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Ok, un capitolo in endecasillabi a rima incrociata XD.
Il labor limae non è servito ad un pene, e fa MOLTO schifo.
Lo lascio perché è essenziale ai fini della storia, con una duplice promessa:
- Un giorno lo correggerò (dita incrociate)
- Non insozzerò più internet con la mia patetica poetica
Ok, fine dei preamboli, inizia il...
CAPITOLO VIII
Conflitto Interiore
E così, finalmente t’arrendi!
Che non sia mai, o mia folle nemica!
Folle è l’ideale che difendi…
È folle, il difendere la vita?
È folle uccidere, ammazzare!
C’è da uccidere, per non perire.
Eppur l’hai ucciso, vuoi negare?
Lui solo meritava di morire…
Non parlavo di Rudo, e questo lo sai!
Così dici dell’altro, che non sfamò?
A costo di morire, non ripeterai!
Così, Lilah si trovò ancora al cospetto del suo amato. I capelli erano ancora lunghi, lisci e neri. Il vestito ancora bianco. Lui ancora la guardava, con quel sorriso così tenero. Ancora, i capelli caddero. Ancora, rispuntarono sempre rossi, come il sangue…
Con le lacrime agli occhi, ancora lo pugnalò.
Una, due, tre volte. E ancora, ancora, sempre più forte, sempre più inarrestabile.
La sua coscienza era intrappolata nel corpo che stava uccidendo colui che amava.
E non c’era niente, niente che potesse fare.
Solo guardare, guardare e soffrire, la sua dolce metà morire…
Non fui io quella che lo pugnalò…
Ma noi…
“Lilah!”
La ragazza riaprì lentamente gli occhi. Vide il viso di Douglas, che la guardava preoccupato attraverso lo sportello aperto dell’auto.
Finì di svegliarsi stropicciandosi gli occhi.
“Oh, finalmente sveglia.”
“…che vuoi…?”
“Su, la benzina è finita, ci aspetta una bella passeggiata.”
Douglas, lasciando lo sportello aperto, iniziò ad incamminarsi lungo la deserta strada di periferia.
“…Fantastico.”
Mormorò Lilah, prima di scendere dall’auto, e sbattere lo sportello.
- Un giorno lo correggerò (dita incrociate)
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Ma per vedere Kasumi, Leifang, Ayane & co. nude mica c'è bisogno di comprarsi l'xbox XD.
Anzi, solo nei giochi compaiono vestite XD.
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Ecco il trailer di Dead or Alive Xtreme 2:
http://www.xbox360fanboy.com/2006/10/23/ne...hes-the-limits/
Boing...Boing...Boing...Boing...Boing...Boing...Boing... :chirol_gurug:
Ecco l'ultima strip di Tim Buckley che ci riassume il concetto :chirol_bak2:
http://www.ctrlaltdel-online.com/comics/20061025.jpg
Nel caso in cui vi stiate chiedendo lo scopo di questo topic, ebbene, è il seguente:
Quanti di quelli che compreranno il gioco, lo faranno per giocare a pallavolo? xD
:chirol_bak2:
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Uh, ho notato che se leggo il Capitolo INTERAMENTE ques'ultimo mi appare subito gustosissimo.
Se Invece lo leggo in parti spezzettate non mi piace °_°
Vedrò di commentare di due giorni in due giorni.
Non sempre spezzo i capitoli, anzi, finora è successo solo due volte. (e farò in modo che non accada mai più :p)
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Ahahah, carino!
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Bella la scena dell'esplosione :)
E' un errore o sono io che non caspisco? XD
:chirol_iei2:
"Noi" è Lilah "buona" + Lilah "cattiva", "te" è Douglas.
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CAPITOLO VII
La Fortezza di Dion
(PARTE SECONDA)
Quando tornò il silenzio, Rudo riprese la parola.
“Tanto per cominciare, Siron, è un esaltato. È il capo delle forze comuni, si parla di uno scarso centinaio di soldati, ma si comporta come l’epico comandante di una legione di eroi. Non credo sia pericoloso, se preso da solo…è tuttavia una figura carismatica, e sa far fare alla gente ciò che vuole.”
Lilah, a braccia conserte, sembrò aver memorizzato tutte le informazioni, così come Douglas.
Rudo guardò entrambi, prima di continuare.
“Poi, c’è Arthur.” Sospirò. “Si può dire che sia stato…un esperimento. Una versione di prova, servita a perfezionare la tecnica ed a creare te, mia amata.”
Lilah digrignò i denti.
“Non sto parlando del corpo del progetto V – Arthur non è un vampiro. Parlo degli ‘accessori’: la sua personalità è alterata, la muscolatura potenziata. Ha però il difetto di essere un tentativo malriuscito. È uno psicopatico, una macchina per uccidere. Indossa un’armatura, forgiata nel metallo che protegge la base sotterranea da attacchi esterni – una lega indistruttibile, che io stesso ho creato, e vaga, armato di spada, credendosi un cavaliere!”
