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Blake

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Everything posted by Blake

  1. Questa è una storia scritta interamente su flusso di coscienza. Pertanto, non comprometterà la stesura di -V-. Delirium Tremens Attenzione: per contenuti e narrazione, la lettura di questa storia è sconsigliata a: moralisti; filosofi; professori di italiano; professori di religione; operatori ecologici; Chuck Norris; professori di matematica; critici; chi cerca storie con filo logico; ciechi; sacerdoti; bidelli; possessori di sanità mentale; DJ Francesco; Ispettore Derrick; Chi non ha letto tutta questa lista. Grazie per l’attenzione. CAPITOLO UNO Argh! Titubante ed incuriosita, Rachel infila la cassetta nel videoregistratore, e preme il tasto Play. Dopo un po’ di statica, le lugubri immagini iniziano a correre di fronte ai suoi occhi stupiti. Mano a mano che la riproduzione prosegue, la tensione aumenta, e sempre più è convinta dalla veridicità delle voci…vede una scala, una sedia…qualcuno che estrae un filo dalla propria bocca…infine, un anello. La malinconica immagine di un lontano anello di luce… Dopodiché, la cassetta finisce, il rumore dello stop fa sobbalzare Rachel, e lo schermo torna nero. E poi il silenzio. A lei non sembrava di essere diversa…che fossero vere, le voci su quella cassetta? Ma no, solo fandonie, leggende metropolitane. Ah! Per un attimo, ci aveva quasi creduto! Si rialzò, pronta ad uscire. Ma… Driin….Driiin… “AARGH!!” Hm? Perché si era fermata? Perché non poteva rispondere? Dopotutto, era solo una leggenda… Driin…Driin… Lentamente deglutì, e poggiò la mano sul ricevitore… “Glom!” Lo sollevò fino all’orecchio… “…sette giorni…” “AAARGHH!!” Driin…Driin… “AAAAAAAAAARRRRRRRRRGHHHHHHHHHH!!” Vinz e Rust cadono dalle sedie, facendo volar via i pop corn. Si abbracciano e guardano con terrore il telefono, sulla scrivania, fra le pile di carta, che suona. Accortosi dell’abbraccio, Vinz subito spinge via Rust, con aria superiore. Quest’ultimo sbatte la testa sul mobiletto del televisore. “Poco male, tanto è vuota”, pensa Vinz. Cammina nella stanza, caotica e polverosa, fino al telefono e, non senza paura, risponde. “S-sì. Pronto. Vinz e Rust, detective privati! Siamo in grado di trovare un gatto nero che non c’è in una stanza buia senza finestre! Dica pure!” La voce di donna dall’altro capo risponde: “Sette giorni…” “AAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRRGHHHHHHHHH!!” Vinz lancia la cornetta verso la finestra semiaperta, centrando il vetro della parte chiusa, sfondandolo. Rust allarmato torna in piedi e si lancia all’inseguimento del ricevitore, inciampando nella sedia capovolta, e rovinando sulla scrivania tarlata, che non regge il peso e crolla facendo volar via impressionanti quantità delle carte impilate su di essa. Il ricevitore intanto precipita, tira il cavo, e trascina con sé il resto del telefono. Incredibilmente la presa regge, ma il cavo, insolitamente solido, non si spezza, ed esce dal muro, disegnando il suo percorso intorno a tutta la stanza. “Ma…Ma…” Vinz osserva impotente il cavo che fa precipitare la libreria, la televisione, due quadri, uno specchio, il cappotto, la cassaforte! “…È contro ogni legge della fisica!” La voce di Rust, ovattata dalla spaventosa quantità di carta che lo sommergeva dalla testa alle ginocchia, dice: “Chi era al telefono, Vinz?” “Un cliente…” “Un cliente?! È il primo da mesi!!” “Hai ragione! Non possiamo perderlo!” Così Vinz si fionda fuori dalla stanza spalancando la porta (e rompendone il vetro). Lascia la porta aperta. Dopo circa cinque secondi, torna indietro per chiuderla. Corre fino all’ascensore, toglie il fastidioso foglietto piazzato sulla pulsantiera, e preme il tasto per chiamarlo. Preme il tasto per chiamarlo. