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Blake

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Everything posted by Blake

  1. Blake

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    Mi sembra banale dirti sempre e solo grazie, ma...devo dirtelo ancora, non trovo sinonimi! Grazie! XD Beh che continuerò a scrivere è sicuro...i problemi sono solo due: 1)Tempo; 2)Sceglierne uno dei tanti che ho in mente... Vedremo che si può fare... :chirol_buha: :chirol_iei2:
  2. Quella staff ha la stilosissima scritta STAFF stampata sulla schiena.
  3. Comprate! Comprate! Comprate! Comprate!
  4. Sì vabè sacrifica sia sé stesso che Erin. Magari l'uomo amava di più Erin. Ma il Dio, onniscente, che sa cosa farebbe Edom...
  5. Blake

    -V-

    La colonna sonora è nell'epilogo. Aprite il link in una nuova finestra... CAPITOLO XIX Vittoria Dion rimase dov’era, a cinque passi da Lilah, atterrata e stanca. Le tese una mano aperta, inclinò un po’ la testa. “Avanti.” Le disse. “Non dobbiamo combattere…io e te…ognuno vive per merito dell’altro…” “Smetti di farneticare…” “Farneticare? Ahahah! Ti racconterò una storia, la storia di un’ambizione, la storia dell’uomo che sfidò la morte! Già agli albori del contagio sapevo che l’epidemia avrebbe decimato la razza umana. Sono stato solo previdente. Ho fatto investimenti, ricerche, ho creato questa base…ho reclutato personale qualificato, cercato persone come me, libere dalle stupide leggi della morale…quando il mondo cadde in rovina, il mio piano era già compiuto, a livello teorico. I miei scienziati avevano creato un metodo che permetteva di sopravvivere al virus. Autorizzai gli esperimenti, prima su animali, poi su alcuni scienziati, poi sulle guardie…non andarono tutti a buon fine. Molti morirono. Non potevo arrischiare oltre il mio personale. feci spargere la falsa voce che i cittadini di Absalom fossero immuni al contagio. Fu questione di giorni prima che un’orda di barbari invadesse la città, per invidia, odio o semplice stupidità…fatto sta che così i miei uomini riuscirono a trovare nuove, stupende cavie per i miei esperimenti. C’eri anche tu. Stavi morendo, vittima aggravata del contagio. Ti trovarono riversa sul cadavere di chi ti stava curando…mi sei subito piaciuta… eri perfetta…volevo creare una razza predatrice….ma quello stupido di Rudo…lui alterò la tua personalità! Lui voleva un docile cagnolino! Guarda come ti ha ridotta…ha avuto ciò che meritava…” Lilah si rialzò lentamente. “Sei…un bugiardo…” “Tsk. Smetti di mentire a te stessa. Ammettilo, una volta per tutte! La verità è che tu godi nell’uccidere!” “Non è vero!” “Ti piace bere sangue!” “No!” “Provi piacere nell’uccidere!” “Sta’ zitto!” “TU SEI UNA VAMPIRA! SUCCHIASANGUE O MENO, TU SEI UNA VAMPIRA!” “NO!!” Lilah cadde ancora in ginocchio, in lacrime. “No…” “Suvvia.” Disse lui. “Non è ancora tutto perduto. Possiamo rimediare, con il tempo…siamo immortali…” “Immortali?” “Per cosa credi che stia V? Vaccino? Vampiri? No, niente di tutto ciò! V sta per VITTORIA! È la prova della mia totale e definitiva vittoria contro Dio! Io ho sconfitto Dio, Lilah! Ho sconfitto la sua punizione e la sua ultima condanna, la morte! Guardami! Io ho Vinto su Dio!” “…” “E con te voglio dividerne l’onore! Il mondo oramai volge alla rovina. Un mondo di macerie, abitato da relitti umani! Unisciti a me, sii la mia regina, ed insieme regneremo, immortali, su questo mondo marcescente, eterni sovrani di un universo dimenticato!” Aprì le braccia, guardò il soffitto. Stava delirando. Lentamente Lilah tornò in piedi. A testa bassa, le braccia dietro la schiena, si mosse verso Dion. “E va bene…” Gli disse. “Solo una cosa, però...” Continuò, accarezzandogli il petto con la mano sinistra. Mosse la mano fin sulla spalla destra dell’uomo, quindi gli si pose di fronte e lo guardò negli occhi, sorridendo. “…Tu non sei immortale.” Gli piantò la mano destra nel torace, sfondandogli le costole, afferrandogli il cuore. Dion rimase a bocca spalancata. “Come…tu…io…Dio…” Lilah tolse la mano. Dion si accorse che il braccio mozzato di Rudo non indossava più la tuta d’amplificazione muscolare. “…Lilah…” Disse, accasciandosi al suolo. Lei gettò a terra il cuore. “Strano. Pensavo non ne avessi uno. Ora gli devo venti dollari …” Ma lui era già morto. Sfilò il guanto e gettò a terra anche quello. Era finita. Non riusciva a crederci. Finalmente, era finita. Già, ma a che prezzo? Tutto ciò in cui aveva creduto, tutto ciò che aveva amato, tutto era ormai perduto…anche la sua stessa mente… Guardò ancora una volta i due cadaveri nella stanza. I suoi due carnefici giacevano, morti. Esaminando la stanza notò ancora la porta che Rudo aveva sfondato. Era arrivata fino a lì, perché non darci un’occhiata…? Ormai… EPILOGO Dolce Naufragare (Clonna Sonora: Nightwish – Sleeping Sun)(clic per ascoltare) E così salì le scure rampe di scale metalliche esterne. Il vento si era calmato… Lì l’aspettava una terrazza, stretta ma immensa. Vide di nuovo il cielo, che tanto le era mancato, e la notte, e le pianure ed i monti, che a perdita d’occhio popolavano il mondo tra lei e l’orizzonte. E attraverso l’aria fresca e frizzante scorse il potere delle montagne, la tranquillità della terra, vide nell’anima della stessa aria, l’amore e la sublime dolcezza delle nuvole che insuperabili impedivano all’uomo di cogliere le stelle…e la luna che magnanima regina del manto stellato sorrideva al pianeta condannato… Non le importava più chi fosse la legittima proprietaria di quel corpo. Non voleva più sapere nulla, né dell’amore né dell’odio né del sangue. Era stanca di combattere…stanca di soffrire, stanca degli incubi… Chi era? Un’assassina? Vittima? Preda? Un angelo od un demone? Che importa…sotto questo stupendo cielo stellato, siamo tutti uguali, non importa…santi, condannati, giudici e giudicati…amanti ed amati, uccisi ed assassini…tutti possono godere del sorriso della chiara signora… Ma non lei. Per quanto forti i monti, per quanto bella la luna, per quanto deserte fossero le pianure o dolci le nuvole o sconfinati gli astri… …per quanto fosse dolce, naufragare in quel mare… Lei ancora non trovava pace. Sentiva la voce del suo alter ego. Stridula. Graffiante. Odiosa. “Uccidi!” “Bevi!” “Dissangua!” E allora capì. Sospirò ad occhi chiusi… Diede un ultimo sguardo all’infinito, con i suoi stupendi occhi verdi, catturò un ultimo istante di paradiso, prima di portare la pistola alla tempia… “Lasciami in Pace” FINE!
