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Ahahah sì lo sto scrivendo ora, ed effettivamente...XD. EDIT: Ah comunque il titolo è "Assolutamente No" ;p NO! XD Comunque apporto una piccola modifica, ho commesso un errore stupido. Non è (solo) per l'armeria che visitano il piano, ma per cercare Semele.
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Appena lo apro crasha, senza messaggi d'errore ma solo con il simpaticissimo "dong".
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Blargh, ho sbagliato io, scusa. Riprova ;_;
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Prova con questo, aprilo come un progetto qualsiasi di rpg maker e studiati il funzionamento degli eventi. (anche se non funziona come gioco a sé (ma dovrebbe funzionarti) puoi comunque aprirlo con rpg maker)
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^^ Beh, è intenzionale. Un riassunto della storia in un contesto come questo deve solo invogliare a giocare. E come si invoglia a giocare, a scoprire? Incuriosendo, rimanendo sul vago ^^. Mi fa piacere ^^
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"Sendare", italianizzazione del verbo inglese "To send", mandare, "Io sendo, tu sendi, egli senda..."
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Harr dannazione mi sto dilungando troppo XD. Volevo finire in 20/21 capitoli ma mi sa che non ce la faccio. Pazienza. CAPITOLO XIV Ora si Corre Intanto, al piano inferiore, Douglas aveva gustato il rancio portatogli da Lilah, ed ora la ragazza faceva la guardia alla porta mentre il vampiro e lo scienziato scambiavano gli abiti. Douglas chiese allo scienziato per quale motivo lui e la sua amica fossero stati rimessi a nuovo. Venne così a sapere che gli scienziati avevano intenzione di studiare le capacità di sopravvivenza dei vampiri nel mondo esterno, quindi di riportarli in condizioni ottimali per condurre esperimenti di vario genere sulla resistenza fisica, alla ricerca di eventuali, sconosciuti punti deboli. “Avete in mente di ribellarvi?” “…Non ufficialmente…” “Beh, non sono affari miei, in ogni caso. Spiegaci un po’ il funzionamento della base e di quella interessante tessera magnetica…” Così, lo scienziato iniziò a raccontare il funzionamento di porte, ascensore, e tessere magnetiche. Una tessera guardia consentiva l’accesso ai piani 0, B1 e B2, ovvero uscita, stanze delle guardie e laboratori. Una tessera scienziato dava accesso solo ai laboratori ed a tutte le relative stanze, mentre una tessera guardia ed una scienziato, usate insieme, avrebbero consentito l’entrata al terzo piano sotterraneo, il cuore della base, dove si trovavano l’acquedotto e la centrale elettrica. Una tessera ufficiale, solo in dotazione di Semele, Siron, ed un tempo anche di Arthur e Rudo, consentiva l’accesso a tutte le stanze di tutti i piani. “E Siron, dov’è?” “…Si che si trova alla cima…ma non so come arrivarci. Dicono che Semele lo sappia, sapete com’è…” “Bene. Inizia col darci la tua tessera.” “Sigh…e va bene. Ma vi prego, non uccidetemi…” “Hmm. Mi sei simpatico…e poi ho già mangiato.” Lilah tornò dai due. “Avete finito con le chiacchiere?” Nel mentre, le porte dell’ascensore si aprivano, e quattro uomini ne uscivano, raggiungendo i laboratori. Tre erano guardie semplici. Il rimanente era Siron. Con passi spediti avvicinarono le celle, raggiunsero l’unica entrata e si disposero strategicamente a semicerchio, con Siron al centro. L’uomo aprì poco la porta e cercò di comunicare con i due vampiri all’interno. “Lilah? Sappi che siete circondati. Non abbiamo intenzione di uccidervi, uscite senza crearci problemi…” Nessuna risposta. “Non cercate scampo nel silenzio! Siamo imbattibili, il vostro destino è segnato!” Ancora, silenzio. Lo stavano ignorando, lo trovava insopportabile. Non avrebbe tollerato questo scherno ancora a lungo. Urlò: “Conterò fino a dieci! Poi faremo irruzione! Mi assicurerò personalmente che su di voi saranno inflitte le torture più atroci!” “Dieci! Nove! Otto! Sette! Sei! Cinque! Quattro!