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. L’indicatore dei piani segna 2…lui è al 5° piano… Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. L’indicatore dei piani segna 3…lui è ancora al 5° piano… Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. L’indicatore dei piani segna 4…lui è ancora al 5° piano… Decide di aver atteso abbastanza, e si fionda verso le scale. Scende il primo scalino, DLIN DLON! Le porte dell’ascensore si aprono. Torna indietro di corsa, pronto ad entrare. DLIN DLON! Le porte dell’ascensore si chiudono. Vinz dà una facciata impressionante contro le porte. Tenendosi il naso pronuncia epiteti irripetibili, indietreggia, quindi stringe i denti e torna all’attacco. “APRITI, MALEDETTO!” Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. Preme il tasto. DLIN DLON! Le porte si aprono. “Oh ! FinalmenteeeEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEHHHHH!!” Vinz precipita nella tromba dell’ascensore, per cinque piani, prima di piantarsi al primo piano sotterraneo (forse un po’ più in basso). Il foglietto, con su scritto “GUASTO” gli si posa sul naso. Talmente incazzato da spaventare la gravità, scala il cavo dell’ascensore fino al primo piano dove, a mò di Hulk, distrugge le porte e finalmente è nell’atrio. Esce fuori e localizza la cornetta del telefono, che penzola ad un metro e cinquanta dal suolo. La prende. “Pronto! Pronto! PRROOOONNTOOOOO!! No, no, non riattaccare! Per favore, non puoi aver riattaccato! NNNOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!” La voce di Rust gli dice, dall’alto: “VIIIIINNNZZ!! STAAAAI TENEEENNNDOOO IL TEELEEEFONOOO AAAAL COOOONTRAAARIOOOOOO!” Vinz nevrotico gira la cornetta, “PRONTO!” Silenzio. “È sempre così aggressivo, con tutti i suoi clienti?” “Beh, sì, cioè, no, eh, ecco, cioè…” “Su, su, lasci perdere, le illustro la questione. Dicevo, da sette giorni…” “AAAAAAAAAAAARRRRRRRRRRRRRGHHH!” E se la dà a gambe nei vicoli. MIGNOLO Capitolo uNNo Capitolo due Capitolo...eh...tre!
  2. Cliccato :chirol_iei2:
  3. Fiero della sua entrata in scena, neanche si accorse di esser già stato annientato. Si accasciò al suolo, tagliato perfettamente a metà. La lunghissima katana, Masamune, responsabile dell'omicidio, era stretta nella possente presa del terribile angelo... Il nero, oscuro angelo, dai capelli argentati e la singola ala... Sephiroth! "Dopotutto, non eri che un burattino..."
  4. Beh, più o meno È continuare il brano, solo in un modo più libero ;).
  5. Sì, e la risposta è ancora quella xD. Quel che devi fare non è far parlare i personaggi, ma la tua fantasia. Un esempio di domanda potrebbe essere "Perché il samurai passeggia fra la folla?".
  6. Le domande non sono un dialogo. Leggete la lezione uno per chiarimenti.
  7. Improvvisamente un terremoto, ed il soffitto della stanza scomparve. Tutti i presenti guardarono in alto, vedendo l'orribile mostro scimmione. L'urlo primordiale confermò la sua identità: King kong era arrivato...
  8. Le domande possono essere sia separate sia concatenate, purché in tutto non siano più di dieci. La valutazione di coerenza implica che le domande spieghino una trama comune.
  9. Blake