  6. Blake

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    Siccome fondamentalmente sono un simpaticone... ...vi posto il penultimo capitolo... CAPITOLO XVIII Dove Eravamo Rimasti? L’ascensore salì per un abbondante quarto d’ora. Lilah ebbe tutto il tempo di tormentarsi… Aveva dunque ragione Semele? Douglas ricordava il suo passato, ma lei no…lei lo ricordava solo quando il suo alter ego riusciva a prendere il sopravvento… e nel sogno i capelli erano neri… “Non è il momento di pensare.” Si convinse infine. “Sono giunta fin qui…adesso…devo solo ammazzare. Devo solamente premere il grilletto…ancora pochi spari, e sarà tutto finito…” Strinse l’impugnatura della pistola, per cercarne conforto. Finalmente, l’ascensore si fermò, le porte si aprirono. L’accolse un lungo corridoio, dal pavimento soffice di moquette, i muri abbracciati da carta da parati rossa. Le luci, calde e ben piazzate, rendevano tutto ben visibile. Diverse porte in legno, chiuse, aprivano la strada dal corridoio alle altre stanze. L’unica aperta era quella alla fine del passaggio, quella da cui la voce dell’uomo proveniva… “Benvenuta!” Le disse. “Su, vieni, ti stavo aspettando!” Era quella, la voce della sua preda? La voce dell’uomo che tanto aveva cercato, per cui tanto aveva sofferto? …La voce che di lì a poco avrebbe implorato pietà…? Senza alcuna fretta camminò verso la stanza. Ogni passo era più lento. Il corridoio infinito, la porta irraggiungibile. Finalmente arrivò…al cospetto di Dion! La stanza era piccola, ma ben arredata. Poteva essere idealmente divisa in due ambienti: sulla sinistra, di fronte all’entrata, un piccolo tavolo, ben apparecchiato, sorgeva sullo sfondo della solita carta da parati rossa decorata, bucata da monitor di sorveglianza e quadri. Sulla destra, su di un tappeto pregiato, un grande e soffice divano rosso guardava in direzione di un caminetto in muratura acceso. Tra i due ambienti, circa al confine, sul muro opposto a quello dell’entrata, c’era una porta blindata. Poggiato sul tavolo si trovava un uomo sulla cinquantina, vestito elegante, a partire dai mocassini neri, passando per i pantaloni grigi con una piega perfetta, finendo con la camicia bianca a righe, coperta dalle bretelle e con le maniche riavvolte ai gomiti. Gli occhi grigi sul viso rugoso brillarono nel vedere Lilah. I capelli corti, ben ordinati e pettinati, erano…del colore del sangue. Teneva in una mano una bottiglia verde, e nell’altra un bicchiere. Stava versando il liquido rosso nel calice, quando la ragazza entrò. “Oh, sei tu.” Le disse. “Aspettavo Semele…la famigerata Lilah, immagino.” “Il tanto odiato Dion, immagino.” Lui rise. Tese il bicchiere verso Lilah. “Ne vuoi? Finché non lo provi, non capisci che ci provasse Dracula…” In risposta, Lilah tese in avanti la pistola e sparò, mirando al collo. Lo stronzo doveva soffrire. Il bicchiere esplose, il proiettile gli bucò la gola. Dion cadde carponi, sul sangue sia suo sia versato, lasciando andare ciò che rimaneva del calice, quindi portò le mani al collo e tossì più volte, finché non riuscì a vomitare il bossolo. Quindi poggiò una mano a terra, sulla pozza di sangue, e si rialzò. Barcollò un po’ all’indietro. Lilah sparò ancora. Tre volte, mirando al petto. Dion fu scaraventato sulla schiena, cadde distruggendo il tavolo e la bottiglia, versando sul pavimento litri di sangue. La ragazza abbassò la pistola e mosse alcuni passi verso l’uomo, che si stava rialzando. Quando fu in piedi, Dion rise. Si strappò di dosso la camicia sporca di sangue, svelando il giubbotto antiproiettile che aveva bloccato i bossoli, disegnando il contorno del cuore… “Non sei niente male…hai ucciso Semele, vero? Forse non è così grave…” Lilah sparò, ancora e ancora, ma stavolta mancò il bersaglio. Dion, comparso alle sue spalle, le afferrò i polsi ed incrociandoli la strinse a sé. Lei sentiva sul collo il fiato dell’infame… Le disse: “Le descrizioni di Rudo non ti rendevano giustizia…” Cercò di divincolarsi, invano. Il mostro stava per baciarle il collo. La sola idea la disgustava… Improvvisamente, la porta blindata esplose, un violento vento gelido sferzò nella stanza. L’ombra di un uomo comparve sotto l’arco…Disse: “Lasciala andare…lei è MIA!” Dion baciò la guancia di Lilah, quindi la fece girare, le torse il polso, rubandole l’arma. Le disse: “Perdonami, cara, torno subito.” E la scaraventò via, verso il fondo del corridoio. Quindi si voltò verso l’uomo comparso all’improvviso. “Sei proprio duro a morire, non è così, Rudo?!” Lo scienziato barcollò verso l’interno della stanza. La tuta grigia imbottita che indossava lasciava vedere solo il volto sfigurato… Dion sparò. Rudo evitò i proiettili con un’agilità tipica dei vampiri, quindi, seppur fragile come un ramoscello, corse contro il suo avversario e lo prese a pugni all’addome. Dion lasciò cadere la pistola e mosse un passo all’indietro. Rudo continuò l’attacco calciandolo al mento, torcendogli il collo. Dion vacillò in direzione del colpo, con la testa ancora girata. Finì in ginocchio. Rudo si avvicinò. “La mia amata…” Dion rise. Afferrandosi la testa con entrambe le mani, rimise a posto il collo, quindi mosse un po’ il capo. Si rialzò. “Una tuta d’amplificazione muscolare, eh? Sei un pezzo d’antiquariato ormai! Dovresti saperlo!” Quindi si avventò sullo scienziato, colpendolo con un montante che lo staccò da terra e poi con un diretto che lo gettò sopra il divano, distruggendolo. Lilah intanto era riuscita a strisciare fino a tornare nella stanza. Vide Dion sollevare Rudo per il collo, e dirgli: “Non hai speranze…vattene finché hai ancora le gambe…” “Non toccare…il mio capolavoro…” Dion rise, ancora. Gli strinse il polso destro. “Allora, soffri!” Tirando, sfilò via il braccio staccandogli l’osso dalla spalla. L’urlo che tagliò l’aria in quei momenti fu disumano, mai Lilah aveva sentito un uomo soffrire tanto. Dion gettò il braccio mozzato all’indietro, facendolo cadere vicino la ragazza. Raccolse poi le energie e lanciò lo scienziato a capofitto verso il muro con gli schermi, facendoglielo sfondare con la testa. I cavi elettrici oltre i mattoni lo folgorarono in un istante. “Allora…” Disse, riavvicinandosi a Lilah. “…Dove eravamo rimasti?” Ed aprì le braccia, inarcando un ciglio, sorridendo. A domani per la conclusione!