Lilah e Douglas si guardarono, increduli.
La prima gli disse:
“Smetti di prenderci in giro!”
Ma lo scienziato la ignorò. Continuò il suo discorso.
“Infine, c’è Semele. Quella maledetta strega. Dicono che riesca ad entrarti nella testa…personalmente, non l’ho mai incontrata, e credo sia meglio così.”
Douglas intervenne.
“Tutto qui?”
“Ammesso che riusciate, in qualche modo, a raggiungere Dion…beh, sbagliate a considerarlo un grassone viziato. È il più riuscito dei vampiri, e di gran lunga il più crudele…”
Lilah, stupita, disse:
“Come? Non ero io il tuo capolavoro?”
Scotendo la testa e con un sorriso, Rudo ribatté:
“L’arte non sempre è perfezione.”
A quel punto, la ragazza s’innervosì.
“Basta chiacchiere! Dimmi dov’è che vive!”
Rudo sospirò, visibilmente frustrato.
“Smetti di chiedermelo! Perché non resti qui, a vivere con me…? Sarà una vita tranquilla…preparerò per te altro delizioso sangue…ti prego…”
La ragazza ci pensò su. Le venne un’idea, si avvicinò allo scienziato, sicura di sé.
“Ti prometto” gli disse “che, una volta consumata la mia vendetta, tornerò qui da te. Non puoi chiedermi di rinunciare; la rabbia mi divorerebbe ogni giorno di più!”
Dopo un breve, interminabile silenzio, lo scienziato si decise, e confessò tutta la verità.
Poco dopo, Lilah e Douglas erano di nuovo nel cortile del capannone, in cammino verso l’automobile.
Lui le chiese:
“Era proprio necessario?”
“Certo che sì. Merita quella fine.”
Una violenta esplosione scosse l’aria, il capannone implose, alzando un gran polverone.
I due continuarono però a camminare tranquilli, come se nulla fosse accaduto.
Douglas parlò ancora.
“Di questo non ho dubbi. Ma non avremo usato un po’ troppo esplosivo?”
Lilah si fermò e, prima di rispondere, sospirò.
“Su, su. Per una volta che eravamo d’accordo!”
“Ma non litighiamo mai!”
“Non parlavo di noi e te, Douglas, parlavo di noi e basta.”
Detto questo, la ragazza riprese a camminare.
Lui rimase indietro, allibito e preoccupato. La guardò sfilare verso la rete, decise che non era il caso di star troppo a pensare, e la raggiunse in breve tempo.
Weeee are the champiooons, my frieeeendssss.
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Auguri lord!
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Davvero una bella pensata, Blake (mi immagino la faccia) XD.
Non ti preoccupare....tanto, almeno io, non mi muovo di qui ;)
Quoto direttamente Timisci, sempre molto comico ed empatico Douglas. Un personaggio riuscito benissimo! Dispiace solo la brevità del capitoletto, per quanto sia solo una "prima parte".Oh beh, comunque ansioso di leggere la seconda *_*
bello, e poi douglas è un grande :DGrazie!
Bellissimo il racconto...sembra quasi una storia che avevo iniziato parecchio tempo fà.Pure io sono un fan delle atmosfere oscure, ed ogni tanto (molto spesso a dire il vero) ci piazzo qualche mesaggio subliminale politico o di comune attualità...magari riprendo in mano il file, anche se ho in mente una storia davvero da capogiro, ma la vorrei tenere non so per qualche esame XD
Pu-bbli-ca! Pu-bbli-ca! Pu-bbli-ca!
*si mette al lavoro per completare il capitolo*
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Non ho ancora letto il capitolo 3, comunque rinnovo i miei complimenti, scrivi davvero bene.
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Ancora una volta, grazie mille per i complimenti :chirol_bak2:
CAPITOLO VII
La Fortezza di Dion
Ci volle un po’ di tempo, per chiarire le cose e calmare gli animi, fra cani vampiri, scienziati innamorati, e folli personalità omicide. Per il bene comune, si decise di non uccidere Rudo. Almeno, per il momento.
Infatti, se, da un lato, era vero che il folle scienziato aveva ideato e realizzato il progetto V, era anche vero che non solo le sue spalle dovevano reggerne la responsabilità.
La nuova figura di Dion si ergeva a bersaglio della sete di vendetta, più forte di qualsiasi sete di sangue.
