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Oh, finalmente ti sei deciso a commentare xD grazie ^^;. Vi regalo un altro capitolo, dai. CAPITOLO II Stayin’ Alive Camminarono nell’oscuro, buio, labirintico, sudicio e puzzolente tunnel fognario per minuti che sembrarono ore, prima che Douglas esordisse con il suo, liberatorio, “Siamo arrivati”. L’uomo allungò un braccio verso una scala metallica, talmente sudicia che nessuno che non conoscesse a menadito quei cunicoli l’avrebbe trovata. La scalò fino ad un tombino, che sollevò con molta cura. Con altrettanto riguardo controllò l’assenza di possibili testimoni, prima di aprire del tutto la fogna ed uscire. Lilah lo seguì poco distante. L’aria di Absalom non era poi così diversa da quella del mondo esterno. Faceva freddo, ed erano assai poche le persone che si avventuravano fuori dalle rovine delle proprie case. Erano sbucati in un vicolo, che probabilmente era squallido anche ai tempi d’oro della città. Douglas riprese il comando, destreggiandosi fra le vie semideserte della città. Dopo pochi passi, Lilah si sentì tirare per il cappotto. Voltandosi, notò un mendicante che, afferrandole un lembo del soprabito, sperava di attirare la sua attenzione. “Per favore…” Disse l’uomo “Datemi qualcosa…con cui coprirmi…fa così…così freddo…” Solo a quel punto, la ragazza notò le orribili piaghe sulla pelle dell’uomo: segni evidenti del contagio che già da qualche tempo stava erodendo il suo corpo. Si liberò dalla presa con uno strattone, e continuò a seguire Douglas, ignorando il mendicante. Affrettò il passo, diminuendo la distanza che la separava dal compagno, per potergli chiedere: “Dov’è che stiamo andando?” “In una patetica imitazione di night club. Non vengo qui da tempo, ma Absalom è refrattaria ai cambiamenti, dovrebbe essere ancora là…” Giunsero infine di fronte ad un’anonima e malridotta porta metallica, in un anonimo e malridotto vicolo di un’anonima e malridotta via. Da oltre la porta, proveniva della (pessima) musica. Douglas fece per aprire la porta, ma trovò resistenza, e dovette forzarla con una spallata. Cigolando, il passaggio si aprì. Tre gradini scendevano in un corridoio sporco, illuminato a malapena da una lampada dondolante che pendeva dal soffitto. Al lato opposto del corridoio, un’altra porta metallica conduceva all’origine della musica…ma era protetta da un omaccione dall’aria minacciosa. Lilah sorrise, e fece per estrarre la pistola. Douglas la fermò, facendo cenno di no con la testa, e si avvicinò all’uomo. “Possiamo entrare?” “No.” Fu la secca risposta dell’uomo. Douglas fece un respiro profondo, prima di assestargli un gancio alla mandibola che lo spedì nel mondo dei sogni. “Lo prenderò come un sì.” Disse, ridacchiando ed agitando la mano dolorante. Tornò a voltarsi verso Lilah, dicendole: “Ok, tu entra e cerca di vedere se qualcuno ha del sangue finto. Io resto di guardia. Solo…non attirare troppo l’attenzione, eh? E non dovrei dirtelo, ma…non uccidere nessuno.” Lilah assunse un’espressione contrariata: “Oh, al diavolo! Chi sentirà mai la loro mancanza?!” “Ti hanno già portato via l’umanità del corpo. Combatti per mantenere quella della mente.” Senza dire una parola, Lilah aprì la seconda porta metallica. A quel punto, libera dalla propria prigione insonorizzata, la musica assordante invase il corridoio, costringendo Douglas a tapparsi le orecchie. Lilah scivolò all’interno della stanza, richiudendo la porta, e la musica, dietro di sé. Il nuovo ambiente era a tutti gli effetti una discoteca. Piccola, sì, ma di certo non affollata. Il DJ era