  7. Blake

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    Sii paziente... :* Non mi odi? XD Eh già! XQ___ magari. Grazie a te!
  8. Blake

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    È fatta. Finalmente, è fatta. Ringraziate che stasera non si usciva xD. La mia sfiga è la fortuna di -V- asd. http://img364.imageshack.us/img364/567/viy7.th.jpg Me li gioco al lotto. CAPITOLO XVII Conflitto Interiore Reloaded “Ah, Semele…bene…mi hai risparmiato la fatica di cercarti.” “Arrenditi e risparmiami la fatica di ucciderti.” “Ahahah, buona questa. Te le scrive Dion? A proposito...come posso incontrarlo di persona ? Vorrei congratularmi con lui per lo splendido lavoro svolto…” Semele prese dalla tasca un tesserino magnetico. Lo sollevò all’altezza della testa, mostrandolo a Lilah. “Ti serve questo, per attivare l’ascensore nascosto dietro una delle porte di questo complesso. Inutile dire che…” “Dovrò strapparlo via dalle fredde mani del tuo cadavere. Bene. Non ci sono i tuoi lecchini a proteggerti, stavolta!” Imbracciò il fucile d’assalto ed esplose una raffica che rimbombò per tutto il piano. Quando il suono se ne andò rimase il fumo a ricordarlo…ma nessuna traccia di Semele. La luce s’era spenta…quando era successo? Era dannatamente buio… La vampira mosse alcuni passi nell’oscurità, verso quella che prima era la fine del corridoio, tenendo ben stretta l’arma. Presto la raggiunse il piede di Semele, nella forma di un calcio diretto al volto. La vampira perse l’equilibrio, barcollando all’indietro, finendo tra le braccia di…Semele! La colpì dietro la nuca con il calcio del fucile e le sparò ad una gamba mentre cadeva in avanti. “Uhng!” Lilah si voltò di scatto. La sua nemica era sparita… “Che c’è, Lilah?” Spostamento d’aria. “Eppure i lecchini non ci sono…” Le sussurrò all’orecchio… Il colpo che la vampira sferrò in direzione del sussurrò tagliò il vuoto finendo in una risata, folle quanto arrogante. La risata di Semele… “Digrigni i denti. Protesa in avanti. Gambe aperte….il linguaggio del corpo traduce aggressività, non ci vuole poi molto a capirlo…” “È ovvio…” Ruggì lei. “Dopo quello che mi avete fatto…” “E che cosa ti avremmo fatto, di preciso?” “Fingi di non sapere?! Il demone in testa…è opera vostra!” “Il demone, opera nostra? Non ricordi?” “Cosa dovrei ricordare!? Mi avete cancellato la memoria!” Le voci echeggiavano, sembrava di stare in un enorme spazio vuoto…impossibile capire da dove provenissero… “Ahahah. Eppure la vedo. È tutto lì. Sei tu che non vuoi accettarla…” “Cosa…?” “E va bene. Ti sfilerò la benda dagli occhi. Guarda…” Lentamente le tenebre riacquisirono colore. Il caldo colore delle mura presto definì il contorno della stanza, distinguendo anche il grande, morbido, bianco letto e la sedia di legno… Solo quando la stanza fu compiuta, apparvero coloro che l’abitavano. Una ragazza, addormentata sul letto, ed un ragazzo, seduto sulla sedia. La ragazza sul letto sembrava un angelo, con lunghi capelli neri che si stendevano sul cuscino…il ragazzo sulla sedia la guardava con affetto, sembrava aver vegliato su di lei tutta la notte. Lilah capì. “Questo…non…” “Silenzio. Non disturbare…” Presto, la ragazza si alzò, stropicciandosi gli occhi. Arrivò a sedersi sul letto…con noncuranza prese un coltello dal comodino…scese dal materasso e si sedette sulle ginocchia del ragazzo… Quindi, lo colpì con un coltello. “No…” Fra urla di dolore e grida esaltate, la ragazza compì l’omicidio, fiera della sua opera come una leonessa che azzanna una gazzella. I colori sparirono, la scena si fermò, con la ragazza indemoniata che piantava la lama nel petto del ragazzo. Dal nulla apparve Semele. Lilah, paralizzata, non riusciva a distogliere lo sguardo. L’altra si mise al suo fianco ad ammirare la scena, come visitatrici di un museo dell’orrore… “Lo ricordavi, no? Era chiaro e visibile…” “Questo…non è reale…è un incubo…” “Gli incubi derivano dalle influenze esterne. Smetti di mentire a te stessa…l’hai ucciso tu. Tu, e nessun’altra. L’hai ucciso, e ti è piaciuto farlo!” “Non è vero! È stato il demone! Il demone che voi avete creato!” “I capelli, Lilah.” Lilah portò le mani alla bocca, lasciando cadere il fucile. “I capelli erano neri.” Ed infatti così era. Quei lunghissimi capelli, corvini e lucidi, così belli, così maledetti… Con le mani fra i capelli, Lilah chiuse gli occhi e si contorse, fra gli atroci pensieri che come lame le dilaniavano la mente, mentre la scena ancora veniva avvolta dalle tenebre… “Allora…chi sono io?” “Un’ottima domanda.” Semele riapparve. “Ma a questo punto, direi che non importa…” Continuò, poggiandole alla nuca la canna del fucile. “Ma sì” Pensò la vampira. “Che finisca pure così. Non voglio scoprire una verità bruciante…” Ed ecco lo sparo. Ma Lilah era ancora viva. Cos’era successo? Perpendicolare alle due contendenti, si trovava una terza figura. Un lungo cappotto nero la separava dal freddo abbraccio delle tenebre. Sorgeva arrogante, con i suoi corti capelli rossi, le labbra sottili che leccava pregustando il sangue. Il braccio teso, la pistola fumante stretta in mano. Semele perse la presa sul fucile. La prima Lilah voltò la testa in direzione della seconda, stupita e spaventata. “Tu sei…” “…Una che non vuole farsi ammazzare. Sei proprio una debole. Ho ragione a volerti cacciar via dal mio corpo.” “Dal tuo