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AsprusT26

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Posts posted by AsprusT26

  1. [Per NONO, ARLETTE, DARTH e GLYIN]

    Il notaio guarda Darth.

    PARLA: - Veramente... la convocazione era riservata solo per le due eredi. Ho scritto il vostro nome completo nella lettera, perché Nethernaza mi aveva detto che stavate viaggiando assieme alla signorina Nono. Per lo stesso motivo, vi ho lasciato assistere alla lettura del Testamento. Per quanto riguarda Messer Bordin, lui non conosceva Nethernaza né Nethernaza ha mai conosciuto lui. Il motivo della sua presenza qui è un altro.
    Non mi ha detto molto sul vostro conto, Nathern. Mi ha dato i vostri nomi, completi, se li sapeva. Come li conoscesse, non lo so; forse, durante il vostro tempo speso insieme, vi siete presentati da qualche parte e lui se li ricorda fin da allora. Mi ha descritto i vostri equipaggiamenti, e le vostre abilità che ha potuto notare mentre combattevate insieme. Non molto, in sostanza, e pochissimo nel vostro caso. Sulle due guerriere, invece, ha speso più parole, soprattutto sulla signorina Smierc.

    PARLA: - Se mi ha raccontato qualcosa sul suo bersaglio, Nethernaza? Oh, mi ha detto molto. Moltissimo. Qui stiamo parlando della storia della Torre e di Ehmon... Basta andare a parlare per un po' in taverna, e l'argomento salta fuori da solo. Pochissimi si ricordano dell'esistenza di Nathern, tranne quando ritornava improvvisamente, in questi anni, in villaggio. Ma tutti hanno impresso nella mente quella notte di dieci anni fa, in cui la Torre fu inghiottita da una gigantesca nuvola di fuoco, che squarciò la sua sommità.
    L'argomento è lungo, e meriterebbe di essere discusso più approfonditamente di ora. Per brevità, sappiate solo che Nathern era alla caccia dell'uomo chiamato Melgothar, il Traditore, il Mago che fu la causa della distruzione della Torre, e della morte di centinaia di Maghi del Tessuto. Dopo aver sterminato i suoi compagni, per motivi ignoti, Melgothar fuggì. Nethernaza, che era in qualche modo sopravvissuto allo sterminio, giurò di vendicare i morti e la caduta della Torre, e si mise all'inseguimento, come avete ascoltato nel Testamento, e come potrete leggere nel Diario.
    Ma si parla comunque di dieci anni fa. Oggi Ehmon è tranquilla e sicura. Da quando Melgothar è fuggito, non lo abbiamo più rivisto. Ogni tanto, durante questi anni, Nethernaza ritornava qui, ma ripartiva subito. Abbiamo visitato le rovine della Torre, e non abbiamo trovato neppure un sopravvissuto, ma neppure altre stranezze... sì, abbiamo incontrato i segni di una grandissima battaglia e di un'esplosione gigantesca, ma l'intero edificio era deserto. Lo abbiamo perlustrato a fondo, e non c'era anima viva. Oggi la gente va e viene tranquillamente dalla foresta attorno alla Torre, come i cacciatori, ad esempio.

    È anche per questo motivo che la morte, o scomparsa, di Nethernaza è molto misteriosa. Non credo nemmeno per un secondo che i lampi di luce, lo spiazzo nella foresta e il ritrovamento degli oggetti di Nethernaza siano tre eventi indipendenti tra loro. Penso, come dite voi, Messer Bordin, che Nethernaza abbia combattuto contro qualcosa... o qualcuno... quella sera. E... che abbia avuto la peggio.

     

    Il notaio si interrompe per un attimo, poi inizia a cercare la sua borsa del tabacco, sovrappensiero.

     

    PARLA: - Ma, detto questo, non sappiamo molto altro. Non sappiamo chi abbia attaccato Nathern. Può essere stato Melgothar, ma come ha fatto ad avvicinarsi così tanto alla Torre, senza che nessuno lo notasse? C'è una strada solo per la Torre, ed è quella che parte da Ehmon. La Torre si trova nel cuore della valle ad Est, e a meno che non si oltrepassino i due rami di colline che la formano - che non è per niente facile, la foresta è impenetrabile in quei tratti -, l'unico modo per arrivarci è per questa strada.

    E se si tratta di Melgothar, dov'è, ora? Ché abbiamo fatto molte ricerche nella zona, sia nello spiazzo, sia alla Torre. Mai trovato niente o nessuno. Chiunque sia stato, o è molto abile a nascondersi, o è già andato via. Del resto, non ho più visto i lampi di sera, ed i cacciatori sono sempre tornati incolumi - anche se un po' nervosi per il mistero. Per cui, tutto sembrerebbe essere ritornato alla normalità.

    Ma ve lo dico comunque...

     

    Il notaio abbandona l'attività di preparazione della pipa.

     

    PARLA: - Se decidete di partire per la Torre, dovrete tenere gli occhi aperti. Non possiamo essere sicuri che il misterioso attaccante del Mago sia semplicemente svanito, nonostante tutte le nostre ricerche. Potrebbe essersi nascosto in qualche angolo remoto della foresta, potrebbe essersi cammuffato. Potrebbe essere qui ad Ehmon, in questo momento, come lì fuori, nella valle. Se vorrete rispettare le Ultime Volontà di Nethernaza, quando sarete lì, dovrete fare attenzione ad ogni stranezza e ad ogni movimento.

    Forse voi riuscirete a notare qualcosa che noi non siamo riusciti a vedere...

     

    Il notaio sospira, e getta uno sguardo fuori dalla finestra. Il sole sta ormai tramontando, e dal vetro filtra la luce arancio della stella morente.

     

    PARLA: - Non è lunghissimo il viaggio di andata per la Torre. In mezza giornata dovreste farcela. Ma vi sconsiglio di partire adesso, di sera. Potreste dormire qui, alla locanda, e partire domani mattina.

     

    [Per NONO]

     

    L'anello che hai ereditato è troppo largo per il tuo dito indice, ma si infila comodamente al dito medio. Puoi apprezzare il disegno del Sigillo, mentre controlli l'anello. Il disegno rappresenta una Quercia colpita da un Fulmine. il Fulmine è rappresentato in modo da farti capire che esso ha un'importanza particolare nel disegno, e che, araldicamente, esso ha precedenza nella classificazione del Sigillo. L'anello intero è in argento, in una lega particolare fatta apposta per questo genere di gioielli. L'anello è pieno di piccoli graffi e leggere ammaccature, testimonianza della sua età, ma non hai alcun problema a metterlo al dito.