…TRE! DUE!! UNO!!!” Siron digrignò i denti. Fece cenno ai suoi due uomini di prepararsi allo scontro. “ZERO! DENTRO!” Una delle due guardie gettò una granata flashbang nella stanza. Fece per sfondare la porta, ma… …due uomini…? Si fermò e rimase immobile per diversi secondi, secondi durante i quali la granata stordente esplose nella stanza. Due uomini… “Che fine ha fatto l’altro?!” Le guardie si guardarono a vicenda, e si strinsero nelle spalle. “Era con noi fino a poco fa…” Siron spalancò gli occhi. “Vuoi vedere che…” Aprì la porta delle celle. Il corridoio era vuoto. Percorse l’intera strada, dall’inizio alla fine, controllando ogni singola cella. Solo l’ultima era occupata. Occupata da uno scienziato, nudo e svenuto. Siron diede un pugno al vetro, ed iniziò a correre verso l’ascensore. Troppo tardi. Stava già salendo… Nell’ascensore che saliva, Lilah e Douglas spartivano il bottino trovato sul cadavere della guardia. Un fucile a pompa, la tessera magnetica, un’enorme Desert Eagle… niente male! Infine, un paio di manette. “Prendo io la pistola” Disse Douglas Lilah rispose, ridendo: “Ti serve per compensare?” “…diciamo solo che, da un po’, uso solo armi che siano almeno semiautomatiche…” “Hm hm. Dai, mettiti la divisa e cerchiamo Semele. Siron ci starà già dando la caccia…” Lui, controvoglia, eseguì. L’ascensore si fermò, le porte si aprirono. Rapidamente i due sgusciarono fuori fino nei corridoi. Passeggiavano disinvolti, le armi occultate, suscitando nelle guardie solo pensieri quali “Fortunato lui…” o “Che ci troverà in quello…”. Passarono al fianco di una guardia che procedeva nel senso opposto. Questi rallentò cercando di capire meglio chi fossero…certo erano sospetti, quei due…decise di ignorarli, per il momento. All’improvviso, la radio iniziò a suonare. “A tutte le guardie! A tutte le guardie! Qui Siron! I prigionieri sono evasi, si tratta di un uomo oltre i trent’anni e di una ragazza sui venticinque, entrambi hanno i capelli rossi e potrebbero essere travestiti da scienziati! Ripeto, a tutte le guardie…” Anche la radio che Douglas aveva rubato, suonò. Si guardarono, prima di correre a nascondersi dietro un angolo. La guardia che prima li aveva incrociati iniziò a correre in loro direzione, avvertendo le altre guardie dell’avvistamento. “Dannazione! E ora?” Disse Douglas. Lilah prese in mano il fucile, caricandolo. “Ora si corre.” E sparò al ventre della guardia appena spuntata dall’angolo, privandola in un istante della vita. Douglas sospirò, estraendo la pistola. Fatti divertenti (ho una collezione di 'ste cose, ma poche riguardanti -V-): Seguimi Percorsel
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Un gran bagliore e fulmini annunciarono l'entrata in scena del ragazzo stregone. Scaraventato nella locanda da una forza magica, rovinò sul pavimento rimbalzando un paio di volte, prima di finire a pancia all'aria. Il portale da cui era passato si riassorbì, scomparendo. "Phew!" Esclamò il ragazzo. Quindi si rialzò di scatto, pulendosi subito gli abiti con la mano. "...uff...phew...Sapevo che non avrei dovuto leggere ad alta voce quella pergamena..." Intanto iniziò a guardarsi intorno, inarcando schiena e collo. Tutti i presenti lo guardavano allibiti, ma a lui non importava. "Vediamo, vediamo, dove sono capitato..." Gli cadde l'occhio sulla carinissima oste, e decise di lasciarcelo per tempo indefinito. "...Hmm. Non lo so, ma è sicuramente il posto giusto!" Saltò su uno sgabello, batté la mano sul bancone, ed esclamò a