corpo?” “Bah. Discorsi inutili. Per sopravvivere entrambe dobbiamo collaborare…il controllo è tuo ora. Che aspetti? Finiscila, prima che ci streghi ancora!” E la seconda Lilah scomparve dopo un passo indietro, portando con sé l’ombra, facendo tornare i grigi colori ed i suoni meccanici della centrale elettrica in cui Semele e la vampira si trovavano… Lilah, disorientata, si guardò intorno. Vide Semele, svenuta, accanto a sé. Era caduta sul fucile. Si abbassò ed arrivò a puntarle la pistola alla tempia. La strega si risvegliò…disse alla vampira: “…Sembra che abbiamo una vincitrice. Eheheh. E va bene. Forse è meglio così. Dion preferirebbe te, ne sono sicura…fa’ in fretta, uccidimi o la prima cosa che farò sarà piantarti un proiettile nella nuca…” Lilah prese in mano la pistola e la poggiò alla testa di Semele. “Sai solo giocare di prestigio.” Le disse. “Neppure Douglas ricorda nulla. Mi dispiace, ma hai fallito!” Quando Lilah spinse il grilletto, Semele stava sorridendo ad occhi chiusi. Così, affatto turbata dall’esperienza appena trascorsa, si prese il suo tempo per dissanguare la preda, rigenerare la ferita alla gamba e recuperare dalla stanchezza che si sentiva addosso… Dopo alcuni minuti fu pronta per raggiungere Dion, doveva solo ritrovare Douglas. Avendo ora accesso a tutte le porte, lo trovò in poco tempo…seduto in un angolo, poggiato con la schiena al muro, in un lago del suo stesso sangue, la pelle cianotica, il braccio tranciato e lo sguardo vuoto. “Douglas!” Gli disse, avvicinandosi. “Tieni duro! Ti porto da bere!” “No…è troppo tardi…Ascoltami, Lilah, io…ti ho mentito…fin dall’inizio…” Lilah assunse un’espressione preoccupata…gli disse: “Non parlare. Conserva le forze…” Douglas scosse la testa e gemette di dolore. “…Non è vero…che non ricordo il mio passato, anzi…è fin troppo chiaro. Prima di diventare una cavia del progetto V…io ero… “ospite” …del braccio della morte della prigione di Absalom. Colpevole, certo. Colpevole di viltà…una forma troppo accentuata di legittima difesa, se sai cosa intendo…” Accennò un sorriso, ma tossì sangue ed inspirò profondamente con difficoltà. “…Un giorno, le guardie di Dion fecero irruzione nel complesso….A pochi di noi offrirono la vita, la salvezza, dalla sentenza e dal contagio…in cambio del corpo…” Il suo sguardo si spostò verso l’alto. Gli occhi si riempirono di lacrime. “…Ovviamente…accettai…il resto lo sai…” Lei prese in mano il coltello. “Bevi il mio sangue!” Gli disse, e fece come per tagliarsi. Lui le prese il polso. “Sono sempre stato un codardo…da solo non ero neanche capace di andare a cercare vendetta…ma ora basta.” Si rialzò a fatica. Lilah cercò di fermarlo ma lui la dissuase. Barcollò fino all’orlo del corridoio, quindi si voltò a guardare la ragazza. “Ho finito di strisciare…non temo più la morte.” “No…Douglas…” “Non ha senso…che tu ti arrischi oltre per me. Sei forte, puoi farcela…io sono perduto in ogni caso.” Tese in avanti il braccio che gli restava. Sforzò un sorriso… “…Vendicati anche per me…” …E si lasciò cadere nell’acqua. Lei tentò inutilmente di afferrarlo, urlando: “DOUGLAS!!” Ma lui non poteva più sentirla. Ruppe l’acqua pochi secondi dopo, segnando l’inizio del silenzio. Lilah cadde in ginocchio. Le mani aperte sul terreno si bagnarono presto di lacrime…le strinse e colpì violentemente il suolo, con pugni di pura rabbia. “È questo…il tuo coraggio?! Morire?” Rise leggermente. Tirò su con il naso. “Ti sbagli…sei ancora un codardo!” Iniziò a ridere, buttando la testa all’indietro. “Sei solo… UN PATETICO VIGLIACCO!” Le lacrime però la tradivano… Si coprì il viso con le mani. Abbassò il tono di voce. “…patetico…vigliacco…” Poggiandosi al muro si rialzò. Asciugò gli occhi. Ritrovata la stabilità ricominciò a muoversi, lenta e più determinata che mai, verso l’ascensore che finalmente l’avrebbe condotta da Dion…
  9. Gente modesta, quella di Sona. Gli abitanti di un piccolo villaggio delle terre aride, dopotutto, non potevano essere diversi. Ognuno pensava al suo particolare, a riempire la pancia, prima di tutto, poi il resto. Quattro chiacchiere sull'andamento del lavoro, sulla figliola dei Jackson che sta diventando carina, sul ladro di galline che probabilmente è proprio lui... Cose così. La magia per loro era utopia pura, roba da libri di leggende, libri che usavano per far pareggiare le gambe dei tavoli, tanto non sapevano leggere! Per questo non c'è da meravigliarsi, se il ricordo del giovane Rok che urlando di gioia cavalcava una duna del deserto lasciò per sempre una cicatrice nelle loro menti. "WOOOOHOOOOOOO!!!" Urlava il ragazzo in cima allo tsunami di sabbia. Forse un errore di calcolo, forse una lieve non curanza... (Decise comunque di accreditarlo all'enorme potere magico che a fatica controllava) Fatto sta che Rok rovinò su una delle case, insieme a tutta l'onda di sabbia, riducendola a macerie. Usò la telecinesi per levitare e ridurre l'impatto, ma l'inerzia lo spostò ancora in avanti. Urlò vedendosi di fronte la finestra... Si raggomitolò in posizione fetale mentre sfondava il vetro, cadde sul legno della camera. Si rialzò, barcollò un po'...salutò l'uomo strambo con mantello ed artiglio e la ragazza carina che suonava la chitarra, seduta sul letto... "Eheheh...scusate...sapete com'è... le correnti d'aria sono tutte uguali...capita, di sbagliare strada!"