    Mentre analizzi il Sigillo, ricordi, grazie alla tua formazione in ambiente nobile, che ereditando un Sigillo erediti anche ogni Titolo legato ad esso. Il titolo di Nathern era "Bibliotecario", un titolo importante, nonostante il nome possa sembrare strano. I Bibliotecari sono gli addetti alla conservazione delle Biblioteche, luogo in cui si conserva ogni conoscenza, delle stanze enormi ricolme di libri, presenti in ogni torre appartenente ad un Ordine di Maghi. Nella gerarchia interna ad ogni Ordine, i Bibliotecari sono situati in un grado elevato. I Bibliotecari sono anche gli ambasciatori ufficiali degli Ordini presso altri Circoli di Maghi. Il loro titolo incute rispetto ed ospitalità nei Maghi degli altri ordini. Hanno anche qualche potere decisionale nel governo degli Ordini.

    Ereditando l'anello di Nathern, erediti, dunque, anche il titolo di "Bibliotecaria".

     

    Qualche informazione in più sui Sigilli:

    I Sigilli sono oggetti rari che rappresentano un titolo, od una appartenenza ad una famiglia nobile di qualche tipo (una Dinastia, una Stirpe di Maghi, una Famiglia Nobile). Chi possiede un sigillo, possiede anche ogni titolo legato a quel Sigillo, identificabile, oltre che dal disegno, dal nome del portatore, scritto nelle tre rune in basso all'anello. Un portatore di Sigillo può sigillare importanti documenti, e marchiarli. Se il portatore ne aveva il Titolo per farlo, il documento sigillato è legalmente autenticato. Questo permette ai portatori di Sigilli di avere dei privilegi in più.

    Un documento sigillato è inviolabile da chi rispetta il Titolo del portatore, e da costoro dev'essere rispettato. Naturalmente, un documento sigillato da un portatore di un Titolo diverso da quello richiesto nel documento, non ha alcun valore.

    I Sigilli possono essere ceduti ed essere ereditati, ed è questo, di solito, l'unico modo legale per ottenerne uno. Affinché un nuovo Sigillo possa ottenere un Titolo importante, infatti, il portatore dovrebbe intraprendere la lunga, decennale carriera che lo porterebbe ad ottenere quel Titolo. Generalmente, gli Avventurieri non hanno decenni di tempo a disposizione.

     

  2. Tranquilli, tranquilli, ci sono. Il post che dovevo scrivere adesso era lungo e un po' complesso, ho deciso di farlo quando avevo più tempo.

    Ora andate e leggete, e meditate. Tante informazioni importanti, qui. :sisi:

     

    E non scambiatemi per un orso polare. Odio il freddo. Meglio il calduccio delle foreste cinesi. :sisi:

    :tongue:

  3. [Per LYRIEL]

    La segretaria si alza e ti porta un'altra tazza di tè. Il tempo scorre.

    [Per NONO, ARLETTE, GLYIN e DARTH]

    Il notaio si massaggia la barba, prima di rispondere al "fiume di domande" di Nono.

    PARLA: - La questione è abbastanza nebulosa. Io non conosco tutti i dettagli, né potrei farlo. Ma per rispondere alla vostra domanda... ho potuto constatarne la morte? La risposta è no, sebbene abbia pochi dubbi a proposito.
    Vi spiegherò meglio. Un mese ed una settimana fa, preciso, stavo lavorando tranquillamente qui, nel mio studio, quando improvvisamente Evelyn, la mia segretaria, entra e mi dice che un certo "Nathern" è alla mia porta. Incredulo, esco e lo trovo lì, seduto su una poltrona. Era appena arrivato. Erano anni che non lo rivedevo, ed ecco che, tutto d'un tratto, l'uomo spunta fuori dal nulla e mi dice che vuole fare testamento.
    Siamo entrati nel mio studio ed abbiamo parlato per ore. Mi ha raccontato dei suoi viaggi, della sua missione di vendetta, e di tutti i suoi fallimenti. Era distrutto. Stavo parlando con un uomo che aveva perso la volontà di vivere. Non voleva più fare nulla, non aveva più alcun desiderio, non reagiva agli stimoli.
    Mi ha raccontato dei suoi viaggi per Milea, e mi ha descritto soprattutto l'avventura che aveva vissuto ad Artesia due mesi fa. Mi ha raccontato di avervi trovati lungo la strada, e che avete sconfitto, assieme, una Elvaan Necromante e la sua setta. Ma a lui non interessava veramente questo... si è soffermato, più che altro, sul fatto che anche allora si sia lasciato sfuggire per l'ultima volta il suo bersaglio, e di aver capito, in quel momento, che tutto quanto era inutile e che voleva soltanto andare da qualche parte e... sopportare gli ultimi tempi di vita che ancora aveva da vivere.
    Per quanto lo spronassi, non ha voluto aggiungere molto altro su quanto è successo ad Artesia. Anzi, è in quel momento che si è alzato e ha voluto scrivere il suo testamento, così ho dovuto lasciar stare le chiacchiere per fare il mio lavoro. Ma appena ha finito di vergare le ultime lettere e le ultime scartoffie, si è alzato, mi ha detto addio per l'ultima volta, ed è uscito dal mio studio, dirigendosi lentamente verso la valle ad est di Ehmon.
    Era tardo pomeriggio quando l'ha fatto.

    Il notaio si ferma per un attimo per riprendere fiato, poi riparte.

    PARLA: - La sera del giorno dopo, io uscii dal mio studio alla fine della mia giornata lavorativa, e mi diressi verso casa. Casa mia sorge su una collinetta poco distante dal centro cittadino, e devo fare una salitella prima di arrivarci. Come di consueto, giunto ad un punto particolarmente panoramico della strada, mi volto per guardare il paesaggio; tempo era del principio della sera, e in cielo già splendevano le prime stelle della notte, e ad ovest il cielo era rosso come sangue. Ehmon era un bassorilievo, e non c'era movimento alcuno per le vie. Tutti erano già a casa. Mi voltai verso est per guardare la Torre, e fu in quel momento che notai qualcosa di strano.
    Nella foresta ai piedi della Torre c'erano strani lampi di luce, luce azzurra. Non erano mai in un punto fermo, ma continuavano a muoversi per tutta la foresta. Un colpo erano quì, l'altro lì. Erano come dei fulmini che nascessero e morissero sotto gli alberi, e che s'inseguissero per tutto il bosco; tant'è che le apparizioni non erano mai casuali, ma ognuna si manifestava a poca distanza da quelle passate, come se seguissero un percorso.
    Io mi son fermato diverso tempo ad osservare quelle luci, chiedendomi cosa fossero. E man mano che il sole calava, e la notte scendeva, coi lampi riuscii ad udire anche dei tuoni lontani, rimbombi remoti, cupi, non forti, che provenivano dalla stessa direzione della Torre. Il fenomeno si è prolungato per molto tempo; io non ne vidi la fine, perché iniziavo a sentire freddo, quindi me ne tornai a casa e quando entrai non accennava a smettere. Ma credo di aver sentito un tuono più forte degli altri mentre cenavo, e (forse?) un urlo distante, lontanissimo. Ma questo potrebbe essere soltanto frutto della mia immaginazione.