Il losco individuo, un plurimiliardario viziato, aveva finanziato e diretto il progetto, a suo personale interesse. L’unico modo di raggiungerlo era attraverso le informazioni di Rudo…
“Dion” Spiegava Rudo “Ha scavato in una montagna una vera e propria città sotterranea. Ci vivono scienziati, guardie, cavie…e la cima è tutta sua, raggiungibile solo tramite un ascensore supersorvegliato, celato nelle più oscure viscere della terra.”
Lilah, impaziente, chiese:
“Come facciamo ad entrare?”
Rudo si fece scuro in volto.
“Non ho intenzione di dirtelo! Non voglio che tu muoia!”
“Oh, andiamo. L’hai detto tu, sono un’opera d’arte! Ce ne vuole, per uccidermi!”
“Tsk. È vero. Rispetto ad un comune uomo, sei quasi invulnerabile. Non invecchi, resisti al dolore, hai muscoli potenziati, sangue freddo. Puoi resistere senza respirare. Le ferite guariscono a vista d’occhio…sei il mio capolavoro.”
Rudo abbassò la testa.
“Non sei immortale, però.”
Lilah sembrò incuriosita, si avvicinò un po’, neanche lei sapeva di preciso che cosa le avessero fatto nel laboratorio.
“Un colpo al cuore può ancora ucciderti, così come una grave perdita di sangue. Anche un colpo alla testa dovrebbe metterti fuori uso…e vale anche per il tuo amico pasticcione.”
Douglas, improvvisamente in primo piano, mostrò l’insanguinato dito medio.
Dopo un breve e spiazzante silenzio, Lilah cercò di convincere Rudo.
“Sai che me la caverò benissimo! Sono o non sono la tua più grande creazione?”
“No, no…Siron… ed i suoi uomini…sono troppo…quel folle di Arthur…la strega…sono troppo pericolosi!”
“Di che cosa stai parlando?”
Lo interruppe Lilah. Il vecchio si svegliò dal delirio e riprese a parlare secondo logica.
“Sono gli uomini scelti di Dion. Un branco di pazzi, se vuoi sapere che ne penso…”
“Sembra interessante!”
Esclamò Douglas, scostandosi dal muro. Tese un braccio per afferrare una sedia e mettersela di fronte, ma lo schienale di legno gli rimase in mano. Ciò che restava della sedia cadde con gran trambusto.
Guardò il legno nella sua mano, quindi l’espressione gelida di Lilah e quella disorientata di Rudo.
Gettò via lo schienale e, facendo finta di niente, si strinse nelle spalle ed incrociò le braccia, pronto ad ascoltare la spiegazione dello scienziato.
Quando tornò il silenzio, Rudo riprese la parola.
“Tanto per cominciare, Siron, è un esaltato. È il capo delle forze comuni, si parla di uno scarso centinaio di soldati, ma si comporta come l’epico comandante di una legione di eroi. Non credo sia pericoloso, se preso da solo…è tuttavia una figura carismatica, e sa far fare alla gente ciò che vuole.”
Lilah, a braccia conserte, sembrò aver memorizzato tutte le informazioni, così come Douglas.
Rudo guardò entrambi, prima di continuare.
“Poi, c’è Arthur.” Sospirò. “Si può dire che sia stato…un esperimento. Una versione di prova, servita a perfezionare la tecnica ed a creare te, mia amata.”
Lilah digrignò i denti.
“Non sto parlando del corpo del progetto V – Arthur non è un vampiro. Parlo degli ‘accessori’: la sua personalità è alterata, la muscolatura potenziata. Ha però il difetto di essere un tentativo malriuscito. È uno psicopatico, una macchina per uccidere. Indossa un’armatura, forgiata nel metallo che protegge la base sotterranea da attacchi esterni – una lega indistruttibile, che io stesso ho creato, e vaga, armato di spada, credendosi un cavaliere!”
Lilah e Douglas si guardarono, increduli.
La prima gli disse:
“Smetti di prenderci in giro!”
Ma lo scienziato la ignorò. Continuò il suo discorso.
“Infine, c’è Semele. Quella maledetta strega. Dicono che riesca ad entrarti nella testa…personalmente, non l’ho mai incontrata, e credo sia meglio così.”
Douglas intervenne.
“Tutto qui?”
“Ammesso che riusciate, in qualche modo, a raggiungere Dion…beh, sbagliate a considerarlo un grassone viziato. È il più riuscito dei vampiri, e di gran lunga il più crudele…”
Lilah, stupita, disse:
“Come? Non ero io il tuo capolavoro?”
Scotendo la testa e con un sorriso, Rudo ribatté:
“L’arte non sempre è perfezione.”
A quel punto, la ragazza s’innervosì.
“Basta chiacchiere! Dimmi dov’è che vive!”
Rudo sospirò, visibilmente frustrato.