    -V-

    Questo capitolo è brutto. CAPITOLO XI Il Mio Preferito Il proiettile, evitato con mostruosa rapidità, continuò la sua corsa fino all’esplosione di una delle bottiglie in esposizione. Approfittando dello stupore di Siron, Lilah afferrò polso e gomito del braccio armato e, gettandosi in ginocchio, con un colpo di spalle proiettò l’uomo sul bancone. Cadde sul cadavere, distrusse il legno, rimase senza fiato. Il suo braccio immobilizzato non poteva sparare alla ragazza. Lilah sentì dolore alla testa. Strinse Siron con una mano, e con l’altra tastò l’orecchio. Non c’era… Guardò il sangue sulle dita, strinse il proprio pugno ed il braccio dell’uomo, facendogli male, dicendogli irata: “Era il mio orecchio preferito!” E pulì la mano dal sangue, sfregandola sul bianco cappotto dell’altro. “Il mio cappotto preferito!” Replicò Siron, prima di liberarsi. Rannicchiò le gambe, puntò i piedi sul braccio di Lilah, staccò da sé l’avversaria e con una capriola all’indietro tornò in piedi. Lilah quasi lo lasciò fare, estraendo però al contempo le armi. Ora Siron era in piedi su ciò che restava del bancone, incrociava con Lilah le armi. Entrambi in volto un sorriso, di scherno, d’arroganza. Siron primo attaccò, saltando in ginocchio, sparando, nella sorpresa sperando. Lei ancora mostrò i sovrannaturali riflessi, parando il proiettile sull’acciaio dell’arma sinistra. Il forte colpo però ferì la presa, l’arma cadde con suono metallico. Cercò ancora di approfittare della meraviglia del suo avversario, sferrando un calcio diretto al mento. Lui però non ci casco; afferrò il piede, si rialzò: avvicinandosi, tentando lo squilibrio. In risposta, lei esibì un calcio rovesciato, poggiando sulla presa nemica, eseguì la capovolta all’indietro ed il calcio sotto il mento. Atterrò a pancia in giù, mentre Siron barcollava ed all’indietro pericolava. Presto inciampò sul relitto legnoso di un tavolo, e si trovò a scrutare dapprima il soffitto, e poi la fine della canna dell’arma di Lilah… “Bene.” Gli disse. “La finiamo qui? Hai rovinato un ottimo pasto, spero che il tuo sangue sia altrettanto saporito…” Lui non rispose, non era in grado di farlo. Lo afferrò per il bavero, sollevandolo, avvicinandolo. Con il coltello era pronta a sgozzarlo…Stavolta, l’avrebbe gustato vivo…accostò la lama alla pelle… Ma un suono, statico rumore di frequenza, interruppe l’opera. Una radio, addosso Siron, si stava sintonizzando. Per quanto disturbato, il messaggio suonò comunque comprensibile. “Qui Semele. Obiettivo raggiunto. Siron, hai finito con quella sgualdrina?!” Siron, livido, sorrise. Disse a Lilah… “Questa è Semele, una mia collega…una tipa tosta, a dire il vero…molto più forte di me. Se non rispondo, verrà a cercarmi…ah, e sembra abbia preso il tuo amico. È una professionista, credo sia ancora vivo…almeno, per il momento…” Lilah si fermò a pensare. Disse poco dopo: “E questo dovrebbe spingermi a lasciarti in vita? Povero illuso. Neanche ti credo…” “Siron! Rispondi!” “Andiamo, Lilah…abbiamo ordine di prendervi vivi, dopotutto…. Non rendere le cose difficili…” E mostrò la granata che teneva in mano. “Non volevo arrivare a questo, ma…dovrebbe bastare, anche per un mostro come te, no?” “Lurido…” “Sembra che sarò morto in ogni caso…perché non ti consegni e non ci salvi entrambi?” Per quanto forte fosse il desiderio di Lilah, assetata di morte, di distruzione, ancora non dimenticava quello che tutti li dominava, il desiderio della vendetta…e per la vendetta, doveva vivere… “Siron!” Strinse i denti, era in difficoltà. I secondi passavano, lenti e silenziosi. “Stai bluffando.” Siron sempre più sorrideva…fino ad esplodere in folli risa, quando uomini armati in divisa fecero irruzione. Lilah si guardò intorno. Riconobbe la divisa in quella che vedeva negli incubi. Disorientata ed arrabbiata, colpì Siron con una testata, e lo lasciò cadere. “Aaargh!! …Il bio daso breferidooooo…” Dopo le guardie arrivò Semele. I suoi chiarissimi occhi celesti, aggrottati in contrariata espressione, raggiunsero subito Siron, e di lì a poco gli tese una mano per aiutarlo ad alzarsi. Lui accettò l’offerta, e presto tornò in piedi. Lei gli disse: “Sei sempre il solito incapace.” Seguì un ceffone. Il sangue dal naso macchiò il pavimento. Lui sputò a terra e rispose balbettando: “L’obiettivo è raggiunto, però…no?!” “Tsk. Non grazie a te…” Poi si rivolse al resto delle guardie. “Su, che aspettate? Portate via anche lei.” Ma Lilah perse del tutto il controllo. L’ira l’invase, la rabbia la scatenò. Stringendo il pugnale assaltò Semele… Lei non batté ciglio. Lasciò che i suoi uomini la crivellassero di colpi, fino a farla volare dietro il bancone. Quando la situazione si calmò, guardò Lilah, svenuta a terra. “Fantastico” Disse “Ora dovremo anche sbrigarci, o morirà.”
  10. No, mai neanche provato. Sempre risposto "no, grazie" a tutte le offerte, sigarette e non. Più che altro perché voglio fare sport e non vorrei perdere il fiato.
  11. Blake