  10. Blake

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    Toh, beccatevi un altro capitolo immenso. È talmente lungo che non mi va di rileggerlo e quindi lo posto così com'è XD. CAPITOLO XVI Duello Sospeso Nell’ascensore che scendeva, Douglas stava esaminando meglio la nuova arma, e Lilah si stava specchiando nella lama del coltello, quando il lontano suono dell’esplosione mosse leggermente l’aria. “…Fuori due…” Disse la ragazza, prima di iniziare a giocare con il coltello, lanciandolo in aria e riprendendolo al volo. Douglas ricaricò il suo MP5. Era già pieno di munizioni, ma preferiva esserne certo. Ben presto, l’ascensore raggiunse il piano B3. Il nuovo ambiente si presentò subito per quel che era: uno stretto ed antiestetico dedalo di corridoi tubolari, a malapena illuminato da squallide e malfunzionanti lampade assicurate precariamente al soffitto. Una moltitudine di cavi e fili e tubi inondava i corridoi, quasi non si vedeva il grigio colore delle pareti. “Restiamo uniti.” Disse Douglas, quando giunsero ad un bivio. “Meglio affrontarla in due, quella strega…” L’altra annuì e prese il comando, incamminandosi verso destra, nel cunicolo contrassegnato dal cartello “Centrale Elettrica”, prendendo un po’ di distanza da Douglas. Improvvisamente, un terremoto, un’esplosione, il muro tra i due crollò sotto violenti colpi…di spada. Entrambi si gettarono a terra, in direzioni opposte, per evitare le macerie che rapidamente li separarono. Terminato il terribile frastuono, Lilah si rialzò e tornò indietro fino ai detriti. Chiamò: “Douglas, stai bene?!” Non sentì risposta…non da Douglas almeno. “Non preoccuparti per lui…” Sentì dei passi, leggeri, ritmici, di tacchi che si avvicinavano. Voltandosi lentamente, leggermente inarcata, i piedi ben saldi a terra in posizione difensiva, arrivò a scorgere la figura di una donna dai lunghi capelli castani, gli occhi sottili ed affilati, colorati del più tenue celeste che avesse mai visto, ed il viso coperto fino al naso dal colletto abbottonato del cappotto marrone. Con i guanti stringeva il fucile da cecchino che sempre portava con sé… “…pensa piuttosto a te stessa…” Lilah, gli occhi semicoperti dai capelli, sorrise a mezza bocca, mostrando i denti… Nel frattempo, Douglas, intrappolato dall’altra parte, imitò i gesti dell’amica, avvicinandosi ai detriti per chiamare…ma scorse qualcosa di strano, nello squarcio alla sua destra…qualcosa luccicava… Saltò indietro, evitando per un soffio la pesante lama di Arthur che distrusse il pavimento. Con forte clangore metallico, il cavaliere uscì dal pertugio, lento e minaccioso. “Esisti davvero…” Gli disse. Douglas lo fissò incredulo avanzare, la spada caricata in spalla, la pesante armatura che ad ogni passo tremava e faceva vibrare il suolo. Dalle profondità dell’elmo brillavano due occhi di puro odio. Atterrito dall’imponente presenza, il vampiro mosse uno scosso passo all’indietro. Con occhi sbarrati fissava il suo stesso riflesso fra i graffi della corazza…sempre più vicino… Digrignando i denti afferrò la mitraglietta con entrambe le mani e svuotò l’intero caricatore in direzione di Arthur. Lui continuò ad avanzare, fra scintille e suoni metallici, senza neppure rallentare. Il contrattacco non tardò ad arrivare: il fendente diagonale fece vibrare l’aria, tagliando facilmente il giubbotto antiproiettile e graffiando il torace di Douglas, che non riuscì ad evitare completamente il colpo. Cadde sul ginocchio destro, in difficoltà. Arthur menò un fendente orizzontale nel verso opposto al precedente, il suo avversario lo evitò gettandosi completamente a terra, quindi strisciò all’indietro, si rialzò, ed imboccò l’altro corridoio. “Non possiamo parlarne?!” Lo percorse camminando all’indietro e sparando al cavaliere, che avanzava, inesorabile, inarrestabile, portando con sé l’aroma della morte… Cercò scampo in una delle porte che trovò lungo il corridoio, ma servivano tessere magnetiche, e le aveva affidate a Lilah… l’attimo di distrazione fu sufficiente per Arthur, che lo raggiunse e lo colpì con un pugno diretto al viso. Douglas cadde all’indietro e si rialzò arrancando, trovandosi in un nuovo ambiente. Si trovava all’interno di un enorme serbatoio, su di una passerella metallica sospesa da pesanti cavi, sotto di lui scorreva possente l’acqua dell’acquedotto. La passerella, a forma di T, terminava in una sola uscita. Chiusa. “La fine del topo” Pensò il vampiro… Arthur non tardò. Iniziò a correre, quando mosse i primi passi sulla passerella, la costruzione ondeggiò, facendo perdere l’equilibrio al vampiro. Alla giusta distanza, il cavaliere diede un colpo di spalla alla spada, abbattendola su Douglas, che la evitò rotolando. Il forte clangore e le vibrazioni che ne derivarono per poco non lo fecero cadere di sotto. Riuscì comunque a reggersi ed a tornare in piedi. Si allontanò il più possibile dall’avversario, raggiungendo una delle estremità della costruzione. Da lì iniziò a sparare ai cavi che la sostenevano…riuscì a distruggerne solo due o tre, prima di essere raggiunto. Evitò abbassandosi il fendente orizzontale, ma quello che seguì, verticale, rischiò di ucciderlo, lo evitò con un salto mal calcolato…finì fuori del metallo, passando sotto il corrimano… dovette lasciar cadere l’arma per aggrapparsi all’orlo. “Di bene in meglio…” Il cavaliere ora pregustava la vittoria. Si avvicinò, ansioso di tranciare le dita di Douglas. “Ok. È ora dello spettacolo! Ora o mai più!” Si diede una spinta con entrambe le braccia, una spinta che neanche lui sapeva di potersi dare. Arrivò al pari del corrimano, lo afferrò, infilò le gambe tra il corrimano e la passerella, per dare un doppio calcio al torace di Arthur. La manovra riuscì, ma il