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Posts posted by Blake
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Titolo abbastanza esplicativo, direi.
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Sì vabè non fregarmi il lavoro però xD.
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Scusate, stamattina non ho fatto in tempo a postare il 4° capitolo.
CAPITOLO IV
Blood and Gasoline
Lilah si risvegliò nel caldo abbraccio di un familiare letto. Attraverso l’atmosfera soffusa della stanza, scorgeva, poco distante, la sagoma di un uomo amato, seduto su di una sedia di legno. Lentamente, la ragazza si mosse, uscendo dalle coperte fino a sedersi, stropicciandosi gli occhi. I suoi lunghi capelli neri si appoggiarono dolcemente sulle spalle. Li guardò per un po’, quasi stupita, quindi si alzò, stiracchiandosi. Mosse i primi passi scalzi verso la figura amata, mentre il leggero e lungo vestito bianco che indossava contribuiva all’atmosfera soffusa del luogo…giunse infine vicino all’uomo. Questi, vedendola, si alzò in piedi. Lilah si specchiò nei suoi occhi, punti castani in un viso rude ma gentile, contornato da corti capelli neri, e mosse la mano per accarezzargli una guancia.
Orrore!
Prima ancora che riuscisse a toccarlo, un violento mal di testa la scosse, i suoi capelli caddero, per lasciar spazio ad una nuova chioma, del colore del sangue. Un coltello le comparve in mano, il suo braccio, movendosi da solo, colpì ripetutamente l’uomo che le era di fronte. Per quanto volesse opporsi, non poteva nulla contro la forza del demone che stava massacrando il suo unico amore. Con le sue stesse mani.
Cercò di fermarsi, cercò di urlare, cercò di scusarsi.
Fu tutto inutile.
Anche quando la sua vittima divenne un freddo cadavere, non riuscì a scusarsi. Buttando la testa all’indietro, esplose in una risata tanto folle quanto atroce, mentre uomini armati entravano sfondando la porta della stanza…
“Perdonami!”
Urlò Lilah, svegliandosi di soprassalto in un letto freddo, in una stanza buia. Si guardò intorno, era sola, e la stanza era ridotta maluccio. Mobili rotti e svuotati riempivano quattro mura foderate di carta da parati lacera e di pessimo gusto. Anche l’odore non era dei migliori. L’unica finestra era chiusa ed oscurata da tapparelle. Il suo cappotto era appoggiato su di una sedia, vicino alla porta aperta.
“Oh, non fa niente” Echeggiò Douglas dalle stanze adiacenti.
“Come hai detto tu, ‘ci vuole ben altro, per ammazzarmi’”
Pochi secondi dopo, l’uomo entrò nella stanza, portando con sé un bicchiere pieno di liquido rosso. Lo appoggiò su di ciò che un tempo era un comodino, dicendo:
“Bevi. Non voglio commettere ancora lo stesso errore…avrei dovuto pensarci…”
“Di cosa parli?”
“Non te lo ricordi? Non bevevi da tempo, e la fucilata presa in pieno non ti ha certo aiutato…l’istinto di sopravvivenza ha facilitato il compito della tua seconda personalità…”
Lilah fece cadere la testa fra le mani.
“Sì…sì ora ricordo…perdonami, io…”
Douglas sorrise.
“Te l’ho già detto, non fa niente. Ci vuole ben altro, per ammazzarmi.”
Lilah rialzò la testa.
“Beh, ora devo sbrigare un affare…se vuoi cambiarti, ci sono degli abiti nella stanza…sempre che non ti facciano schifo, certo. Quando vuoi, mi trovi nella rimessa. È giusto in fondo alle scale, non puoi sbagliare.”
Non udì risposta, mentre usciva dalla stanza e dall’appartamento. Lilah aspettò ancora un po’ prima di rialzarsi. Camminò fino alla finestra ed alzò le tapparelle. Aveva dormito a lungo…era quasi pomeriggio, anche se una spessa coltre di nubi ostacolava il passaggio del sole, impedendogli di illuminare le rovine di Absalom. La luce bastò lo stesso a farle notare la gravità dello squarcio nella sua maglietta.