    Destino

    Grazie mille :D. Riconosco i difetti del mapping, è tutto vero. Per la roba delle statistiche...non ci avevo mai pensato. Pensavo ad un pubblico "con esperienza"...magari in una fantomatica "prossima release", potrei aggiungere una specie di tutorial al messaggio "servono indicazioni su come potenziare zack?" e cambiare il sistema delle stats... Non vedo l'ora di sapere che ne pensi della storia completa ;).
  12. (ti amo) E poco a poco iniziò a sudare. Strappò via la parte superiore del pigiama, i suoi muscoli sfuggivano al controllo. Gettò la testa all'indietro ed urlò mentre la forza oscura cresceva e cresceva. Giunse infine le mani, a formare una sfera. Quasi involontariamente le tese, ed urlò: HADOKEEEENNNN!! :chirol_bak2:
  13. :chirol_iei2: Storyboarding___Far_Conoscere_i_Personaggi.doc
  14. Interrogazione A Scena: Un uomo cammina per un'affollata strada di una metropoli. Attira molto l'attenzione, poiché indossa abiti da samurai e porta una katana legata alla cintura. Oltre alla spada ha con sé un fagotto, che poggia sulla spalla. Passando oltre lo sgomento del pubblico, sfonda una porta a vetri, entrando nello studio di un barbiere. Nel luogo sono presenti solo il barbiere ed il cliente su cui sta lavorando. Per lo spavento, il barbiere taglia un po' la pelle del cliente, quindi lascia cadere il rasoio e si rintana in un angolo. Il cliente si alza e si libera dal lenzuolo che lo copriva. Il samurai lascia cadere il fagotto, e afferra l'elsa della spada. Chiede: -È lei James D. Simpson?? -S-sì Risponde il cliente. Il samurai estrae la spada. Consegna: Porsi dalle 5 alle 10 domande con relative risposte fantasiose. Saranno valutate fantasia e, in minima parte, la coerenza. Chiarimenti sull'interrogazione in questo topic. Mandatemi per mp il lavoro (in un file di testo .txt o .doc allegato, il cui nome contenga "interrogazione A" e il vostro nick), e postate qui dicendo "inviato" se e quando l'avete fatto.
  15. Blake

    -V-

    Grazie ancora. Ahahah, finalmente posso smettere di aggiornare a raffica xD. Non dico "A domani per il seguito" perché poi non mantengo.
  16. Blake