“Smetti di chiedermelo! Perché non resti qui, a vivere con me…? Sarà una vita tranquilla…preparerò per te altro delizioso sangue…ti prego…”
La ragazza ci pensò su. Le venne un’idea, si avvicinò allo scienziato, sicura di sé.
“Ti prometto” gli disse “che, una volta consumata la mia vendetta, tornerò qui da te. Non puoi chiedermi di rinunciare; la rabbia mi divorerebbe ogni giorno di più!”
Dopo un breve, interminabile silenzio, lo scienziato si decise, e confessò tutta la verità.
Poco dopo, Lilah e Douglas erano di nuovo nel cortile del capannone, in cammino verso l’automobile.
Lui le chiese:
“Era proprio necessario?”
“Certo che sì. Merita quella fine.”
Una violenta esplosione scosse l’aria, il capannone implose, alzando un gran polverone.
I due continuarono però a camminare tranquilli, come se nulla fosse accaduto.
Douglas parlò ancora.
“Di questo non ho dubbi. Ma non avremo usato un po’ troppo esplosivo?”
Lilah si fermò e, prima di rispondere, sospirò.
“Su, su. Per una volta che eravamo d’accordo!”
“Ma non litighiamo mai!”
“Non parlavo di noi e te, Douglas, parlavo di noi e basta.”
Detto questo, la ragazza riprese a camminare.
Lui rimase indietro, allibito e preoccupato. La guardò sfilare verso la rete, decise che non era il caso di star troppo a pensare, e la raggiunse in breve tempo.
Domani, probabilmente, l'appuntamento con la seconda parte salta :(.
(EDIT: aggiunta la seconda parte per mantenere ordinato l'indice)
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A tutti: se avete proposte (non oscene) per migliorare la leggibilità della presente lista, mandatemi un mp.
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Molto bello anche questo! (e grande battuta di Douglas!) :chirol_iei2:
Grazie!
Solo due piccole (mie) considerazioni sul testo:- "Faticò a mettere a fuoco, si trovava in una stanza illuminata"
(qui secondo me ci andrebbe una pausa, che la virgola non da....)
Hmm...volevo sottointendere un "perché", non ci vedevo particolari inghippi...
- "Mostro! Mi hai trasformata in un mostro"(qui se il primo Mostro corrisponde al vecchio, cambierei con un sinonimo il 2° mostro...anche se
potrebbe essere un paragone... se è un sottolineare direi : "un mostro! mi hai trasformata in un mostro")
Sai qual è la verità? Che pure io ero indeciso fra i due significati della frase! xD
Cmq questo racconto mi sta prendendo troppo!! :chirol_bak2:Mi fa piacere :D.
Ho preso due giorni di pausa involontaria dal racconto, mi dispiace.
Da lunedì (oggi, ormai) si ricomincia ;).
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Niente male davvero.
A parte qualche erroruccio di grammatica e qualche frase complicata ^^.
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CAPITOLO VI
Sono Solo un Artista
Lentamente e con difficoltà, Lilah riaprì gli occhi.
Faticò a mettere a fuoco, si trovava in una stanza illuminata. Vedendo il buco sul soffitto, ricordò la caduta. Sdraiata a terra, cercò almeno di arrivare a sedersi. Un po’ di dolore alle costole ed alla testa, ma niente di grave. Era la gamba sinistra, ad essere in un lago di sangue. La ferita era già guarita, ma la perdita aveva causato il ritorno della sete…e la gamba era ancora debole.
Cercò di rialzarsi, puntando all’unica porta, ma la gamba non resse il peso, finì in ginocchio. Fu allora che la porta si aprì.
Ne entrò uno scienziato, zoppo, con un bastone ed un lungo camice bianco, che le disse, con voce entusiasta:
“Finalmente sei tornata! Mia amata!”
Lilah digrignò i denti.
Non voleva sapere chi fosse l’uomo, né le interessava cosa le stesse dicendo.
Non poteva sentirlo.
Sentiva solo la sete, e solo la sete ascoltava, solo per la sete viveva, e per lei uccideva! Estrasse rapidamente il fido pugnale, sempre gelosamente custodito nello stivale destro, e si diede una spinta con la gamba buona, cercando di raggiungere il suo pasto in un unico balzo!
Già pregustava il sapore del sangue…quello finto era sì prelibato, ma la sensazione dello scorrere, del prosciugare le sue vittime della vita, dell’anima, la loro sublime agonia…era qualcosa a cui non poteva, né voleva rinunciare!
La spinta non bastò, dovette usare anche l’altra gamba, urlando per farsi coraggio, riuscì a raggiungere lo scienziato, ed a pugnalare…l’aria.
Rispose con un’espressione stupita alla mancata sensazione del taglio, e vedendo il vecchio al suo fianco, che, come nulla fosse, aveva schivato il suo colpo. Lasciando andare il bastone, questi la afferrò al volo, impedendole di cadere, e la strinse a sé, tenendo ben ferma la mano armata e facendole cadere il coltello.