Decise di frugare un po’ in giro, prima di raggiungere Douglas.
Pochi minuti dopo, entrambi erano nella buia ed impolverata rimessa. Douglas era indaffarato con il relitto di qualcosa di vagamente simile ad una moto da strada.
“Oh, sei arrivata.”
Disse, spuntando da dietro la moto. Tese in avanti una mano sporca di grasso:
“Mi passeresti quella chiave sul tavolo?”
Lilah camminò lentamente fino al tavolo, facendo attenzione a non calpestare le cianfrusaglie sparse sul pavimento. Prese la chiave inglese, e la lanciò a Douglas, che la prese al volo e si rimise subito al lavoro.
“Grazie.”
Le disse. Non sentì risposta.
Lilah esplorò l’area con lo sguardo. Era buio, sporco, disordinato. Ci si stava abituando, ormai. Tornò presto a guardare Douglas, e gli chiese
“Allora, hai scoperto come si procurava il sangue finto?”
Senza smettere di lavorare, l’uomo rispose
“Sì. La prendeva da un qualche scienziato eremita, che abita da solo in un laboratorio abbastanza distante da qui.”
Dopo alcuni momenti di silenzio, la ragazza tornò a parlare. Teneva le braccia conserte, il suo tono di voce era basso.
“Hai finito di giocare al meccanico?”
“Forse.”
Douglas emerse dal relitto della moto. Le maniche della maglietta nera erano arrotolate fino ai gomiti, e dai gomiti in poi le braccia erano nere di grasso. Col dorso della mano si asciugò la fronte, girò la chiavetta infilata nel cruscotto della moto, vi salì, e diede gas.
Il rombo possente del motore lo rassicurò. Urlò:
“Sì!!”
Il seguente botto ed il fumo nero fecero l’opposto. Mormorò:
“…o forse no.”
Un’ora abbondante dopo, la serranda della rimessa si aprì.
Douglas e Lilah ne uscirono, in due sulla moto, con l’uomo alla guida. Quest’ultimo teneva, sotto il giubbotto di pelle rubato, i fogli contenenti mappe ed informazioni su come raggiungere il laboratorio del sangue finto. Ai lati della carrozzeria un tempo fiammante, al pari della ruota posteriore, due taniche di carburante erano assicurate ad un portapacchi. Senza chiudere la saracinesca, capelli al vento, iniziarono a sfrecciare per le strade di Absalom.
(colonna sonora: Virgin Steele – Blood and Gasoline)
A pochi metri dalla partenza, i due notarono un ragazzo in piedi sul marciapiede, al fianco di un uomo in divisa, che li indicava gesticolando. Solo dopo alcuni isolati di corsa ebbero la certezza di essere inseguiti da tre automobili.
“Te l’avevo detto di non farti notare!”
Urlò Douglas
“Hai detto qualcosa? Ho il vento nelle orecchie!”
Rispose Lilah.
“No, nulla.”
Fece lui, accelerando rassegnato.
Volavano al centro della larga e vuota strada, malandata e piena di buche, che sfrecciava dietro di loro assieme alle rovine dei palazzi.
Gli inseguitori si fecero subito avanti, affiancando la moto dal lato sinistro. L’autista ed il passeggero dell’auto fecero gesto di fermarsi. Douglas si affrettò ad urlare:
“Non…”
Lilah sparò ad una delle ruote dell’auto, che sbandò, finendo fuori strada contro un muro.
“…sparare.”
Finì Douglas.
“Beh, almeno non li hai uccisi.”
Continuò.
“Non preoccuparti, posso ancora…tenerla a bada.”
“Fa piacere sentirlo.”
Un’altra delle auto si avvicinò per tamponarli, mentre l’ultima cercava di affiancarli e stringerli da destra. L’autista di destra aprì il finestrino. Tenendo il volante con una mano, iniziò a sparare con una semiautomatica in direzione dei motociclisti, che immediatamente si abbassarono. Uno dei tanti proiettili sfiorò i capelli di Lilah.
Era tempo per il contrattacco.