occupato a dirigere le quattro casse, situate agli angoli dell’area, che vomitavano note sugli scarsi ballerini, mentre le luci psichedeliche li aiutavano a dimenticare i molti problemi delle loro flagellate vite. “Che spreco d’energia” fu la prima cosa che pensò Lilah. Addentrandosi nell’ambiente, però, iniziò a considerare come la musica avrebbe coperto gli spari, e le grida…ma qualcosa attirò la sua attenzione, prima che riuscisse a sviluppare l’idea. In un angolo, un ragazzo, seduto a terra, sembrava iniettarsi qualcosa nel braccio… Si diresse subito in sua direzione. “Dove l’hai presa?” Gli chiese, guardandolo dall’alto in basso. Il ragazzo non rispose. Lilah si abbassò. “Ti ho fatto una domanda. Dove trovi questa roba?” “Come?” Replicò il ragazzo. “Ti ho chiesto dove ti procuri la roba.” “Non capisco!” Rispose. Sicuramente avrebbe prestato più attenzione alle parole di Lilah, anche attraverso la musica assordante, se fosse stato a conoscenza, anche solo di un decimo, delle orribili torture che la personalità demoniaca della ragazza aveva intenzione di infliggergli. Lilah afferrò il ragazzo per il bavero della maglietta e lo costrinse ad alzarsi. Lo guardò dritto negli occhi con uno sguardo terrificante, e mise mano alla pistola. Sbuffò, quindi, senza voltarsi, sparò a tutte e quattro le casse, e svuotò i proiettili rimasti sulla console del DJ. La musica si calmò, ma le grida terrorizzate di chi cercava di mettersi in salvo erano altrettanto assordanti. Quando nella stanza rimasero solo Lilah ed il suo malaugurato interlocutore, finalmente in silenzio, la ragazza pose di nuovo la sua domanda. “Dove. Ti. Procuri. La. Roba.?!” “N-non lo so…i-io…l-lo spacciatore…n-non so dove a-abiti…io…l-lui gira. Gira nei vicoli…s-se vede un cliente, s-si avvicina, e t-te la offre…se hai di che pa-pagare, certo…” “Non vali neanche le pallottole che ho sparato.” Disse Lilah, scaraventandolo al suolo. Il ragazzo corse via verso l’uscita, scontrandosi con Douglas, che stava entrando. “Ti avevo detto…di non attirare l’attenzione…” Le disse. Lilah camminò lentamente verso Douglas, ricaricando la pistola. Quando gli fu vicina, ripose l’arma nel fodero, ed alzò lo sguardo. “Ops” Disse piattamente, stringendo le spalle, e si diresse fuori. Douglas la seguì, scotendo la testa. Il presente testo non esprime miei pareri su discoteche e/o tossicodipendenti. Giusto per evitare discussioni inutili sulla morale.
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Ne ho di già pronte, vorrei aspettare l'apertura ufficiale del campus però...
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L'avatar è spudoratamente rubato da vgcats.com. La firma...beh, non servono commenti.
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Credo 17, sono nato nel 27 D.K. (Dopo Kojima).
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Credo intendesse di evitare scenari del tipo "10 immagini da 479x271", nel senso, il limite è complessivo e non sulla singola immagine ^^; Infatti poi dice che se ne possono tenere di più se si resta nel limite.
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Credo che a questo punto sia più indicato prendere appunti, perché quella che si crea non è che una bozza generica di cosa si vuole raccontare.
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http://www.rpg2s.net/forum/index.php?showtopic=100 Uno basta, dai.
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Grazie ^^. Eh, ci credo, se sei un fan di Legacy of Kain xD. Oh, beninteso, anch'io adoro affettamenti e spadate varie eh (ed anche LoK se è per questo).