    Lioroshan chiude per un attimo gli occhi, come cercando di ripensare a quella sera. Poi li riapre e riprende il racconto.

    PARLA: - La prossima cosa che so, è che la mattina di due giorni dopo sono impegnato ad aprire la porta d'ingresso dello Studio, quando un gruppo di cacciatori mi arriva da dietro, tutto agitato, e mi chiama. "Professore!". Io mi volto, li vedo, tutti agitatissimi. Dicono di aver scoperto, mentre cacciavano di notte, uno spiazzo nella foresta sotto la Torre, nel quale tutti gli alberi erano stati abbattuti da una forza di qualche genere. Come se fosse esploso qualcosa al centro dello spiazzo. Cercando bene, hanno trovato diversi brandelli di qualcosa... un pezzo di tunica nera, un pezzo di una grigia, un cappuccio, qualche goccia di sangue. Rami spezzati, e il sottobosco in cenere. Tra le diverse cose han trovato dietro un cespuglio il diadema, il sigillo e i tre pezzi del bastone. Conoscevano bene il portatore di quegli oggetti, sapevano chi fosse: già in passato, seppur in un passato lontano, avevano già conosciuto l'unico uomo che potesse portare questi oggetti.
    Io spalanco gli occhi e analizzo per bene gli oggetti che hanno raccolto. Sì, non potevano che non essere quelli di Nathern.

    Mentre parla, guarda malinconico i pezzi del bastone.

    PARLA: - Io non potevo fare molto a questo punto. Ho atteso per qualche giorno più notizie, ma più i cacciatori, ritornando, dicevano di non trovare da nessuna parte Nethernaza, e più mi convincevo che, sì, avrei dovuto convocare le eredi che il Mago aveva nominato solo una settimana prima. Tre giorni dopo, i cacciatori ritrovarono anche il Diario. Conosco bene, ed avete ascoltato anche voi, il valore che aveva il Diario per Nethernaza. So che significato ha l'aver trovato quello, senza aver trovato il proprietario: che il proprietario non può che essere morto.
    Quindi mi convinsi a convocarvi. Usando le informazioni che mi aveva lasciato Nethernaza, ho scritto le lettere, e le ho consegnate ai miei due messaggeri affinché vi ritrovassero. Il più l'han fatto loro due. Sapevano dove eravate state viste per l'ultima volta da Nathern. Loro sono riusciti a rintracciarvi, una volta arrivati in luogo, e a raggiungervi. Devo dire che hanno svolto un ottimo lavoro, no? Ci hanno impiegato un mese solo.

    Poi si rivolge ad Arlette.

    PARLA: - Effettivamente, Nethernaza ha lasciato scritto i suoi ultimi desideri. Ma non credo che siano quelli che potreste aspettarvi. Leggo le sue Ultime Volontà.

    Aprendo un secondo documento, il notaio recita:

    PARLA: - "Desidero che le mie spoglie mortali possano riposare vicino a quella che è stata la mia Casa per la maggior parte della mia vita. Desidero che le mie ossa possano riposare in un tumulo ai piedi della Torre del Tessuto. Ma se ciò non fosse possibile, se esse risultassero disperse, che almeno il loro sostegno fisico e spirituale possa restarvi. Desidero che le ceneri del mio Bastone vengano sparse sulla sommità della Torre. Se neppure questo fosse possibile, e che Chronos non voglia ciò, che sia almeno scritto il mio nome sulla prima pietra della Torre."

    Il notaio alza gli occhi.

    PARLA: - Quindi, dal momento che il suo corpo risulta disperso, almeno l'erede del suo Bastone, la signorina Nono, dovrebbe viaggiare fino alla Torre e lì spargere le ceneri dei resti del bastone di Nathern. Non ci sono altre volontà.

    [Per ARLETTE]

    Osservando con cura gli oggetti che hai ereditato, scopri informazioni interessanti. Il diadema è un gioiello in semplice argento, ammaccato dal logorio di mille battaglie ed annerito in certi punti. Potresti indossarlo con facilità.
    Sfiorandolo, avverti una leggera scossa. Con prudenza, lo tasti e lo tocchi, e confermi la prima impressione: ad ogni tocco, senti che l'oggetto è "carico" di qualcosa, in qualche modo. Forse l'oggetto è magico e indossarlo ti darebbe un potere, ma non puoi dirlo con certezza senza provarlo.
    Poi, esamini il Diario Rosso con cura, lo guardi per bene, accarezzi la copertina, sfogli rapidamente le pagine. Nel farlo, ti accorgi di una cosa, però.
    Il Diario alla vista appare molto vecchio, di almeno un decennio. Anche la carta è ingiallita in modo realistico. Dentro, con una calligrafia sottile e precisa, sono redatte le memorie di Nathern. La calligrafia è identica a quella del Testamento.
    Ma esaminandolo più a fondo, ti accorgi che qualcosa non quadra. La carta al tatto non sembra vecchia, ma nuova, come se il libro fosse stato rilegato da poco. La pelle della copertina, seppur sciupata in modo molto verosimile e piena di lievi ammaccature, sembra conciata da un anno appena. Le memorie non sembrano scritte da una penna, ma è come se fossero "stampate" sulla carta.
    Cosa ancora più assurda, leggendo la data dell'ultima annotazione, ti rendi conto che le memorie si fermano ad un anno fa, nonostante nel Testamento sia scritto il contrario. Non c'è alcun accenno degli eventi ad Artesia, nè di quelli del mese successivo. Il Diario termina con il racconto di Nathern di un suo soggiorno presso un villaggio qualunque vicino a Salem.