Le disse:
“Sì…sì…anche tu mi sei mancata…o mio capolavoro…”
Ruggendo, Lilah cercò di liberarsi dalla presa. L’uomo era molto, molto più forte di quanto non sembrasse a prima vista.
“Lasciami…maledetto…io ti…”
Non poteva rimanere in quella posizione. Doveva dissetarsi, e doveva farlo SUBITO. Tutto l’odio che stava provando avrebbe soltanto reso più gustoso l’omicidio. Bastava un’occasione…una sola, piccola occasione per piantare il pugnale nella carne della sua preda…
Lo scienziato si accorse della furia omicida della ragazza.
“Oh. Hai sete? Ci penso io.”
Frugò in una tasca del camice, estraendone una provetta di sangue finto. Riuscì con la forza a farla bere a Lilah, che si calmò in breve tempo.
“È buono eh? L’ho preparato con tanto amore…”
La girò, arrivando a guardarla negli occhi.
“Su, su, fatti vedere…è da tanto che non ci incontriamo…”
Ora che lo vedeva da vicino, notava quanto disgustoso fosse il rugoso volto del vecchio, con tutti i suoi denti sgangherati, e gialli, ed i capelli grigi.
“Hai tagliato i capelli? Perché? Erano così belli…”
Esausta e schifata, Lilah pronunciò la risposta.
“Non… sopportavo… il colore…”
“Hm? Non ti piace la mia opera? Il tuo splendido, efficace metabolismo…i nuovi muscoli migliorati, la personalità raffinata…non apprezzi il capolavoro in cui ti ho trasformato?”
Un fulmine attraversò la mente di Lilah.
“Sei…sei stato tu?!”
“Non ricordi di me? Sono Rudo, il tuo Creatore. Non la ricordi? La sopraffina arte che ho infuso in te, intendo. Io me lo ricordo, Lilah…le tue urla di dolore…e di rabbia…ahahah…quello sciocco di Dion non potrà mai capire! Lui non sa apprezzare…la vera arte…”
“SEI UN BASTARDO!”
Ritrovata la forza, Lilah si liberò dalla presa. Lanciò contro il mento di Rudo un montante di pura rabbia, sorrise di piacere, sentendo il rumore delle ossa che si rompevano, e vedendo lo scienziato cadere sulla schiena.
Il sorriso si spense, quando questi si rialzò, senza problemi, gamba zoppa a parte.
Le uniche ossa rotte erano quelle della mano della ragazza, che ora si stringeva nell’altra, a denti stretti.
Il viso di Rudo era visibilmente stupito. Le disse:
“Cosa…cosa significa questo?”
Lilah rispose, fra i denti:
“Significa…che voglio…la mia vendetta…”
“Vendetta? Contro di me? E per cosa?”
“Tu…hai anche…il coraggio di chiedere? Mostro! Mi hai trasformata in un mostro!”
“Un mostro? No, no, no, no…”
Lo scienziato si avvicinò, trascinando la gamba.
“Tu…tu non sei un mostro. Tu sei il mio capolavoro…”
Lilah sputò. Rudo continuò.
“Ma io sono solo un artista. Non sono io quello che dovresti odiare…”
La ragazza rimase in attesa.
“…è Dion, quello che cerchi.”
“…Chi?”
“Dion, il capo del progetto V. Io non sono che un mero esecutore. Lui voleva che compissimo esperimenti. Non che mi dispiacesse, certo, ma lo trovavo…insopportabile. Così ansioso, così…spaventato…dall’idea di morire…Lui temeva il contagio. Voleva una cura, per questo ci finanziò, ci consentì una vita sicura…non avevamo limiti. Sciolse per noi le sciocche barriere di moralità, consentendoci di metter piede in un mondo inesplorato…Riuscimmo a trovare un rimedio. Studiammo un nuovo tipo di metabolismo, più efficace di quello umano…e nascesti tu. Tu, e tutti gli altri vampiri…Dion ci procurò le cavie…è stato bellissimo…”
Lilah tratteneva a fatica l’ira.
“…Ma poi, il dannato tradì. Non voleva rivali. Gettò via tutte le mie bellissime cavie…anche te, anche il mio capolavoro. Non sopportavo l’idea di lasciarti. Saltai giù, assieme a te…immagina il mio orrore, svegliandomi, quando non ti vidi più al mio fianco!”
“…ed il mio sollievo.”
Rudo finse di non sentire.
“Ti cercai per…giorni credo. La gamba è zoppa da allora. Non potevo credere che fossi morta. Sapevo che eri viva. Iniziai a produrre questo prelibato sangue, sapendo che ti avrebbe riportata da me…ed avevo ragione!”