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Grazie :D. Grazie per aver giocato e commentato. L'intro affrettata è intenzionale. Non te lo so spiegare, posso solo chiederti di giocare ancora ^^; Per il mapping...hai ragione xD. Uso rpg maker solo per sceneggiare storie, e finisco per prestare poca attenzione agli elementi di "gioco" (vedi bs standard). Grazie ancora :D. E chi se lo scorda? XDDD
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Blake presenta DESTINO 1. Andiamo subito al sodo, eh, con i punti di forza di questo gioco: -Grafica interamente RTP; -BS standard; -Durata: 2 ore a tirarla lunga; -Qualche sript rubato dall'ormai fu rpg shrine. Traduzione: Ho programmato solo per sperimentare con la storia, ed è per quella che vorrei ricevere commenti ^^; Storia riguardo la quale non scrivo nulla qui, tanto è breve... 2. *DOWNLOAD* Clic destro, salva oggetto/destinazione... Necessita dell'RTP di rpg maker xp per funzionare. 3. Script di cui sopra creati da: "Menù ad Anelli", di MakirouAru; "Advanced Message", di DubeAlex; "Saltare la Schermata Iniziale", di Rip86; "Train Actor", noto anche come "Caterpillar Script", di Fukuyama
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Perché il brufoloso malato di videogame se ne infischia della fine del mondo e se ne sta a casa a postare sui forum dall'una di notte alle sei di mattina xDDDDD Per quanto riguarda il progetto...commenterei la storia, ma hai detto poco e non voglio sbilanciarmi...solo, sembra una trama "pericolosa", occhio a non fare errori.
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Niente male, riprese da mal di mare a parte xD. Sei un figo :*
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Ho letto fino a qui, poi sono schizzato in mutande fuori di casa per andare a comprarlo. Poi mi sono ricordato che non ho soldi. E faceva freddo, dannazione...
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Grazie. Sì, l'ho continuato, sono intorno al 4° capitolo ora, solo non mi andava di postare tutto in una volta xD. Ecco il primo capitolo: CAPITOLO I RossoSangue Non era decisamente la notte più adatta, per qualcuno alla ricerca di un po’ di tranquilla solitudine. Infatti, a pochi angoli dal vicolo in cui si era rifugiata, Lilah sentì alle sue spalle una voce da uomo che sembrava parlare con lei. “Ci sono altri metodi, sai.” Lilah si fermò, ma non si voltò. L’uomo proseguì. “Non devi per forza uccidere…” La ragazza alzò lo sguardo. “Che vuoi saperne, tu…” “Più di quanto pensi.” Solo a questo punto, si voltò. L’uomo alle sue spalle, seminascosto dall’ombra, era appoggiato al muro, e guardava in sua direzione con le braccia conserte. “Ti dirò, quel tizio non aveva molto sangue.” -Esordì Lilah- “Potrei decidere di usare te, come dessert, se non smetti di parlare a mezze frasi.” L’uomo rise, staccandosi dal muro. Frugò in tasca, e lanciò qualcosa in direzione di Lilah, dicendo: “Oppure, potresti usare una di queste.” Lilah afferrò al volo la provetta lanciatale. La esaminò alla luce incerta del lampione, costatando che conteneva un liquido rosso. “Cos’è?” Chiese al suo misterioso interlocutore. “Lo chiamano, con poca fantasia, Sangue Finto. È una sostanza in grado di placare la sete di sangue di quelli come te e me…” “Vuoi dire che…” “Sì, non sei più costretta ad uccidere, e sì, non sei l’unica ad essere sfuggita dalle grinfie del progetto