre metri da lui, due colpi lo sfiorarono appena. Il terzo andò a segno azzerandogli gli scudi della tuta. John attese riparato dietro la roccia che i suoi scudi si ricaricassero. Sbirciò oltre il suo riparo per vedere cosa stesse facendo il Jackal. L' alieno era voltato verso un suo simile che si trovava sopra un tronco a qualche metro di distanza. L' altro Jackal aveva un piumaggio più vistoso e uno scudo color oro, doveva essere il capo. I due alieni discutevano animatamente nella loro lingua composta da sibili e gracchi, sembravano molto agitati. John attese il momento giusto per attaccare. Il primo Jackal era ancora protetto dallo scudo. Gracchiò qualcosa contro il capo, e questo di tutta risposta cacciò un grido, l 'altro stava per ribattere e abbassò un attimo lo scudo. Questo basto a John, che gli sparò mezzo caricatore di fucile d' assalto nel collo, denso sangue viola scuro schizzo via, il capo non fece in tempo a mettersi in posizione che già l' altro mezzo caricatore era stato scaricato nella sua bocca. Il rilevatore di movimento tacque nuovamente. John raggiunse il tronco su cui si trovava il secondo Jackal. Faceva da ponte con l' altra parte di una radura. Dall' altra grazie alla nebbia non si vedeva nulla, eccetto un cannone fisso Covenant. Probabilmente i Covenant avevano fortificato quell' area. John decise di attraversare il tronco, la pioggia lo aveva reso scivoloso, ma lui lo attraverso senza problemi. Arrivato a metà strada, John scorse qualcosa. Dall' altra parte, nella nebbia, vicino al cannone Covenant c' era qualcosa, un' ombra. Sembrava umana, ma era deforme, John non riusciva a vederla bene, appena la scorse essa scomparve nuovamente nella nebbia. Lo Spartan rimase a fissare il punto in cui era sparita. Nelle collinette alla sua destra colse un altro movimento con la coda dell' occhio. Appena si voltò vide per alcuni istanti delle ombre che si aggiravano nella nebbia. Era la squadra di Keyes? O erano i Covenant ? John ebbe la sgradevole sensazione che quelle ombre non erano ne l' una ne l' altra cosa. Presto avrebbe trovato tutte le risposte. Arrivò dall' altra parte e subito esaminò il cannone Covenant. Non c' era nulla, nessuna traccia del passaggio dell' ombra. Forse se l' era solo immaginato? 'Yaaaaaaay!' Si udirono delle grida provenienti dalla giungla alle spalle di John, urla decisamente non umane. Lo Spartan entrò nuovamente nella boscaglia e dopo pochi metri dalla nebbia emerse un enorme ingresso a forma di trapezio, di colore grigio metallico con dei neon sui lati. L' ingresso era largo circa dieci metri, John inizialmente non riusciva a vedere cosa ci fosse dentro a causa della nebbia, ma poi iniziarono ad emergere delle luci seguite da delle urla incomprensibili e da degli spari. Dall' ingresso emersero venti Covenant, misti fra Grunt e Jackal. John si mise istintivamente al riparo dietro un albero e attese la pioggia di proiettili al plasma nemici, ma non arrivò. Il Soldato allora si sporse dal suo riparo e vide che i Covenant correvano terrorizzati verso di lui, colpi di fucile d' assalto provenienti da dentro la struttura colpirono gli alieni in fuga, alcuni di essi furono raggiunti alla testa e morirono sul colpo, altri vennero colpiti alle ginocchia per poi essere finiti da un' altra scarica. I Covenant non si fermarono davanti a John e lo oltrepassarono scomparendo nella nebbia. Dopo che gli alieni furono spariti lo Spartan usci dal riparo molto sollevato perchè gli spari non potevano che appartenere ai Marines, visto che per i Covenant usare armi umane era considerato disonorevole. La piccola radura adesso era di nuovo immersa nel silenzio, John si avvicinò all' ingresso, più si avvicinava più la nebbia si diradava. Ma arrivato sulla soglia dell' entrata non vide nessuno, forse i soldati non avendolo visto si erano ritirati all 'interno della struttura? Entrò e percorse un grosso corridoio in discesa. Arrivato in fondo si ritrovò in un ampia sala quadrata, con il tetto posto a svariati metri d' altezza. Al centro quattro pilastri partivano dal pavimento fino al soffitto formando un altro quadrato. Al centro dei pilastri c' era un buco ovoidale di cui non si vedeva il fondo. La stanza era vuota, fatta eccezione per John. Lo Spartan si avvicinò alla buca, di sotto era l' oscurità più totale. Ma ad un tratto dal pozzo apparentemente senza fondo si udì un lieve ronzio, sempre più forte, sempre più forte. Un enorme piattaforma emerse dall' oscurità. Si fermò fra i quattro pilastri con un tonfo sordo. Era un elevatore, ed era vuoto. L' unica scelta per lo Spartan era quella di scendere giù nelle profondità di quel luogo per trovare il Capitano e scoprire cosa diavolo stesse succedendo. Un pannello olografico apparve dinnanzi a lui. John premette il grosso pulsante centrale e con un altro tonfo l' elevatore si avviò, portando lo Spartan nelle profondità di quel luogo, sigillate da millenni per contenerne i segreti. Segreti orribili che avrebbero messo a rischio la vita di ogni forma di vita senziente della galassia.