Aprì le braccia.
“Su”
Le disse.
“Rimani qui con me…Dion è solo uno sciocco! Non merita il tuo tempo! Lui non capisce l’arte!”
“Dove vive, questo Dion?”
La porta della stanza si spalancò, sbattendo contro il muro con grande boato. Entrambi si voltarono verso di essa.
Douglas, appoggiato allo stipite della porta, visibilmente provato, le mani imbrattate di sangue, disse, con il fiatone:
“*Puff*…da oggi in poi…*Pant*…solo armi automatiche…*Uff*…”
Continua! xD
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Ho seguito tutti gli episodi non-filler dell'anime, e mi è piaciuto abbastanza.
Sa un (bel) po' di già visto, eh, ma tutto sommato lo trovo carino, e le battaglie sono spettacolose ed i pg carismatici.
Ho pure comprato quella ciofeca di gioco per gc <.<.
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FIGATA ASSURDA :O
L'idea dei rompicapo mi piace tantissimo :O.
E poi adoro i tuoi disegni :chirol_lovely: .
Giocherei anche solo per quelli.
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Lollosissimo questo gioco
...toglimi 1 curiosità dove lo hai trovato??
Avevo linkato tempo fa il video ad un amico, e lo stesso tizio, ieri sera, mi ha passato il link che vedete al primo post ^^;.
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La cosa si fa interessante.........
Ben fatta anche questa parte Blake,
certi "accostamenti di significato" sono proprio belli :chirol_iei2:
PS. Ormai Douglas, come modo di fare, me lo immagino simile a Batou :chirol_buha:
Grazie! :chirol_iei2:
*me cerca batou su wikipedia*
*me molto ignorante xD*
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CAPITOLO V
La Mia Amata
(PARTE SECONDA)
Una volta giunto al piano inferiore, distinse senza troppa fatica le innumerevoli fila di scaffali ordinati, ingombrate fino all’inverosimile. I neon del soffitto si accesero a turno, con il loro caratteristico suono. Dovette alzare un braccio, per schermarsi gli occhi dalla luce improvvisa.
Sentì una voce, lontana ed irriconoscibile, dire:
“Cos’è tutto questo trambusto?”
Allora, chiamò:
“Lilah?”
Solo l’eco rispose alle sue parole.
Mosse alcuni lenti passi nel magazzino.
L’ascensore, prima bloccato, alzò le protezioni e si mosse, lentamente e rumorosamente, fino al piano superiore. Douglas lo guardò salire, senza mutare espressione, quindi riprese l’esplorazione.
Mentre stava per aggirare uno scaffale, una figura umanoide lo sorprese, sbucandogli di fronte all’improvviso. Balzò istintivamente all’indietro.
Riconobbe nei logori abiti dell’uomo l’aspetto di uno scienziato, dal lungo camice bianco, la camicia blu ed i pantaloni e le scarpe neri, dai lunghi capelli bianchi e la barba incolta. Reggeva su un bastone il peso dell’età, ed il suo sorriso aveva un che di disturbante.
Lo scienziato si inarcò in avanti.
“Lilah? Hai detto Lilah?!”
Urlò.
L’altro lo fissò, a metà fra lo stupito ed il minaccioso. Non rispose.
“Lilah è qui?!”
Lo scienziato mosse uno zoppo passo in avanti. Gesticolava nervosamente, mentre la sua voce stridula diceva:
“Allora non posso tardare!! Dimmi, intruso, dov’è…”
Douglas lo interruppe:
“Chi sei? Cosa sai sul progetto V?!”
Il vecchio inarcò un sopracciglio.
“Oh. Noto solo ora i tuoi capelli. E la tua arma. Ma non posso tardare…la mia amata mi aspetta. Perdona la mia scortesia…troppo a lungo ho atteso…”
Con il bastone, fece cadere una grossa scatola metallica dallo scaffale. Toccando terra, e con un baccano immane, questa si spalancò.
Douglas fissò la scatola, e l’essere che ne uscì ringhiando, rapido come un fulmine.
Lo identificò come un grosso cane, simile ad un dobermann, dal pelo completamente rosso. Un rosso che conosceva bene…gli occhi dell’animale erano spenti, e sbavava, ringhiandogli contro, pronto ad attaccare.
Cercò con lo sguardo lo scienziato. Era sparito. Il cane partì all’attacco saltando alla gola…lo scansò per un pelo.
Sentì il nauseante fiato della bestia sul suo collo…
Si voltò, assecondando il cane, e gli sparò. L’animale schivò il proiettile saltando di lato, mostrando agilità e ferocia senza paragoni. L’eco dell’esplosione svegliò gli altri animali ingabbiati, che iniziarono ad abbaiare la loro sete. Douglas non si fece impensierire, e sparò ancora. Il cane evitò anche il secondo proiettile, correndo dietro lo scaffale. L’uomo lo seguì, ma lo perse di vista quasi subito.