V.” “…Inizia a tirar fuori delle prove, per il bene delle tue giunture.” “Ahahah, sì, certo. In tempi come questi, non ci si può fidare del primo che capita.” Detto questo, l’uomo uscì dall’ombra, entrando nell’alone lucente del lampione. A quel punto, Lilah scorse il rosso acceso dei capelli corti e spettinati del suo interlocutore, riconoscendo la tonalità in quella che, da ormai troppo tempo, vedeva riflessa negli specchi. La tonalità del sangue… “Mi chiamo Douglas, e sono uno dei pochi superstiti del progetto V. Come tutti gli altri, ho perso gran parte dei miei ricordi. Come tutti gli altri, i miei capelli sono diventati del colore del sangue. Come tutti gli altri, sono costretto a cibarmi del sangue degli esseri umani. Come tutti gli altri, sono assetato più di vendetta che di sangue…Come pochi altri, sono ancora vivo. Mi credi ora? O preferisci vedermi uccidere e dissanguare qualcuno? Potrei iniziare a pensare che ti piaccia, massacrare persone…” L’espressione di Lilah mutò drasticamente in quello che sembrava il ghigno di una iena. “Oh, sì…” Le sue mani iniziarono a tremare, in preda a delle convulsioni. Fu una questione di attimi, prima che cadesse in ginocchio, con le mani fra i capelli. “No…no, io…” Tolse il tappo dalla fiala, e ne scolò il contenuto. Di lì a poco si calmò, lasciò cadere le braccia lungo i fianchi, la testa bassa. La fiala, vuota, si ruppe cadendo al suolo. “Io… non voglio…uccidere…” “…E non sarai più costretta a farlo.” Disse l’uomo, tendendole la mano. “Alzati, andiamo.” “…Andiamo? Dove…?” “A far provviste per l’inverno.” Poco tempo dopo erano in viaggio silenzioso, a bordo dell’automobile, un’utilitaria vecchia ed acciaccata, di Douglas, diretti verso quella che, per Lilah, era una destinazione ignota. A pochi minuti dalla partenza, l’uomo cercò di rimuovere il silenzio. “Allora, eh…” Si accorse di non conoscere il nome di Lilah. “Come hai detto di chiamarti?” “Non te l’ho detto.” “Oh, beh, credo sia normale non ricordarselo. Io stesso non ne ho memoria. ‘Douglas’ era scritto sulla targhetta legata alla mia caviglia, quando mi sono svegliato.” “Sulla mia targhetta, c’era scritto ‘Scarto’.” “Qualcosa a che fare con la doppia personalità, eh?” “…Temo proprio di sì. Anche quella, è opera loro.” Seguirono alcuni attimi di silenzio, rotto ancora una volta da Douglas. “Allora, devo chiamarti ‘Scarto’, o hai un nome migliore?” “…Lilah andrà bene. Ora faccio io le domande. Dove stiamo andando?” “Va bene, Lilah. Ci stiamo dirigendo verso Absalom.” “Absalom…” “Che c’è? Ti ricorda qualcosa?” “Forse…ma forse è solo un’impressione. Che posto è?” “Absalom è…era… un luogo speciale. Gli abitanti di quella città erano misteriosamente immuni al contagio.” “Erano?” “È stata rasa al suolo, anni fa, da un’orda di contagiati impazziti…i sopravvissuti, comunque, ancora vivono…ma la malattia inizia a farsi strada, anche fra di loro…” “E che andiamo a fare, in questo falso eden a forma di cumulo di macerie?” “Devi sapere che, per gli umani, il ‘sangue finto’ è una potente droga. Ora, ad Absalom, questa droga è molto popolare…” “…E come biasimarli…” “Il sangue finto è espressamente destinato a noi ‘Vampiri’. DEVE essere opera degli scienziati V.” “Quindi, vuoi contattare uno spacciatore, e rintracciare i fornitori fino alla sede del laboratorio?” “E, nel frattempo, metterne da parte una discreta scorta.” “Accelera.” Circa una