    [Per GLYIN]

    Non potendo toccare gli oggetti, non puoi notare quel che Arlette ha notato, ma puoi comunque ricavare utili informazioni. Il Bastone era un'arma magica molto usata dal Mago. Le rune profondamente incise nella superficie sono rune magiche, che s'illuminavano ad ogni incantesimo del bastone. Non puoi leggerle, ma riconosci nella loro disposizione un ordine ben studiato, che permetteva all'arma di manipolare gli enormi flussi di energia diretti dal mago, e di castare i diversi incantesimi ordinati dal Mago.

    Il Sigillo è un simbolo raffinato, composto da una quercia colpita da un fulmine. Ci sono tre rune che non conosci sotto il disegno. La disposizione e l'ordine del disegno nel Sigillo ti ricordano molto, pur non essendo molto simili, lo stemma che porti sulla spalla sinistra.

    Il Diario Rosso sembra un libro aperto e chiuso molte, molte volte. Hai occasione di sbirciare le pagine, quando Arlette lo sta analizzando. Dentro ci sono molti racconti e molte annotazioni, scritte nella stessa calligrafia del Testamento. L'autore parla di notti insonni spese meditando o riflettendo, di viaggi di molti giorni da un capo all'altro di Milea, di brevi combattimenti con bestie feroci o briganti. Il tono varia da annotazione ed annotazione, ma puoi cogliere un senso profondo di ossessione e determinazione, quasi malsana.

    Il Diadema non ti sembra molto interessante. Assomiglia ad un diadema come il tuo, ma più consumato e ammaccato.

  4. [Per LYRIEL]

     

    Il muro è una semplice parete intonacata. Al contatto, sembra in mattoni; bussando, confermi questa ipotesi. Se provi ad appoggiare un orecchio alla parete, non riesci a sentire nulla di quanto viene detto nello studio, tuttavia, ma solo delle voci cupe, attutite dal muro, incomprensibili.

    Forse c'è un altro luogo dove puoi origliare quanto viene detto. Se decidi di cercarlo, devi fare attenzione a non insospettire la segretaria, però, che, vedendoti alzare e sparire da qualche parte, potrebbe decidere di cercarti. Devi cercare di non farti vedere dalla segretaria.

     

    [Per NONO, ARLETTE, DARTH e GLYIN]

     

    Alla reazione di Nono, il notaio alza la testa per guardarla, e muove silenziosamente la testa sù e giù, per completare la sua frase. Potete vedere, tramite il suo sguardo, nonostante la sua espressione neutrale e professionale, che è molto scosso ed agitato. Forse conosceva Nathern.

    Ascoltando le domande di Arlette, Lioroshan si limita a dire:

     

    PARLA: - Da voi? Lo ascolterà adesso, non si preoccupi. Lasciatemi continuare.

     

    Ma prima che possa riprendere la lettura del Testamento, il piccolo Glyin, che aveva parlato molto poco fino a quel momento, esordisce, manifestando l'esistenza di un errore, secondo lui. Non conosceva il vecchio mago. Ma il notaio lo guarda e gli dice qualche parola.

     

    PARLA: - Voi certamente non avete mai conosciuto Nathern, Messer Bordin. Ma qualcun'altro sì. Qualcuno, che è legato a voi in modo particolare.

     

    Con un'occhiata eloquente, il notaio guarda Glyin, ricordandogli quanto è accaduto prima di entrare nel suo studio. Poi, esaurite per il momento le domande, si rimette a leggere il Testamento.

     

    PARLA: - "Ultime Volontà e Testamento di Nethernaza-eshtane sil Deriadrim, Mago Bibliotecario del Tessuto, Ordine della Torre. Addì, data..."

     

    Il notaio recita la data nella quale fu scritto il Testamento. Risale ad un mese ed una settimana esatta fa.

     

    PARLA: - "Sento con ogni facoltà rimastami l'avvicinarsi della mia Morte. Ho trascorso su questo mondo settantotto anni di vita, e man mano che questi miei giorni restanti vanno a consumarsi e spegnersi, inizio a capire che dovrei essere morto molti, moltissimi anni fa, oramai. Ho visto troppe cose, ho vissuto troppe esperienze che hanno gettato questo povera vecchia anima nella miseria più totale, nell'infelicità più cupa e nera. Ho perso una casa, la mia casa per quarantotto anni, ho perso ogni mio amico, ogni persona che ho conosciuto per gran parte della mia vita, ho perso ogni mio avere materiale; ed ora che cammino solitario, ogni passo è rimpianto, è inutile nostalgia, è disperazione.

    Anche la speme mi viene negata, ormai, la mia ultima speranza: che in qualche modo la mia vita avesse ancora un significato, per quanto infimo ed irrilevante: che potessi vendicarmi. Che potessi distruggere il responsabile di tutti i miei dolori. Che potessi prendere il traditore, e con lui morire, se questo fosse stato necessario. Ma le mie ricerce, durate dieci anni, sono sempre fallite, ogni volta, e sistematicamente. Quando le piste non si rivelavano false, arrivavo a lui sempre troppo tardi. Per ripetute volte mi è sfuggito il maledetto, ed ogni volta non mi restava che iniziare da capo la ricerca, l'inseguimento, alla caccia di suoi indizi, a volte minimi, pur di risalire a lui.

    Ah, ostinata follia di un vecchio pazzo! Mentre io consumavo, nella miseria e nella disperata mania di vendetta, dieci anni di solitudine, di pasti minimi e crudi, di notti spese all'addiaccio, di ira nera e cieca, il mondo continuava senza di me, indifferente, ignoto, cieco di me e della mia insignificante missione. Questo mondo non vede, non s'importa. A chi interessa la distruzione di una vita, di cinquant'anni felici, mentre si è presi dalla propria missione? A chi importa della morte di centinaia di esseri umani, avvenuta un decennio fa, dall'altra parte di un'isola?

    A me, dicevo. Ma era, forse, la mia missione degna di essere? A chi giova l'uccisione di un assassino? Non porta in vita i morti, non corregge quanto è accaduto, non mi restituisce i dieci anni persi a causa sua. Non mi ridà pace, ché se io fossi sopravvissuto nello scontro, la mia vita, ora, non avrebbe nemmeno avuto più un senso. Se fossi morto nello scontro, invece, sarebbe stato un inutile spreco, e l'assassino sarebbe rimasto ancora in vita. Ecco perché dovevo morire dieci anni fa. Per risparmiarmi questa inutile sofferenza.

    Ma il problema non si pone. Ho fallito nuovamente, e per l'ultima volta, un mese fa. Ad Artesia fui vicinissimo alla cattura del traditore. Ma presto anche quell'occasione si trasformò in un fallimento.