Tenendo alta la pistola, avanzò piano, guardandosi intorno.
Fu inutile.
La bestia saltò fuori da dietro le scatole, azzannandolo al braccio sinistro. L’uomo agitò prima il braccio, cercando di staccarlo, quindi appoggiò la canna della pistola al torace del cane, e sparò.
L’animale lasciò la presa guaendo, e corse via rapido. Gli sparò una, due, tre volte, ma il dolore lo deconcentrò, sbagliò mira. Vide il suo nemico sparire ancora fra gli scaffali.
Sbuffò di rabbia, prima di inseguirlo. Il formicolio al braccio lo avvertì della rigenerazione in corso.
Si tuffò su di un fianco, tra uno scaffale e l’altro, evitando le zanne del cane, e sparandogli ancora.
Lo colpì ad una zampa, entrambi finirono a terra, ma la bestia non si rialzò. Douglas lo raggiunse lentamente, deciso a finirlo con un ultimo colpo, alla testa. Poggiò la canna della pistola sulla nuca della belva…
Click.
Solo sei colpi, in quel modello di revolver.
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Figo l'esempio di Squall! Penso che adesso farò un personaggio fighissimo! lol
Ah, una domanda, io avevo sempre saputo che il protagonista era uno solo, massimo 2, gli altri erano personaggi principali. E giusto professore?
Non c'è giusto o sbagliato...per "protagonisti" intendo tutto il gruppo degli "eroi" ;).
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CAPITOLO V
La Mia Amata
Giunsero infine al laboratorio. La notte era ormai inesorabilmente scesa, e le stelle e la luna brillavano attraverso gli squarci tra le nubi.
Si trovarono in una vasta ed abbandonata zona industriale in rovina, tetra e desolata, fiore all’occhiello del mondo devastato che le dava casa…
Parcheggiarono fuori della recinzione metallica di uno dei capannoni più integri.
“Eccoci qua” Disse Douglas spegnendo il motore. “Stando agli appunti, è questo il posto.”
Entrambi scesero dall’auto. Douglas mosse i primi passi verso la rete, Lilah rimase indietro, titubante.
“Che c’è? Aspettavi il tappeto rosso?”
“…Aspettavo un flashback…evidentemente, però, non è qui che…”
“Già, l’avevo notato. Forse, però, le parole di chi abita questo luogo sapranno rinfrescarci la memoria.”
Lilah abbassò la testa ghignando. Douglas non volle sapere cosa le avesse sfiorato i pensieri…iniziò a scalare la recinzione. La ragazza lo seguì e, in poco tempo, furono nel cortile. Douglas infilò una mano sotto il giubbotto, estraendone un revolver argentato. Anche Lilah estrasse le sue armi. Iniziarono una lenta e circospetta pattuglia del perimetro del grosso capannone. Trovarono una sola, grande, entrata sfondata, sul lato frontale del capannone. Metà dell’imponente portone giaceva su di un fianco, poggiato all’enorme stipite.
Entrarono con cautela nel nuovo e buio ambiente.
Distinsero il relitto di un Tir, e lo superarono, trovandosi poi in una zona piena di fitti ed oscuri macchinari che ostacolavano il passo, già intralciato da molteplici attrezzi impolverati abbandonati sul terreno.
Lilah prese il comando.
Si destreggiò fra gli alti macchinari e preoccupanti quantità di polvere e ragnatele, fino ad uno spiazzo.
Tentando di capire la forma dell’ambiente, mosse un disorientato passo in avanti.
Un sonoro “Crack” ruppe il silenzio del luogo, assieme alle assi marce che riparavano quel particolare punto del pavimento. Lasciandosi scappare un urlo, Lilah precipitò nelle fondamenta.
Douglas si affacciò attraverso lo squarcio, cercando con gli occhi la figura amica.
“Lilah! Lilah! Stai bene?!”
Non udì risposta.
“Dannazione!” Pensò, rialzandosi. “E adesso?”
Si guardò intorno.Ripose il revolver nel fodero sotto il giubbotto, e saltò, aggrappandosi ad uno dei macchinari, e scalandolo fino a salirci sopra. Da lì, cercò di capire la forma del luogo, ora che i suoi occhi si stavano abituando al buio.
L’entrata era alle sue spalle, a sinistra. Subito di fronte si trovava il relitto del tir, quindi la zona di carico/scarico. Alla sua destra file e file di macchinari erano disposte ordinatamente, fino alle scale metalliche in salita che portavano agli uffici. Guardò meglio oltre il caos che era la zona di carico e scarico. Vide quello che sembrava un montacarichi scoperto a salita diagonale.