La ragazza iniziò ad arrampicarsi sulla moto, stette in piedi, per pochi istanti, sulla sella, prima di eseguire un salto mortale all’indietro fin sul tetto dell’auto che li seguiva. Lì si aggrappò al parabrezza con entrambe le mani. Sentì degli spari e vide aprirsi dei fori di pallottole, pericolosamente vicini al suo braccio. Senza perdere tempo, si girò in modo da poter sfondare con il calcio della pistola il finestrino dell’autista. Sparò alcuni colpi all’interno dell’auto, ferendo il guidatore al braccio ed il passeggero al torace. Allungò quindi la mano libera verso il volante, sterzando a destra.
Douglas, che stava evitando a fatica i proiettili dell’altro autista, vide la manovra di Lilah nello specchietto, e rallentò muovendosi a sinistra. Il conducente che lo bersagliava cercò di approfittare del vantaggio e di tagliargli la strada, sterzando bruscamente e fermandosi.
Lilah lasciò la presa.
Le due auto si schiantarono violentemente, Douglas evitò abilmente l’impatto e si fermò derapando. Tornò in fretta indietro a raccogliere la ragazza. La aiutò a salire, e si sbrigò a ripartire, verso l’uscita dalla città.
Dopo aver sfondato il posto di blocco, raggiunsero l’auto abbandonata.
Lì lasciarono la moto, caricarono le taniche, e partirono…
La conclusione è un po' affrettata, lo so, il capitolo era già titanicamente lungo...magari un giorno l'aggiusterò xD.
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Io già prenoto un posto per questo corso, considerando che non sono per niente abile con il making è l'unico che posso seguire e che mi interessa davvero (anche quello della musica per dire la verità, ma non ho il tempo materiale^^).
Ho letto la lezione, credo che per lo storyboard non ci sia moltissimo da spiegare come nelle altre materie, stà molto nell'individuo e ben appunto credo che sia la più difficile materia da insegnare, poichè non ci sono numeri e formule prestabilite, ma si lavora a stimolare la fantasia.
Già in questa primissima lezione blake ha spiegato molto bene un discorso fondamentale, la coerenza di una storia...è la base fondamentale per creare una buona trama (be si certo se non siete dei geni per poter creare storie apparentemente senza senso come nell'esercito delle 12 scimmie^^), altro discorso fondamentale, la grammatica, posso dire mio punto latente ma cercherò di sopperire a codesta mancanza^^
Se posso aggiungere un piccolo trucchettino, Leggete leggete e leggete, vi aiuta ad aprirvi la mente, nonchè si imparano nuovi vocaboli e sfaccettature di trama prima impensabili.
Concludo dicendo che blake è rock
(anche se non c'è la faccina^^)Grazie per i complimenti ^^.
Hai centrato esattamente tutto ciò che penso.
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Storyboarder.
Programmatore ad eventi se ho TANTO tempo da perdere.
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Figo l'inseguimento e lo scambio di battute finali ;)
PS. La morale l'ho capita...Mai fidarsi delle donne! :chirol_iei2:
Bel lavoro Blake.
Grazie.
Più che altro, la morale è "Mai fidarsi di un vampiro psicopatico assetato" :chirol_bak2:.
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CAPITOLO III
Vai da Qualche Parte?
L’immagine dell’uomo avvolto in un pesante cappotto, con in testa un cappello imbottito, non passava certo inosservata, per le gelide e solitarie vie di Absalom. Sentì una voce chiamarlo, dalle profondità di un buio vicolo.
“Ehi, tu! Psst…avvicinati…”
L’uomo si guardò intorno. Sì, la voce era decisamente rivolta a lui.
“Io?”
Rispose
“Sì, sì…ti interessa, un po’ di trance rossa?”
“Beh, ecco…dipende…”
Disse l’uomo, movendo i primi passi nel vicolo.
“Quanto costerebbe?” Continuò.
“Che hai da offrire?” Replicò lo spacciatore, un uomo magro e calvo nascosto nell’ombra.
Una terza voce, femminile ed arrogante, echeggiò:
“Che ne dici, di un po’ di piombo fuso?!”
Lilah sbucò dal nulla alle spalle dello spacciatore, puntandogli la pistola alla nuca. Douglas si tolse il cappello con la mano sinistra.
