Che ne dite di fare un racconto, scrivendo una frase di esso per ogni post, tanto per vedere cosa ne esce? In caso di posting in contemporanea, il messaggio che verrà visualizzato dopo deve essere editato per riallacciarsi con il resto del racconto. Scrittori: Axel L. Kantaròs, ProGM, Eragon, LaVeY, Kuchizotchi, Blake, Timisci Digitò il proprio codice d'accesso sul tastierino numerico, prima di premere il tasto Enter: la porta scorrevole in tungsteno si aprì dopo un allegro "bip". Attraversò l'ingresso del laboratorio e osservò le luci che si accendevano al suo passaggio. Odiava quel posto, ma era costretto a lavorarci per oltre otto ore al giorno. Be', dopotutto chi non fa almeno una nella vita che non gli piace! Dopo il lungo corridoio, con annesse luci ad accensione automatica, solo dopo il passaggio, Eragon si girò di scatto...e capì che era nella pubblicità dei MARS... - No! - pensò mentre Giulio Cesare, seduto a un tavolino del bar lì a due passi sorseggiava un drink chiamato "Coltellata di Bruto". - Chris me la pagherà per questo! - - Taci Giulio, basta cazzate! - disse Anton rivolgendosi al vecchio ubriacone seduto al tavolino, sempre a gridare contro mille fantasmi che l'alcool gli faceva vedere. - Portamene un altro - fece il vecchio con gli occhi languidi. - Per oggi hai bevuto abbastanza, vecchio, è meglio se te ne vai.." fece Anton con espressione truce. Giulio Cesare si alzò piano, barcollando e usci dal locale che stava dirimpetto al laboratorio di ricerca. A quel punto il barista chiuse la porta a chiave, girò il cartellino, che ora indicava "chiuso" e si avviò sul retro. Il retro del locale era male illuminato, aperto un armadio Anton prese un fucile a pompa, lo caricò con uno strattone del braccio dicendo - Oggi farò chiudere il laboratorio dovessi riempire di piombo tutti quegli stronzi scienziati! - Anton si avviò determinato verso il laboratorio, ma la sua impresa non si svolse come aveva previsto. Giulio Cesare, barcollante e completamente ubriaco, lo aveva seguito con passo malfermo, e sulla strada era inciampato nei suoi piedi, andando a finire contro uno degli armadietti dei corridoi del alboratorio. Il primo armadietto cadde sull'altro, che fece o stesso su quello che lo seguiva, e la scena si ripetè finchè l'ultimo armadietto, proprio sopra Anton, non atterrò sul pover'uomo che finì schiacciato dall'enorme peso. Ma Anton non poteva finire in questo modo: come un Terminator che non vuole morire strisciò stringendo l'arma ad aria compressa con una sola mano. Doveva svolgere il suo compito, e farlo in fretta... Decise così che era giunto il tempo di fare sul serio. Concentrando la sua forza e la sua ira esplose in un trionfo di fiamme, rivelando la sua vera natura dai capelli biondi e gli splendidi occhi azzurri. Era un super saiyan. ...La sveglia segnava le 5:37... "che strano sogno" disse Anton...toccandosi la fronte madida di sudore... Si alzò dal leto, ancora con un pò di ansia, fece per andare in bagno quando all'improvviso sentì una strana energia correre lungo tutto il suo corpo, una sensazione mai provata prima; la foga del sogno aveva risvegliato la sua forza interiore: l'hado. E poco a poco iniziò a sudare. Strappò via la parte superiore del pigiama, i suoi muscoli sfuggivano al controllo. Gettò la testa all'indietro ed urlò mentre la forza oscura cresceva e cresceva. Giunse infine le mani, a formare una sfera. Quasi involontariamente le tese, ed urlò: HADOKEEEENNNN!! TOC TOC... "chi sarà mai..."DaD si alzò di scatto senza far troppo rumore, la stanza era stretta e buia, e nell'aria un intenso odore..non riconoscibile.. TOC TOC DaD poggiò la mano sulla porta e sospirò... Aprì di scatto, i 2 si guararono, sorrisero e Dad disse... "la pizza l'avevamo ordinata 3 ore fa ..." BANG ... risuonava