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Everything posted by Blake
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EDIT: Aggiornato.
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Hmm potrebbero esserci più metodi. 1. Nell'evento che toglie dalla variabile munizioni: Cambia variabile "livello"=livello eroe. Se "livello">X, allora niente. ALTRIMENTI, "munizioni"-1 2.Crei una magia identica che il pg impara al livello che vuoi, però ovviamente non collegata all'evento comune. In questo caso dovresti fare in modo che l'oggetto che insegna la magia non la insegni ad un pg che conosce quella "infinita". Per fare questo, devi assegnare all'oggetto un evento comune che insegna la magia all'eroe in questione se questi non conosce già la magia infinita. Sono stato intricatissimo, vero? @_@ Beh se non hai capito magari contattami per msn.
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Degli alberi me l'aspettavo. La prossima volta che devo correggere un bug "importante" aggiusto pure quelli :p. Hmm mi dici magari per msn quale effetto sonoro? Per Ryu servono 5000 punti più o meno. Non è difficile, serve solo un po' di pratica. Programmato in 20 giorni 20 (ed anche meno, tipo per 2-3 non ho fatto nulla) xD. Ma è ancora in BETA version :D. Aspetto che mi sgamiate tutti i bug e poi pubblico la definitiva.
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XD E come ti ho già detto, risorgerò dai morti per strapparti dal petto il cuore ancora pulsante.
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*epiteto irripetibile* Invece di cambiare l'evento del menù, ho cancellato un evento di cut-scene. Uff. Correggo e riuppo, scustemi ;_; EDIT: Aggiornato, eh.
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È tutto voluto e non è che hai giocato poco, non hai giocato niente xD. Quello è l'inventario, sì. E lo schermo diviso in due parti è per l'effetto cliché del cattivo avvolto nell'ombra ._. Non ci vedo niente di male. Comunque, ho già trovato un bug. Uno grave. Se trovate il proiettore non usatelo.
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Grazie a Baldu ora funzionano :D. :chirol_iei2:
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Se avete problemi con le .dll, ringraziate il nostro mod dal grilletto facile per il rimpiazzo quivi allegato.Harmony.rar
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Allora. Crei l'oggetto che insegna la magia "fuoco" ed aggiunge alla variabile "munizioni" il numero di volte che vuoi che sia utilizzabile. Tipo, chessò, 5. Alla magia "fuoco" associ l'evento comune "munizioni fuoco", l'evento comune dà -1 alla variabile "munizioni" e, SE variabile "munizioni"=0->dimentica magia "fuoco". Voilà.
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XD Le casse sono accese. Ma il file si sentono, finché restano nell'rtp e non li importo. Nel file harmony.log pare ci sia qualche errore di dll... ma non ci capisco un razzo.
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Non ci capirò mai niente su come si posta la roba in sto forum ._.
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Blake Interactive offre il suo REGALO DI NATALE 1. Beh, tecnicamente, ero in orario Nel senso che, il 5 di questo mese, mi ero ripromesso di creare un gioco, una raccolta di minigiochi, con rpg maker 2000, che avrei terminato e postato entro il 25 dicembre. Oggi, alle ore 18.00, ho scritto l'ultima riga di codice ma, "purtroppo", sono uscito e non ho fatto in tempo ad uppare e postare :p. Pazienza, beccatevelo ora. 2. Storia Non vi dico assolutamente niente. Sappiate solo che impersonerete un elfo. 3. Personaggi Tanti. Belli. 4. Disegni/Fan Art Naaaah. 5. Caratteristiche Tecniche/Gameplay 6-7-8 minigiochi, con memorizzazione di high score, tra cui una variante del gioco delle tre carte ed una corsa. 6. Screenshot ~ 7. Versione Beta (Pesantissima, lo so...) Non c'è stato tempo per il betatesting. Potrebbero esserci dei bug ma la trama principale è SICURAMENTE giocabile al 100%. (i.e.: potete finire il gioco ma potreste avere problemi nel ripetere minigiochi. Voi salvate e segnalate :D) Bug Corretti: -Proiettore Spoileroso -Pisolino Eterno -Possibili guardie Onniscenti -Alberi Fantasma 8. Crediti Vari Ho preso un sacco di grafica da www.charas-project.net. Quando la cifra delle ore dell'orologio sarà più conveniente a tale proposito, cercherò gli autori nel dettaglio ed allegherò i loro nomi in un .txt. N.B.: Ho avuto problemi con gli effetti sonori; Fatemi sapere se riuscite a sentirli... P.S.: Andate a vedere Eragon. È una figata assurda.