mezz’ora dopo, il muro di cinta di Absalom fece capolino all’orizzonte. L’antica costruzione portava i segni dell’assalto avvenuto anni prima, ma era ben sorvegliata da guardie armate. Abbandonarono la vettura lontano dalla città, e Douglas la coprì con un telo nero. “Paura che te la rubino?” “Più che l’auto, è il carburante che voglio proteggere. È merce d’immenso valore…” Camminarono per un discreto tratto, fino a raggiungere un tratto sperduto del muro di Absalom, dove Lilah rispolverò la sua ironia. “Niente tappeto rosso, immagino.” “Le guardie non ci farebbero mai passare. Da queste parti dovrebbe esserci un ‘ingresso di servizio’, se sai cosa intendo.” “Non dirmi che hai intenzione di trascinarmi in un tunnel fognario.” “Sempre meglio che vedersela con le guardie, no?” “Già, probabilmente…opporrebbero resistenza.” Lilah abbassò la testa, i capelli le coprivano gli occhi. Iniziò a ridere sommessamente, scotendo le spalle. “…e…poi…dovremmo…combattere…E…sanguinerebbero…oh…come…sanguinerebbero…eheheh…avr ebbero paura…sarebbero inorriditi…eheheh…” La mano destra corse verso la pistola. “Lilah!” Urlò Douglas. La mano sinistra di Lilah afferrò il polso della destra, seguì una convulsa battaglia per il controllo del corpo, che terminò pochi, lunghissimi istanti dopo. “È…è tutto a posto ora. È passato.” Douglas non sembrò rassicurato. “Muoviamoci. Tu più d’ogni altro meriti vendetta. Ma…vai avanti tu, ok?” Lilah si avvicinò con fare offeso. “Hmpf.” Fece, prima di sparire nella botola aperta da Douglas. Un sacco di chiacchiere in questo capitolo. Mi farò perdonare...
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Non adatto ad un pubblico impressionabile. O anche no. Però fa figo dirlo. Prologo I Cadaveri non Parlano Le strade della città, ormai lontane dal passato che le vedeva frenetiche ed impegnate, erano deserte ed in rovina. Certo, di quei tempi, non potevano esser più affollate. Nonostante fosse una capitale, un tempo ricca e fiorente, anche questa metropoli era stata piegata dal contagio, e ridotta dai predoni ad un cumulo di macerie. Proprio come tutte le altre… Separata da un lungo cappotto nero dal freddo abbraccio delle tenebre, Lilah camminava, le mani in tasca, lungo ciò che restava di un antico marciapiede. I suoi passi echeggiavano nell’ambiente, e finivano con lo smarrirsi, soppressi dal suono di lontane grida od inspiegabili rumori. Nella sua solitaria passeggiata, offuscata da mille turbamenti, non notò il teppista che si trovava sulla sua strada. Lo colpì, quasi involontariamente, con una spallata che lo spostò di un buon mezzo metro. Tuttavia, l’urto non bastò ad infastidire Lilah, che continuò a camminare, senza dire una parola né fermarsi, finché non fu richiamata dalla voce del teppista… “Ehi, pel di carota. Cerchi guai?” Lilah si fermò. Dapprima alzò lo sguardo. Quindi, voltò di scatto la testa, in modo da vedere l’uomo con la coda dell’occhio. Attraverso i corti capelli rossi, lo sguardo di ghiaccio dei suoi minacciosi occhi verdi quasi atterrì il manigoldo. “Perché…” Gli rispose. “Pensi forse di potermene procurare?” Ricordandosi d’avere un’aria da duro, con tutte le sue catene e vestiti di pelle, l’uomo ribatté: “Ha! Mettimi alla prova, dolcezza!” “Hmm…sembra una buona idea……Sono proprio curiosa…di sentire…” Continuò la ragazza, prima di estrarre, in un batter d’occhio, la pistola dalla tasca