Lo spacciatore non sembrò molto impensierito dai due. Rapido come un cobra, si abbassò e corse via alle spalle di Lilah, che inutilmente tentò di afferrarlo per il cappotto. Dopo pochi passi si voltò, e sparò con un fucile a canne mozze, sfoderato da una tasca interna dell’impermeabile. Lilah evitò il colpo gettandosi a terra, ma Douglas fu colto di sorpresa, e colpito al torace ed al braccio destro. Si accasciò a terra, morente, in una pozza di sangue. Lilah digrignò i denti, e cercò di sparare alle gambe dello spacciatore. Lo mancò di poco, mentre questo spiccava un balzo per raggiungere l’ultimo tratto di una scala antincendio. Si arrampicò rapidamente lungo i pioli, ed iniziò a salire, correndo, le scale metalliche. Accorgendosi di Lilah, che lo seguiva non più distante di una rampa, le sparò attraverso la rete di metallo. La ragazza si abbassò, i pallettoni del fucile la mancarono di poco, esplodendo in un tripudio di scintille, e facendo vibrare tutta la costruzione. Non rispose al fuoco, ma continuò a salire, inseguendo l’uomo quando questi entrò in una finestra sfondata. Dietro la finestra, si celava un antico appartamento, disabitato da anni. La polvere rendeva l’aria irrespirabile. Lilah si guardò in torno. Alla sua destra, vedeva un materasso sudicio, piegato ed appoggiato sulla rete metallica di un letto. Di fronte, un corridoio che continuava fino all’uscita, occupato da un tavolo di legno appoggiato su un fianco. Alla sua sinistra, l’arco di una porta scardinata conduceva a ciò che restava di un bagno. Non un attimo troppo presto, capì lo scopo del tavolo. Si tuffò nella stanza a sinistra, mentre lo spacciatore sbucava dal rifugio sparando. Ripresasi in fretta dalla caduta, notò la seconda uscita della stanza, posta in modo da condurre ad un corridoio, ed alle spalle del suo nemico. Mossi i primi passi verso l’uscita, sentì un forte rumore da una delle stanze di fronte. Corse fino alla fine del corridoio: lo spacciatore non era più dietro al tavolo, e la porta d’ingresso dell’appartamento era stata sfondata. Riuscì ad intravedere il suo obiettivo corrervi attraverso, prima di ricominciare l’inseguimento. Corsero fino alle scale del palazzo, ed iniziarono a scendere. Lilah passò da una rampa all’altra saltando il corrimano, per guadagnare rapidamente terreno. Divenne evidente che lo spacciatore avesse premeditato la fuga, quando saltò attraverso una vetrata, fin sul tetto di un vicino palazzo più basso. Attutì la caduta con una capriola, e si diresse verso una porta metallica, che conduceva all’interno dell’edificio. Anche Lilah saltò, ma non riuscì a raggiungerlo prima che chiudesse la porta dietro di sé. Tentò inutilmente di aprirla, ma non si rassegnò. Corse fino al ciglio del tetto, scorse i balconi sottostanti, prese la mira, e si lasciò cadere. Sfondò una porta a vetri, attraversò l’appartamento fino al corridoio, dove rivide il suo obiettivo precipitarsi giù per le scale. Sparò ancora, mirando alle gambe, e stavolta lo sentì urlare, e cadere dai gradini fino al piano inferiore, dietro il muro che separava le rampe. Senza riporre le armi, Lilah si diresse con cautela verso le scale, già pensando ai cruenti metodi con cui avrebbe ottenuto le informazioni che cercava. Ad un passo dalla destinazione, però, si trovò al cospetto del sorriso soddisfatto dell’uomo, che, cogliendo i frutti del proprio bluff, le sparava a bruciapelo all’addome.
Lilah cadde all’indietro, gli occhi spalancati e la bocca aperta in silenzioso grido. Una volta a terra cercò di muoversi, ma il dolore la paralizzava. Tossì sangue e si dimenò per alcuni attimi, prima che fosse finita. Lo spacciatore, soddisfatto, ripose l’arma. Scese una rampa di scale, si infilò in bocca una sigaretta artigianale che accese con un fiammifero. Frugò in tasca, e ne estrasse un mazzo di chiavi con cui aprì una delle porte degli appartamenti. Entrato in casa, si tolse il cappotto, e l’appese accanto all’uscio. Accese la luce, fece partire un po’ di musica lenta, e si sedette in poltrona. Assaporò ad occhi chiusi la sigaretta, ma dovette riaprirli presto, per cercare il posacenere. Fu allora, che urlò.