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Sono wav ;_; Finché non li importo si sentono...
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Ho rispolverato rm2k da un mesetto ma mi accorgo solo ora che, se importo gli effetti sonori, questi non si sentono .-. Cioè clicco play o li faccio riprodurre in qualsiasi modo, ma non succede nulla. Il peggio è che me ne accorgo solo ora, ad un passo dal completare il gioco... Aiuto! ;_;
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4 Giunto sul luogo dell’omicidio, stavolta non fu scosso. Se l’aspettava. La vittima era ridotta ad una poltiglia, fra polvere e rimasugli plastici che fino al giorno prima avevano riempito l’ufficio, un grosso stanzone arredato da scrivanie e computer separati in cubicoli. Fra gli agenti di polizia, che da brave formiche operaie scattavano foto e raccoglievano pezzi, sbucò un ometto anziano e vispo, nervoso, agitato. Era l’inserviente che aveva aperto l’ufficio, trovandosi davanti il lugubre spettacolo. Sudava freddo, tremava. Si fece strada fino a John… “L-lei… è un ufficiale, vero?! Posso parlare con lei vero?! Cos’è… cos’è successo… a quel pover’uomo…” “Si calmi, signore. Lo scopriremo. Ora si faccia aiutare dal personale medico…” Lo spinse dolcemente a lato, prestando poca attenzione alle frasi senza senso che balbettò. Dei medici lo soccorsero presto. John alzò la testa. Non sperava certo di trovare ispirazione nelle nuvole, lì al chiuso, ma… vide le telecamere di sicurezza. “Naira? Prepara i pop-corn. Stiamo per vedere in faccia il nostro assassino.” E così si prepararono alla visione delle registrazioni notturne. Si accordarono con il responsabile della sicurezza, che condusse John e Naira alla sala controllo. Ad un passo dalla porta, uno squillo… il cellulare di John. Lui lo rimosse dall’apposita tasca e guardò chi lo stesse chiamando. Casa. Oh, cazzo. “…Pronto.” “Pronto un cavolo, John!” Gli rispose la voce a dir poco arrabbiata di sua moglie. “Dove diavolo sei stato?” Adorava quel tono di voce. Adorava tutto di lei. Ma non era il momento per dirglielo… “Scusami… un caso complicato… sono stato su tutta la notte…” “Non voglio stare ad urlarti al telefono, ma non si può andare avanti così. Lavori troppo, promettimi che stasera almeno cenerai con noi…” “Sì…sì, te lo prometto.” “Ci conto.” Scambiarono saluti e riattaccò. Entrò nella sala quando la riproduzione già era iniziata… trovò Naira e l’addetto alla sicurezza di fronte al monitor acceso, nella stanza oscura. Il filmato era in bianco e nero, riprendeva la vittima nell’ufficio, che batteva al pc in un angolo dell’ufficio. John li raggiunse e si sedette al loro fianco. Quasi l’avesse aspettato, l’assassino nel filmato fece la sua mossa. Il soffitto si colorò d’ombra. Come una grossa goccia di pece, l’oscurità più nera di quella che ingoiava la stanza colò a terra. Non c’era audio, ma probabilmente non emise alcun rumore, visto che la diligente vittima non se ne accorse. La pozza d’ombra iniziò lentamente a strisciare verso l’impiegato… “Ma cosa…” Disse Naira. …fino ad arrivare ad ingoiarne i piedi. Solo allora l’uomo si accorse della mortale presenza ed urlò, cercando di saltar via, invano. Cadde al suolo prono, si voltò e cercò di arrancare via, mentre l’ombra acquisiva forma umana fra sferzate d’oscurità che distruggevano o laceravano l’ambiente attorno. L’uomo sbucato dall’ombra schioccò il braccio destro ed una enorme lama comparve nella sua mano. La sollevò …e colpì. La cassetta finì. Tutti e tre rimasero congelati di fronte allo schermo. “Cosa…diavolo…era…quello?” Chiese l’addetto alla