    All'ennesimo fallimento, capii tutto. Non serve a nulla vivere questa non-vita. Ho vissuto per troppo tempo, e sono stanco. Sono stanco. Non m'importa più nulla di Melgothar, non m'interessa la vendetta, voglio solo andare da qualche parte e restare lì, come una vecchia cosa dimenticata da tutti. Voglio rivedere la Torre. Voglio visitare le ceneri della mia casa, prima della mia fine.

    Dubito che sopravviverò per molto tempo ancora. In queste mie vecchie ossa è rimasta ancora poca energia vitale. Così, redigo questo mio ultimo Testamento, conscio dell'avvicinarsi della mia ultima ora.

    Voglio provarci per l'ultima volta, voglio provare a dar senso a quanto ho mai fatto. So che due guerriere, la guerriera chiamata "Nono", e la guerriera Arlette Smierc, sono due delle persone più degne che abbia mai incontrato in vita mia. Nomino loro due mie eredi, alle quali passo quei pochi oggetti che ancora possiedo e che reputo di inestimabile importanza.

     

    A Nono lascio il mio Bastone e il mio Sigillo. Entrambi mi sono cari, ed entrambi mi hanno accompagnato per più decenni di quanto io possa ricordare. Il mio Bastone è la fedele mia arma, il mio terzo braccio. È grazie ad esso, che ricevetti al superamento della mia Prova,circa sessant'anni fa, se sono un Mago in primo luogo. Con esso ho compiuto ogni mia magia, ogni mio incantesimo. Le rune si sono accese più volte di quante volte si sia acceso il sole in tutta la mia vita. Ora che esse rilucono più fioche, sono deciso a consegnarlo ad una valorosa e nobile guerriera come te. Ma questo vale solo se queste vecchie ossa sono ancora riconoscibili; nel caso non lo siano, siano le mie Ultime Volontà a stabilire il fato del Bastone.

    Il mio Sigillo è il mio ultimo legame con chi avevo che mi fosse caro. La Casa dei Deriadrim, Fulmine e Quercia, è stata la mia amata famiglia. Loro mi hanno dato la vita. Loro mi hanno dato il mio destino di Mago. Loro ho amato, per tutto il tempo che mi è stato possibile. Il mio Sigillo è stato, fin quando il Tessuto è esistito, il mio simbolo di potere, la mia dimostrazione di orgoglioso potere. Anche negli ultimi dieci anni il Sigillo mi ha ricordato, nei momenti più vuoti, chi io fossi. Ora che a poco mi serve, lo cedo a Te, Nono, come testimonianza della mia ascendenza. Che i Deriadrim possano essere ricordati in eterno.

     

    Alla signorina Smierc cedo il mio Diadema e il mio Diario Rosso. Non ho mai lasciato incustoditi questi due oggetti in tutti questi dieci anni. Il mio Diadema mi ha protetto, mi ha dato sicurezza nei pericoli causati dalla mia inutile missione. Pochi altri oggetti han potuto sopportare prove simili a questo gioiello, che, se non ha grande valore economico, ha per me un valore affettivo insuperabile. Ora lo do a lei, signorina Smierc, con la speranza che esso possa aiutarla, come ha aiutato me in passato.

    Il mio Diario Rosso è la mia ultima testimonianza. Ogni cosa, ogni avvenimento importante, ogni speranza, ogni scoperta, ogni fallimento degli ultimi dieci anni è scritta in queste pagine. La mia vita e quanto ho fatto è scritta di mio pugno qui dentro. Nell'ultimissima speranza che quanto abbia fatto negli ultimi dieci anni abbia senso, io li cedo a lei, Arlette; troverà nelle mie pagine ogni mia scelta compiuta, ogni mia decisione. Sta a lei dichiarare se, effettivamente, queste decisioni, queste scelte, queste speranze hanno avuto un perché; e se così non è, sia io d'esempio futuro agli altri: che nessuno prenda la mia strada.

     

    Questo ho deciso, e spero che così sia scelto. Questo è il mio Testamento; fatene quel che più vi piace.

    Ma ora sono stanco. Ora voglio partire per la Torre. Una volta che avrò redatto le mie Ultime Volontà, partirò, partirò per sempre.

    Che Chronos vi sia a fianco nella vita.

    Nethernaza-Eshtane sil Deriadrim,

    comunemente chiamato "Nathern" "

     

    Il notaio termina la lettura e vi osserva.

  5. No, non così. Insomma, ma che difficoltà c'è?

    Non hai narrato l'azione di Lyriel fin'ora? Come mai tutta 'sta telegraficità, adesso?

    Se per 'papiro' intendi dire un comune post narrativo, sì, devi scrivere quello. Le frasi secche e rapide da Rpg by chat qui non han luogo.

    :tongue:

  6. Se vuoi sapere qualcosa sui muri, devi semplicemente usare "Valutare" su di essi. Tutto qui. Niente di estremo. E non tu, non Kenshin deve farlo, ma chi è dentro la narrazione, cioè Lyriel.

     

    Impaled: :tongue:

     

    Guardy, lascia pure il post, Kenshin editerà.

  7. [Per NONO, ARLETTE, DARTH e GLYIN]

     

    Dopo qualche breve istante in cui non sapete decidervi in che ordine farlo, entrate tutti quanti nello Studio, che è buio. In principio non sapete distinguere nulla nell'oscurità, ma man mano che gli occhi si abituano alla tenebra, potete iniziare a vedere qualcosa della stanza.

    Vi trovate in una stanza più grande della sala di attesa di almeno la metà, e decorata con più eleganza. Alle pareti ci sono numerose librerie, e diversi quadri sono appesi ai muri tra libreria e libreria. I vostri piedi calpestano un pavimento soffice e morbido, e capite di stare su un tappeto. Tranne le librerie, non scorgete molti altri mobili, tranne forse il più importante: in fondo alla vostra sinistra, entrando, scorgete una scrivania, più grande di quella della segretaria, e meno affollata di fogli e libri. Davanti alla scrivania ci sono due comode sedie per i clienti del notaio, e alla parete dietro la scrivania, e dietro la poltrona del notaio, ci sono le due librerie più grandi, e tra di esse il quadro più largo.

    Ci sono due finestre, nella parete in fronte alla vostra: una in corrispondenza alla scrivania, e l'altra situata, specularmente alla prima, in fondo alla vostra destra. Le finestre sono coperte da tende oscuranti.