Vide Lilah, sorridente, seduta sulla poltrona di fronte alla sua. Le gambe accavallate, lo fissava negli occhi con uno sguardo penetrante. L’uomo si alzò di scatto, lasciando cadere la sigaretta, dirigendosi verso la propria arma…in un certo senso, la trovò.
Si imbatté in Douglas, che gli puntava al naso il suo stesso fucile.
“Vai da qualche parte?”
Gli disse.
“Ma…ma…vi ho visti…morire…”
Lilah si alzò, e si avvicinò. L’uomo si voltò a guardarla.
“Non è stato esattamente un graffio…”
Disse, mostrando il buco che aveva nella maglietta sporca di sangue. La pelle era intatta, non c’era traccia di ferite
“…ma per ammazzarmi ti serve ben altro.”
“O, per lo meno, più di quanto non basti a noi.”
Continuò Douglas.
“Ora rispondi a qualche domanda, o potremmo decidere di ricambiarti il favore.”
L’uomo si rassegnò, tornando a sedersi in poltrona.
“Che volete sapere…?”
Lilah si sedette sulle sue gambe.
“Tanto per cominciare, qualcosa di facile. Dove tieni la ‘trance rossa’?”
“No! Tutto ma non questo! Mi serve, i miei affari…”
“Riposta sbagliata!”
Disse la ragazza, puntandogli il pugnale alla gola. Era da qualche tempo che non si dissetava, doveva sforzarsi, per non tagliargli la giugulare…
“E…e va bene. Tutte le fiale che ho sono in una valigia, nella rimessa…la chiave è nell’impermeabile.”
Douglas sorrise soddisfatto.
“Bene, va già meglio. Ora la seconda domanda. Chi te la procura?”
Lì, per lì, lo spacciatore sembrò non voler rispondere. Si guardò intorno preoccupato, cercando Douglas…vide però gli occhi di Lilah. Vide attraverso gli occhi di Lilah. Iniziò a sudare freddo, ed a tremare. Terrorizzato, balbettò:
“C-c’è un t-tizio…uno…scienziato. Vive lontano da qui…nel mio studio dovrei ancora avere scritte le istruzioni su come raggiungerlo…”
“Dovresti?”
“Ci sono, ci sono sicuramente! Lasciatemi andare…vi prego…”
Lilah guardò Douglas, dicendo:
“…Posso?”
Lui rispose facendo cenno di no con la testa.
“Uff, che noia…ma ho sete…”
Continuò Lilah
“Ti ho detto di no. Avrai del sangue finto!”
“Ma non è la stessa cosa…dai…solo uno ancora…che differenza vuoi che faccia?!”
Disse lei, alzando il pugnale.
“Ferma!”
Douglas le afferrò il polso, e la fece alzare in piedi.
“Lasciami! Lasciami, o ammazzo anche te!”
Diceva Lilah, dimenandosi. Douglas si rivolse allo spacciatore.
“Che fai ancora qui? Vattene! E non tornare!”
L’uomo si alzò, ed arrancò fino all’uscita. Lì, esitò, ed allungò un braccio verso l’impermeabile. Sentì uno sparo, e vide parte del muro accanto a lui cadere in polvere. Alle sue spalle, Douglas, stringeva ancora in mano il fucile, fumante. Lo spacciatore se la diede a gambe, senza voltarsi indietro. Douglas dovette lasciar cadere l’arma: Lilah era più forte di quanto pensasse, ed aveva bisogno di tenerle il polso con entrambe le mani, per non finire pugnalato.
“Perché…” Ruggì la ragazza “Perché l’hai lasciato andare?!”
Douglas si abbassò tirando a sé il braccio armato, facendole perdere l’equilibrio. Un colpo di spalle dopo, Lilah era k.o.