sicurezza. John gli rispose: “Pensa piuttosto ad inventarti qualcosa sul motivo per cui stanotte non eri qui.” Quindi, rapidamente premette il tasto EJECT e prese con sé la pellicola. “Cosa credi di fare?” Fece Naira. “Dimenticate quel che avete visto. Per il vostro bene. So io cosa fare…” E corse fuori dalla stanza. Naira lo seguì fino alla porta. “Ehi! Fermati!” E John corse, fuori dall’edificio, fino in strada. Si divincolò fra le stradine che correvano fra i grattacieli… So io cosa fare. Che bugia ridicola. Ora ne aveva la certezza. C’era un mostro in città ed in un solo giorno aveva massacrato almeno tre persone. Camminò fino ad un luogo riparato…dove poteva rimanere solo. Fra i bidoni dell’immondizia, fra gli scarafaggi. Aveva visto cose più schifose, dopotutto. Si sedette a meditare. Alzò lo sguardo al cielo interrogandosi su cosa potesse essere successo. Non esistono i mostri. Esiste una spiegazione, so che c’è. Non esistono i mostri…devo solo trovare…una spiegazione…razionale… Ma il peso della notte insonne si fece sentire… …si svegliò diverse ore dopo, al suono del cellulare. Gli faceva male il collo. Dio, quanto odio quel suono. Prese in mano il telefono. Rick Thomson, il capo. La brava bambina l’ha detto al maestro. “Locke.” “Si può sapere, cosa cazzo credi di fare? Occultare le prove? Le PRIME prove che abbiamo di una serie di omicidi?” Ed ora, che gli dico? ‘So io cosa fare’? “…Ho fatto una stupidaggine, mi dispiace. Il sonno ed il nervosismo…” “…Riconoscerlo non migliora la tua posizione. John, torna al distretto e, per l’amor di Dio, riporta quella cassetta, mettiamo una pietra su questa storia.” Riattaccò senza dire altro. Una pietra su questa storia? Magari fosse così facile. La verità è che ‘questa storia’ è alta almeno vent’anni…un po’ troppo per schiacciarla con una pietra… Spense il telefono, notò le diverse chiamate senza risposta che non aveva sentito. Si rialzò scrollandosi di dosso alcuni scarafaggi. Aveva un po’ di fame, guardò l’ora… le tre e mezza. Sì, era decisamente il caso di mettere qualcosa sotto i denti. Uscì dai vicoli e scelse un ristorante a caso. Si sedette ad un tavolo esterno, era una bella giornata, perché no? La cameriera non si fece attendere. “Posso aiutarla?” Magari… “…Mi porti una porzione abbondante del suo piatto preferito.”
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Ci credete se vi dico che me ne ero completamente dimenticato? XD. 3 La scena nel vicolo, se possibile, era ancor più ripugnante e spaventosa di quella cui avevano assistito nell’appartamento. Vuoi per la notte o per la paura di finire fra le grinfie di quell’assassino, la scena impressionò diversi uomini delle forze dell’ordine, molti dei quali si erano rifugiati in un altro dei vicoli circostanti a vomitare tutti i pasti del giorno. Un uomo di cui tutte le ossa erano visibili, illuminato dai riflettori della polizia, era riverso a faccia in giù su ciò che restava della propria carne anteriore. La metà posteriore del corpo era cosparsa sul muro alle sue spalle (Alle sue spalle. Ironico.), come una secchiata di vernice. “Un senzatetto” Esordì l’agente Smith “L’ha trovato un bambino che stava tornando a casa… inutile dirlo, ora è sotto shock. Aspetterei, prima di interrogarlo.” John ci pensò su. Decise di non giungere a conclusioni affrettate… magari, stavolta il mostro (ammesso che si sia trattato ancora di lui) si era tradito ed aveva lasciato qualche prova… …Ma così non fu. Agli sgoccioli di quella sanguinante notte, Locke se ne stava solo, nel suo ufficio, seduto sulla sua poltrona, a scrutare la vetrata, ormai solo in