calcio non spostò l’uomo in armatura neanche di un millimetro. L’altro sfruttò comunque la manovra a suo vantaggio, tornando indietro e salendo in piedi sul tubo metallico. Il cavaliere allora, dopo un grugnito di rabbia, tentò l’ennesimo fendente. Douglas lo evitò mettendogli le mani sull’elmo e passandogli dietro dopo una verticale degna del miglior equilibrista. L’enorme lastrone d’acciaio che Arthur chiamava spada tranciò altri due cavi. “Grazie!” Esclamò il vampiro toccando terra, quindi si mise a correre verso l’estremità opposta. Arthur però riuscì ad afferrarlo per la caviglia. Gli fece trascinare il volto a terra, quindi lo scaraventò contro il muro, rompendogli diverse ossa. Douglas sputò sangue urlando di dolore. Per sua fortuna atterrò sulla passerella metallica. Il cavaliere assicurò la spada all’uncino che portava dietro la schiena e si avvicinò al vampiro, che si trovava inginocchiato con il volto a terra, piegato dal dolore. Lo prese per i capelli, lo sollevò. Tenendo il braccio dritto, staccava i piedi di Douglas dal suolo di almeno cinquanta centimetri… Iniziò a prenderlo a pugni. Il metallo dei suoi guanti certo non rendeva più dolce l’opera. Pugni allo stomaco, al volto. Douglas, stringendo il polso che lo sollevava da terra, cercava di scalciare per liberarsi, ma non riusciva nemmeno a raggiungerlo. Il volto tumefatto, il torace squarciato, ossa rotte ovunque, Douglas aveva perso fiumi di sangue, ed iniziava a sentirsi stanco… “Stavolta è la fine…” Ma accadde l’impossibile. Sotto il peso del cavaliere, con molti cavi tranciati, la struttura iniziò a dar segni di cedimento. Tremò, non molto, ma abbastanza da squilibrare Arthur, che inconsciamente lasciò andare la presa. Douglas cadde, carponi. Cercò alla meglio di ignorare il dolore per correre via, oltre il cavaliere, da dove era venuto. Ci riuscì, eluse l’uomo e, tenendosi il petto con la mano destra, corse zoppo fino all’altro lato. Sentendo un gran frastuono si voltò, quando quasi aveva raggiunto la salvezza. Arthur, mosso un passo in avanti, compiuto l’immane sforzo, aveva lanciato la spada in direzione del vampiro. Douglas si gettò indietro per evitarla, ma il braccio sinistro, fuori controllo, rimase troppo esposto… La lama gli tranciò di netto l’avambraccio. Urlò come non aveva mai urlato prima, neanche l’imponente suono della spada che si conficcava nel muro bastò a coprire il suo grido. Ora si sentiva veramente debole. A testa bassa guardava Arthur avanzare, sulla struttura che vacillava sempre più. “Non te la darò vinta…” Riusciva a malapena a pensare. “…Dannato bastardo, non l’avrai vinta…” Afferrò l’elsa della spada piantata nel muro. “NON VINCERAI!” Urlò, mentre con una sola mano sollevava l’enorme spada e l’abbatteva sulla passerella. Sentì i muscoli strapparsi. La struttura vibrò violentemente, Arthur dovette fermarsi per mantenere l’equilibrio, cercò scampo aggrappandosi al corrimano. “MUORI, MALEDETTO!” Ancora, Douglas sferrò un ultimo fendente, dopo il quale la lama gli sfuggì di mano… Bastò. Con un orribile stridio, inclinandosi all’indietro, la passerella cedette al peso del cavaliere e rovinò fino nell’acqua. Arthur colò a picco come un ferro da stiro. Douglas si accasciò al suolo, sospirando… Ora un po' di niuws. Quando avrò scritto i 2/3 che mi mancano del capitolo XVII, avrò completato il romanzo. Sono 19 capitoli senza contare prologo ed epilogo. Mille grazie a tutti quelli che hanno commentato e che mi hanno sostenuto, in particolare a Kuchi e Timisci. Senza di voi non avrei mai finito. Vi amo :*.
  11. Libera interpretazione. Se vuoi sapere la mia... Forse, acquisendo i poteri illimitati del Dio, Zack avrebbe una visione più "complessiva" della cosa...vedrebbe che, senza la sua profonda delusione per la morte del padre e di erin, nessuno sarebbe mai in grado di fermare Raven ed Edom, decide quindi di sacrificare se stesso per il bene del mondo...
  12. Quando avrò tempo vedrò di lavorarci. Grazie :D. Ok, grazie anche a te.
  13. Valà che non ti perdi niente. Semplici cheats...dovrei includerci altre cose...idee? XD
  14. Ne trovi uno in ogni frattura spaziotemporale.
  15. Scusa se ti coloro di bianco il post, ma volevo evitare spoiler ^^; I personaggi "abbozzati" fanno parte del mio esperimento. Chiunque può trasmettere emozioni facendo innamorare il giocatore di un pg e poi uccidendolo. Io volevo farlo in modo diverso...almeno credo XD. Il codice per gli extra: Devi trovare e sconfiggere i quattro elementali, quindi usare le chiavi che ti danno sulla lapide grande nella foresta infestata, quella in cui si risveglia zack proprio all'inizio. Lascio a te l'onere di trovare i quattro simpatici elementali xD. Per quanto riguarda spoiler & finale: Il finale (se non tutta la storia) è a libera interpretazione. Se vuoi possiamo discuterne su msn, il mio contatto è pubblico. Per quanto riguarda erin, zack non se n'è innamorato se non vuoi: semplicemente è frustrato dal destino, che nonostante i suoi sforzi e le buone azioni, lo costringe ad un'esistenza tormentata e difficile. Per questo si rassegna, ma non perde la speranza... Grazie un milione per averlo giocato e finito!
  16. Tranquillo! Avevo capito, non mi sono affatto offeso :D.
  17. Per quanto riguarda l'ordine: si pensava di non mantenerne uno fisso, ma di autoregolarsi. Cioè non esageriamo con l'andare avanti ma non restiamo fermi giorni se qualcuno non posta.
  18. Blake

    -V-

    Grazie per l'ennesima volta. Non sono io a decidere in quale capitolo mettere la colonna sonora. È la colonna sonora ad impormi di scrivere un capitolo in grado di sfruttarla XD. L'ultimo capitolo (il primo idealmente scritto), per fortuna, ha una colonna sonora d'ispirazione :D.