solo lo sparo... Paul si alzò di scatto, corse verso la porta e vide DaD morente, accasciato davanti ad un uomo esile e dall'aria truce. Si avventò sullo sconosciuto prendendolo per il cranio e fracassandoglielo sullo spigolo della porta. Ora si trovava due cadaveri in casa, gli sbirri non avrebbero tardato visto che c'era stato uno sparo, e DaD era morto, proprio quel giorno, mancavano due mesi al loro matrimonio...no, non poteva essere vero. Paul corse giù, salì in macchina e iniziò a scappare, non sapeva da cosa, ma sapeva di dover scappare. La polizia lo stava cercando, con il loro coro di sirene spacca timpani. Presto sarebbe arrivata anche la SWAT, il GIGN, lo SAS, i Caccia-combardieri e i carri armati. Doveva imboscarsi, quelli erano tizi che scherzavano con le armi da fuoco... Paul era braccato da ogni sorta di mezzo anticriminali, di poliziotto che gli sparava alle spalle, carri armati che sparavano colpi nei palazzi della città distruggendo gli edifici, macchine e volanti della polzia che facevano incidenti per acciuffarlo presto. Dovunque egli andasse la città veniva distrutta dalla foga delle forze dell'ordine, che più che ordine seminavano il panico e facevano casino. ''Sei circondato, ormai dove pasi tu non cresce più l'erba'' disse la voce impersonale dal megafono di un elicottero che lo sorvolava. ''No! solo io dove passo non cresce più l'erba!'' disse una rozza voce dall'alto di un grattacielo. Attila emise un urlo da guerra barbaro e si lanciò verso l'elicottero con un salto enorme dalla vetta del palazzo... - Aaaaaargh! - urlò Attila non arrivando nemmeno a metà strada tra il grattacielo e l'aeromobile. La fine del Re degli Unni arrivò quasi 1400 anni dopo il suo effettivo trapasso. Vedendo il barbaro sfracellarsi, James Bond pensò, continuando a sparare colpi all'impazzata in direzione di Paul: - Ma come fanno a essere così Ghei? - Era intanto arrivato il GSG-9, tentando di rimediare al casino che avevano combinato le teste di cuoio, di cui poteva definirsi più appropriata la definizione di "teste di cazzo", che li avevano preceduti, dicendo: -Stille Nacht! Stille Nacht! - Fu allora che la gente capì che nessuno conosce il tedesco, nemmeno i tedeschi. Attila, James Bond, immagini assurde che viaggiavano nella mente di Paul, lo choc gli aveva provocato allucinazioni, ora stava correndo all'impazzata. All'improvviso frenò ed entrò in un palazzone. Il gemello di Dad lo accolse, spiegatagli la situazione disse a Paul: "ti aiuterò volentieri, ma tu potresti raccogliermi quella saponetta, amove?"...paul si chinò e... "PRESTO C'è UN CASO DI EMORROIDI CRONICHE! PRESTO IL CHIRURGO IN SALA OPERATORIA!" la voce risuonò per l'ospedale Paul, lacrimante, stava steso a pancia in giù in quel lettino d'ospedale maledicendo se stesso per non essersi messo le mutande di ghisa quel giorno. La sala operatoria puzzava di anestetico. Paul aveva sentito quell'odore all'età di cinque anni, quando gli avevano espiantato il cervello per usarlo come mangime per mucche pazze. Non aveva risentito della mancanza delle sue cellule cerebrali: sembrava non ne avesse bisogno. Probabilmente non le aveva mai nemmeno utilizzate. Il chirurgo era un vero scimpanzè, con i dorsi delle mani pelosi e gli arti inferiore prensili. - Uh! Uh! - fece il medico. Era il verso che indicava quando voleva passata una motosega DeWalt a benzina. Il ferrista la prese e la mise in moto strattonando la corda dell'avviamento per poi passarla alla scimmia. Gli infermieri e l'anestesista corsero cercando riparo perchè lo scimpanzè correva come un forsennato all'interno della camera operatoria inseguendo i suoi assistenti. Fu allora che arrivò colui che avrebbe potuto salvarli. Era la spia inglese più famosa. Era un baronetto di Sua Maestà. Era Austin Powers.