gran voce: "Ehi, bella! Portami un bicchiere di...di..." Si guardò ancora intorno. Ancora tutti gli occhi erano puntati su di lui, ed era l'unico ad emettere suoni. "...che si beve, da queste parti? Birra? Avete qualcosa di buono? Una specialità del luogo?" Anaia gli si avvicinò, intimorita ma curiosa. Gli disse: "Beh, siamo nelle terre aride..." "Ah, ok, ho capito. Allora facciamo che..." Prese in mano un borsello di cuoio e lo agitò, facendo cadere sul legno diverse monete d'oro. Anaia sgranò gli occhi: da anni non vedeva tanti soldi tutti insieme. Rok la guardò negli occhi, mosse con un dito la prima delle monete, e disse: "...con questa, mi porti la tua bibita preferita..." Mosse altre due monete, con altre due dita. "...con queste, ne offriamo un giro a tutti i clienti..." Prese le rimanenti, e le ripose nel borsello. "...e con il resto, spero di poter comprare almeno quattro parole faccia a faccia con i tuoi incantevoli occhi." Si levò un coro esultante, tutti alzarono i bicchieri e brindarono allo sconosciuto ragazzo. Lui rise, divertito. Prese qualche simpatica pacca sulle spalle. Lei gli disse, avvicinandosi, poggiando i gomiti sul bancone: "Ahahah! Credimi, non mi dispiacerebbe, ma sono già impegnata!" "Peccato! Possiamo parlare lo stesso, finché bevo?" "Ma certo, ...come hai detto di chiamarti?" "Und'rako Seremworath Gooblekins" Notò lo sguardo, a metà tra l'incredulo e lo spaventato, dell'oste. Ci si era abituato, ormai. "...ma puoi chiamarmi Rok!" "...meglio. Va bene, Rok. A tra poco, ora ho una ventina di clienti da dissetare!" "Aspetterò con ansia. Con molta ansia." Si lasciarono con un sorriso. Quando Anaia ebbe finito di portare da bere a tutti i clienti, tornò da Rok, con un enorme bicchiere pieno di un liquido bianco. Rok lo guardò perplesso. "Cos'è?" "Latte. È la mia bibita preferita." "Oh." "Ahahah! Dovresti vedere la tua faccia! Tranquillo, non è latte, ma una nuova bevanda di mia invenzione. Si chiama White Storm. Assaggialo, su." Titubante Rok portò il bicchiere alle labbra e sorseggiò. Fu come ingoiare fuoco vivo. Tossì e sputò il liquido, fra le risa di Anaia e dei clienti. Lei continuò: "Ah, già, è un po' pesantuccio...specie per i ragazzini!" "Sput...coff...Ragazzino?" Tuonò Rok. "Te lo faccio vedere io...il ragazzino..." Cadde il silenzio. Rok sollevò ancora il bicchiere, ed iniziò a trangugiare il White Storm, lo buttò giù tutto, alla goccia. Quindi posò violentemente il bicchiere sul bancone, e si pulì la bocca con la manica. Aveva gli occhi lucidi e la faccia rossa più dei capelli. "...Visto...? Non...sono...un ragazzino!" Anaia, sbigottita, pensò: "Tre secondi. Gli dò tre secondi al massimo." Rok continuò a parlare. "Allora, succede niente di interessante, qui intorno? Sapete, sono in cerca d'avventura e..." Svenne sul bancone, ronfando e sbavando. Anaia sospirò e scosse la testa, ridendo.
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Prima pagina degli eventi, colonna di sinistra, ottava voce: Gestione Timer. Imposta, inserisci il tempo da cui vuoi che parta, spunta la casella mostra. ->Parti. Poi un evento con "Inizio automatico", che parte se il timer è a 00:00 (l'ultima delle opzioni di partenza a sinistra) e che recita semplicemente "Game Over". Ovviamente l'evento del game over devi copincollarlo in ogni mappa in cui si può perdere per il tempo...poi non ne sono sicuro, ma potrebbe partire anche prima del timer se passi nella stanza. Se ciò dovesse accadere, metti ON una switch quando il timer parte, ed aggiungi la condizione che la Switch sia ON nell'evento del game over. Infine, per far fermare il timer in una data mappa, usa un evento sempre con Inizio automatico, che abbia "timer->ferma" ed "Annulla Evento" Spero d'esserti stato d'aiuto ^^.