sinistra. Il teppista, paralizzato dalla paura, non poté che iniziare a tremare, quando la sua fronte fu messa a contatto con il luccicante e freddo acciaio della .45 di Lilah. “…Che nomignolo mi darai, quando avrai i polmoni pieni di piombo!” Si avvicinò al manigoldo, sorridendo. La bocca della ragazza si contorse in un ghigno malefico. Assestò all’uomo un calcio frontale all’addome, sbattendolo all’indietro. Estrasse anche l’altra mano dalla tasca, rivelando un’altra pistola. Prima ancora che il suo avversario riuscisse a riprendere l’equilibrio, Lilah aveva già svuotato entrambi i caricatori nel suo petto. “Ah, già…” Avvicinò al viso una delle due pistole, per godere appieno dell’odore della polvere da sparo, che le fece correre un brivido lungo la schiena. “…I cadaveri non parlano…” Aprì le braccia, e fece cadere i caricatori vuoti. Ripose le pistole nelle fondine, e si avvicinò al cadavere. Si accasciò al suo fianco, e ne alzò la testa per i capelli. “Vediamo…sotto i trent’anni…neanche affetto dal virus…scommetto che pensavi di vivere fino alla vecchiaia, eh? Ahahah!” Estrasse un coltello dallo stivale destro, e lo usò per tagliare la gola della sua vittima. Senza sprecare una sola lacrima di sangue, subito si avventò sulla ferita, succhiando avidamente fino all’ultima goccia. Quando fu dissetata, riprese coscienza di sé. Lasciò andare la testa del cadavere e, spaventata, cadde all’indietro ed arrancò via dal luogo dell’omicidio, quasi piangendo, con le mani fra i capelli. Si rintanò in un vicolo cieco, fra sacchi d’immondizia e ciarpame, sola con la notte. Tormentata dal rimorso di mille omicidi, odiava se stessa, ogni giorno di più. E più che lei odiava solamente chi l’aveva ridotta in quello stato, costretta a cibarsi del sangue d’altri esseri umani per vivere, ossessionata da una seconda personalità demoniaca… Gli scienziati del progetto V. Maledì uno ad uno i loro nomi, e le tornò a mente la sua missione di vendetta. Ritrovata la determinazione, si rialzò, e barcollò fino all’uscita dal vicolo. Asciugò via l’ultima lacrima, e si rimise in marcia. Verso dove stesse camminando, non ne aveva idea. Per quanto tempo avesse viaggiato, non voleva neppure saperlo. Non la preoccupava l’idea del contagio, né doveva pensare al cibo. Neanche le munizioni dei due “angeli d’argento” che portava con sé, erano un problema. Le bande locali avevano sempre tutto ciò che le serviva, per continuare a trascinare le gambe verso la vendetta… Già, ma dove avrebbe trovato i suoi carnefici? Non ricordava la posizione del laboratorio, né aveva indizi su chi vi fosse collegato. Poteva solo continuare a vagabondare, di omicidio in omicidio, verso tenebre sempre più oscure… CAPITOLO I - RossoSangue CAPITOLO II - Stayin' Alive CAPITOLO III - Vai da Qualche Parte? CAPITOLO IV - Blood and Gasoline CAPITOLO V - La Mia Amata CAPITOLO VI - Sono Solo un Artista CAPITOLO VII - La Fortezza di Dion CAPITOLO VIII - Conflitto Interiore CAPITOLO IX - Nella Nebbia CAPITOLO X - Colpo Secco CAPITOLO XI - Il Mio Preferito CAPITOLO XII - Solo un Bluff CAPITOLO XIII - Arthur Furioso CAPITOLO XIV - Ora si Corre CAPITOLO XV - Assolutamente No CAPITOLO XVI - Duello Sospeso CAPITOLO XVII - Conflitto Interiore Reloaded CAPITOLO XVIII - Dove Eravamo Rimasti? CAPITOLO XIX - Vittoria
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Finalmente apriamo i battenti :chirol_gusun:.