attesa dell’alba. Due omicidi, due massacri. Nessun indizio, nessun movente. Qualcuno…Qualcosa stava uccidendo persone casuali, per il puro gusto di farlo. E lui non aveva idea di dove iniziare a cercare. Nel prossimo pomeriggio avrebbe provato ad interrogare il bambino, ma non contava di ottenere grandi risultati. Uccide per divertimento. Uccide e squarta e gode nel farlo…senza motivo… Aveva posato il mento sulla mano destra. Stava per venirgli un’idea… queste morti, questi omicidi surreali, gli riportavano alla mente un’immagine lontana, che pensava di aver rimosso… il sonno gravava così pesante sui suoi occhi che non sapeva più distinguere sogno e realtà… eppure gli sembrava… Dandosi una spinta e ruotando tornò a fronteggiare la scrivania. Mentre il sole faceva capolino all’orizzonte, si chinò ed aprì un cassetto. Tolse manate e manate di cartacce, penne e matite, quindi puntò bene le unghie su di un angolo del fondo di legno del cassetto. Sollevò il doppio fondo. Era vero. Nello scomparto segreto trovò una vecchia foto, sgualcita ed un po’ rovinata. C’era raffigurato lui, con venti anni in meno, in divisa. Quell’immagine risaliva ai tempi della guerra… si trovava in un ambiente forestale, sorrideva, amichevolmente abbracciato ad un uomo alto almeno venti centimetri più di lui, dal volto affidabile ed un simile sorriso. Hadyn… Girò la fotografia. Sul retro c’era scritto, a mano, in una calligrafia semi-incomprensibile, un numero di telefono. John poggiò la foto sulla scrivania in modo da poter leggere il numero, mentre tirava a sé il telefono fisso, con una mano portava la cornetta all’orecchio e con l’altra si accingeva a digitare… Ma esitò. Che sto facendo? Perché dovrei chiamare Lui, fra tutti? Questo è un lavoro che richiede intelligenza, non forza…e poi sono vent’anni che non lo vedo…ammesso che sia vivo… non si ricorderà di me… Eppure rimaneva avvinghiato al telefono. Trasalì, quando Naira spalancò la porta senza bussare, dicendogli: “Disturbo?” Sì. “Ho una brutta notizia ed una buona notizia.” Che ci fai in ufficio così presto? Vuoi impressionare il capo? “Inizierò dalla brutta. Ne hanno trovato un altro, un impiegato di una ditta che ieri sera è rimasto in ufficio per degli straordinari.” “…Fantastico.” “La bella notizia è che stavolta sono stati previdenti ed hanno portato direttamente i barattoli invece della barella. Ti aspetto giù.” Quindi la ragazza sparì nei corridoi del distretto. John si passò una mano sul volto. Rise sommessamente, ricordandosi di come aveva pensato di chiamare lui, quindi ripose la foto nel doppiofondo del cassetto, nel doppiofondo della memoria, e si alzò, stiracchiandosi. Andò a prendere il cappotto. Il sole era sorto…
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Bellissimi :O. Complimenti.
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Io ho corretto e postato le valutazioni nel privé. A pubblicarle sarà Alato quando le avrà tutte, come sempre.
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A me hanno detto che esce il 22 Dicembre ;_;
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Ora ti banno :| AGNELLO Siete sensibili e attenti verso il prossimo. La vostra delicatezza vi porta a sacrificare molte occasioni. Non sarete mai i primi a spingere per ottenere qualcosa, ma ciò non vi dispiace. Poetici, sapete creare atmosfere magiche: per chi vi sta vicino siete l'immagine vivente dell'isola in cui trovare il relax e riscoprire antichi valori. La vostra calma è forza; dovete solo amarvi un po di più! In fondo, nessuno come voi sa riconoscere i sapori autentici della vita. Che merda.