Si affrettò verso l’impermeabile, e frugò nervosamente in tutte le tasche, finché non trovò una siringa di sangue finto.
“Ugh…”
Gemette di dolore, sentendo il freddo acciaio del pugnale infilarsi nella sua schiena, fra le costole. Ebbe un attimo di debolezza, in cui gli mancò il fiato. Lilah ne approfittò per voltarlo, e cercare di colpirlo alla gola. Lui si difese appena in tempo, fermando il pugnale facendosi trafiggere la mano. Trattenne un urlo, e cercò di colpirla con la siringa. Lei gli afferrò il polso, e, colpendolo dietro il ginocchio con il tallone, lo spedì a terra. Si avventò su di lui, cercando di sferrare un letale attacco alla testa, tenendo il pugnale con entrambe le mani. Douglas riuscì miracolosamente a schivarlo, approfittò del momento per piantare la siringa nel collo di Lilah. Iniettò l’intera dose, quindi la scansò e si liberò dalla presa, rialzandosi. La ragazza tossì e si dimenò per un po’, prima di addormentarsi. Douglas, sfinito, barcollò fino alla poltrona, e si sedette. Bevve anche lui una dose di sangue finto. Aspettò che le sue ferite si richiudessero, questione di attimi, quindi raccolse il fucile, e sparò all’insopportabile stereo che ripeteva da mezz’ora lo stesso, squallido, motivetto.
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Per quel poco che gioco a Tekken (preferisco i picchia più tecnici, possibilmente 2D), me la cavo discretamente con Yoshimitsu e Hwoarang. Anche con Lee non sono male. Con Kazuya invece uso solo quella brutta copia dello Shoryuken che si ritrova xDDDD
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Anche questo capitolo mi è piaciuto ;)
Bella da immaginare è soprattutto la fine.
Bravo Blake :chirol_iei2:
Grazie :chirol_bak2:
PS. Douglas inizia ad essermi simpatico :chirol_buha:Mi fa piacere :D
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Ahahah carina :chirol_bak2: .
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C'è il Topic Apposito, per queste richieste.
Non prenderla a male, non ti rispondo perché non lo so neanch'io xD.
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in che senso pericolosa? o.o bha, c'ho lavorato tutta l'estate, credo sia una buona trama o.o
Volevo dire che mi sembra una trama in cui è facile lasciare buchi, tutto qui. Ovviamente non ce ne saranno ^^.
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ok prof! bella però la prima lezione!
Grazie ^^;
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Blake, semplicemente prendi tutto il codice del mio secondo post e lo copi.
Poi vieni qui, editi il tuo primo post e incolli... successivamente modifichi i campi modifichi i campi.
In questo modo l'utente ha tutte le informazioni che gli servono ed il topic risulta piu' pulito e leggibile.
Ok, ora lo faccio..
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*hum*hum*
Manca il topic del progetto (per comprendere meglio leggi il link sopra). Aggiungilo appena puoi. :chirol_iei2:
TSH! Ridicoli umani! Desiderate contenere l'arte con le vostre patetiche regole!
Ahem, dicevo...dammi un po' di tempo e sistemo. Cioè, sistemo, appena mi spieghi meglio cosa devo fare xD.
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Auguri!! :chirol_buha:
Non so per Soul Eater, ma Alato, ora sappi che sei denunciabile xDDD
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Amo i vampiri. Amo i vampiri con armi automatiche. Amo le atmosfera darkettose di questo tipo, con pure qualche tratto cyberpunk.
Scrivi in un modo fluido e piacevole, fatto che insieme al plot di buona fattura (almeno per ora ;O;) rende il tuo racconto decisamente COOL™ :chirol_lovely:
p.s. Kuchi, se non hai mai provato a giocare a Vampiri: La Masquerade, (o il Requiem) fallo...gioco di ruolo cartaceo sui vampiri in epoca moderna :Q___ (a dire il vero c'è pure quello medievale sui Secoli Bui ma vabè XD)
Oh, finalmente ti sei deciso a commentare xD grazie ^^;.
Vi regalo un altro capitolo, dai.