    Le pazzie di MSN

    Eh le migliori qui non posso postarle. Sono un po'..."pesantucce" (in tutti i sensi)...(magari chiedetemele in privato :p) Accontentiamoci di queste, va'. Io sono Hexan. Zanco lo tratto malissimo ma in realtà siamo amici eh XD. Fa certe uscite a cui si può rispondere solo ad insulti, però xD. Qui provavo il comando !imitate con un'amica del classico. Questo comando, frutto di un hack, permette di mandare messaggi col nome dell'altro (lei non vede i miei !imitate, ma solo i suoi messaggi imitati). Il primo è fallito ma ho abbozzato :D. L'ultima. Qua gli altri due parlano con la media di due emoticon ogni tre lettere ed i loro messaggi non si capiscono poi molto. Basta così xD.
  17. Blake

    -V-

    Altro capitolo che ho amato scrivere, forse perché introduce uno dei miei personaggi preferiti... CAPITOLO X Colpo Secco Lasciatosi alle spalle cadaveri e bossoli, Douglas furtivo avanzava fra la nebbia. Forse un eco di monti lontani, forse un grido, sommesso, dai suoi scossi nervi…fatto sta, sentì una voce. Non capì le parole, ma solo la fonte. Alla sua destra, dietro le case, qualcuno, una donna, parlava. Con maniacale cautela giunse all’angolo, e sulla strada timido s’affacciò. Vide la donna, ed il colloquiante, entrambi in divisa, entrambi armati, scambiando opinioni su discutibili argomenti lontani. Determinato lui strinse a sé l’arma. Che fare? Attaccare era rischioso. Nella nebbia potevano celarsi pericolosi rinforzi. Eppur la stessa nebbia poteva aiutarlo, nel conflitto, era uno scudo. Fu tirato via dai pesanti pensieri dal botto di uno sparo, dalla direzione in cui non era coperto. Sussultò, saltò via dal riparo, “Mi hanno scoperto!”, pensò. Ma non era così. Le due sentinelle, allarmate quanto lui, interrotto il discorso, correvano verso lo sparo. Tutti e tre si congelarono, silenziosamente capendo cosa li attendesse. Pochi attimi e fu il caos: Douglas imprecando evitò i colpi, al riparo dal lato opposto delle case, di nuovo un angolo, ma non più sicuro. Corse via immergendosi nella foschia, girò un angolo, due, sentiva gli altri seguirlo, non li temeva. Si trovava ora dove prima erano gli altri; acquattatosi all’angolo attese la venuta degli inseguitori…capì dal ritardo che l’avrebbero accerchiato. Per sua fortuna una finestra bassa era aperta: vi entrò. Abbassato sotto il davanzale, controllò le uscite, i vetri, da dove potesse scrutare i suoi avversari. Sfuggì così allo sguardo d’uno dei due, che controllava da fuori l’interno, mentre l’altra gli guardava le spalle. Lo sentì dire: “Dov’è finito…?” Non riuscì a resistere. Saltò in piedi, urlando “Buh!” e sparandogli alla schiena. Sottovalutò però i riflessi dell’altra, che scansò il cadavere cadente e sparò, colpendo Douglas in pieno petto. Lui cadde sulla schiena, sul vecchio scricchiolante legno dell’impolverata casa. Si girò, inginocchiandosi, e tossì. Tossì più volte, finché non riuscì a sputare il bossolo che aveva in petto. “Ah, capisco.” La sentì dire da oltre la finestra “E così sei uno di loro. Avrei dovuto capirlo…” Stavolta l’errore fu suo. Douglas tese il braccio armato, sparando, l’abbatté all’istante. Col sangue alla bocca le disse “Avresti dovuto capire…che anche se sono ferito posso ancora sparare…”. “Però…”disse, contemplando il buco in petto, pericolosamente vicino al cuore. “…C’è mancato poco.” Uscì ancora dalla finestra, raggiunse i cadaveri. “Beh, perché sprecare…” Lasciò l’arma e, seduto, tese la mano verso il morto. Non riuscì a toccarlo. Un proiettile lo colpì alla mano, troncandogli due dita. Urlò, più di sorpresa che dolore, e si voltò digrignando i denti in direzione di chi aveva sparato. Vide altri tre uomini, con armi automatiche, e scorse, in piedi sul tetto, una quarta figura, avvolta in un lungo cappotto marrone, che imbracciava un grande fucile da cecchino. E per quanto la nebbia offuscasse la