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2 Ore dopo, negli uffici della scientifica, John Locke e la sua collega, Naira Daniels, sedevano ai lati opposti della stessa scrivania. Lui poggiava i gomiti sul piano ed il naso sulle dita intrecciate delle mani. Lei era ad un’angolazione diversa, dava il fianco destro al tavolo e teneva le gambe accavallate. “Nessuna prova…” Borbottava lui. “Niente impronte, niente tracce, niente DNA.” “Dubito si tratti di un suicidio.” Disse lei, con una certa ironia… Lui inspirò mentre si spingeva via dalla scrivania, le rotelle della sedia l’aiutarono nel tragitto. Afferrò i fogli che aveva sotto gli occhi e li lesse, tenendoli leggermente piegati, poco più in basso della testa. “Ventinove anni, single, impiegato d’ufficio per una ditta farmaceutica. Nessun debito, reddito medio-basso, i genitori, sua unica famiglia, vivono in questa stessa città ed hanno accolto la notizia come di consueto. Viveva da solo, nell’appartamento in cui l’abbiamo trovato. L’appartamento che…” Sfogliò le carte. “…L’appartamento che non aveva segni di effrazione, l’appartamento con tutti gli oggetti di valore a posto. L’appartamento nel palazzo di abitato da persone che o danno la miglior dimostrazione di omertà del mondo o davvero non hanno visto nulla… l’appartamento che conteneva quel massacro…” Lei si spostò sulla sedia, tornando perpendicolare alla scrivania su cui poggiò i gomiti ed unì le mani. Disse: “Nessun movente, nessuna prova. Solo il cadavere, nudo, spalmato in una stanza da letto.” Lui lanciò i fogli sulla scrivania. Sospirò ancora. Cadde il silenzio per alcuni minuti, poi squillò qualcosa, un suono irritante, pensò John, mentre portava la mano alla tasca dei pantaloni per estrarne il cellulare. Guardò il numero. Agente Smith. Dannazione. Aprì il telefono e rassegnò un: “…Locke.” “Smith. Richiedo l’intervento della scientifica sulla scena di un omicidio…” E quindi il diligente pubblico ufficiale dettò le coordinate del brutale assassinio. “Arrivo subito” dichiarò John prima di richiudere il telefono e di rimetterselo in tasca. Sospirò ancora. “Un altro?” Chiese lei. “E sembra simile.” Quindi si alzò e recuperò il cappotto dall’attaccapanni.
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Storia che scrivo per puro divertimento. È piena di errori ed i capitoli sono brevi, spero riesca comunque a piacervi :D. Hadyn Von Brandt Capitolo Primo: Un mostro in città 1 Una notte come tante, nella grande città americana. Una notte in cui, come in tante altre, una vita s’era spenta… era stata spenta. L’ufficiale sollevò il nastro giallo “Police line – Do not cross” e con disinvoltura vi passò sotto. Da una tasca del cappotto nero estrasse i guanti bianchi in lattice… li infilò guardandosi intorno, osservando i poliziotti che scrupolosi scattavano foto e cercavano prove. Appartamento discreto, non un buco, non di lusso. Arredamento efficace, niente di sfarzoso…tutto così…mediocre. “Infine sei arrivato.” L’apostrofò una collega, giunta alle sue spalle. Lui girò la testa, seguirono i lunghi capelli castani ormai tendenti al grigio, dopo un rapido movimento di pupille i quattro occhi castani si fissarono. “Oh, John. Ti aspettavamo con ansia.” I capelli di lei (sotto i trenta, abbastanza carina) erano corti e neri. Indossava un cappotto simile e praticamente gli stessi guanti di lattice. Gli sorrideva. Lui non era dell’umore adatto per cogliere l’ironia. Già qui, eh? Sei dei nostri da poco e sei ansiosa di far carriera…chissà che qualche omicidio brutale non ti faccia cambiare idea, uno di questi giorni… Le disse: “Che abbiamo oggi?” “Trent’anni, ucciso probabilmente con una grossa arma da taglio. È nella stanza alle mie spalle… fai un bel respiro, prima di entrare.” Lui inarcò un sopracciglio. Non parlò, ma lei gli lesse nel pensiero. Davvero? Ne ho visti di cadaveri ormai, non mi spaventa certo un morto. Eppure, quando valicò la soglia della porta, gli scappò un… “…Cosa diav…” Interrotto da un conato di vomito. Portò la mano destra alla bocca, impedendo alla cena di andarsene, e si chinò in avanti. Lei lo raggiunse e si poggiò allo stipite. Incrociò le braccia… aveva ancora lo stesso cinico sorriso. “Sì, reazione normale. Abbiamo a che fare con un…” “…mostro.” Ripose lui. “Un orribile mostro.” E come biasimarlo… favorivano la sua tesi le pareti della stanza da letto, foderate d’organi e sangue, orrida cornice del cadavere squarciato, riverso sul pavimento con quel poco che restava del volto teso in un’espressione terrorizzata. C’era un mostro in città. E probabilmente non si trattava di una metafora… INDICE Capitolo Primo: Un Mostro in Città; 1 - 2 - 3 - 4 - 5 Capitolo Secondo: Io Posso; 1 - 2 - 3 - 4 - 5