  19. Hai ragione sul mapping, sono completamente incapace XD. Gli enigmi ci sono, più avanti ;). Il ponte blocca perché poi devi passarci sopra e non mi andava di smadonnare con switch e picture eccetera. La versione ufficiale è che non c'è nulla d'interessante dopo e quindi è inutile passarci XD. Per i massi, torna nel labirinto e cerca il forziere nell'angolo nord est. Aprilo e troverai la spada tonante, con cui puoi distruggere i massi.
  20. Grazie mille ^^ Beh c'è l'albero di mezzo e non puoi saltare da lì. C'è una terza via centrale, sulla destra, però... Grazie anche a te :chirol_bak2:. Il caterpillar script è quello che rende visibili su mappa i personaggi del party. Probabilmente non hai ancora avuto modo di vederlo all'opera ^^;. Dai finitelo che voglio sapere che ne pensate di tutta la storia :p
  21. Blake

    -V-

    Grazie grazie grazie! :D (aprite in una nuova finestra il link della colonna sonora) CAPITOLO XV Assolutamente No (Colonna Sonora: Stratovarius – Fight!!!)(Clic per ascoltare) Iniziò la corsa per i grigi e spogli corridoi della base, illuminati da neon legati al lontano soffitto. Le guardie erano ormai all’erta, e si stavano affrettando verso l’ultima posizione comunicata. Presto sarebbero stati letteralmente sommersi di piombo. Stavolta non li avrebbero semplicemente catturati…Non avevano molto tempo… I passi veloci dei due vampiri echeggiavano e si disperdevano rapidamente, uno dietro l’altro, infinita serie di simili rumori. Corsero oltre un incrocio a sinistra, solo per vedere due guardie sbucare da un altro incrocio più avanti. Frenarono scivolando, con stridio di scarpe e pavimento, per tornare indietro e girare l’angolo prima ignorato, evitando di poco le pallottole, che si conficcarono a terra o rimbalzarono sulle pareti corazzate. Continuarono a correre per il dedalo di cunicoli, anonimi ed intricati, del piano B1. “Dannazione!” Disse Lilah “Questi corridoi sono tutti ugual…” Un avversario le spuntò di fronte. Non si preoccupò di evitarlo, saltò calciandolo al petto e gettandolo a terra, quindi gli corse sopra e via, di nuovo, di corsa. Proiettili che fischiavano vicino all’orecchio avvertirono Douglas della presenza degli inseguitori. Senza fermarsi si voltò e sparò senza mirare ai quattro uomini che lo seguivano a distanza, non per uccidere, ma per spaventare. Uno, due, tre colpi. Lilah lo afferrò per il braccio libero e lo trascinò a terra mentre una raffica di mitragliatore sfiorava le loro teste. Altre guardie nel corridoio laterale. Si rialzarono annaspando e sparando e svoltarono a sinistra all’angolo di poco successivo. Vedendo avvicinarsi un’altra intersezione, Lilah tese il braccio “en passant” e sparò sulla fiducia, stendendo un altro uomo. Non sapeva se esserne felice o preoccupata…decise di rimandare la decisione ad un momento futuro, preferibilmente seduta in silenzio, e non zigzagando per evitare scariche di piombo fuso. Ora un incrocio con tre possibili vie. Destra, sinistra, centro. L’imbarazzo della scelta…Douglas, che guidava, scelse la destra, e si fermò appena girato l’angolo, afferrando Lilah e facendola avvicinare al muro con lui. Fece cenno di far silenzio, ascoltò la marcia pesante e veloce delle guardie e, solo quando furono ad un passo da loro, entrambi si tuffarono fuori del riparo sparando nel gruppo. Atterrarono al sicuro, nell’altro corridoio…e sì, ricominciarono a correre! Guadagnarono terreno, le guardie che non erano morte stavano controllando di non esserlo, ed i coraggiosi erano assai pochi…ne rimasero solo tre o quattro. L’occasione giusta per finirli. Dopo un’occhiata d’intesa, Douglas e Lilah si voltarono all’unisono, sparando mentre correvano all’indietro. Ne lasciarono in piedi solo uno, tuffandosi sulla schiena per evitare il contrattacco, che se la diede a gambe, impaurito. Ora che non erano inseguiti, dovevano far perdere le proprie tracce. Entrarono in una delle tante porte tutte uguali che avevano visto passar via. Era l’abitazione di una guardia…aveva lasciato la porta aperta, nella fuga di uscire per inseguire gli evasi. Douglas ci vide una certa ironia… Chiusero bene la porta dietro di loro. Si trattava di un piccolo appartamento, due, tre stanze. Poca roba in giro, principalmente divise di ricambio, armi o giubbotti antiproiettile, accatastati nel caos più totale. Su di un piccolo tavolo circolare, sotto una pistola, dei bossoli ed un elmetto, Douglas scorse una mappa del piano. La liberò con cura degli oggetti, quindi la sollevò per guardarla con Lilah. A differenza del precedente, la struttura di questo piano era molto intricata. Al lato nord si trovava l’ascensore principale, al centro della lunghissima parete. Le abitazioni delle guardie erano sparse un po’ per tutto il piano, per garantire una sorveglianza efficace. I corridoi centrali così intrecciati sembravano non avere uno scopo preciso: probabilmente dovevano depistare eventuali intrusi. A sud, lontano il più possibile dall’ascensore, si trovavano l’armeria, la sala controllo, e le aree ricreative. Ed ecco il colpo di genio. Douglas prese in mano la radio. Prese qualche attimo per capire come funzionasse, quindi comunicò alle guardie: “A tutte le unità! Intrusi avvistati nei corridoi a nord! Servono rinforzi!” Lilah gli chiese: “Pensi che la berranno?” “Lo spero. Su, ruba anche tu una divisa, io cerco caschi e giubbotti antiproiettile per non farci riconoscere…” Mentre i due lavoravano, la radio gracchiò diversi “Ricevuto!” “Mi avvio!”, più o meno convinti. Quando uscirono dalla porta, indossavano caschi, giubbotti e divise ed erano irriconoscibili rispetto a prima. “Che si fa ora?” Chiese la ragazza. “Cerchiamo l’armeria prima di andare a trovare Semele…ti assicuro che tutta l’artiglieria del mondo non basterebbe a farla fuori, se è davvero chi credo che sia.” “Rassicurante.” Replicò lei. Corsero fino all’armeria. Non tanto perché avevano fretta, piuttosto per non suscitare più dubbi del dovuto ad un eventuale sorvegliante dei monitor della sicurezza. La