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MuahAHhAHahahH vi amo tutti XD.
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Lord, di' alla tua pg di guardarsi le...spalle.
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Eneman, sei il mio nuovo Dio XD. Sì, dannazione XD
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Nome: Und'rako Seremworath Gooblekins....ma si fa chiamare Rok. Età: 19 Razza: Umano, probabilmente con qualche goccia di sangue elfico. Classe: Stregone Sesso: M Altezza: 1.72 Aspetto Fisico: Capelli lunghi e rossi, solitamente legati in una coda, occhi azzurri, volto magro ed allungato. Dice di avere le orecchie a punta, ma non è vero! È di corporatura piuttosto esile, ed è dannatamente agile. Veste principalmente di rosso, di solito dei pantaloni di pelle rossa legati con una cintura blu, leggera, che sventola al fianco destro. Stivali alti, neri e decorati con simboli blu. Una maglietta aderente nera, coperta da una casacca aperta, rossa, abbastanza larga. Guanti neri a metà dito. Orecchino ad anello al lobo sinistro. Indossa mantelli solo se necessario, e li vuole neri (“per un’entrata in scena spettacolare”, dice lui…) Provenienza: Zaor/Rocca di Zaor Armi: Non gli piace usare armi fisiche. Le considera cose per barbari, ed inoltre, vuole superare le difficoltà usando solo la sua vera forza. Pertanto, si è dilettato nello studio delle arti marziali nei lunghi anni passati alla Rocca, ed ora se la cava discretamente. Se proprio si trova nei guai, usa la magia per evocare lame incantate, che durano giusto il tempo di tagliare una corda o di sgozzare un orco fastidioso… Magie: Telecinesi, Offensive (Controllo dell’Energia), Evocazioni (Armi Magiche), Illusioni. Storia: Und’rako è stato un bambino prodigio. Nato da genitori umani, già a pochi mesi di vita muoveva oggetti con il pensiero, fra lo sgomento dei familiari (e soprattutto del padre, che iniziò ad odiare quel mezz’elfo vagabondo dai capelli rossi, che da qualche tempo era giunto in città, e che se l’era data a gambe poco dopo la nascita…). Così, ancora in fasce, venne affidato alla Rocca di Zaor come studente prodigio. Gli insegnanti furono i suoi genitori, ed i compagni dei fratelli. Und’rako, però, risultava spesso antipatico a chi non sopportava il suo modo di fare, egocentrico ed ansioso di primeggiare. Cercava la gara ad ogni occasione, e ad ogni occasione vinceva. Un giorno, dopo l’ennesimo duello trionfale contro un insegnante, decise che era giunto il momento di andarsene, che non aveva più nulla da imparare in quel luogo. Infine, una notte, evase. Ora, suona come qualcosa di rischioso e furtivo, ma, con le sue abilità, fu una passeggiata di salute…e così, ecco che il giovane Rok, finalmente libero, iniziava il suo viaggio… “Attento, mondo. Sto arrivando!” Carattere: Esuberante, egocentrico, casinista. Non perde occasione di sottolineare quanto è meglio degli altri. Vuole però bene a quei pochi amici che riescono a sopportarlo, e farebbe di tutto per loro. Con gli amici è affidabile e sincero. Non teme rivali ed accetta le sfide sicuro di vincere. Viaggia volentieri in compagnia, vuoi per vantarsi, vuoi perché apprezza la vicinanza di certe persone.