    Non appena entrate, siete un po' disorientati dall'oscurità. Il professore, però, una volta chiusa la porta alle vostre spalle - a doppia mandata -, si dirige verso la finestra della scrivania e scosta leggermente, e non aprendola completamente, la tenda oscurante. Nella stanza si diffonde una penombra, causata dalla luce solare all'esterno, di certo non illuminando a giorno la stanza come la sala d'attesa dietro di voi, ma almeno permettendovi di vedere meglio tutto lo studio e di apprezzarne l'arredamento. Come conscio dell'insufficiente illuminazione, il notaio trae dalla sua tasca un fiammifero, col quale accende i due candelabri sulla scrivania. Attorno al banco si crea una bolla di luce, che illumina per bene la scrivania, ma lascia il resto della stanza nella penombra.

     

    Il notaio si siede alla poltrona della scrivania, e vi fa cenno di avvicinarvi alla scrivania. Sulle sedie vanno a sedersi Nono ed Arlette, mentre i due maschi rimasti non possono che restare in piedi, attorno alla scrivania.

    È in questo momento, forse, che vi sareste aspettati un lungo discorso, da parte di Lioroshan, su chi sia lui, sui motivi per i quali vi ha chiamati, e su come sia possibile che un notaio di un villaggio qualsiasi di Milea conosca i vostri nomi.

     

    Ma il notaio fa tutt'altro che parlare. Egli posa sulla scrivania la borsa che portava fino a quel momento a tracolla - la borsa che Glyin aveva notato, non appena lo aveva incontrato -, e, presa una chiave dal cassetto della scrivania, apre il lucchetto che la chiudeva.

     

    Dalla borsa tira fuori diversi oggetti.

    Il primo è un diadema, un diadema annerito. Sembra che il gioiello abbia attraversato mille disavventure e si sia consumato per l'usura. Potete notare diverse notevoli ammaccature su di esso, che quasi rendono incomprensibile il disegno che lo adornava un tempo.

     

    Il secondo è un anello con sigillo. Anche l'anello è ricoperto da graffi e sembra abbia i suoi anni d'età, ma questo è meglio tenuto del diadema. Il sigillo vi è ignoto, o almeno non vi ricorda nessun sigillo che abbiate visto. I nobili tra di voi, che han vissuto in mezzo alle questioni araldiche, possono riconoscere, da certi dettagli del sigillo, la sua provenienza da parte di una famiglia di maghi. Il portatore di questo anello non poteva che essere un mago, o qualcuno che ha avuto a che fare con i maghi.

     

    Il terzo oggetto è un libro, un libro molto spesso, alto almeno quattro centimetri. La copertina in pelle conciata è rosso bordeaux, molto consumata, e non reca nessun titolo. Le pagine in carta spessa sono ingiallite: dai lati, sembra che il libro sia stato aperto e chiuso innumerabili volte. I bordi sono macchiati da qualche gocciolina di inchiostro. Potete dedurne che il libro è un manoscritto di qualche sorta.

     

    Il quarto ed ultimo oggetto è un bastone: o almeno, i suoi resti. Il notaio posa sulla scrivania tre diversi pezzi, di lunghezza variabile, dello stesso identico bastone, irrimediabilmente spezzato. Potete distinguere bene, nei suoi resti, tuttavia, che il bastone non era un comune ramo, ma un'arma di qualche tipo. La superficie esterna è nera e levigata, e lucidata in alcuni punti più consumati di altri - sui quali, la mano del portatore era più solita portarlo. Su tutta la superficie del bastone, è incisa profondamente una sottile trama di rune di qualche tipo, formanti un testo che non siete in grado di tradurre.

     

    Alla visione di questi oggetti, forse qualche ricordo vi ritorna in mente - ma prima ancora che possiate esprimere i vostri pensieri, il notaio estrae dalla borsa un documento, un voluminoso foglio in carta pesante, redatto finemente in inchiostro rosso scuro, e sigillato da tre diversi sigilli. Il notaio rompe i sigilli, spiega il foglio e, inforcati un paio di occhiali, abbandonata ogni informalità nella voce, vi recita il contenuto, a voce alta e professionale, dicendovi:

     

    PARLA: - Siete stati convocati qui, oggi, per ascoltare le Ultime Volontà e il Testamento di Nethernaza-Eshtane sil Deriadrim, comunemente chiamato... "Nathern".

     

    [Per LYRIEL]

     

    Sei rimasto da solo nella stanza. La segretaria, raccolte tutte le tazze vuote, è ritornata dietro la muraglia di scartoffie della sua scrivania senza dirti nulla. Non ti vede, né si cura più di te.

    Ti ricordo la conformazione della stanza:

     

    Alla tua sinistra ci sono due porte, una più ornata, probabilmente quella dello Studio vero e proprio del notaio. L'altra, la più vicina a te, è più blanda. Probabilmente porta ai servizi igienici. Di fronte a te, dall'altro lato della stanza, c'è la scrivania della segretaria. Alla tua destra, la porta d'ingresso e la vetrina dello Studio, dalla quale puoi osservare bene i movimenti di ogni passante.

     

     

  8. [Nota del Gm]

    Testament, attento:

     

    E allargò le mani a comprendere l'uomo incappucciato, l'evaan e il messaggero rimasto.

     

    Non è rimasto nessun messaggero, nella stanza c'era soltanto Markus, che è uscito. Devi aver letto male una mia descrizione.
    [PER TUTTI]

     

    Il notaio accarezza il bordo della tazza, pensieroso. Poi risponde a Nono.

     

    PARLA: - Volete sapere come vi conosco? La risposta è semplice: io, in realtà, non vi conosco. O, almeno, non so chi siate, conosco soltanto i vostri nomi... e solo alcuni di essi. Ma anche questo fa parte delle "informazioni riservate" da me citate nella lettera.

     

    Tace per un momento, prima di bere l'ultimo sorso del suo tè. Posa la tazza soddisfatto, poi fuma l'ultimissimo sbuffo di pipa rimasto. Quindi svuota la pipa nel posacenere sul tavolo. Infine parla di nuovo.

     

    PARLA: - Vedo che non avete alcuna domanda da farmi. Era mia intenzione presentarmi meglio, e dire di più sul mio conto, ma vedo che siete tutti molto impazienti di scoprire il motivo per il quale vi ho chiamati. E allora, non perdiamo tempo ulteriormente. Desiderate parlare in privato, signorina Nono? Era mia intenzione fare così.

     

    Si alza dalla poltrona, poi cammina verso la porta più ornata nella stanza e la apre. La stanza che intravedete al di là della porta è buia.

    Sulla soglia della stanza, il Professore si gira per guardarvi, ed alza il braccio destro ad indicare lo studio.