vista, Douglas sapeva…sapeva che stava sorridendo. Sentì la sua voce da donna dirgli: “Giusto perché abbiamo l’ordine di prenderti vivo. Almeno così sarai più docile…come farai a sparare? Ahahah!” Non stette a pensare a come avesse fatto a colpirlo in quella nebbia, non rimase fermo a ruggire. Raccolse l’arma e corse dietro l’angolo. Una pioggia di proiettili lo invase, uno lo colpì alla caviglia sinistra. “Di bene in meglio, dannazione…” Strinse i denti ed ansimando corse zoppo fino alla fine del vicolo. All’incrocio si fermò, si sedette, per riprendere fiato. Il colpo alla caviglia era solo un graffio, bene… Serviva un piano. In fretta. Con la mano destra non sarebbe riuscito a sparare, doveva farlo con la sinistra. Non sarebbe stato facile… Un tintinnio metallico attirò la sua attenzione. Scorse una lattina, o qualcosa di simile, che cadeva al suo fianco. Presto la sicura saltò ed un gas iniziò ad invadere l’aria. “Gas?!” Le tre guardie fecero incursione incrociata nel vicolo, pronti a catturare un Douglas immobilizzato. ”Razza di idioti.” Disse, crivellandoli di colpi. Camminò lentamente fino a tornare alla strada principale. Ricaricò l’arma. Cercò l’ultima, che non era più sul tetto. Iniziava seriamente a sentirsi affaticato…aveva perso molto sangue. Doveva concludere lo scontro. “Sei stanco?” Sentì la voce della donna. Non riuscì a capire da dove provenisse, si guardò intorno stupefatto. “Davvero basta così poco? Erano degli sciocchi; non sapevano che puoi fare a meno di respirare.” Ancora l’eco non aveva fonte… “Ahahah…sei così carino, disorientato…fai quasi…tenerezza…” “Chi diamine sei?!” “Io sono chiunque tu vuoi che sia. Guardami.” Dalla nebbia sbucò un’ombra. Douglas spalancò gli occhi e puntò l’arma, pur tremando, pronto a far fuoco. L’abbassò quando vide che si trattava di Lilah. Nervosamente le disse: “Vattene! Qui è pericoloso!” Ma Lilah non sentì. Con espressione spenta, prese in mano una delle sue pistole, e sparò. Douglas cadde in ginocchio, colpito alla rotula. Ringhiò di dolore. “Lilah! Cosa…cosa t’è preso?! Sei tu, maledetta strega?!” “Avanti, grande uomo, che aspetti? Tu o lei, vita o morte…sparale.” Tese inconsciamente il braccio, aiutandosi con l’altro. La sua mano tremava sempre più. “Non…non ce la faccio…” “Hm? Non puoi spararle? Ma non avevi problemi con i miei uomini…” “…” “Non è Amore a fermarti, né Paura…forse Affetto…o sembra…Rispetto…è Rispetto?” “Che diamine…stai dicendo…strega…” “Sei solo uno stolto, Douglas.” Lilah sparò ancora, colpendolo al gomito sinistro. Douglas cadde in avanti, con la faccia nel fango. “Ed i poveri stolti devono morire.” A fatica alzò ancora lo sguardo. Quasi non ci vedeva più. “Non vuoi salvarti la vita? Non vuoi più combattere? T’arrendi così? E pensare che basterebbe solo…” Lentamente, Lilah si avvicinò, gradualmente sfumando in quella che prima era la donna sul tetto. I lunghi capelli castani ondeggiavano, il lungo cappotto le dava carisma, allacciato a coprire mento e bocca. Douglas vedeva i suoi stivali ed i guanti, più scuri del cappotto marrone, che stringevano ancora il fucile… “…Un colpo secco.” Finì la frase e finì Douglas, colpendolo alla nuca con il calcio del fucile. Lui svenne senza altro fiatare. Frugò in una delle tasche del cappotto, estraendone una piccola radio. “Qui Semele. Obiettivo raggiunto. Cinque pedine perdute. È ancora vivo. Attendo aggiornamenti da Siron. Passo e chiudo.” I vampiri non hanno bisogno di respirare. Di solito lo fanno comunque, per abitudine (anche per questo ansimano) o per parlare. "Riprendere fiato" ha un significato metaforico lontano dalla respirazione. Alé, tappiamo i buchi XD.
  18. Decise così che era giunto il tempo di fare sul serio. Concentrando la sua forza e la sua ira esplose in un trionfo di fiamme, rivelando la sua vera natura dai capelli biondi e gli splendidi occhi azzurri. Era un super saiyan.
  19. Blake