Un magazzino sotterraneo?
Senza batter ciglio saltò di macchinario in macchinario finché poté, per evitare di finire come Lilah, e raggiunse senza problemi l’ascensore, che era bloccato al piano inferiore. Douglas saltò il corrimano protettivo, atterrando sul percorso metallico, e scivolando fino al sotterraneo.
Una volta giunto al piano inferiore, distinse senza troppa fatica le innumerevoli fila di scaffali ordinati, ingombrate fino all’inverosimile. I neon del soffitto si accesero a turno, con il loro caratteristico suono. Dovette alzare un braccio, per schermarsi gli occhi dalla luce improvvisa.
Sentì una voce, lontana ed irriconoscibile, dire:
“Cos’è tutto questo trambusto?”
Allora, chiamò:
“Lilah?”
Solo l’eco rispose alle sue parole.
Mosse alcuni lenti passi nel magazzino.
L’ascensore, prima bloccato, alzò le protezioni e si mosse, lentamente e rumorosamente, fino al piano superiore. Douglas lo guardò salire, senza mutare espressione, quindi riprese l’esplorazione.
Mentre stava per aggirare uno scaffale, una figura umanoide lo sorprese, sbucandogli di fronte all’improvviso. Balzò istintivamente all’indietro.
Riconobbe nei logori abiti dell’uomo l’aspetto di uno scienziato, dal lungo camice bianco, la camicia blu ed i pantaloni e le scarpe neri, dai lunghi capelli bianchi e la barba incolta. Reggeva su un bastone il peso dell’età, ed il suo sorriso aveva un che di disturbante.
Lo scienziato si inarcò in avanti.
“Lilah? Hai detto Lilah?!”
Urlò.
L’altro lo fissò, a metà fra lo stupito ed il minaccioso. Non rispose.
“Lilah è qui?!”
Lo scienziato mosse uno zoppo passo in avanti. Gesticolava nervosamente, mentre la sua voce stridula diceva:
“Allora non posso tardare!! Dimmi, intruso, dov’è…”
Douglas lo interruppe:
“Chi sei? Cosa sai sul progetto V?!”
Il vecchio inarcò un sopracciglio.
“Oh. Noto solo ora i tuoi capelli. E la tua arma. Ma non posso tardare…la mia amata mi aspetta. Perdona la mia scortesia…troppo a lungo ho atteso…”
Con il bastone, fece cadere una grossa scatola metallica dallo scaffale. Toccando terra, e con un baccano immane, questa si spalancò.
Douglas fissò la scatola, e l’essere che ne uscì ringhiando, rapido come un fulmine.
Lo identificò come un grosso cane, simile ad un dobermann, dal pelo completamente rosso. Un rosso che conosceva bene…gli occhi dell’animale erano spenti, e sbavava, ringhiandogli contro, pronto ad attaccare.
Cercò con lo sguardo lo scienziato. Era sparito. Il cane partì all’attacco saltando alla gola…lo scansò per un pelo.
Sentì il nauseante fiato della bestia sul suo collo…
Si voltò, assecondando il cane, e gli sparò. L’animale schivò il proiettile saltando di lato, mostrando agilità e ferocia senza paragoni. L’eco dell’esplosione svegliò gli altri animali ingabbiati, che iniziarono ad abbaiare la loro sete. Douglas non si fece impensierire, e sparò ancora. Il cane evitò anche il secondo proiettile, correndo dietro lo scaffale. L’uomo lo seguì, ma lo perse di vista quasi subito.
Tenendo alta la pistola, avanzò piano, guardandosi intorno.
Fu inutile.
La bestia saltò fuori da dietro le scatole, azzannandolo al braccio sinistro. L’uomo agitò prima il braccio, cercando di staccarlo, quindi appoggiò la canna della pistola al torace del cane, e sparò.
L’animale lasciò la presa guaendo, e corse via rapido. Gli sparò una, due, tre volte, ma il dolore lo deconcentrò, sbagliò mira. Vide il suo nemico sparire ancora fra gli scaffali.
Sbuffò di rabbia, prima di inseguirlo. Il formicolio al braccio lo avvertì della rigenerazione in corso.
Si tuffò su di un fianco, tra uno scaffale e l’altro, evitando le zanne del cane, e sparandogli ancora.
Lo colpì ad una zampa, entrambi finirono a terra, ma la bestia non si rialzò. Douglas lo raggiunse lentamente, deciso a finirlo con un ultimo colpo, alla testa. Poggiò la canna della pistola sulla nuca della belva…
Click.
Solo sei colpi, in quel modello di revolver.
EDIT: aggiunta la seconda parte, per mantenere ordinato l'indice.

L'angolo delle risate
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