     

    PARLA: - Vorreste entrare nel mio studio, signorine? Suppongo anche voi, Messer Rovesi, voglia assistere. Ed anche voi, Messer Bordin, quanto sto per dirvi riguarda in qualche misura anche voi.

     

    Poi si rivolge a Lyriel.

     

    PARLA: - Sareste disposto ad aspettare fino a quando non terminiamo il nostro dialogo? Mi rincresce terribilmente farvi attendere, ma avevo già programmato quest'incontro da un mese ed ha la priorità. Poi potremo discutere tranquillamente della Torre, quanto volete.

  9. A me sembra che qui si sia stabilito che Testament deve postare per primo e basta, nonostante lui posti la sera, in genere. Dal mio post al suo ci sono diverse ore di tempo in cui altri potrebbero postare e non lo fanno. Kenshin è il più rapido, ma poi passano ore in cui si cazzeggia allegramente e non si scrive nulla.

    Guardian! Tu che sei sempre presente ed attivo, al posto di aspettare che Test posti per primo, ogni tanto potresti aver l'ardire di postare la tua giocata senza che Darth si comporti come una bella statuina ed aspetti Nono, eh. è_é

     

    Gente, qui passa un mese e siamo ancora dentro questo maledetto studio. È passata una settimana e mezza e devo ancora introdurre la quest vera e propria. Come vi sarete accorti, adesso stiamo perdendo tempo per colpa di questo dannato tea-party, del tutto imprevisto. Colpa del vecchio, troppo ospitale. E colpa mia, chi poteva pensare che sarebbe successa una cosa del genere.

    Ora vado e velocizzo, sposto la scena nel fottuto studio e domani forse riuscirò a scrivere il dannato post di tutti i post, ma contribuite anche voi, sì? Postate in fretta senza perdere tempo.

    E Guardian, fallo PER PRIMO! è_é

     

    :tongue:

  10. La segretaria, finito di preparare il tè, porta un vassoio carico di tazze e biscotti nel centro della stanza e lo posa su un tavolino. Poi consegna ad ognuno nella stanza, fuor che al tipo incappucciato (che ne ha già bevuto), una tazza e quattro o cinque biscotti a testa, prima di ritirarsi dietro la sua scrivania. Markus raccoglie la sua tazza, ma prima che possa fare un altro sorso, il Professore lo interrompe.

     

    PARLA: - Aspetta, Markus. Mi dispiace chiedertelo adesso, che sei appena arrivato da un viaggio lungo e privo di tè, suppongo, ma devo chiederti un favore. Va' alla locanda, e avvisa che ci sono cinque viaggiatori in città. Stasera ti dico tutto.

     

    Il ragazzo si immobilizza proprio mentre sta per fare un sorso, poi posa la tazza sulla scrivania della segretaria, non senza un certo disappunto. Prima di uscire, dice queste parole.

     

    PARLA: - Certo, Professore...

     

    Non appena esce, il Professore si siede su una poltrona, rivolgendosi finalmente ai propri ospiti. Beve un sorso di tè ristoratore, prima di iniziare a parlare, prendendo spunto da quanto detto da Nono.

     

    PARLA: - Sono lieto che abbiate deciso di non accellerare i tempi, signorina Nono. E no, spero non sia una perdita di tempo tutto quello che avrò da dirvi. Di solito per questi casi, anche se può sembrare, non lo è. Ma so che questo in particolare è molto... insolito, a dirla tutta.

     

    Poi, rivolgendosi ad Arlette:

     

    PARLA: - E neppure deludente. Non so. Tutto dipende da quel che vorrete fare, dopo.

     

    Smette di parlare, come rendendosi conto di quanto inutili sembrino le sue parole. Sembra quasi che non voglia "anticipare" nulla di quanto vuole dirvi dopo. È forse per questo motivo che, quando riprende a parlare, un sorso e un morso di tè e biscotti dopo, non accenna più all'argomento.

     

    PARLA: - Dunque, avete qualche domanda da farmi, su di me o su Ehmon?

  11. [Per GLYIN e LYRIEL]

     

    Il professore si massaggia il mento, pensieroso, prima di rispondere a Lyriel.

     

    PARLA: - Anche voi volete informazioni sulla Torre. Assieme a Messer Bordin, e presto altri tre guerrieri, ai quali dovrò darle comunque. Per Chronos, sembra che vi siate organizzati tutti quanti per venire qui oggi...

     

    Resta silenzioso per qualche istante, poi cerca di fumare la pipa, che scopre essere spenta ormai da qualche minuto. Mentre si fruga in tasca alla ricerca di un fiammifero, parla di nuovo.

     

    PARLA: - Questa storia ha qualcosa di molto particolare. Non so cosa ci sia sotto, ma darei tutta la mia scorta di tabacco annuale per conoscere gli eventi completi... di tutti quanti voi.

     

    Si riaccende il grumo di erbe rimasto nel fornello, proprio nel momento in cui potete scorgere, dalla vetrina dello studio, tre guerrieri imponenti, un uomo e due donne, avvicinarsi allo studio. L'uomo è un guerriero dai capelli rossi pesantemente corazzato. Una donna, la più alta, ha lunghissimi capelli rossi che le ricadono sulla schiena, e porta una corazza che le lascia scoperte grandi porzioni di pelle nuda. L'ultima guerriera è a capofila, ed è la più bassa. A differenza della guerriera rossa, ha meno curve ed è più coperta, ma ha uno sguardo ben più freddo della compagna. Non potete vedere ancora le armi che portano, ma, dalla ricchezza delle armature che indossano, potete comunque dedurre il valore del loro arsenale.

    Questione di pochi secondi, e di qualche sbuffata della pipa, e sentite la porta aprirsi gentilmente. Tutti gli astanti presenti si voltano verso la porta.

     

    [Per NONO, DARTH e ARLETTE]

     

    Arrivate allo Studio del notaio, e lo trovate affollatissimo. Siete in una stanza bene arredata, nella quale già altre cinque persone sono presenti. Il vostro ingresso nello Studio porta il numero totale dei presenti ad otto.

    Chi era già presente vi guarda, adesso, in maniera indecifrabile. Davanti a voi ci sono tre uomini, un Elvaan e una donna. Un bell'affollamento.

    L'uomo più anziano - probabilmente il Notaio citato nelle vostre lettere - esordisce dicendovi qualche parola.

     

    PARLA: - Buona giornata, Signorine e Signore! Aspettavamo con trepidazione il vostro arrivo, anche se non pensavamo che arrivaste tutti quanti oggi. Ma non importa, una coincidenza che ci farà risparmiare del tempo. Prego, accomodatevi! Desiderate del tè? Anche voi, Messer Bordin. Desiderate qualcosa?