    -V-

    Grazie :D Che faccia ridere allora ^^;. Mi va bene lo stesso. Giusto. Cambio. Grazie :D.
  20. Blake

    Destino

    Grazie, non vedo l'ora :D.
  21. Blake

    -V-

    Altro capitolo particolare, scritto particolarmente di getto XD. Dai dai ditemi che ne pensate. A me è piaciuto da matti scriverlo. CAPITOLO IX Nella Nebbia Nebbia, la nebbia, che del suo grigio colorava l’aria, fredda, che feriva il respiro. Offuscava i monti, le colline, celava la pianura, e la paura, di chi povero l’abitava. I due viaggiatori, vendicatori, uccisori, scalata la metà del monte, audaci sfidavano l’ignoto del villaggio montanaro, di legno e mattoni e tanta umiltà. “Niente guardie?” Chiese Lilah. Douglas infiltrò una mano nel borsone che accompagnava. “O forse un agguato.” Con mezzo sorriso anche la ragazza impugnò l’arma… E con passi circospetti avvicinarono le case. Nessun’anima in giro, a malapena sentivano la loro. Eppure il luogo sembrava abitato. “Un’anima…” Pensava la vampira. “Ne avrò ancora una?” La pienezza del vuoto della nebbia le ispirò la risposta. “Ma sì. Se non altro, quelle di chi ho dissanguato…” Un uomo solo, cupo, mal vestito e dal volto coperto da un pesante cappello, bucò la nebbia con i suoi pur tristi colori. Poggiato allo spigolo di una delle più grandi costruzioni, tenendo con una mano il cappello, e con l’altra una sigaretta, per primo rivolse la parola. “Stranieri?” “Così sembra.” Erano due delle tante parole che affollavano gli avvinti pensieri di Douglas, le uniche che trovarono sfogo e libertà. “Hmpf.” Replicò l’altro, alzando leggermente il cappello. Notando la tonalità dei loro capelli, sorrise… “Eh. Quelli come voi…” Entrambi i viaggiatori strinsero le armi… “…Son sempre benvenuti qui. Suvvia. Seguitemi.” E si discostò dal muro, avviandosi verso l’entrata poco distante. Lilah per prima mosse un passo, e sputò le parole che non poteva più trattenere. “Dov’è Dion?!” Ma l’altro la fermò, la interruppe, lei lo guardò in volto, corrucciata, arrabbiata, lui sorrideva, un sopracciglio inarcato. “Calma, calma. Avremo tempo anche per questo. Ora sembra ci aspetti una festa di benvenuto…” Il villico sparì dalla nebbia fin dentro l’ombra della costruzione. Dopo il silenzio Lilah capì. Sorrise anche lei, giunsero poi fin dentro il locale, una locanda… Ancora per poco. La luce si accese, l’agguato partì. Da tutte le direzioni i proiettili piovevano, ed in ogni direzione, i due li scansavano. Preparati allo scontro, la sorpresa fallì. Il vantaggio dei numeri era inutile! Douglas si tuffò in avanti, gettando la borsa, sparando col suo uzi. Lilah si abbassò, aprì le braccia, ne stese un paio che attaccavano scoperti, sparando in ogni dove. L’uomo colpì un grasso sicario, sbucato da dietro il bancone. Toccata terra, rotolò dietro un riparo, un tavolo divelto. Vi appoggiò la schiena, si guardò intorno, si tolse appena in tempo, il riparo divenne segatura, sotto il piombo di un nemico sbucato da chissà dove, che cadde colpito alla tempia, dalla chirurgica precisione di un’assatanata Lilah. E poi il silenzio. Terminato l’eco delle esplosioni, zittite le grida dei caduti, posato l’ultimo bossolo, non rimaneva che la polvere, spettrale figlia della nebbia, a fluttuare fantastica sul sangue e sui cadaveri. Lilah e Douglas, dopo un’occhiata di intesa, iniziarono una circospetta esplorazione, un’analisi minuziosa… Cosa cercavano? Informazioni? Munizioni? Supersiti?