CAPITOLO II
Stayin’ Alive
Camminarono nell’oscuro, buio, labirintico, sudicio e puzzolente tunnel fognario per minuti che sembrarono ore, prima che Douglas esordisse con il suo, liberatorio, “Siamo arrivati”.
L’uomo allungò un braccio verso una scala metallica, talmente sudicia che nessuno che non conoscesse a menadito quei cunicoli l’avrebbe trovata. La scalò fino ad un tombino, che sollevò con molta cura. Con altrettanto riguardo controllò l’assenza di possibili testimoni, prima di aprire del tutto la fogna ed uscire. Lilah lo seguì poco distante. L’aria di Absalom non era poi così diversa da quella del mondo esterno. Faceva freddo, ed erano assai poche le persone che si avventuravano fuori dalle rovine delle proprie case. Erano sbucati in un vicolo, che probabilmente era squallido anche ai tempi d’oro della città.
Douglas riprese il comando, destreggiandosi fra le vie semideserte della città. Dopo pochi passi, Lilah si sentì tirare per il cappotto. Voltandosi, notò un mendicante che, afferrandole un lembo del soprabito, sperava di attirare la sua attenzione.
“Per favore…” Disse l’uomo “Datemi qualcosa…con cui coprirmi…fa così…così freddo…”
Solo a quel punto, la ragazza notò le orribili piaghe sulla pelle dell’uomo: segni evidenti del contagio che già da qualche tempo stava erodendo il suo corpo. Si liberò dalla presa con uno strattone, e continuò a seguire Douglas, ignorando il mendicante.
Affrettò il passo, diminuendo la distanza che la separava dal compagno, per potergli chiedere:
“Dov’è che stiamo andando?”
“In una patetica imitazione di night club. Non vengo qui da tempo, ma Absalom è refrattaria ai cambiamenti, dovrebbe essere ancora là…”
Giunsero infine di fronte ad un’anonima e malridotta porta metallica, in un anonimo e malridotto vicolo di un’anonima e malridotta via. Da oltre la porta, proveniva della (pessima) musica. Douglas fece per aprire la porta, ma trovò resistenza, e dovette forzarla con una spallata. Cigolando, il passaggio si aprì. Tre gradini scendevano in un corridoio sporco, illuminato a malapena da una lampada dondolante che pendeva dal soffitto. Al lato opposto del corridoio, un’altra porta metallica conduceva all’origine della musica…ma era protetta da un omaccione dall’aria minacciosa. Lilah sorrise, e fece per estrarre la pistola. Douglas la fermò, facendo cenno di no con la testa, e si avvicinò all’uomo.
“Possiamo entrare?”
“No.”
Fu la secca risposta dell’uomo. Douglas fece un respiro profondo, prima di assestargli un gancio alla mandibola che lo spedì nel mondo dei sogni.
“Lo prenderò come un sì.” Disse, ridacchiando ed agitando la mano dolorante. Tornò a voltarsi verso Lilah, dicendole:
“Ok, tu entra e cerca di vedere se qualcuno ha del sangue finto. Io resto di guardia. Solo…non attirare troppo l’attenzione, eh? E non dovrei dirtelo, ma…non uccidere nessuno.”
Lilah assunse un’espressione contrariata:
“Oh, al diavolo! Chi sentirà mai la loro mancanza?!”
“Ti hanno già portato via l’umanità del corpo. Combatti per mantenere quella della mente.”
Senza dire una parola, Lilah aprì la seconda porta metallica. A quel punto, libera dalla propria prigione insonorizzata, la musica assordante invase il corridoio, costringendo Douglas a tapparsi le orecchie. Lilah scivolò all’interno della stanza, richiudendo la porta, e la musica, dietro di sé.
Il nuovo ambiente era a tutti gli effetti una discoteca. Piccola, sì, ma di certo non affollata. Il DJ era occupato a dirigere le quattro casse, situate agli angoli dell’area, che vomitavano note sugli scarsi ballerini, mentre le luci psichedeliche li aiutavano a dimenticare i molti problemi delle loro flagellate vite.
“Che spreco d’energia” fu la prima cosa che pensò Lilah.