     

    Vi invita a sedervi nella stanza, mentre la donna - la sua segretaria - si dirige a preparare del tè per tutti i presenti in aula. Potete notare che sul tavolino davanti l'uomo incappucciato in piedi c'è già una tazza vuota. Il Professore riprende a parlare, presentandosi.

     

    PARLA: - Signorine, io sono il Professor Notaio di Ehmon, Alexander Lioroshan. Sono stato io ad inviarvi i miei due valenti collaboratori, Markus e Jonas, con il messaggio che avete ricevuto. È una questione lunga e complessa, e so che avrete migliaia di domande da farmi, riguardanti le lettere, la segretezza, e su di me, ma tutto a suo tempo debito, per usare un'espressione che detesto - o preferite che si passi subito al motivo principale per cui vi ho convocati?

     

    Termina la sua presentazione, sorridendovi, e fumando la sua pipa.

  12. [Per LYRIEL]

     

    Il tè è un liquido ambrato, opaco, dal profumo rinfrescante e rinvigorente. La bevanda emana un filo di vapore, prodotto dal calore dell'acqua. All'assaggio, il gusto risulta leggermente amarognolo, ma dolce; l'aroma di limone accompagna il gusto e lo completa. Non appena fai un sorso, ti senti riscaldato.

    I biscotti sono quattro cantuccini, delle specie di fette allungate, ricavate da un biscotto secco e dolce tagliato dopo la cottura. Dentro ci sono delle mandorle affettate, ed altri ingredienti golosi. All'inizio non ti sembrano molto invitanti, ma appena dai un morso ad un biscotto, divori rapidamente il resto del dolce, ingolosito. L'odore è di mandorla e zucchero.

     

    Mentre fai merenda, parli alla donna che, ricordatasi improvvisamente della tua presenza nella stanza, smette di parlare col ragazzo e scatta a guardarti, girandosi completamente. Ascolta i tuoi complimenti e ti risponde, incerta sul cosa dire.

     

    PARLA: - Ehm... grazie, suppongo, signor... ehm... non mi ricordo il vostro nome. Banditi? No, no, nessun problema con dei banditi. Non sono banditi. È un problema su un'appuntamento di oggi del Professore. Oggi attendevamo l'arrivo di una persona, ma a quanto pare ne è arrivata, proprio oggi, un'altra che aveva un altro appuntamento. Era molto, molto improbabile che arrivassero tutte e due proprio oggi, per questo ero stupita. Tutto qui. Nulla di cui preoccuparsi.

     

    Detto questo, Evelyn non aggiunge nient'altro di utile. Non sembra intenzionata a dirti altre informazioni, che potrebbero essere riservate. Hai giusto il tempo per riflettere su quanto detto dalla segretaria, prima che dalla finestra tu scorga in arrivo due persone dirette verso lo Studio: per la distanza non riesci a vederle per bene, ma una è evidentemente un anziano umano vestito elegantemente, che cammina a passi affrettati, come se fosse eccitato per qualcosa. L'altra è un figurino basso e magro, biondo, vestito di blu e portante una lunga sciarpa dorata. Anche questo si muove rapidamente, stando a fianco dell'anziano signore. I due camminano rapidamente fino alla porta dello Studio. La segretaria e il messaggero, che avevano scorto con la coda dell'occhio un movimento, fuori dalla vetrina, si voltano proprio nel momento in cui la porta si apre per la terza volta in pochi minuti.

     

    [Per GLYIN]

     

    Appena il Professore entra nello Studio, tu lo segui e ti lasci scivolare dentro rapidamente, prima che la porta si richiuda dietro di lui. La stanza nella quale ti trovi è una stanza arredata elegantemente, con librerie alle pareti gonfie di libri dall'aria severa, i bordi lucidi e neri quasi indistinguibili l'uno dall'altro. Alla tua sinistra, ci sono poltrone e un tavolinetto rotondo. Una persona incappucciata è seduta su una di esse, e guarda i nuovi arrivati reggendo una tazza fumante di qualcosa, ed un biscotto. Di fronte a te, nell'altra parete, ci sono due porte, e alla tua destra, oltre il Professore, c'è una scrivania coperta di fogli. Vicino all'entrata dello Studio ci sono due umani, una donna ed un giovane uomo che guardano con aria sorpresa il Professore. La donna inizia a parlare.

     

    PARLA: - Professore, è arrivato!

     

    L'uomo si slaccia il mantello e sorride alla donna.

     

    PARLA: - Sì, ho preso tutto quanto, e non hai idea di che cosa sia successo mentre tornavo. Ho incrociato questo gentile signore, col quale ho scambiato quattro parole, e ho fatto una scoperta incredibile. Quando parleremo con la signorina convocata, sarà così assurdo!

    È arrivata, a proposito? Lei ed il guerriero rosso che la accompagna. Dovevano arrivare oggi, sono qui?

     

    La donna fa un passo avanti, guardando Lioroshan con aria agitata.

     

    PARLA: - Sì, sono arrivati, sono in villaggio e dovrebbero arrivare tra poco, secondo Markus... ma non è sola. Con lei c'è anche l'altra guerriera.

     

    Lioroshan sbatte le palpebre confuso per due volte, non sicuro di aver compreso bene. Guarda il ragazzo in piedi - chiamato Markus, evidentemente -, e parla.

     

    PARLA: - L'altra guerriera? Sei... appena arrivato, Markus? E hai visto la guerriera rossa e la signorina Smierc?

     

    Markus risponde, con fervore.

     

    PARLA: - Se l'ho vista? L'ho accompagnata io stesso fin qui, per settimane! E appena arrivato, ho visto i due guerrieri dai capelli rossi! Sono all'entrata Nord, probabilmente si stanno già dirigendo qui!

     

    Lioroshan impiega qualche secondo a pensare su questo. Nei suoi occhi, puoi vedere lo stesso stupore che aveva quando gli hai detto il tuo nome. Poi, ti guarda e dice qualche parola, non rivolta, evidentemente, a te, ma a nessuno in generale.

     

    MORMORA: - Tutte e due le guerriere sono arrivate qui oggi, ed inoltre ho incontrato questo Elvaan... cosa sta succedendo, oggi?

     

    Dà un occhiata alla sua borsa chiusa a chiave, per poi guardare, per la prima volta, lo straniero che siede nella poltrona.

     

    PARLA: - E voi, signore? Credo sia la prima volta che ci vediamo. Avete bisogno di me, avete bisogno di qualcosa? Posso esservi utile?

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