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Sclero, mi spiace ma ho scritto il capitolo a scuola, non avevo la lista delle comparse con me, e mi sono dimenticato di inserirti xD. Facciamo alla prossima, eh. CAPITOLO…EH…TRE! DAN DAN DAAAAAAAAAAAAAAAAAANN Comparse: Kuchizotchi, Timisci, ZerotheQueen Zero fa entrare in casa Vinz. Sbatte la porta in faccia a Rust, che si stava affrettando verso l’entrata, quindi conduce l’invest…l’idiota al salotto. Tavolo di cristallo, poltrone pregiate, tappeto persiano. Credenze piene di preziosissimi servizi di piatti e bicchieri di cristallo…se questa è la vita che fanno a Bel Air, per me…hm hm! Poi tanto male non è! Ho chiamato un taxi giallo col mio fischio collaudato, come formula uno, mi ssssentiv… Il taxi di dad sfonda il muro, distrugge il tavolo, fa esplodere le poltrone, ed investe Vinz e Zero, quindi sgomma e se ne esce da un muro, guardacaso quello con la finestra da cui Rust stava entrando. Rust si spalma sul parabrezza. Dad lo scolla con i tergicristalli, poi continua la folle corsa nel giardino. Rust rimane a terra, e vede avvicinarsi quattro zampe… Zero e Vinz si rialzano come niente fosse. Zero: “Vado a chiamare la mamma. Resta qui, e non toccare nulla!” Vinz: “OK!” Appena Zero scompare verso le scale, Vinz si avventa su una delle credenze piene di cristalli e piatti, e la sfiora con un dito. La credenza crolla su un’altra credenza, e su un’altra credenza, (e su un’altra credenza)³² e fanno cadere quadri e pellicce e lampadari e ufo e divani e schermi al plasma fino a che l’ultima non cade nel caminetto. Tutte le credenze prendono fuoco. Vinz strappa una tenda di lino e la usa per spegnere il fuoco. La tenda di lino prende fuoco. Vinz cerca di spegnere con la mano il fuoco sulla tenda di lino. Vinz prende fuoco. Vinz si rotola per terra cercando di estinguere le fiamme. Il tappeto prende fuoco. Vinz afferra un estintore appeso alla parete. L’estintore prende fuoco. Vinz corre per casa cercando un rubinetto. La casa prende fuoco. Vinz apre la porta del bagno. La porta del bagno prende fuoco. Vinz apre il rubinetto. Il rubinetto prende fuoco. Vinz si bagna. L’acqua prende fuoco. Vinz: “Ma dai!” “Ma dai!” Prende fuoco. Vinz si strappa di dosso i vestiti incendiati e torna in salotto per cercare disperatamente un modo di spegnere il fuoco. Il cagnolino (340Kg di Bulldog) intanto è entrato in casa attraverso il buco nel muro, ha lasciato cadere lo straccetto rosso con cui giocava e, saggiamente, se l’è data a gambe dopo aver lasciato un bisognino a terra. Vinz scivola e cade con la faccia sul bisognino, quindi si rialza e nota lo straccetto rosso. Ricordiamo che è nudo. Si china a 90° e raccoglie lo straccetto rosso ed inizia ad agitarlo sulle fiamme con violente urla. Abbiamo quindi un uomo flaccido, nudo e bruciacchiato, con la faccia intrisa di merda che agita uno straccio rosso su un incendio di proporzioni bibliche, il tutto fra ridicole urla da ragazzina. Tipo al 593° colpo, Vinz capisce che ad urlare non è lui. Guarda lo straccio. Vinz: “Rust?!” Rust: “Mamma?” Vinz schiaffeggia Rust, che rinviene e porta un’idea geniale: Rust: “La combustione è una reazione chimica che comporta l'ossidazione di un combustibile da parte di un comburente - spesso l'ossigeno dell'aria - con sviluppo di calore e spesso anche di luce. Perché avvenga la combustione sono necessari tre elementi: il combustibile, il comburente e l'innesco. Se finisce il combustibile finisce pure l’incendio! Diamoci da fare!” Vinz: “Rust…tu…sei…UN GENIO!” E così si mettono a gettare tra le fiamme quadri, tende, sedie, tavoli, letti, nonni, mattoni, tappezzeria, pantofole, Zero, il cane, statue, candelabri, benzina… Per assurdo il fuoco si spegne. Vinz e Rust, esausti, giacciono nudi sul cumulo di cenere. Zero si rialza, semicarbonizzata. Punta il dito verso le scale… Il dito si sbriciola. “È arrivata la mamma…” Sua madre ha sceso le scale. È una …donna… sulla quarantina. In