…Sangue? Il cigolio, ritmico e plastico degli anfibi di Lilah risuonò, mentre lei si dirigeva verso il bancone. Douglas invece iniziò a perquisire gli altri tavoli, ce n’erano alcuni abbastanza spaziosi…uno in particolare, l’unico rettangolare, catturò la sua curiosità. Lo raggiunse fantasticando su chi vi si potesse nascondere, e su come l’avrebbe annientato. Finalmente arrivò, con un calcio, rivelò…! Nessuno. Sospirò. Un lamento tornò a fendere l’aria, da dietro il bancone qualcuno agonizzava. Lilah per prima lo vide, l’uomo che Douglas aveva ferito, ancora stretto alla vita, una mano sul grasso ventre, intento a frenare il sangue che copioso fuggiva. Vedendola, questi tese un braccio verso l’arma, caduta poco distante. Un proiettile al polso lo dissuase in sonoro grido. Lilah saltò il bancone e si sedette sul petto del ferito. Douglas di lì a poco la raggiunse, attirato se non altro dall’improvviso sparo. “Avanti, grassone, parla!” Gli diceva. “Lilah!” “Su, sputa il rospo! Dov’è Dion?!” “Lilah!!” “Dov’è quell’infame?! Dimmelo, o ti faccio saltare le cervella!” “L ILAH!!” “Che diamine vuoi, Douglas?!” “…non può parlare, se gli tieni la pistola in bocca…” “Hmpf.” Tolta l’arma l’uomo confessò. “Il sentiero…in salita…dopo le rocce…l’ascensore…” Bang! “Lilah!” “Iniziava ad annoiarmi! Ho sete!” “E allora bevi. Andrò fuori a cercare quel sentiero…con tutta quella nebbia non sarà facile…” Lilah non poteva crederci. Finalmente aveva via libera! Certo non era il massimo, con prede già morte, ma chi si accontenta… Quello? Troppo grasso. Troppo vecchio. Troppo giovane. Perfetto! Con entrambe le mani lo afferrò per il bavero della camicia. Lo appoggiò sul bancone, e con estrema cura gli tagliò la gola…ed ecco il sublime scorrere della linfa vitale, che sgorgava abbondante in trepidante attesa…non c’era un attimo da perdere! Senza ritegno gettò la testa sulla ferita e bevve… Tanto grande era il coinvolgimento, tanto lauto il delizioso pasto, che non si accorse di chi le era giunto alle spalle. Rialzandosi trovò sulla sua strada la fine della pistola dell’intruso. Una .45 lucidata in modo maniacale, rifinita, decorata…un’arma nobile…che non si sporcava del sangue dei comuni. Un’arma che ora puntava alla nuca di Lilah. “Lilah, immagino.” Disse la voce quasi femminile dell’uomo. “Tsk.” “Io sono Siron, capitano delle guardie che tu ed il tuo ora agonizzante amico avete trucidato. È tempo di vendetta.” “Oh. Eri tu quello dietro il tavolo grande.” Siron passò una mano fra i corti capelli biondi, ridendo. BANG!
  22. Basta non esagerare con i post e possiamo tenerlo senza problemi ^^;
  23. Blake

    Destino

    A me sì o.O Clic destro sulla scritta DOWNLOAD, salva oggetto con nome/salva destinazione come...
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