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Ammettiamolo. Quelle lotte a turni, quegli stramaledetti incontri casuali, quelle ore passate a navigare fra menù, in fondo in fondo, non sono che una rottura. Non è per questo che giochiamo agli rpg. Non è per i numeri che scorrono né per la soddisfazione della dipartita del boss segreto di turno. Non è per portare le statistiche a 255 che abbiamo sfogliato e risfogliato le magie del sistema Junction, non era per emerald weapon che agitavamo la buster sword selezionando il comando da un menù. Volevamo vedere amore, odio, vendetta, gioia, nelle loro espressioni più pure e fantasiose, raccontate attraverso le imprese di eroi senza tempo. Per questo e solo per questo abbiamo la bacheca piena di jrpg. E quell'infinito database, gli incomprensibili script, gli eventi che NON funzionano MAI prima del CENTESIMO tentativo, schiere e schiere di mappe da riempire, perché continuiamo a volerci perdere nei loro meandri? Perché vogliamo raccontare dell'amore, dell'odio, della vendetta, della gioia, attraverso le imprese di eroi senza tempo. Per questo e solo per questo, noi siamo... ...QUELLI CHE STORYBOARDANO. No, non potete uccidermi, sennò chi ve li corregge gli esami? Introduzioni falsamente epiche a parte, benvenuti al corso di storyboarding. Sono felice di essere stato scelto come maestro, e mi auguro di riuscire a svolgere bene il mio lavoro. (Male che va mi licenziano) (tanto lo stipendio è da fame). A differenza di corsi come "programmazione", qui non c'è una verità assoluta. Non posso dirvi cosa scrivere, né posso dirvi come scriverlo, ovviamente. Posso però condividere con voi dei metodi e delle idee che secondo me funzionano, così come posso fare l'opposto. Solo uno è il prerequisito: la grammatica. Potete scrivere la trama più bella del mondo: nessuno si avventurerà oltre la prima riga se non sarà scritta in lingua comprensibile. Lo stesso vale per gli rpg: un dialogo pieno di errori di grammatica non solo non è efficace, ma fa anche passare la voglia di giocare ai più. Detto questo, vi saluto. Ci si becca per le lezioni, che cercherò ovviamente di pubblicare regolarmente, e per le interrogazioni, durante le quali sarò il peggior bastar...ahem, dicevo, e per le interrogazioni. Buon lavoro, e divertiamoci!
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LEZIONI DI Blake (VECCHIO CORSO) Ecco i link a tutte le lezioni di storyboarding, in ordine di pubblicazione. 1 - Punto di Partenza 2 - Caratterizzare i Personaggi 3 - Far conoscere i Personaggi. 4 - Il Piano del Cattivo di Turno LEZIONI DI Axel Lucius Kantar?s (NUOVO CORSO) Lezione 1: Preambolo alla Scrittura Creativa LEZIONI DI Yin-Yang (NUOVO CORSO) Lezione#0: Introduzione Altri tutorial utili, scritti dagli utenti: Sclero Fritz, caratterizzare i personaggi I tutorial di Axel Lucius Kantar?s Come scrivere un Dialogo, di Silver Element
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Come dice il titolo, questa lezione spiega un metodo con cui iniziare a creare una trama. Storyboarding___Punto_di_Partenza.doc
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Ha raggiunto inesplorati livelli di no-sense rotfl. Ma chi è? Voglio il suo autografo XD
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Ciao, benvenuti nella sezione Racconti! Come dice il nome, è qua che potrete pubblicare le vostre opere letterarie. Storie serie, divertenti, poesie -- il limite è il cielo, purché sia roba vostra, s'intende. Non dovrei dirlo, ma non rubate il lavoro altrui senza permesso. Ovviamente non c'è storia senza lettore, per questo chiedo, a chi legge le storie, di commentare. Spesso. Non è un'incitazione allo spam: solo, fate sapere allo scrittore che avete letto il suo racconto e che vi è (o che non vi è) piaciuto. Se non avete critiche da fare, va bene anche una semplice opinione. Fate sentire che ci siete, è importante. Per quanto riguarda le critiche, cercate di mantenerle quanto più costruttive possibile. Non fatemi vedere post che contengono solo "fa schifo" et similia. Ma anche questo non c'è bisogno di dirlo, vero? Beh, credo sia tutto. Non cercherò pateticamente di aumentare il volume di questo testo, anche se ho finito le cose da dire, infilando di nascosto righe inutili e dal contenuto nullo, piene di concetti ridondanti. Pertanto, concluderò qui. No, qui. Buon Divertimento!