posa da scopa-nel-culo, indossa un telone rubato da una mongolfiera, che le sta attillato e lascia scoperti i polpacci pelosi che vanno ad infilarsi dolorosamente nelle scarpe di cristallo con tacco a spillo. Ha un collo che è un transatlantico: porta una collana che le sta a girocollo. La faccia squadrata è contornata da boccoli lunghi e biondi, sotto i quali sbucano altri capelli grigio/neri ed una metropoli di pidocchi. Indossa orecchini a forma di ancora con tanto di scritta TITANIC, naso tozzo, trucco pesantissimo, gote dipinte di rosso probabilmente usando un bufalo intero come pennello, barba e baffi irsuti. Puzza. Molto. Con voce da omaccione castrato, fa: “Mi chiamo Kuchizotchia…” E si gratta le palle (?). Kuchizotchia: “Sapevo che saveste avvivati pvesto! Mi vammavico solo di non essermi vassettata a doveve! Oh! Vadiosa mavaviglia! Viconosco in voi i miei ideali! Pvego! Accomodatevi!” Vinz si rialza e si avvicina. Si inchina e gli/le bacia la mano. Vinz: “Ansciantée” Kuchizotchia: “Salute!” (cit.) Zero si rialza e cerca di avvicinarsi, mentre fa una bolla col chewing gum. La bolla esplode e le si incolla in faccia. Cerca di staccarla ma non ce la fa. Inizia a correre per casa in cerca di aiuto, distruggendo i resti della cristalleria. Ovviamente tutti la ignorano. Cadrà presto in una botola apertasi all’improvviso. 25 minuti dopo la caduta, si sentirà un distante “SPATACIAK!” Timisci il ninja gaio sbuca dalle tenebre. Indossa un’attillatissima tutina fucsia. Dice nella radio: “Missione compiuta, la comparsa è stata eliminata.” Quindi getta a terra una bombetta e scompare dopo l’esplosione. (Effetto sonoro: “BROOOOOOOOOOOOOTT!”) ed il fumo, di colore rosa e dall’inconfondibile profumo, “Eau de ano de bisonte n°69”. Vinz e Rust seguono Kuchizotchia su per le scale. Intanto, lui/lei si soffia il naso e racconta: Kuchizotchia: “È…sigh…successo sette giorni fa…PROOOOOO” Vinz: “Racconti, coraggio…” Kuchizotchia: “Mio figlio..PROOOOOOOOOOOO…è sparito nel nulla…” Rust: “Su, su, smetta di piangere e di soffiarsi il naso, lo troveremo…” Kuchizotchia: “Ma io…PROOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO…non mi sto soffiando il naso.” Vinz e Rust si guardano. Svengono. Cadono per le scale. Risalendole, parlano. Vinz: “Hmm…ora perquisiremo la sua camera…” Rust: “Sembri preoccupato.” Vinz: “Beh, a quell’età…potrebbe essere un metallaro satanico!” Rust rabbrividisce, immaginando una camera interamente nera, in cui campeggiano figure demoniache e simboli satanici, fra poster di gruppi sconosciuti, candele, animali scuoiati sotto aceto, quaderni e quaderni di pessime poesie, manuali di giochi di ruolo… Vinz: “…Oppure un Nerd…” Rust porta le mani ai capelli pensando ad una camera lastricata di poster di videogiochi per pc, montagne di tower smantellate, poster e giornali coperti di foto di pezzi per computer, cacciaviti, saldatori, libri di scuola, hard disk con terabyte e terabyte di porno…e l’odore, Dio, l’odore… Vinz: “O addirittura…un truzzo!” Rust urla, immaginando le mura rosa della stanza, l’armadio pieno di orripilanti mostruosità variopinte e diari e testi pieni di “Io o preso” e “c’è lo” Giungono infine alla porta bianca della stanza… Rust deglutisce e tremante porta la mano alla maniglia… Lento e titubante, apre la porta, e vede l’orrore. “OH MIO DIO!” Esclamano in coro al cospetto dello spaventoso scenario. Mura coperte da poster colorati, adesivi attaccati ovunque, raffiguranti personaggi deformati, peluche mostruosi, bambole nude accatastate l’una sull’altra in una colossale orgia lesbo. E fumetti e dvd sommergono ogni angolo del lugubre luogo, invadendo mensole, davanzali, sedie, letti, scrivanie… Anche il cuscino a forma di ragazza dai capelli blu posto sul letto è sommerso… Sullo schermo del pc acceso scorrono immagini di mostri tentacolari e ragazzine di 12 anni che ne dimostrano 25… Rust: “Questo ragazzo…” Vinz: “…È UN OTAKU!!” DAN DAN DAAAAAAAAAAAAAAAAAANNNN!!