porta scorrevole si aprì facilmente, dopo l’esibizione del tesserino magnetico. Nel grande magazzino spopolato, centinaia di armi erano esposte su apposite rastrelliere, e proiettili in quantità abissali erano conservati in ordinate scatole al lato opposto dell’entrata. Il luogo non era però spopolato come credevano. Una guardia solitaria, un ragazzo ben pettinato ed in ordine, si avvicinò ai due. Si presentò come il responsabile dell’armeria, dicendo nervosamente che a lui spettava amministrare i proiettili e le armi distribuite e che non si possono ammettere sprechi e che…gli spararono prima che finisse la frase. Andavano di fretta, dopotutto. Iniziarono a cercare nel guazzabuglio d’armi e munizioni, badando a non sovraccaricarsi. Una volta pronti, Lilah aveva un M16 a tracolla ed una Glock nella cintura. Oltre ovviamente ad un nuovo, lucido, coltello da guerra. Douglas si accontentò di un HK MP5 con una discreta scorta di caricatori. Tenne anche la Desert Eagle. Stavano già uscendo, quando la radio parlò ancora. “Incapaci! Non avete visto da dove proveniva il messaggio?! Dalla direzione opposta! Era un messaggio degli evasi!” Era la voce di Semele. “Maledizione!” Imprecò Douglas. “Quanto a voi, vampiri, so che potete sentirmi. Sappiate che sto per venirvi a prendere…” L’uomo fece per gettare via la radio. La ragazza lo fermò, prese in mano il congegno. “Che vuoi fare?” “Se lei può controllare da dove veniva il messaggio, forse possiamo farlo anche noi…” Iniziò a trafficare con la radio, sotto gli occhi ed i consigli di Douglas. “…Fatto!…Piano B3. Toccherà correre ancora…” E così abbandonarono la radio e tornarono a camminare verso l’ascensore. Là, poggiato sulle scorrevoli porte blindate, Siron attendeva nervoso che i due arrivassero, circondato da quattro altri uomini. “Passeranno di qui.” Continuava a ripetersi. “Ne sono certo!” A braccia conserte, inconsciamente tamburellava le dita sul gomito. “Se fallisco anche stavolta, Semele mi ucciderà…” Mormorò. Immerso nei pensieri, si accorse delle due guardie che erano giunte dal corridoio solo quando gli furono a meno di un passo. Quella che conduceva la fila, più bassa dell’altra, usò il tesserino magnetico per aprire le porte dell’ascensore, facendo perdere l’equilibrio a Siron, che si resse in piedi barcollando in avanti. La guardia che era rimasta dietro entrò per prima, mentre l’altra estraeva, da una tasca, una granata. Sfilò il casco e lo gettò via. I suoi capelli rossi le coprirono per un attimo gli occhi, mosse poco la testa. “Lilah?!” Sbottò Siron. Lei tolse la sicura. Le guardie cercarono riparo. Lilah lasciò a terra la bomba e, senza fretta, entrò nell’ascensore. Siron raccolse la granata e sorrise, poggiandosi sulle porte per bloccarle. Ridendo, chiese: “Pensi di potermi fregare con il mio stesso trucco?” Lei lo spinse via. Douglas aveva attivato il meccanismo e le porte si stavano chiudendo. “…Assolutamente no.” Rispose lei. Siron rimase pietrificato. Per poco tempo, però.
  22. Rok si svegliò alcune ore dopo, sdraiato su una brandina. Istintivamente si sedette di scatto, e portò una mano al borsello con i soldi. Era ancora lì. Anaia, a braccia conserte, la schiena poggiata vicino alla porta, guardava in sua direzione. "C'è ancora tutto" gli disse "Siamo poveri, non ladri." Lui scese dalla branda. "...La prudenza non è mai troppa. Grazie per l'ospitalità...quanto ho dormito?" "Due ore, all'incirca." Rok mutò espressione ed iniziò a sudare freddo. "Così tanto?! Ho perso troppo tempo. Devo andarmene..." Camminando velocemente raggiunse la porta. Si bloccò in corrispondenza della stessa, per chiedere: "Di' un po'...." Lei si voltò con fare interrogativo. Lui continuò: "...C'è gente interessante da queste parti? Qualcuno disposto ad una sfida, o qualcosa del genere?" "...Hmm..." Lei pensò per qualche istante, portando l'indice al mento e lo sguardo verso l'alto. "...Beh, ci sarebbe Devan, un cacciatore di taglie...è partito per Sona circa...due ore e mezza fa." "Cacciatore di taglie, eh? Interessante...segni particolari?" "Ha un braccio perennemente coperto da un'armatura con guanto artigliato. Non credere che ti sarà d'aiuto, conoscerlo...è un osso duro..." "Non mi fa paura. Ora vado. Grazie di tutto!" "Grazie a te..." E così Rok uscì di fretta dalla locanda, corse via per la strada fino ad appena dietro. "Phew...appena in tempo..." Lì si sedette, chiuse gli occhi e giunse le mani. Concentrò il proprio potere magico...una piccola parte, sì, per un incantesimo di livello medio-basso. L'aura sprigionata mosse appena i capelli e neanche sfiorò gli abiti. O Luce, che eterna risplendi Per un solo, breve istante chiedo, divieni distante la mia pelle celata rendi! Aprì gli occhi. L'energia magica si cosparse per tutto il suo corpo, riscaldandolo tenue. "CHAMELEON!" Quando si rialzò, era trasparente come un vetro lucidato. Si guardò compiaciuto le mani, quindi si avvicinò ad una delle finestre della locanda e scrutò dentro. Anaia stava guardando tutte le monete d'oro che poco prima aveva ricevuto da Rok. Il ragazzo, sorridendo, pensò: "Tre...due...uno..." E allo zero l'oro tornò roccia. L'oste incredula guardò i sassi che si trovava in mano. Iniziò a tremare, con le lacrime agli occhi. Rimase in quella posizione per tre, quattro secondi, quindi gettò via i sassi e corse fuori dal locale, urlando "Al ladro! Al ladro!" Aveva ripetuto quel trucchetto centinaia di volte, ma ogni volta era più divertente di quella prima. Rotolandosi per terra rideva a crepapelle, tanto forte che quasi fu scoperto. Ancora ridendo ed asciugandosi una lieta lacrima, si incamminò verso Sona...o almeno nella direzione in cui credeva si trovasse...aveva sempre reputato inutile la geografia, preferiva leggere libri di arti marziali mentre gli insegnanti la spiegavano...
  23. Non funziona lo stesso :'(
  24. Solo una cosa: nella descrizione della casa magari scrivi "Newbies" invece di "Noobs", perché noobs è dispregiativo :P
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