Addentrandosi nell’ambiente, però, iniziò a considerare come la musica avrebbe coperto gli spari, e le grida…ma qualcosa attirò la sua attenzione, prima che riuscisse a sviluppare l’idea. In un angolo, un ragazzo, seduto a terra, sembrava iniettarsi qualcosa nel braccio…
Si diresse subito in sua direzione.
“Dove l’hai presa?”
Gli chiese, guardandolo dall’alto in basso. Il ragazzo non rispose.
Lilah si abbassò.
“Ti ho fatto una domanda. Dove trovi questa roba?”
“Come?”
Replicò il ragazzo.
“Ti ho chiesto dove ti procuri la roba.”
“Non capisco!”
Rispose.
Sicuramente avrebbe prestato più attenzione alle parole di Lilah, anche attraverso la musica assordante, se fosse stato a conoscenza, anche solo di un decimo, delle orribili torture che la personalità demoniaca della ragazza aveva intenzione di infliggergli.
Lilah afferrò il ragazzo per il bavero della maglietta e lo costrinse ad alzarsi. Lo guardò dritto negli occhi con uno sguardo terrificante, e mise mano alla pistola. Sbuffò, quindi, senza voltarsi, sparò a tutte e quattro le casse, e svuotò i proiettili rimasti sulla console del DJ. La musica si calmò, ma le grida terrorizzate di chi cercava di mettersi in salvo erano altrettanto assordanti. Quando nella stanza rimasero solo Lilah ed il suo malaugurato interlocutore, finalmente in silenzio, la ragazza pose di nuovo la sua domanda.
“Dove. Ti. Procuri. La. Roba.?!”
“N-non lo so…i-io…l-lo spacciatore…n-non so dove a-abiti…io…l-lui gira. Gira nei vicoli…s-se vede un cliente, s-si avvicina, e t-te la offre…se hai di che pa-pagare, certo…”
“Non vali neanche le pallottole che ho sparato.”
Disse Lilah, scaraventandolo al suolo. Il ragazzo corse via verso l’uscita, scontrandosi con Douglas, che stava entrando.
“Ti avevo detto…di non attirare l’attenzione…”
Le disse.
Lilah camminò lentamente verso Douglas, ricaricando la pistola. Quando gli fu vicina, ripose l’arma nel fodero, ed alzò lo sguardo.
“Ops”
Disse piattamente, stringendo le spalle, e si diresse fuori.
Douglas la seguì, scotendo la testa.
Il presente testo non esprime miei pareri su discoteche e/o tossicodipendenti. Giusto per evitare discussioni inutili sulla morale.
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Prof. a quando la sua prossima lezione?
Ne ho di già pronte, vorrei aspettare l'apertura ufficiale del campus però...
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L'avatar è spudoratamente rubato da vgcats.com.
La firma...beh, non servono commenti.
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Credo 17, sono nato nel 27 D.K. (Dopo Kojima).
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Ma scusate perchè meno di un'immagine ?
per il caricamento della pagina ?ma vabbè, due o tre userbar non cambiano la vita xD
Credo intendesse di evitare scenari del tipo "10 immagini da 479x271", nel senso, il limite è complessivo e non sulla singola immagine ^^;
Infatti poi dice che se ne possono tenere di più se si resta nel limite.
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Mi scusi professore (xD ?) una domanda.
Dici ti fare domande e domande, e fin qui ci sono
ma ogni volta fatta la domanda conviene creare abbozzi di Personaggi, Mappe in base a quello che si ha pensato oppure scriversi appunti ?
Grazie mille :)
~ Rocklion
Credo che a questo punto sia più indicato prendere appunti, perché quella che si crea non è che una bozza generica di cosa si vuole raccontare.
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Bello!!!! :chirol_bak2:
Si si continua a piacermi....
e poi ogni tanto le "chiacchiere" servono :)
Vai così Blake!
Grazie ^^.
Interessante...... L'idea di vampiri pistoleri non è proprio l'ideale per me, ma mi piace com'è scritto :)Eh, ci credo, se sei un fan di Legacy of Kain xD.
Oh, beninteso, anch'io adoro affettamenti e spadate varie eh (ed anche LoK se è per questo).

Caratterizzazione dei personaggi
in Tutorial vari
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