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*ORGASM* Sublime. Fantastico. La cosa più bella che abbia mai visto realizzata con rpg maker. Ti amo. Sposami.
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Intrigante :D Attendo la demo...ma stando ai commenti pare sarà cosa lunga XD. Ah, e dallo screen non ho capito un razzo del BS :chirol_bak2:
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Semele rocks. Omg eddire che certe frasi le ho rilette e limate decine di volte XD. Correggo subito, grazie. Grazie! Beh, che dire se non XD.
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CAPITOLO XIII Arthur Furioso Semele si trovava nella sala controllo. Seduta su una sedia da ufficio, i piedi appoggiati uno sull’altro sulla scrivania, si godeva un po’ di riposo dopo una missione riuscita. Sorseggiava un caffè caldo e guardava nei monitor di sorveglianza. Non batté ciglio vedendovi Lilah che spingeva la barella per i corridoi del piano inferiore. Soltanto, sospirò, e prese in mano la radio. Senza alzarsi, chiamò Siron. “Siron? La vampira è evasa. Vai a riprenderla, con due o tre uomini al massimo.” La voce di Siron suonò agitata e disturbata “Ora non…dannazione! Non posso! Devo tenere a bada quel mostro di Arthur! È impazzito, ha già ucciso quattro guardie!” Semele sospirò, posò il bicchiere e raccolse il fucile. “Uff…Ci penso io a lui. Tu va’ di sotto.” “Ricevuto…grazie!” Nel frattempo, Lilah aveva avuto occasione di riequilibrare le sue personalità, grazie alla passeggiata nel desolato corridoio. Consultò una mappa appesa ad una parete. Il piano era veramente immenso, oltre ai laboratori ed alle celle, c’erano gli alloggi degli scienziati, e le aree ricreative. La struttura però era piuttosto semplice, e non fu poi molto complicato arrivare alle celle. Lasciò la barella accanto al muro, aprì poco la porta e sbirciò all’interno dell’oscuro ambiente. Per quel poco che vide, capì che la prigione aveva la forma di sei stanze chiuse da vetrate messe ai lati di un lungo corridoio centrale. Aprì la porta decisa ad entrare. Vide che uno scienziato stava camminando per il corridoio, probabilmente diretto alla cella di Douglas. Avvertito dal rumore della porta che si apriva, si voltò, vedendo Lilah. Rimase a guardarla per un po’, mentre lei gli si avvicinava, con le mani in tasca. Quando fu vicina, le chiese: “Tu…non ti ho mai vista, prima…” Lei ribatté “…E sarebbe stato meglio così.” Prima di estrarre dalla tasca un bisturi e puntarglielo alla gola. Lui spalancò gli occhi, paralizzato dal terrore. Una goccia di freddo sudore gli corse giù dalla fronte lungo la guancia. Sorridendo, Lilah gli chiese: “È qui Douglas?” La risposta venne da sé: dalla cella in fondo a destra, Douglas iniziò a battere sul vetro ed a chiamare Lilah. Distolta un attimo l’attenzione, la ragazza tornò a guardare lo scienziato. “Su, liberalo. Che aspetti?” “S-Subito!” Lo scienziato tremante raggiunse la cella, nervosamente usò una tessera magnetica per sbloccare la serratura elettronica della porta scorrevole, aprì la cella e, a testa bassa, lasciò uscire Douglas. Douglas camminò fuori, soddisfatto. Anche lui aveva indosso un camice da paziente. Le sue ferite però erano guarite, anche le dita erano tornate a posto. “Vedo che anche tu sei stato rimesso a nuovo. Bene.” “Mi mancano i miei vecchi abiti, ma non mi posso lamentare. Grazie.” “Figurati. Per gli abiti…” Entrambi guardarono lo scienziato, che tese avanti le mani e sudando freddo indietreggiò. Nel frattempo, Semele aveva raggiunto Arthur nella stanza ricreativa devastata. Fra sedie e tavoli divelti, meccanismi elettronici sfigurati, mattonelle distrutte e muri squarciati, ma soprattutto cadaveri, sorgeva l’imponente uomo, coperto dalla testa ai piedi (si parla di più di 2,30m!) da una pesantissima armatura e con in mano una spada, quasi tanto gigantesca quanto lui, più simile ad un lastrone di metallo che ad una vera lama. Il suo rosso e stracciato mantello sventolava ad ogni fendente, ad enfatizzare il rosso sangue dei caduti che copiosi si accasciavano al terreno, almeno due ad ogni colpo. Semele ordinò: “Non avete speranza! Lasciate fare a me ed andatevene!” Le poche guardie rimaste non aspettavano altro. Se la diedero a gambe, dopo un frettoloso “Ricevuto”, ed uscirono, richiudendo la porta dietro di loro. Siron non era fra loro. “Sarà stato il primo a fuggire…” Pensò Semele. Arthur non inseguì i fuggitivi. Imponente e minaccioso, stringeva l’elsa della spada con la sola mano destra, e lasciava poggiare a terra la lama. Fu lui il primo ad attaccare. Mosso un passo in avanti, con una sola mano sollevò la spada, abbattendola poi verso Semele in un fendente verticale. Questa, però, approfittò della lentezza della preparazione per prevedere il colpo ed evitare facilmente l’attacco. La spada distrusse le mattonelle, frammenti volarono in ogni direzione. Arthur era aperto agli attacchi, ora; contro un avversario normale, Semele avrebbe sparato alla testa con chirurgica precisione…ma con Arthur sarebbe stato inutile: i proiettili non avrebbero neppure scalfito la sua armatura… per questo solo lei poteva fermarlo, lei che sapeva usare un’arma ben più forte dei proiettili, ben più subdola… Arthur, ben saldo a terra, strinse la spada con entrambe le mani e, ruotando le anche menò un fendente orizzontale. Semele lo evitò abbassandosi, quindi approfittò dell’inerzia che rallentava il cavaliere per allontanarsi, chiudere gli occhi, e concentrarsi… Giunse le mani come in preghiera, ed in poco tempo vide ciò che solo lei poteva: l’interno della mente di un altro essere umano. Scrutando nelle idee, nei desideri, poteva capire i pensieri, ma soprattutto i punti deboli dei suoi nemici. Ed in certi casi, poteva anche arrivare a controllare il corpo del suo avversario, nel caso in cui questo fosse particolarmente debole, od addormentato. Non trovò molta resistenza, nella mente di Arthur, e riuscì facilmente ad entrarvi ed a manipolarlo come voleva. Il cavaliere si ritrovò così paralizzato. Lasciò cadere la spada, ed iniziò a tremare, sintomo dei suoi inutili sforzi di sfuggire al controllo. Si inginocchiò. “Tsk. Che mente basilare.” Gli disse, avvicinandosi lentamente. “Solo uccidere, uccidere, uccidere…” Semele arrivò a pochissima distanza da lui, così da poterlo guardare dall’alto in basso. “…mi fai venir voglia di ucciderti…” Lui tremava di voglia d’omicidio. “…Ma devo ammettere che sei forte. Sotto il mio controllo mentale, sarai un’ottima arma. Su, seguimi, ti porto dove non potrai nuocere a nessuno…”
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Prima di esplodere a sua volta, come un'ingorda zanzara schiacciata.
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E poi tutti esplosero, creando uno tsunami di sangue ed organi che sfondò un muro e si riversò per strada, travolgendo pedoni e vetture.
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Come ti ho già detto, l'idea mi piace ^^;.
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Parlate così perché non la conoscete...e credetemi, è meglio... :chirol_kiss1:
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Ma dai xD. In kanji è la stessa cosa, più o meno...
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Previsione ottimistica: Pessimistica: Sadica: Orribile :s
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E così tirò fuori dalla tasca naturale il baule (6x12x2) in cui conservava le sette sfere del drago, in attesa di occasioni come quella...
